martedì 25 agosto 2026

Sapiens Sapiens e le bugie sulla redenzione di Cristo


In questo articolo analizzerò l'ennesimo video del canale di propaganda ateistica "Sapiens Sapiens" che, per cercare di deligittimare il Cristianesimo e con esso la stessa Chiesa Cattolica, affronta in modo critico alcuni temi storico-teologici riguardanti l'esperienza terrena di Gesù e la prima attività dei suoi discepoli. Il video in questione è intitolato "Gesù non è morto per i tuoi peccati", un compendio di semplici teorie spacciate per verità assolute, quasi interamente tratte dalle tesi dello storico del cristianesimo Bart Ehrman. Ovviamente nulla da ridire sulle competenze di tale studioso, ma certamente molto da obiettare sul modus operandi dell'hater Fratarcangeli, curatore del canale YT "Sapiens Sapiens", per il suo modo strumentale dell'utilizzo di tale fonte e sul filtro ideologico che adotta sempre su ogni informazione e sua divulgazione.

Nella fattispecie affronto la questione riguardante il vero senso della missione di Gesù che, a detta di Ehrman, non sarebbe stata affatto quella di redimere il mondo dai suoi peccati, ma semplicemente di annunciare un immenente avvento di Dio. Quindi la sua predicazione non riguardava una salvezza ultraterrena delle anime, ma una semplice preparazione fisica e morale a tale avvento. Secondo quanto affermato con assoluta certezza da parte di Fratarcangeli, dopo la morte di Gesù ed aver così assistito al suo fallimento, i discepoli si sono trovati a dover operare una radicale rielaborazione teologica immaginando che la morte in croce del loro Maestro, puro ed innocente, non poteva che essere altro che un sacrificio di espiazione ad immagine di quelli che avvenivano nel Tempio di Gerusalemme a spese degli animali sacrificati, anch'essi puri ed innocenti. Aggiunge Fratarcangeli, con il tono di chi ha scoperto tutto l'inganno: "Se era puro ed è morto è logico che deve essersi trattato di un sacrificio per la redenzione dei peccati degli altri".

Ma le cose non stanno come dice Fratarcangeli, la teoria di Bart Ehrman, secondo cui l'idea di un Cristo redentore sarebbe un'invenzione post-crocifissione per superare lo shock del fallimento, è lungi dall'essere confermana, ma anzi, ha grossi problemi. Infatti è stata criticata da numerosi studiosi di primo piano, tra cui Larry Hurtado, Richard Bauckham, N. T. Wright e Brant Pitre. Le loro ricerche mostrano come le testimonianze più antiche del cristianesimo, in particolare le lettere di Paolo, attestino già pochi anni dopo la morte di Gesù una fede nella sua identità divina e un culto a lui rivolto e questo dimostra l'inconsistenza della tesi di una invenzione tardiva della redenzione portata da Cristo. Il famoso inno cristologico presente nella lettera di Paolo di Tarso ai Filippesi (Fil 2, 6-11) è, infatti, considerato dagli studiosi una citazione di Paolo, tratto da una tradizione liturgica più antica. Questa professione di fede, che proclama Gesù come preesistente, divino e salvatore, risale agli inizi della Chiesa nascente, quindi entro pochissimi anni dalla morte di Gesù. Questa datazione è sostenuta da famosi studiosi come Ernst Lohmeyer e Joachim Jeremias, insieme a un vasto consenso della critica biblica moderna che considera questo inno come composto negli anni trenta o quaranta del I secolo d.C., quindi appartenente alla primissima liturgia della comunità di Gerusalemme. Secondo l'accademico N. T. Wright non c'è stato il tempo storico per la creazione di un mito complesso. Nel suo monumentale studio sulle origini cristiane sostiene che il passaggio immediato a proclamare un messia crocifisso e risorto è storicamente inspiegabile senza un evento reale iniziale che ha costretto i testimoni a ribaltare le proprie categorie mentali (N.T. Wright, La risurrezione del Figlio di Dio (Fortress Press, 2003). 
Secondo un altro famoso accademico, Gary Habermas, applicando il metodo dei "fatti minimi" (cioè accettati anche da studiosi scettici), si evidenzia come la trasformazione improvvisa dei discepoli, la conversione del persecutore Paolo e lo scettico Giacomo (fratello di Gesù) richiedano una causa reale e forte ben superiore a una pia illusione o a un'invenzione a posteriori.

