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venerdì 17 aprile 2026

Le critiche alla visita del Papa nel Principato di Monaco.


Negli ultimi giorni non sono mancate le critiche alla visita del Papa nel Principato di Montecarlo, spesso liquidata come una scelta inopportuna o addirittura contraddittoria rispetto al messaggio evangelico. Non parliamo, poi, dei siti anticristiani dove la visita del Papa è messa in contrapposizione addirittura con la guerra di Gaza e la strage dei bambini (sic!), come se il pontefice non abbia mai tuonato contro tutte le guerre e scongiurato i potenti di questo mondo a percorrere sempre la via della pace. Eppure, queste osservazioni sembrano tradire una profonda ignoranza perché dimenticano un elemento centrale della tradizione cristiana: il modo in cui Gesù stesso si rapportava alla ricchezza e ai ricchi.

Nei Vangeli, infatti, Gesù non evita i potenti né si tiene lontano da chi possiede molto. Al contrario, entra nelle loro case, accetta inviti, dialoga. Si ferma da Zaccheo (Lc 19, 1-10), un pubblicano ricco e malvisto, e sceglie di cenare con lui, suscitando scandalo tra i presenti. Partecipa al banchetto di Simone il fariseo (Lc 7, 36-50), e in più occasioni condivide la tavola con persone influenti. Non lo fa per legittimare il lusso o per compiacere il potere, ma per trasformarlo dall’interno.

La logica evangelica non è quella della fuga o dello scontro, ma dell’incontro. Gesù non teme la ricchezza in sé: mette in guardia dal suo uso egoistico, dall’idolatria del denaro, dalla chiusura verso i poveri. Proprio per questo cerca i ricchi, li provoca, li chiama a una responsabilità più grande. Zaccheo, dopo quell’incontro, cambia vita: restituisce il maltolto e dona ai poveri. È questo il cuore del messaggio: la conversione.

Alla luce di tutto ciò, la presenza del Papa in un luogo simbolo di ricchezza come Montecarlo può essere letta in continuità con questa tradizione. Non come un cedimento, ma come un gesto pastorale. Andare dove si concentra il potere economico significa anche portare lì una parola esigente, ricordare che la ricchezza non è un fine ma uno strumento, e che il suo valore si misura nella capacità di generare giustizia e solidarietà.

Criticare senza considerare questa prospettiva rischia di ridurre il Vangelo a uno schema ideologico. La testimonianza cristiana, invece, è più complessa e più audace: non si limita a denunciare da lontano, ma entra nelle situazioni, anche le più scomode, per aprire possibilità di cambiamento. Ma gli odiatori del Cristianesimo ignorano tutto questo, a loro interessa solo screditare, insultare e, quindi, generare astio e odio verso la Chiesa e i cristiani.

La domanda non è se il Papa debba o meno andare nei luoghi della ricchezza, ma cosa accade quando lo fa. Se anche solo uno tra i potenti viene interrogato nel profondo della propria coscienza, se nasce una maggiore attenzione verso i più deboli, allora quel gesto non è stato vano. È esattamente ciò che Gesù faceva duemila anni fa: incontrare, scuotere, trasformare.

mercoledì 24 dicembre 2025

venerdì 12 settembre 2025

"CRONACHE DI STORIA E FEDE", inizia la mia attività apologetica su YouTube

"Troppo spesso ci si imbatte in canali di divulgazione apertamente anticlericali e denigratori della fede cristiana. Ebbene, la maggior parte di questi diffonde notizie false e sparge odio verso la Chiesa al solo scopo di racimolare qualche clic e guadagnarci sopra. Questo canale si ripropone di portare un po' di correttezza storica e di inquadrare i fatti in una cornice storica più attendibile eliminando l'ideologia laicista anticristiana. Si rivolge ad un pubblico maturo, desideroso di conoscere la realtà dei fatti, senza ideologie mistificatorie".

Questa è la descrizione del mio canale YouTube che potete trovare qui. Si tratta della riproposizione in formato video, con alcune opportune modifiche, dei miei articoli più popolari al fine di raggiungere un maggiore numero di persone e diffonfere maggiormente una visione storica più obiettiva degli eventi che hanno riguardato la storia della Chiesa. L'intento è, ovviamente, apologetico, cioè di difesa della fede cristiana sempre più attaccata da personaggi senza ritegno che per molti clic (e qualche misero spicciolo) diffondono menzogne e falsità.

Spero che l'iniziativa sia di vostro gradimento e vi saluto.


Luis

martedì 3 giugno 2025

Educare all'amore? Quando un procuratore eccede i suoi compiti

Di fronte a certi fatti di cronaca nera che coinvolgono i giovani, il dolore e lo sconcerto sono comprensibili. Ma quando il ruolo istituzionale si confonde con quello morale o educativo, è lecito e doveroso porsi delle domande. La procuratrice Anna Maria Lucchetta, rispondendo alle domande dei giornalisti circa l'omicidio della povera ragazza Martina Carbonaro da parte del suo ex fidanzato Alessio Tucci, avvenuto solo qualche giorno fa, ha dichiarato: "Dobbiamo educare all'amore". Parole forti, indubbiamente sentite che hanno fatto il giro dei media e raccolto molta attenzione. Ma qui sorge un problema: davvero è compito di un procuratore, un rappresentante della giustizia, fare appelli pedagogici? E soprattutto, che messaggio veicola un'affermazione del genere?

Viviamo in un'epoca in cui tutto si mescola: giustizia e psicologia, diritto e pedagogia. Ma un magistrato non è un educatore. Un procuratore ha il dovere di indagare, accusare, portare prove, non di dire ai cittadini come devono educare i propri figli, ma sopratutto veicolare il messaggio che nessuno, se non lui, è capace di educare i propri figli e che il fenomeno sia di proporzioni gigantesche, come se fosse un'emergenza nazionale.

L'idea che la magistratura debba intervenire anche sul piano educativo e morale è pericolosa. Significa estendere il campo d'azione di un potere già enorme, quello giudiziario, in una sfera che dovrebbe restare, in primis, personale, poi sociale e al limite politica. "Educare all'amore" è una bella espressione, ma detta da un procuratore assume un significato diverso: implica che lo Stato, nella sua forma giudiziaria, debba anche farsi guida morale.

