venerdì 29 dicembre 2017

La Chiesa e la proibizione della lettura della Bibbia

Tra le tante accuse generate dalla malignità del laicismo e da quella di molte confessioni protestanti contro la Chiesa Cattolica, un posto di tutto riguardo spetta certamente al divieto che la Chiesa di Roma avrebbe imposto ai suoi fedeli di leggere autonomamente le Scritture sacre, in special modo i vangeli. Secondo i laicisti tale divieto rappresenterebbe una delle prove più schiaccianti di come la Chiesa Cattolica fosse nient’altro che una organizzazione oscurantista ed affossatrice del “libero” pensiero. Questa sciocchezza è stata talmente ripetuta dalla propaganda laicista che persino un’autorità della cultura mondiale come Indro Montanelli ebbe modo di affermare: “Da quando il Concilio di Trento aveva formalmente ribadito che il credente non aveva affatto il dovere, anzi non aveva il diritto di leggere e d'interpretare le sacre scritture. Di esse era perfino proibita la traduzione in lingua italiana appunto per riservare al prete il compito di decifrarle. Il verbo doveva restare un'esclusiva di casta..." (I. Montanelli “L'Italia giacobina e carbonara (1789-1831)” Rizzoli, 1998, p. 21). 

I protestanti sono particolarmente accaniti nel reiterare tale accusa: per loro la Chiesa romana vietò la lettura della Bibbia al popolo perché temeva che gli abusi e le eresie presenti nella dottrina cattolica venissero scoperti. Per sostenere questa loro tesi viene sempre portato ad esempio il pronunciamento del Concilio di Tolosa che, già nel 1229, avrebbe vietato a tutti i cristiani la lettura della Bibbia. A questo divieto seguì poi il famoso provvedimento di papa Paolo IV che nel 1559, per contrastare l’avanzata del protestantesimo, istituì l'Indice dei libri proibiti nel quale erano vietate ben 45 versioni della Bibbia in lingua volgare, tradotte da autori sospetti, non cattolici o anonimi. 

L’elenco delle “prove” che dimostrerebbero questa volontà della Chiesa Cattolica di proibire la lettura della Bibbia contempla anche un misterioso documento del 1553 conservato nella Biblioteca nazionale di Parigi ed intitolato: “Avvisi sopra i mezzi più opportuni per sostenere la Chiesa romana”. Questo documento che sarebbe stato redatto da tre fantomatici vescovi del tempo consigliavano il papa di allora, Giulio III, a non permettere la lettura dei vangeli affinché il popolo non scopra la falsità e le eresie della dottrina cattolica. 

A detta dei protestanti e dei laicisti tutto ciò dimostrerebbe come la Chiesa sia stata un’organizzazione criminale e truffaldina che abbia sempre impedito e proibito la libera lettura delle Scritture arrivando a condannare e mandare al rogo chiunque si fosse azzardato a tradurre dal latino in lingua volgare la Bibbia.

Quindi, a sentire protestanti, laicisti ed anticattolici vari, sembrerebbero provati l’oscurantismo ed il dispotismo cattolici. Ma anche stavolta ci troviamo di fronte ad una falsità, ad una campagna denigratoria che non ha nulla di vero. Per rendersene immediatamente conto basta riportare la tanto evocata disposizione del Concilio di Tolosa del 1229: “Proibiamo che qualsiasi laico possieda i libri dell'Antico o del Nuovo Testamento tradotti in lingua volgare. Se una persona pia lo desidera, può avere un Salterio o un Breviario... ma in nessun caso dovrà possedere i libri sopra menzionati tradotti in lingua romanza”.

Come si può notare, questa disposizione non vieta affatto la lettura della Bibbia, ma solo quelle tradotte in lingua volgare. La lettura ed il possesso della Bibbia in lingua latina, cioè la versione tradotta da San Girolamo, la cosiddetta “Vulgata”, erano permessi e raccomandati. La Chiesa Cattolica, infatti, anche a causa del diffuso analfabetismo tra il popolo e l’elevato costo dei libri, ha sempre favorito la lettura e la meditazione della Scrittura all’interno di monasteri e biblioteche. I monaci ed il clero secolare erano incoraggiati a leggere le scritture secondo le loro necessità spirituali, come anche testimonia Ireneo di Lione nel II secolo (Adversus haereses 3, 4). 

Ma perché la Chiesa proibì la lettura ed il possesso di Bibbie tradotte in lingua volgare? Per capire le ragioni di un tale provvedimento occorre conoscere il contesto in cui si svolse il Concilio di Tolosa. Nel XIII secolo in Europa, e specialmente nel sud della Francia e nord Italia, si assistette alla comparsa di movimenti ereticali di tipo gnostico che cominciarono a diffondere interpretazioni eterodosse della Scrittura. Queste si basavano su una visione spiritualista del messaggio dei vangeli, in particolare quello di Giovanni, arrivando a negare la bontà della materia e delle sue manifestazioni concrete come il matrimonio e la procreazione, lo Stato e, specialmente, il potere temporale e la Chiesa Cattolica alla quale si negava anche il ruolo di mediatrice tra Dio e gli uomini. Di conseguenza tutti i sacramenti erano visti come frutti malvagi della corruzione del peccato originale, mentre occorreva estraniarsi dal mondo e fuggire dalla corporeità. Tutto ciò diede origine a movimenti sociali di vasta portata che sfociarono ben presto in vere e proprie rivolte. Tra queste molto nota è la vicenda dei Catari francesi, denominati “Albigesi”, dal nome della città di Albi, loro principale centro, che determinò un vero e proprio sconvolgimento della società medioevale. Fu, quindi, in quel periodo in cui l’ortodossia della fede cristiana fu messa gravemente in pericolo, che la Chiesa, dietro anche la pressante richiesta delle autorità politiche, come il re di Francia Roberto II, il conte di Poitiers e duca di Aquitania Guglielmo e l'imperatore Enrico III, vietò la lettura personale della Bibbia in lingua volgare per evitare gli eccessi gnostici (Rino Cammilleri “Storia dell'inquisizione” 1997, p. 16). 