Un'invenzione per coprire un fallimento avrebbe prodotto una setta guidata da leader cauti. Al contrario, i discepoli, che fino alla crocifissione avevano mostrato paura e si erano dispersi, hanno cambiato radicalmente atteggiamento dopo la Pasqua. Hanno continuato a predicare pubblicamente la risurrezione e il valore salvifico della croce sfidando le autorità religiose e l'impero romano, subendo persecuzioni e martirio. Storicamente, è difficile credere che abbiano affrontato tali prove per sostenere una bugia consapevole. Ehrman è uno studioso autorevole, ma le sue conclusioni rappresentano una sua interpretazione, non un dato acquisito. Ridurre la cristologia a una semplice costruzione progressiva delle comunità cristiane significa adottare un presupposto filosofico che va ben oltre ciò che le fonti storiche consentono di affermare. La divinità di Cristo non è semplicemente un dogma ecclesiale, ma una tesi sostenuta da solide ragioni storiche e da autorevoli studiosi contemporanei.
Dal punto di vista della plausibilità storica, un'invenzione a tavolino operata dagli apostoli avrebbe dovuto essere attraente per convincere il mondo pagano ed ebraico. La croce era considerata uno scandalo per i Giudei e stoltezza per i Greci (1 Corinzi 1, 23), eppure i primi cristiani non la nascondono, ma ne proclamano addirittura il valore salvifico. Nessun ebreo del I secolo aspettava un Messia crocifisso, secondo la Legge (Deuteronomio 21, 23), chi era appeso al legno era maledetto da Dio. Se i discepoli avessero voluto inventare un trionfo per evitare l'ammissione di un fallimento e superare uno shock, avrebbero sicuramente evitato il supplizio della croce.

La teoria secondo la quale il Cristo redentore sarebbe un'invenzione post-crocifissione per elaborare un fallimento si confuta anche osservando che lo shock della morte di un messia per crocifissione avrebbe portato ebrei del I secolo ad abbandonare il leader o ad attendere la fine del mondo, non a inventare una resurrezione individuale, e storici come N.T. Wright, Gary Habermas e William Lane Craig dimostrano l'insufficienza di questa tesi (Gary R. Habermas e Michael Licona, Le prove a sostegno della risurrezione di Gesù, Kregel Publications, 2004).
Anche l'idea che il sacrificio della croce fosse finalizzato alla redenzione fu una reazione istintiva ed estemporanea dei discepoli si scontra col fatto che il concetto di redenzione affonda le sue radici nella Scrittura ebraica, che la comunità ha riletto alla luce della vita di Gesù. I primi cristiani non hanno improvvisato concetti come riscatto o passover ex novo, ma hanno reinterpretato la morte di Gesù usando i profili del Servo Sofferente del Libro di Isaia (capitolo 53) e le liturgie del tempio.

Per contrastare quest'ultima forte argomentazione Fratarcangeli, nel suo video, eccepisce che secondo una esegesi largamente condivisa la figura del servo sofferente, che compare nel libro di Isaia, vuole rappresentare il popolo d'Israele nella sua interezza e non una persona singola. Secondo lui questo fatto smentirebbe il collegamento con la figura di un Messia inventato dai primi cristiani. Ma Fratarcangeli racconta una cosa non vera, nel prossimo articolo vedremo proprio come questa figura sia stata presa dai cristiani come il modello di un Messia diverso da quello che si aspettavano gli ebrei del tempo.
Non mi resta che darvi appuntamento al prossimo articolo.


Bibliografia
N.T. Wright, La risurrezione del Figlio di Dio, Fortress Press, 2003;
Gary R. Habermas e Michael Licona, Le prove a sostegno della risurrezione di Gesù, Kregel Publications, 2004;
Craig, WL (s.d.). La risurrezione di Gesù. Fede ragionevole;
Horn, T. . È ragionevole credere nella Risurrezione? Risposte cattoliche, 2021;
William Lane Craig, Difendere la propria fede con ragione e precisione, David C. Cook, 2010;





giovedì 13 agosto 2026

Sapiens Sapiens e la dissonanza cognitiva

Il laicista è colui che non essendo credente si sente una persona intelligentissima perchè è convinta di aver finalmente capito il fine inganno delle religioni che con la scusa di Dio, tiene incatenate a se le persone per sfruttarle e soggiocarle. E' la solita teoria del complottone, questa volta addirittura che si protrae nei nei secoli, dalle profondità della storia umana fino ai giorni d'oggi. Il laicista ha capito tutto, pur non avendo un minimo di riscontro storico, una prova oggettiva che avalli le sue conivinzioni, lui è l'eroe perfetto che contro tutto e tutti (il Vaticano) lotta per la laicità e guarda il credente con commiserazione.