Questo è un problema non da poco. Un giudice, un procuratore, sono lì per applicare la legge, non per insegnare, quando la giustizia si trasforma in un pulpito da cui lanciare messaggi morali, non stiamo più parlando di diritto, ma di ideologia e la giustizia non dovrebbe mai essere ideologica. La retorica usata dalla Lucchetta: "tutti dobbiamo educare all'amore" parte da una premessa discutibile ed, appunto, ideologica: che siamo tutti, in qualche modo, responsabili dei crimini commessi da pochi. La stragrande maggioranza dei ragazzi non uccide, non violenta, non aggredisce, non esiste nessuna emergenza nazionale.

Generalizzare, anche con buone intenzioni, è sempre pericoloso, perchè crea una colpa collettiva dove non esiste, e in più deresponsabilizza i veri colpevoli. Se tutto è colpa della società, della fantomatica mentalità "patriarcale", allora non è colpa di nessuno. Se tutti dobbiamo "imparare ad amare", allora chi ha commesso il crimine è solo il prodotto di un ambiente tossico, non una persona che ha scelto consapevolmente di compiere il male.

La giustizia deve essere giusta, non emotiva, nè empatica e men che meno pedagogica. Deve essere lucida, imparziale, coerente. Quando un procuratore prende la parola, ci si aspetta rigore, precisione, rispetto del ruolo, non frasi ad effetto buone per i social. Non si risolve la violenza con gli slogan, nè si raddrizza la società con le frasi ad effetto, serve coraggio, responsabilità e una sana distinzione dei ruoli. Perchè un Paese che affida l'educazione ai procuratori ha smesso di credere nella propria comunità e ha cominciato, lentamente, a farsi processare da se stesso.

sabato 19 aprile 2025

La Gran Bretagna riconosce legalmente ciò che è ovvio.

Il 16 aprile scorso la Corte Suprema del Regno Unito ha stabilito, con una storica sentenza, che la definizione giuridica di “donna” indica esclusivamente le persone nate biologicamente come tali. Vengono, quindi, escluse le cosiddete "donne transgender", cioè quelle persone biologicamente di sesso maschile che hanno successivamente cambiato il loro aspetto esteriore assumendo una sembianza di donna e che, nel Regno Unito, hanno ottenuto il "Gender Recognition Certificate" un attestato che certifica il loro "cambiamento" di sesso.

Questa sentenza ha, in sostanza, stabilito che per la legge britannica il sesso di una persona è una questione biologica stabilita alla nascita e che, quindi, per quanto riguarda la legge per le pari opportunità britannica, nota come Equality Act, le tutele riservate alle donne sono riservate alle persone biologicamente tali. In altri termini, secondo questa sentenza le donne transgender non sono donne.

Si tratta, ovviamente, di una buona notizia, finalmente c'è qualcuno che non ha completamente rinunciato ad usare l'intelletto, ma, a mio parere, si tratta anche di una notizia francamente grottesca: ma cosa è successo alla nostra umanità se dobbiamo ricorrere al pronunciamento di una Corte di Giustizia per riconoscere ciò che è ovvio? E' come se chiedessimo ad un tribunale di stabilire che l'acqua è bagnata, che il sole produce luce o che il cielo è blu.

Ma ciò che appare ancora più assurdo è il fatto che possano essersi levate (in Italia poche in verità) delle critiche a tale sentenza. Ad esempio l'opinionista Giuliano Ferrara ha dichiarato che la sentenza britannica è stata: "Una scelta restrittiva dei diritti di autorealizzazione". Un'affermazione semplicemente delirante, non è stato "ristretto" un bel niente, l'autorealizzazione è certamente un diritto riconosciuto, ma la sua realizzazione non può passare attraverso il sovvertimento della realtà dei fatti. Non è concepibile che una visione "alternativa" e "fantasiosa" della realtà, possa incidere sui diritti reali delle donne. Non può essere possibile che le istanze di chi donna non è possano prevalere sui diritti di chi è invece donna, le quali devono sentirsi protette e al sicuro negli spazi a loro riservati. Nè vale la "minaccia" di una erosione della libertà di relativizzazione, che non è un diritto e che può portare, come in effetti succede, allo stravolgimento delle più elementari evidenze della realtà.

Vi lascio con alcune parole profetiche del grande Chesterton: "Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade verranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estateGilbert Keith Chesterton

martedì 16 aprile 2024

Universo, un disegno poco intelligente?

E' dall'alba dei tempi che l'uomo si è posto il quesito se fosse possibile o meno trovare una prova dell'esistenza di Dio, dalla prova ontologica di Anselmo d'Aosta alle cinque vie di Tommaso d'Aquino, e di contro dalle confutazioni di Feuerbach al nichilismo disperato di Nietzsche. Ciò che appare evidente è che il confronto sia possibile sul piano filosofico, ma non su quello della scienza sperimentale. Questo fatto dà la stura agli atei per affermare che Dio lo si possa solo immaginare e che qualsiasi discussione sulla sua esistenza non abbia niente a che fare con la scienza.

Ultimamente, a turbare questa rassicurante certezza degli atei, ha riscosso un notevole successo un libro scritto da due scienziati francesi, Michel-Yves Bolloré e Olivier Bonnassies dal titolo “Dio, la scienza, le prove”, Si tratta di una raccolta di tutto ciò che può essere utile alla riflessione sulla questione di Dio in base alle attuali conoscenze scientifiche. Tra queste molto suggestiva è senza dubbio l'ipotesi denominata "fine-tuned Universe" "universo finemente accordato" o "fine-tuning" "regolazione fine", secondo la quale le condizioni che permettono la vita nell'universo nel modello standard della cosmologia, cioè il modello del cosiddetto "Big Bang", possono avvenire solo quando alcune costanti fisiche fondamentali universali si trovano all'interno di uno spettro molto ristretto, in modo tale che se una di queste fosse solo leggermente diversa, l'universo stesso non avrebbe le condizioni favorevoli alla creazione e allo sviluppo della materia. Ovviamente non si tratta di una prova scientifica sperimentale dell'esistenza di Dio, ma tra gli atei il solo fatto che questa innegabile "regolazione fine" dell'universo potrebbe far ipotizzare l'esistenza di un disegno intelligente ha letteralmente seminato il panico.

