In questo articolo analizzerò l'ennesimo video del canale di propaganda ateistica "Sapiens Sapiens" che, per cercare di deligittimare il Cristianesimo e con esso la stessa Chiesa Cattolica, affronta in modo critico alcuni temi storico-teologici riguardanti l'esperienza terrena di Gesù e la prima attività dei suoi discepoli. Il video in questione è intitolato "Gesù non è morto per i tuoi peccati", un compendio di semplici teorie spacciate per verità assolute, quasi interamente tratte dalle tesi dello storico del cristianesimo Bart Ehrman. Ovviamente nulla da ridire sulle competenze di tale studioso, ma certamente molto da obiettare sul modus operandi dell'hater Fratarcangeli, curatore del canale YT "Sapiens Sapiens", per il suo modo strumentale dell'utilizzo di tale fonte e sul filtro ideologico che adotta sempre su ogni informazione e sua divulgazione.
Nella fattispecie affronto la questione riguardante il vero senso della missione di Gesù che, a detta di Ehrman, non sarebbe stata affatto quella di redimere il mondo dai suoi peccati, ma semplicemente di annunciare un immenente avvento di Dio. Quindi la sua predicazione non riguardava una salvezza ultraterrena delle anime, ma una semplice preparazione fisica e morale a tale avvento. Secondo quanto affermato con assoluta certezza da parte di Fratarcangeli, dopo la morte di Gesù ed aver così assistito al suo fallimento, i discepoli si sono trovati a dover operare una radicale rielaborazione teologica immaginando che la morte in croce del loro Maestro, puro ed innocente, non poteva che essere altro che un sacrificio di espiazione ad immagine di quelli che avvenivano nel Tempio di Gerusalemme a spese degli animali sacrificati, anch'essi puri ed innocenti. Aggiunge Fratarcangeli, con il tono di chi ha scoperto tutto l'inganno: "Se era puro ed è morto è logico che deve essersi trattato di un sacrificio per la redenzione dei peccati degli altri".
Ma le cose non stanno come dice Fratarcangeli, la teoria di Bart Ehrman, secondo cui l'idea di un Cristo redentore sarebbe un'invenzione post-crocifissione per superare lo shock del fallimento, è lungi dall'essere confermana, ma anzi, ha grossi problemi. Infatti è stata criticata da numerosi studiosi di primo piano, tra cui Larry Hurtado, Richard Bauckham, N. T. Wright e Brant Pitre. Le loro ricerche mostrano come le testimonianze più antiche del cristianesimo, in particolare le lettere di Paolo, attestino già pochi anni dopo la morte di Gesù una fede nella sua identità divina e un culto a lui rivolto e questo dimostra l'inconsistenza della tesi di una invenzione tardiva della redenzione portata da Cristo. Il famoso inno cristologico presente nella lettera di Paolo di Tarso ai Filippesi (Fil 2, 6-11) è, infatti, considerato dagli studiosi una citazione di Paolo, tratto da una tradizione liturgica più antica. Questa professione di fede, che proclama Gesù come preesistente, divino e salvatore, risale agli inizi della Chiesa nascente, quindi entro pochissimi anni dalla morte di Gesù. Questa datazione è sostenuta da famosi studiosi come Ernst Lohmeyer e Joachim Jeremias, insieme a un vasto consenso della critica biblica moderna che considera questo inno come composto negli anni trenta o quaranta del I secolo d.C., quindi appartenente alla primissima liturgia della comunità di Gerusalemme. Secondo l'accademico N. T. Wright non c'è stato il tempo storico per la creazione di un mito complesso. Nel suo monumentale studio sulle origini cristiane sostiene che il passaggio immediato a proclamare un messia crocifisso e risorto è storicamente inspiegabile senza un evento reale iniziale che ha costretto i testimoni a ribaltare le proprie categorie mentali (N.T. Wright, La risurrezione del Figlio di Dio (Fortress Press, 2003).
Secondo un altro famoso accademico, Gary Habermas, applicando il metodo dei "fatti minimi" (cioè accettati anche da studiosi scettici), si evidenzia come la trasformazione improvvisa dei discepoli, la conversione del persecutore Paolo e lo scettico Giacomo (fratello di Gesù) richiedano una causa reale e forte ben superiore a una pia illusione o a un'invenzione a posteriori.