Un esempio paradigmatico del laicista è sicuramente impersonato dal canale YT di propaganda atea Sapiens Sapiens che arriva addirittura a definire la fede come un disagio psicologico, una sorta di malattia mentale, che gli psicologi chiamano dissonanza cognitiva. Sia ben chiaro, non si tratta di una malattia, ma un normale meccanismo mentale studiato dalla psicologia. E' il disagio psicologico che si prova quando si hanno idee, credenze o comportamenti in contrasto tra loro e con la realtà. Fu scoperta e teorizzata dallo psicologo Leon Festinger nel 1957.

Secondo Fratarcangeli, il curatore del canale YT Sapiens Sapiens, i credenti sarebbero proprio affetti da tale disturbo, nel suo video viene spiegato come, per sanare le incoerenze che esisterebbero tra la fede e la realtà fattuale, il credente si sforzi a cercare delle scuse, degli adattamenti cognitivi. Tra queste cita, ad esempio, quelle che consentono al credente di spiegare l'apparente incoerenza tra l'esistenza di un Dio onniscente, onnipotente e buono e la presenza del male nel mondo, oppure il cosiddetto paradosso della preghiera che supererebbe il fatto che siano inascoltate con adattamenti postumi inventati per l'occasione.

Fratarcangeli, quindi, dà per scontato che la fede, in particolare quella cristiana, sia solo un disagio della mente umana, ma questa lettura può essere considerata veritiera? Ovviamente no, si tratta di una evidente fantasticheria, infatti la psicologia ufficiale, come stabilito dal manuale diagnostico DSM-5, esclude esplicitamente le credenze religiose condivise da un gruppo culturale dal campo della patologia o del delirio. Infatti le credenze condivise all'interno di una comunità religiosa sono considerate espressioni culturali normali, non sintomi clinici. Molti studi dimostrano che la religiosità e la spiritualità offrono supporto emotivo, riducono lo stress e favoriscono il benessere psicologico.

In realtà la fede non nega i dati di fatto, ma dà un senso profondo alla vita. Spesso si basa su un'esperienza interiore e su una tradizione viva, ma non su un inganno della mente. La dissonanza è lo stress di avere idee in contrasto tra loro; la fede usa invece la spiritualità e la tradizione per trovare una coerenza. Molti filosofi, come Kierkegaard, vedono la fede proprio come un superamento della ragione pura, non come un errore logico da correggere.

Quelle che Fratarcangeli considera solo delle fantasticherie, come la teologia e la teodicea cristiana, sono in realtà delle discipline serie, nate da millenni di storia e filosofia, che non negano la realtà del male, ma affrontano il problema con un profondo sforzo di riflessione razionale ed esistenziale. La teodicea non è una "scappatoria mentale", ma un pensiero profondo che nasce dal dolore e non da un astratto gioco di idee. Il libro di Giobbe e i Salmi dimostrano che la Bibbia stessa dà voce al dubbio e alla protesta contro il male. La teologia non è un "aggiustamento", ma una riflessione che offre un orizzonte di senso finale, dove il male e la morte non avranno l'ultima parola, trasformando la disperazione in attesa di giustizia.

Si tratta, quindi, del solito video di propaganda dove non c'è un'onesta ricerca di motivazioni, ma solo una critica spietata volta ad etichettare la fede solo come un disturbo mentale. La disonestà intellettuale è evidente, si nega per principio che possa esistere una razionalità nella fede. Molti grandi pensatori e scienziati hanno creduto in Dio dimostrando che la ragione e la fede possono camminare insieme senza escludersi. La vita ha lati che la scienza non spiega del tutto, la fede non è dissonanza, ma accoglie questo mistero e dà speranza nel dolore.