Ad intervenire in soccorso dei poveri atei terrorizzati è apparso qualche giorno fa sul laicissimo Corriere della Sera un articolo scritto a quattro mani dal fisico Carlo Rovella e dal teologo Giuseppe Tanzella-Nitti. Il fisico, notoriamente ateo, supportato dal teologo, ha spiegato che si tratta di un pura sciocchezza poter pretendere di provare scientificamente l'esistenza di Dio. Non che l'ipotesi del "fine-tuning" non sia scientificamente sostenibile, ma perché senza alcun dubbio non riesce a giustificare l'esistenza di un "disegno intelligente", cioè di una mente razionale che avrebbe finemente regolato le costanti dell'universo affinché potesse svilupparsi la vita sul nostro pianeta. Per dimostrare tutto ciò Rovelli fa due esempi, nel primo ipotizza di aprire a caso un vocabolario e di leggere la prima parola che indica il dito: ad esempio "cerbiatto". Tutto ciò è stato possibile perché il dito è di una particolare dimensione, perchè si è sfogliato il vocabolario in un certo modo, ecc., ma, ci informa Rovelli, basta che una sola di tali caratteristiche varia che leggeremmo un'altra parola. Possiamo vedere un progetto intelligente in tutto questo? Nel secondo esempio vengono tirati in ballo il nonno paterno e la nonna paterna di un certo Carlo, se la nonna ragazzina avesse posato lo sguardo su un altro bel giovanotto ora Carlo non esisterebbe. Rovelli torna a chiedersi se questi fatti implicano che debba esistere un disegno intelligente che ha fatto sì che nascesse Carlo invece che qualcun altro. Evidentemente no. Quindi dipende tutto dalla casualità, dal calcolo delle probabilità.

Dice il Qoelet: "Non c'è niente di nuovo sotto il sole", questa massima ben descrive, a mio avviso, questo inutile e fuorviante articolo di Rovelli. L'afflato ateistico profuso dal fisico si avverte lontano un miglio. Lo sanno tutti i cristiani che l'esistenza di Dio non può essere provata dalla scienza sperimentale, quella galileiana. Ne verrebbe meno il libero arbitrio dell'uomo che Dio rispetta e rispetterà fino all'ultimo. Lo si è detto e lo si ripeterà sempre. Ciò che il "fine-tuning" suggerisce è solo la ragionevolezza nel credere ad un disegno intelligente piuttosto che ad un evento avvenuto per caso. Che poi, questo Rovelli si guarda bene dal dire, non si tratta di un unico evento, ma di tanti quanti sono i valori assunti dalle costanti fisiche, tutte finemente regolate... a caso. Ma l'articolo di Rovelli è anche fuorviante, come dicevo all'inizio, perché toppa miseramente gli esempi che riporta: se l'attenzione della nonna di Carlo si fosse spostata su un altro bel giovanotto, si sarebbe generato un altro Carlo, che so? Un Giuseppe. Ma sempre una persona avremmo avuto. E lo stesso con la parola "cerbiatto", anche con una impercettibile variazione nello sfogliare il vocabolario, avremmo avuto un'altra parola, forse "cerbio" (nello Zingarelli è la prima parola dopo cerbiatto), ma comunque l'avremmo avuta. Se, invece, tentiamo di cambiare il valore di anche una sola costante fisica non abbiamo nulla. Non c'è prova scientifica di un universo alternativo. Proprio per questo i fisici atei si sforzano di immaginare tutta una serie di universi paralleli, il multiverso, ma si tratta di immaginazione, sono ipotesi non provate dalla scienza sperimentale, proprio quella galileiana, tanto cara agli atei. Non ha neppure senso parlare di calcolo delle probabilità, se pensiamo che basterebbe un'alterazione di 1 su 10 elevato alla 60 della costante gravitazionale, di 1 su 10 alla 120 della costante cosmologica, di 1 su 10 elevato alla 10 elevato alla 123 della distribuzione della massa e dell'energia dell'universo, ecc. per non avere la formazione della vita, non avremmo il tempo sufficiente, dal Big Bang ad oggi, per poter esperire tutti i tentativi necessari per avere casualmente tutti i valori giusti delle costanti.

I dati scientifici sperimentali dimostrano che solo questo universo che conosciamo esiste. Quindi perché non utilizzare il famoso rasoio di Occam? Perché immaginare fantasiosi universi paralleli, quando l'ipotesi di una mente intelligente spiega tutto più facilmente?

domenica 10 marzo 2024

La Francia abolisce il diritto alla vita

E' triste notizia della cronaca di questi giorni l'avvenuta approvazione da parte del Parlamento francese dell'inserimento nella propria Costituzione del "diritto" all'interruzione di gravidanza. La Francia è il primo Paese europeo che decide di rendere l'aborto un diritto fondamentale, come se appartenesse a quelli garantiti dalla Dichiarazione Universali dei Diritti Umani. La stortura è evidente: l'interruzione volontaria di gravidanza è la deliberata soppressione di una vita umana e ciò è totalmente contrario all'art. 3 della D.U.D.U.: "Ogni individuo ha diritto alla vita". La Francia, quindi, considerando un diritto ciò che è invece un delitto, si pone automaticamente fuori dal consesso delle Nazioni civili.

Questo sfortunato Paese è arrivato purtroppo al culmine di un processo di imbarbarimento tale da considerare la palese violazione di un diritto fondamentale dell'essere umano un diritto fondamentale esso stesso. Viene così distrutto il concetto dell'indisponibilità della vita umana che, quindi, diviene soggetto al relativismo morale. Con questa decisione la Francia ha scelto di non garantire più il diritto alla vita.

Nasce così una nuova "religione di Stato", il "laicismo", che per far valere i suoi criminosi dettami ha bisogno di assolutizzarli in modo da poterli imporre a tutti. Infatti alla cricca laicista francese non era più sufficiente che il ricorso all'aborto fosse già garantito da una legge ordinaria, la legge Veil del 1975, ma occorreva una censura definitiva perché un conto è modificare una legge dello Stato, altra cosa è la modifica di una Costituzione. Ciò significa che coloro che sono legittimamente contrari all'abominio dell'aborto e che, quindi, volessero proporre leggi a tutela del nascituro o dell'obiezione di coscienza, non possono più farlo perchè fatalmente anticostituzionali. E' questo il modo di agire del laicismo, la negazione della libertà di pensiero e di coscienza per l'imposizione del pensiero unico.

In genere le leggi che permettono l'interruzione volontaria della gravidanza, come la legge 194 in Italia, considerano tale tragica evenienza, almeno teoricamente, come una estrema misura da applicarsi solo dopo che si sia esperita tutta una serie di verifiche ed accorgimenti volti a tutelare, finchè possibile, la vita della madre e quella del nascituro. Con l'inserimento dell'aborto in Costituzione cade anche ques'ultima barriera, il nascituro è proprietà della madre che, in nome di una distorta concezione dell'autodeterminazione, può disporre come vuole della vita umana del figlio. Come al solito è sempre il soggetto più debole che soccombe, la legge della jungla. Tragicamente questa situazione si traduce anche nella totale inutilità di ogni forma di prevenzione dell'aborto, perché essendo divenuto un diritto costituzionale nessuno lo può più limitare o disciplinare in alcun modo.