Un'invenzione per coprire un fallimento avrebbe prodotto una setta guidata da leader cauti. Al contrario, i discepoli, che fino alla crocifissione avevano mostrato paura e si erano dispersi, hanno cambiato radicalmente atteggiamento dopo la Pasqua. Hanno continuato a predicare pubblicamente la risurrezione e il valore salvifico della croce sfidando le autorità religiose e l'impero romano, subendo persecuzioni e martirio. Storicamente, è difficile credere che abbiano affrontato tali prove per sostenere una bugia consapevole. Ehrman è uno studioso autorevole, ma le sue conclusioni rappresentano una sua interpretazione, non un dato acquisito. Ridurre la cristologia a una semplice costruzione progressiva delle comunità cristiane significa adottare un presupposto filosofico che va ben oltre ciò che le fonti storiche consentono di affermare. La divinità di Cristo non è semplicemente un dogma ecclesiale, ma una tesi sostenuta da solide ragioni storiche e da autorevoli studiosi contemporanei.
Dal punto di vista della plausibilità storica, un'invenzione a tavolino operata dagli apostoli avrebbe dovuto essere attraente per convincere il mondo pagano ed ebraico. La croce era considerata uno scandalo per i Giudei e stoltezza per i Greci (1 Corinzi 1, 23), eppure i primi cristiani non la nascondono, ma ne proclamano addirittura il valore salvifico. Nessun ebreo del I secolo aspettava un Messia crocifisso, secondo la Legge (Deuteronomio 21, 23), chi era appeso al legno era maledetto da Dio. Se i discepoli avessero voluto inventare un trionfo per evitare l'ammissione di un fallimento e superare uno shock, avrebbero sicuramente evitato il supplizio della croce.
La teoria secondo la quale il Cristo redentore sarebbe un'invenzione post-crocifissione per elaborare un fallimento si confuta anche osservando che lo shock della morte di un messia per crocifissione avrebbe portato ebrei del I secolo ad abbandonare il leader o ad attendere la fine del mondo, non a inventare una resurrezione individuale, e storici come N.T. Wright, Gary Habermas e William Lane Craig dimostrano l'insufficienza di questa tesi (Gary R. Habermas e Michael Licona, Le prove a sostegno della risurrezione di Gesù, Kregel Publications, 2004).
Anche l'idea che il sacrificio della croce fosse finalizzato alla redenzione fu una reazione istintiva ed estemporanea dei discepoli si scontra col fatto che il concetto di redenzione affonda le sue radici nella Scrittura ebraica, che la comunità ha riletto alla luce della vita di Gesù. I primi cristiani non hanno improvvisato concetti come riscatto o passover ex novo, ma hanno reinterpretato la morte di Gesù usando i profili del Servo Sofferente del Libro di Isaia (capitolo 53) e le liturgie del tempio.
Per contrastare quest'ultima forte argomentazione Fratarcangeli, nel suo video, eccepisce che secondo una esegesi largamente condivisa la figura del servo sofferente, che compare nel libro di Isaia, vuole rappresentare il popolo d'Israele nella sua interezza e non una persona singola. Secondo lui questo fatto smentirebbe il collegamento con la figura di un Messia inventato dai primi cristiani. Ma Fratarcangeli racconta una cosa non vera, nel prossimo articolo vedremo proprio come questa figura sia stata presa dai cristiani come il modello di un Messia diverso da quello che si aspettavano gli ebrei del tempo.
Non mi resta che darvi appuntamento al prossimo articolo.
Bibliografia
N.T. Wright, La risurrezione del Figlio di Dio, Fortress Press, 2003;
Gary R. Habermas e Michael Licona, Le prove a sostegno della risurrezione di Gesù, Kregel Publications, 2004;
Craig, WL (s.d.). La risurrezione di Gesù. Fede ragionevole;
Horn, T. . È ragionevole credere nella Risurrezione? Risposte cattoliche, 2021;
William Lane Craig, Difendere la propria fede con ragione e precisione, David C. Cook, 2010;