Ma oltre a queste considerazioni, l'inserimento in Costituzione esclude definitivamente la possibilità che possa venir riconosciuto un qualche ruolo dell'uomo nella responsabilità del concepimento. Concetto giuridicamente aberrante che introduce una discriminazione sessuale in una Carta Costituzionale dove l'uomo non ha alcuna voce in capitolo su suo figlio e, con la scusa di una falsa definizione del diritto all'autodeterminazione, la donna finisce per essere abbandonata alla solitudine dell’aborto e alle sue devastanti conseguenze psicofisiche. E' proprio questo aspetto ad essere quello più paradossale: alla donna viene fatto credere di essere "libera" e la si manda incontro ad una tragedia, mentre l'uomo è esautorato da ogni responsabilità e,come al solito, la passa liscia.

Invece la vita umana viene concepita dalla donna e dall'uomo, e quella vita non è di loro proprieta, ma un dono che deve essere accolto e se proprio ciò non è possibile o voluto, allora di comune accordo si può decidere di affidare quella vita in adozione. Ma il tutto è responsabilità della donna e dell'uomo, nessuna delle due figure può o deve sottrarsi.

Ma la Francia non può essere completamente succube di una mentalità che premia la morte contro la vita, quindi resto unito ai tantissimi francesi che non si sono fatti irretire dal laicismo e spero sulla loro testimonianza culturale, politica e sociale in difesa della dignità umana della donna, dell'uomo e del concepito.

domenica 31 dicembre 2023

Buon 2024!!!

E' con non poca difficoltà che sto riprendendo la mia attività di apologetica sul mio blog, gli ultimi tre anni passati, con la pandemia, la scomparsa della mia cara mamma, e altre vicissitudini, mi hanno tenuto lontano. Ma la voglia c'è sempre, c'è tanto da fare e da studiare, la fede cristiana è sempre più attaccata da ogni parte, non si può pensare di restare nella propria "confort zone", occorre rendere testimonianza alla Verità e aiutare tutti coloro che possono cadere nelle trame di chi ci vuole male e distruggere la nostra fede. Questo blog resta e sarà sempre un porto sicuro per tutti coloro alla ricerca della obiettività storica a servizio principalmente dei confusi e di chi sente la propria fede in pericolo. Ovviamente anche i non credenti e i critici in genere sono benvenuti per un confronto.

Auguro a tutti i visitatori del blog un buon 2024, che la Grazia del Signore Nostro Gesù Cristo ci doni ogni bene.   

martedì 26 dicembre 2023

L'idea laicista dell'amore

Siamo in pieno tempo natalizio, il Natale di nostro Signore, ancora una volta ci porta il dolce messaggio della nascita di Cristo, ci dona la speranza di un mondo migliore dove le cose vecchie sono sparite e ci attendono quelle nuove, dove l'immagine della Sacra Famiglia ci insegna il valore fondamentale dell'unione famigliare come luogo dell'Amore che accoglie ed educa la vita.

Purtroppo, come ogni anno, anche stavolta si assiste al penoso spettacolo della cagnara laicista che sbraita di una festa non inclusiva, di una celebrazione scopiazzata dal paganesimo, della "violenza" del presepe ed addirittura del nome stesso, "Natale", visto come un marchio di infamia. Ma quest'anno non è stata tutta questa paccottiglia laicista a catturare la mia attenzione, bensì una intervista, ormai risalente a qualche settimana fa, rilasciata dalla Cortellesi, la famosa attrice italiana che ha ottenuto recentemente un grande successo con il suo ultimo film "C'è ancora domani".

In questa recente intervista la Cortellesi ha dichiarato: "L'amore con una persona può essere una cosa bella, ma non può essere un traguardo, non può essere un punto di arrivo. E' questo che viene raccontato in questa storia: una madre che pensa che il matrimonio possa essere un traguardo, ma un traguardo è una realizzazione personale, bisognerebbe fare una grande festa per una realizzazione personale e non per un matrimonio. Per un matrimonio va bene solo un brindisi..."

Ho trovato questo modo di ragionare esemplificativo della pericolosa deriva del pensiero laicista, ossia la progressiva negazione del valore della donazione e del sacrificio per il beneficio dell'altro. La Cortellesi dice che l'amore per una persona non può essere un traguardo, ma questo può esserlo solo la realizzazione personale. Che idea ha la Cortellesi dell'amore? A giudicare dalle sue parole l'amore vero sarebbe quello che si prova per se stessi, il resto è solo un contorno. Ma l'amore verso se stessi non è altro che egoismo, cioè porsi al centro di tutto, al primo posto, con gli altri che vengono sempre dopo. E così qualsiasi cosa che dà fastidio va rimossa, eliminata, perché è solo la soddisfazione personale che conta. Questo vale per tutto e tutti, per i malati che danno fastidio, per coloro che hanno bisogno del nostro aiuto, del nostro amore, per loro diventa un diritto scegliere di morire per togliersi di torno. Tutto ciò vale anche per le vite che nascono, quelle innocenti, che hanno principalmente bisogno del nostro amore. Per liquidarle diviene un diritto la loro uccisione, una immonda deroga dalla sacralità della vita umana innocente. L'abisso dell'abominio a cui conduce la mancanza d'amore.

Il film della Cortellesi cade in questo abisso dove viene attaccata l'istituzione della famiglia come luogo dell'amore. Il donarsi reciprocamente, il soffrire ed il sacrificarsi per i figli, per il e la consorte, coltivare il valore della condivisione, della comprensione, della tenerezza non è un traguardo, una realizzazione, ma una gabbia, una seccatura da cui fuggire.

Ma una vita che non è al servizio dell'altro che senso ha? Qual è il suo scopo? Perché la consideriamo un valore assoluto? Ma, soprattutto, una vita simile, è una vita felice?

domenica 24 dicembre 2023

BUON NATALE 2023

 



A TUTTI I LETTORI DEL BLOG

E A TUTTI I NAVIGATORI DEL WEB

UN CARO AUGURIO DI

BUON NATALE NELLA PACE DEL SIGNORE

giovedì 9 novembre 2023

La "cultura" della morte del laicismo

In questi giorni stiamo assistendo all'ennesimo tragico teatrino laicista volto a distruggere il valore universale della vita per propagandare la sua "cultura" della morte. Sto parlando di Indi Gregory, la bambina inglese di otto mesi, affetta da una malattia genetica ritenuta inguaribile, che i medici, nel suo "best interest", vogliono sopprimere togliendoli il respiratore che la tiene in vita. L'Italia, così come fece, purtroppo vanamente, per il piccolo Alfie Evans, il bambino di Liverpool morto in seguito alla sospensione di supporti vitali il 28 aprile 2018, ha concesso la cittadinanza italiana alla bimba dando la possibilità, così, ai suoi genitori di poter ricoverare in Italia la loro piccola figlia. Ma le istituzioni inglesi sono spietate, la bambina deve morire, infatti nonostante la lotta disperata dei genitori, i giudici inglesi non recedono dal loro intento: niente Italia, la vita di Indi non ha senso, va soppressa.

Di fronte a questa intransigenza mi chiedo: ma perché questa inflessibilità dei giudici inglesi? forse perché la piccola Indi tiene occupato un posto in ospedale ed utilizza macchinari che potrebbero essere più utili a chi ha maggiori possibilità di sopravvivenza? Ma i genitori hanno intenzione di portare Indi in Italia, il problema non si pone. Così anche per il problema finanziario: nessun peso sul sistema sanitario britannico essendo tutte le cure a spese dello Stato Italiano. Ma, allora, perché? Perché il trasporto sarebbe fatale alla piccolina? E che senso ha questa obiezione, se la vogliono uccidere? Allora, forse, perché sarebbe inutile prolungare le sue sofferenze? Quindi, anche contro la volontà del malato o dei suoi congiunti, i giudici inglesi ritengono giusto uccidere chi soffre di malattie senza possibilità di guarigione? Allora perché non eliminare tutti i portatori di handicap che soffrono o le persone affette da patologie croniche? Semplicemente allucinante, orrore puro.

Io ho il sospetto che questa intransigenza sia, in realtà, una posizione ideologica fatta sulla pelle delle persone. L'eutanasia non deve essere messa in discussione, in nessun modo, quindi la piccola Indi deve morire, la sua vita non ha senso e, quindi, non ha valore. E' questo il modo di pensare dei laicisti: la vita umana non è un valore oggettivo, ma soggettivo. E' lo stesso, identico, modo di pensare e di fare del nazismo e di tutti i sistemi laicisti di ogni epoca che hanno ripudiato l'oggettività del valore fondamentale della vita umana che è tale sotto ogni forma e in qualunque circostanza.

Così come è successo per nazioni come il Belgio, che nel 2016 ha permesso per la prima volta la "dolce morte" ad un minorenne, adesso c'è il Regno Unito che arriva addirittura ad ignorare e/o agire contro il consenso dei genitori del minorenne. Un drammatico piano inclinato che ci sta conducendo verso l'abisso. Per questo è importante lottare contro tale aberrazione e non cedere nemmeno di un passo.  

lunedì 29 maggio 2023

I "Sindaci Arcobaleno" e l'utero in affitto.


Secondo la legge italiana il sindaco, l'organo monocratico a capo del governo di un comune, può solo esercitare "le funzioni loro attribuite dalle leggi, dallo statuto e dai regolamenti e sovrintendono altresì all'espletamento delle funzioni statali e regionali attribuite o delegate al comune e alla provincia" (comma 3, art 50 del Dlgs 267/2000). Questo perché la figura del sindaco è quella del primo cittadino, cioè del garante della legalità, del rispetto della legge.

Ma in Italia esiste una particolare tipologia di sindaco che sorprendentemente è al di sopra della legge e tende sostanzialmente a fare quello che gli pare quando deve propagandare la sua posizione ideologica. Sto parlando dei cosiddetti "sindaci arcobaleno", i simpatici primi cittadini di molti comuni italiani, tra cui molto grandi come Milano o Roma, che in barba alla legge e alle direttive degli organi dello Stato, con la scusa di "proteggere" fantomatici diritti, si arrogano il potere di piegare le istituzioni alla propria ideologia. Mi sto riferendo al fatto che questi personaggi, riunitisi il 12 maggio scorso a Torino, con la scusa del rispetto dei "diritti universali" (sic), hanno difeso la loro illegale registrazione come genitori di coppie omogenitoriali e relativo riconoscimento dei loro bambini dello status di "figlio".

Molto coscienziosamente, infatti, la sentenza n. 38162 della Corte di Cassazione a Sezioni Unite del dicembre scorso aveva stabilito che i bimbini nati all'estero con la maternità surrogata o di due madri, nati sia in Italia che all'estero, possono essere riconosciuti in Italia come figli di entrambi i genitori con l’adozione, che richiede l’approvazione di un giudice, e non con la trascrizione diretta all’anagrafe, che, invece, è un semplice atto amministrativo. Un atto, tra l'altro, che mira a cambiare le regole, un atto di forza in pieno stile laicista volto a sovvertire le regole di uno Stato democratico. La Cassazione, infatti, chiarisce che "spetta prioritariamente al legislatore individuare il ragionevole punto di equilibrio tra i diversi beni costituzionali coinvolti, nel rispetto della persona umana, allo scopo di fornire, in maniera organica, adeguata tutela ai diritti del minore".

Ma l'azione dei "sindaci arcobaleno" non è solo illegale, ma anche irresponsabile e pericolosa. Infatti ciò che eufemisticamente viene chiamata "maternità surrogata", non è altro che la vergognosa pratica dell'utero in affitto. La trascrizione come figli in Comune dei bambini ottenuti con tale pratica infame, non fa altro che incentivarla e, quindi, favorire la mercificazione del corpo umano.

Tra le menti illuminate dei "sindaci arcobaleno", quella che sicuramente spicca fra tutte è la mente del sindaco di Roma. Soldatino perfetto, pronto a tutto per soddisfare i diktat laicisti, il 10 maggio scorso il sindaco Gualtieri ha pensato bene di censurare la campagna dell'associazione "Pro Vita" a favore del riconoscimento come reato universale della pratica dell'utero in affitto, provvedendo alla rimozione dei loro manifesti, affissi legittimamente. La motivazione è stata, quantomeno, ridicola. La campagna contro l'utero in affitto avrebbe "violato la libertà di scelta delle famiglie sul tema della procreazione".
Da non crederci! Il sindaco di Roma che ritiene la pratica dell'utero in affitto "una libertà di scelta". Peccato, però, che in Italia tale pratica è fuori legge, infatti l’articolo 12 della Legge 40/2004 sulla procreazione assistita prevede esplicitamente che “chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600mila a un milione di euro”. Ma che cosa sarà mai un'apologia di reato pur di imporre la dittatura di pensiero laicista?
Purtroppo nel nostro Paese la deriva laicista è sempre più forte, opponiamoci finché siamo in tempo.          

lunedì 24 aprile 2023

"La Madonna piange, e Odifreddi raglia"

L'allusione, nel titolo, al simpatico quadrupede domestico fa il verso a quello "provocatorio" del nostro simpatico matematico Piergiorgio Odifreddi, campione delle schiere laiciste, paladino della razionalità opposta alle credenze cristiane, che ha
pubblicato sul suo canale You Tube, col titolo : La Madonna piange, e Odifreddi ride" l'intervento che ha fatto a Rete 4, durante il "TG4 Diario del Giorno" dell'11 marzo scorso, circa il susseguirsi dei fenomeni soprannaturali, o presunti tali, delle statuette della Madonna che piangono.

Chiamato a rappresentare la posizione laica di fronte a tali fenomeni, il nostro loquace matematico come al solito non si è limitato ad esternare tranquillamente il suo comprensibile scetticismo, ma ha assunto subito la veste del castigatore delle superstizioni religiose. Così ha inesorabilmente sentenziato che si tratta solo del frutto dell'immaginazione dei cristiani intellettualmente limitati: "Ho detto altre volte che ci siano tipi diversi tipi di religiosità. Ce n'è una "alta" per le persone intellettualmente più attrezzate che questi fenomeni li guardano con molto sospetto, anzi che preferirebbero, forse, che non ci fossero. Ma se ci fosse solo quel tipo di religiosità, il cristianesimo, ed in particolare il cattolicesimo, sarebbe una religione per pochi e ci sarebbe, poi, la massa delle persone più semplici, quali, tra l'altro, il vangelo stesso diceva di indirizzarsi, beati i poveri di Spirito..."

Quindi Odifreddi riconosce l'esistenza di una frangia di cristiani più "evoluti", ma la distingue dalla "massa" dei credenti che lui definisce letteralmente dei "cretini", come nel suo pamphlet "Perché non possiamo essere cristiani ...", cioè sempliciotti che credono a delle favole, persone stupide non molto intelligenti, quelli che per lui sono i "poveri di Spirito". Ed a provarlo ci sarebbe addirittura il vangelo stesso che dice di indirizzarsi proprio a tali persone.

In realtà sarebbe molto divertente vedere la faccia stupita di Odifreddi se gli si dicesse che la frase "Beati i poveri di spirito" nei Vangeli non esiste. Purtroppo il nostro matematico conosce molto poco i vangeli, infatti questa frase, che troviamo nel vangelo di Matteo, l'unico che la riporta, è "Beati i poveri in spirito" (Mt 5, 3). Nell'originale greco troviamo, infatti, "τῷ πνεύματι", cioè "to(i) pnèumati" ossia "poveri in spirito". La frase fa quindi riferimento al concetto di una povertà nella disposizione interiore, non ad un difetto fisico. Da dove tutto ciò? I vangeli non sono altro che una rilettura dell'Antico Testamento alla luce della Rivelazione portata da Gesù. E nella Scrittura troviamo molto ben chiara la figura dei "poveri" di Dio, in termine ebraico, gli "‘anawîm". Citati per ben 21 volte nell'Antico Testamento, gli "‘anawîm" sono coloro che non montano in superbia, ma che si affidano totalmente al Signore. Costoro sono i prediletti del Signore e tra di essi si colloca anche Maria, la madre di Gesù, che professa "l’umiltà della serva". Nel suo cantico viene lodato Dio che privilegia gli ultimi, gli ‘anawîm appunto, rispetto ai ricchi: "Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato vuoti i ricchi, ha soccorso Israele suo servo" (Lc1,46-55).

Lungi dalle fesserie di Odifreddi i poveri in Spirito sono il seme fecondo della salvezza nel terreno delle vicende umane e san Paolo li vede incarnati nella figura di Cristo: "da ricco che era, egli si è fatto povero per noi, perché divenissimo ricchi per mezzo della sua povertà" (2Corinzi 8, 9).

Ma nel suo intervento Odifreddi riesce a dire un'altra fesseria, forse ancora più grossa della prima, infatti afferma: "Addirittura nei Vangeli c'è scritto qualcosa di più, perché ad un certo punto Gesù dice: questo popolo vuole dei segni, ma io segni non ne faccio se non il segno di Giona. Questo è interessante perché il resto dei Vangeli non va in quella direzione..." Quindi Odifreddi pensa di aver colto in fallo non solo i poveri cristiani, ma addirittura gli evangelisti che avrebbero, a suo dire, mistificato le parole e tradito gli intendimenti di Gesù stesso. 
Sarà come dice? Odifreddi fa riferimento ad un altro passo del vangelo di Matteo dove è scritto: "Allora alcuni scribi e farisei lo interrogarono: «Maestro, vorremmo che tu ci facessi vedere un segno». Ed egli rispose: «Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Quelli di Nìnive si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno, perché essi si convertirono alla predicazione di Giona. Ecco, ora qui c'è più di Giona!" (Mt 12, 38-41). Come al solito per capire bene il senso di una affermazione occorre valutare bene il contesto in cui si trova. Tutto il capitolo 12 del vangelo di Matteo è dedicato alla polemica esistente tra Gesù e i Farisei e gli Scribi. Questi ultimi volevano farlo cadere in fallo per poter così avere dei motivi per accusarlo di ciarlataneria e falsità al fine di screditarlo. Ma Gesù considera questa generazione, cioè tutti coloro che come i Farisei e gli Scribi non si convertono alla sua predicazione, contrariamente a quanto avevano fatto gli abitanti di Ninive con la predicazione di Giona, dei perversi e degli adulteri. A loro, e solo a loro, Gesù nega ogni segno nell'attesa della sua Resurrezione, cioè il segno di Giona. Stesso atteggiamento, ad esempio, avrà Gesù con Erode Antipa (Lc 23, 8-12), mentre con chi si converte e dimostra la sua fede Gesù concede un segno come anticipo della beatitudine del Regno dei Cieli. Quando Gesù opera un segno loda sempre la fede, "Và la tua fede ti ha salvato" è la frase che dice molte volte nei vangeli, al cieco Bartimeo (Mc 10, 46-52), al lebbroso risanato che torna indietro a lodarlo (Lc 17, 11-19), alla peccatrice che gli lava i piedi (Luca 7,36-50) e così via.

Evidentemente Odifreddi, se commette tali errori nel fare i suoi riferimenti ai Vangeli, non deve averli letti con sufficiente attenzione, oppure non li ha ben capiti. Per carità, niente di irreparabile, basta impegnarsi di più, credo che Odifreddi possa farcela. Però, nel frattempo, sarebbe meglio non ergersi a maestrino saputello sempre pronto a bacchettare i poveri cristiani ignoranti, un bel bagno di umiltà non fa mai male.   

mercoledì 8 marzo 2023

La doppia morale della Commissione dei diritti umani dell'ONU

Torno a scrivere sul mio blog dopo diverso tempo, purtroppo la vita pone ognuno di noi di fronte ad impellenze non declinabili che rivoluzionano la scala delle proprie priorità. Ora, mia madre, malata da tempo, ha lasciato questo mondo per rispondere alla chiamata del Signore che l'ha voluta vicino a sé in modo perfetto e completo. E' per questo che sono sereno, ha raggiunto la pace che tanto desiderava e a me non resta che lodare il Signore per la sua tenerezza ed attenzione. Mamma e papà sono ora tra le Sue braccia e spero tanto, quando sarà ora, di poterli raggiungere.

Manco da circa un paio d'anni dal mio posto di osservazione, ma la tracotanza e l'incoerenza laicista non sono affatto cambiate, anzi. Proprio in questi giorni il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, su impulso dei legali del leader anarchico Alfredo Cospito, ha redarguito l'Italia richiamandola al rispetto degli standard internazionali sulla dignità umana di ogni persona privata della libertà personale. Che dire? Un'ammonizione giustissima, la dignità umana deve essere sempre rispettata, nessuna persona può essere sottoposta a trattamenti degradanti lesivi del valore della vita umana.

Sempre in questi giorni un'altra triste vicenda ha attirato la mia attenzione, il "suicidio" assistito, di una donna belga, Genevieve Lhermitte, affetta da problemi psichiatrici e responsabile dell'omicidio dei suoi quattro figli. In Belgio, infatti, la legge permette l'eutanasia se si soffre di dolori fisici e psicologici irreversibili. All'epoca dei fatti, 16 anni fa, i legali della Lhermitte avevano dimostrato che la loro assistita era affetta da una grave forma di depressione, ma ciò non gli evitò l'ergastolo. Da allora la povera donna ha sempre convissuto con i suoi gravi problemi psichiatrici, finché la "pietosa" eutanasia ha posto fine ai suoi giorni.

Una persona con gravi problemi psichiatrici, che è arrivata perfino ad uccidere i propri figli, che serenità di giudizio poteva avere? Come poteva rendersi conto della gravità e della irreparabilità della scelta di morire? Si può essere veramente certi che quella persona voleva veramente morire? E se, invece, la sua visione della realtà fosse distorta dalla malattia? Uccidere una persona in queste condizioni non è forse lesivo della dignità della persona e della vita umana? Il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, più volte sollecitato dalle associazioni contro l'eutanasia, non ha niente da rimproverare al Belgio, così come ha fatto con l'Italia?

Mi si dirà: ma ha ucciso i propri figli, che senso può ancora avere la sua vita? Ma Cospito ha attentato alla vita di persone innocenti, è un terrorista, non è buttata anche la sua vita? Ma per le Nazioni Unite evidentemente no, ci sono vite che hanno maggiore valore di altre. O, forse, piuttosto, non si vuole attaccare l'istituto dell'eutanasia. Guai a criticare la follia della "dolce morte", non sarebbe politicamente corretto.

Ecco la doppia morale laicista che considera i diritti umani dipendenti da una qualità della vita umana, ma non dalla sua essenza. Esattamente come ragionavano i nazisti che sopprimevano i disabili, tra i quali c'erano persone che non avevano la capacità di percepire che andavano a morire.

sabato 24 dicembre 2022

NATALE 2022


 




A TUTTI I LETTORI DEL BLOG 

E A TUTTI I NAVIGATORI DEL WEB

UN CARO AUGURIO DI
 
BUON NATALE NELLA PACE DEL SIGNORE

giovedì 30 dicembre 2021

Dieci anni di Apologeticon

Nel lontano 2011, esattamente il 27 dicembre, pubblicavo il primo post di questo blog. Sono, quindi, dieci anni che porto avanti questa mia iniziativa di rendere presente sul web un'apologetica cristiana della fede e del Cristianesimo. E' un impegno che nasce dalla convinzione che essere cristiani non significa solamente partecipare alla Liturgia ed attendere alla Carità, ma anche essere consapevoli della nostra Storia. Essere cristiani significa esserlo a tutto tondo, anche conoscendo le nostre origini storiche, con i suoi lati oscuri, ma anche e soprattutto con le sue rivoluzioni di umanità e civiltà compiute col sostegno della Luce di Cristo. Essere cristiani significa anche esserlo consapevolmente, quindi essere anche capaci di saper render conto della nostra fede e saperla difendere dagli attacchi, sempre più pressanti, dei laicisti, degli ignoranti che si riempiono la bocca calunniando la Chiesa e i cristiani. Dopo dieci anni della mia attività di blogger sono sempre del parere che ci sia più che mai bisogno di presentare la storia del Cristianesimo e della Chiesa Cattolica libera dai cliché che ancora oggi sono molto diffusi.

Sono ancora troppi i siti anticattolici che, senza citare fonti e documenti, diffondono falsità e calunnie di ogni tipo. Sono ancora molte le voci laiciste che divulgano "fake news" sul Cristianesimo, frutto solo del loro odio anticattolico, ma che non hanno nulla di veramente provato e veritiero. Posso fare tanti nomi di queste voci, da Tozzi, Odifreddi, Fedez, Biglino, ecc. tutti accomunati dalla stessa caratteristica di essere dei perfetti ignoranti nelle materie bibliche, esegetiche e storiche, ma che non hanno il minimo pudore di ergersi ad esperti.

Il dato più sconfortante è che la storia comunemente conosciuta, se così si può dire, deriva da una storiografia per lo più laicista, nata in ambiente anticattolico, tipicamente illuminista. Tutto ciò ha causato moltissimi danni e fatto nascere una quantità di miti anticattolici impressionante. Argomenti come l'inquisizione, le crociate, la cristianizzazione forzata del Nuovo Mondo, il Medioevo cristiano, ecc, sono caratterizzati ancora oggi da visioni distorte, antistoriche, false ed ingannevoli. Alcune parole come "Crociata", "Medioevo", "Inquisizione" sono addirittura entrate nel nostro lessico comune per indicare violenza, arretratezza, sopraffazione. E, invece, si tratta di un inganno, una finzione, una lunga serie di sciocchezze.

In questi dieci anni mi sono impegnato a sfatare questi miti e a contrastare con la verità storica, accertata da fonti e documenti, come siano andate veramente le cose e come tali elementi debbano essere giustamente considerate alla luce del metodo storiografico e non secondo la propria ideologia. 

Il blog, in questi dieci anni, ha avuto 167.164 visualizzazioni e i 290 post da me pubblicati hanno generato 3518 commenti. Non sono numeri eccezionali, ma testimoniano un certo interesse che mi sprona ad andare avanti. In questo ultimo anno non ho postato molti post e ciò è stato dovuto al fatto che si è trattato di periodo difficile anche per me. Spero, però, di tornare ai livelli degli anni scorsi e di rendere sempre un servizio utile e soprattutto onesto. 

Un saluto a tutti i miei cari visitatori del blog dal vostro

Luis 

   

domenica 26 dicembre 2021

venerdì 25 dicembre 2020

mercoledì 8 luglio 2020

La proposta di legge contro l'omofobia, tentativo d'imposizione della dittatura laicista

In questi giorni è stata depositata alla Camera la famigerata proposta di Legge “Zan-Scalfarotto”, la cosiddetta “legge contro l’omofobia”, che dovrà essere votata, secondo le previsioni, dall’Aula il prossimo 27 luglio, per poi proseguire il suo iter in Senato. 

Siamo, così, giunti alla stretta finale per veder materializzarsi l’ennesimo tentativo laicista di imporre un modo di vedere, il pensiero unico, che naturalmente non può che essere solo quello politicamente corretto del laicista. Se ne sono accorti anche i vescovi italiani, la CEI, i quali hanno espresso forti perplessità su una proposta di legge che introdurrebbe una deriva liberticida. Invece di tutelare le persone omosessuali dalla discriminazione, si finirebbe per colpire l’espressione di una legittima opinione. 

Ovviamente da parte laicista tutte queste paure sono infondate e legate ad una mentalità gretta e retrograda. Lo stesso Zan ha affermato che: “Chi attacca questa legge presenta critiche legate ad un’eventuale violazione di libertà di espressione […] chi usa solitamente questi argomenti ha la coda di paglia e la coscienza sporca, non è pienamente in buonafede. Qui si tratta di punire quelle condotte omotransfobiche, che non significa punire la libertà di espressione bensì punire quelle istigazioni all’odio e alla violenza, o odio e violenza commessi direttamente, che sono legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere”.

Rincara la dose anche l’on. Laura Boldrini che ha affermato: “La Cei ha sbagliato ad esprimere la sua avversità al testo […]. La legge non colpisce chi diffonde idee. Bisogna ribadire che non è in discussione in nessuno dei testi la libertà di opinione. Non c'entra nulla il bavaglio alla libertà di pensiero, è fuori dal nostro perimetro". 

Allora, non c’è d’aver paura, solo fissazioni di quattro poveri gretti con la coda di paglia. Ma sarà veramente così? Il testo di questa proposta di legge, tra le altre cose che poi analizzeremo, estende i reati previsti dagli articoli 604 bis e 604 ter del Codice Penale alle manifestazioni d’odio fondate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, quindi si tratta di una aggiunta al testo di due articoli del Codice Penale. Prendiamo l’art 604 bis CP, avremo: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.

Come è facile capire questo articolo, così emendato, non condannerebbe solamente chi istiga a commettere atti di discriminazione, cioè le “condotte omotransfobiche” di cui parla l’ on. Zan, ma condannerebbe altresì chi “propaganda idee”, smentendo sonoramente ciò che afferma l’on Boldrini. La congiunzione ”ovvero”, che compare tra la propaganda e l’istigazione, infatti, individua due fattispecie di comportamento nettamente distinte. 

E’ evidente che siamo di fronte ad una proposta di legge che introduce elementi di grossa ambiguità: chi stabilisce la differenza tra propaganda ed istigazione? Chi stabilisce se una affermazione contraria al maistream laicista su orientamento sessuale e identità di genere sia da condannare perché costituirebbe una istigazione e/o sarebbe fondata sulla superiorità? Se affermo che le coppie formate da persone omosessuali non hanno i requisiti per poter adottare dei bambini, propagando un’idea fondata su una qualche superiorità? Secondo questa proposta di legge parrebbe che sia proprio così.

Ad avere simili perplessità su questa proposta di legge è Il presidente emerito della Corte Costituzionale Mirabelli che così si eprime in un’intervista rilasciata ad Avvenire: “È evidente lo sforzo di limitare l’interpretazione espansiva, ma siamo su un crinale scivoloso perché qualche dubbio rispetto all’effetto certamente non voluto, è presente. Quando si dice che vengono colpite le espressioni formulate in modo lesivo, cosa significa? Che sarà preso in considerazione il garbo con cui una persona si esprime? Battute a parte, nel disegno legislativo non è chiara la differenza tra chi propaganda idee, le diffonde, giuste o sbagliate che siano e deve essere libero di manifestarle, e chi istiga a commettere atti di violenza o discriminazione”. 

Ma c’è dell’altro: questa assurda proposta di legge contiene altre norme, poco conosciute, che aggiungono ulteriori elementi di prevaricazione ed imposizione del pensiero unico. L’articolo 6, al comma 1, infatti, recita così: “La Repubblica italiana riconosce il giorno 17 maggio quale «Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia», al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei princìpi di uguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione”. Ed ancora, al comma 3 si legge: “In occasione della «Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia», sono organizzate cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile, anche da parte delle amministrazioni pubbliche, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, per la realizzazione delle finalità di cui al comma 1”.

Praticamente si vuole introdurre l’indottrinamento di Stato, la propaganda di teorie fatte passare per verità scientifiche, ma ciò che risulta più odioso la repressione della libertà di scegliere quale tipo di educazione da trasmettere ai propri figli. 
E’ fin troppo chiaro e lampante che tutte le critiche sollevate da questa proposta di legge non sono affatto appannaggio di chi “ha la cosa di paglia e la coscienza sporca” come afferma l’on, Zan, ma costituiscono una giusta reazione ad un tentativo, neppure tanto velato, di imporre il pensiero unico, l’indottrinamento di Stato e la repressione del libero pensiero. Tutte caratteristiche tipiche di ogni regime laicista.

venerdì 27 dicembre 2019

Buon Natale!!








A tutti i frequentatori e visitatori del blog auguro
un sereno e felice Natale del Signore!