Inoltre è opportuno specificare che il Concilio di Tolosa non fu un Concilio ecumenico, ma solo un sinodo locale, cioè le sue deliberazioni non determinarono una norma per tutta la Chiesa cattolica, ma solo per la comunità locale dove era presente il problema. Ciò significa che i pronunciamenti di tale sinodo avevano un valore limitato al periodo dell’emergenza gnostica e non determinavano un atteggiamento generale. 

La Chiesa, infatti, non si è mai opposta alla diffusione di traduzioni bibliche in lingue moderne, ma solo a quelle che erano mutile, cioè che non riportavano tutti i libri canonici, e che, a suo giudizio, propugnavano interpretazioni eretiche. Ad esempio la Bibbia Alfonsina del 1280 in lingua spagnola, quella a cura di John Rellach del 1450 in lingua tedesca, quella in italiano del 1471 curata dal monaco camaldolese Nicolò Malermi, quella in francese di Jacques Lefèvre d'Étaples del 1528 o la Bibbia di Reims, in inglese, del 1609, furono tutte traduzioni riconosciute dalla Chiesa cattolica la cui lettura e possesso erano permessi. 

Il misterioso documento del 1553, “Avvisi sopra i mezzi più opportuni per sostenere la Chiesa romana”, richiamato spesso dai protestanti, risulta essere un falso. Gli storici hanno ormai accertato da tempo che non si tratta di un documento cattolico, infatti a Parigi è conservato un libello di Pier Paolo Vergerio, un ecclesiastico cattolico divenuto protestante, che in odio alla Chiesa cattolica scrisse quella citazione di parte (A.C.Siegrfied ”La Vita e i lavori di P.P.Vergerio”, Strasbourg, 1857 - in 8°, pag. 39). Questo testo fa parte dei numerosi opuscoli pubblicati anonimamente dal Vergeto all'epoca della sua violenta polemica contro il papato.

Un altro mito che occorre sfatare è quello secondo il quale la Chiesa avrebbe perseguitato ed ucciso chi traduceva la Bibbia. Storicamente non risulta niente di tutto questo, la Chiesa si limitava a distruggere le versioni non riconosciute e a sanzionare i trasgressori solo a livello spirituale. Si ha notizia solo di due casi di condanne capitali di autori di traduzioni non autorizzate, entrambe in Inghilterra, relative a John Wycliffe e William Tyndale. Nel primo caso si trattò di una condanna simbolica, infatti vennero bruciati nel 1415 i resti riesumati del corpo sepolto nel 1384 e per quanto riguarda il secondo caso la condanna fu sancita non da un tribunale cattolico ma inglese, dunque anglicano, nel 1536. 

Infine veniamo alla crisi protestante del XVI secolo. Come è noto Lutero non si limitò a sferzare e condannare i costumi corrotti della Chiesa Cattolica, ma propugnò una vera e propria riforma dottrinaria. Tra le varie innovazioni che vennero introdotte ci fu anche quella della libera lettura ed interpretazione della Bibbia da parte di qualsiasi cristiano. Tutto ciò portò ben presto, com’era naturale, ad una molteplicità di interpretazioni ed infine alla frammentazione della Chiesa riformata. Tale impostazione portò inevitabilmente anche alla produzione di versioni della Bibbia tra le più disparate e senza alcun controllo, prima fra tutte la traduzione in tedesco operata dallo stesso Lutero. Questa sua versione fu utilizzata senza tanti problemi come uno strumento di propaganda anticattolica. Venne rigettata senza alcuna seria motivazione l’autorevole Vulgata Clementina, la versione in uso presso la Chiesa Cattolica tratta integralmente dalla versione greca dei LXX, per adottare le cosiddette traduzioni dai testi originali cioè il discutibile e lacunoso Textus Receptus, infatti questi testi originali, in realtà, non sono i più antichi e sono molto frammentati. E come se non bastasse progressivamente furono eliminati i libri deuterocanonici perché conservati solo nella versione greca dei LXX, perché non accettati dagli ebrei e perché favorevoli ad alcuni insegnamenti cattolici non compatibili con i dogmi protestanti della “predestinazione” e della "salvezza per sola fede".

Come è fin troppo evidente i protestanti imposero una loro dottrina e, come in un letto di Procuste, tagliarono ed aggiunsero per giustificare i loro dogmi. E’ normale che la Chiesa Cattolica non poteva restare inerte di fronte allo scempio della Scrittura, così come fino ad allora era stata tramandata, ed è per questa volontà di preservazione dell’originale tradizione apostolica, le autorità ecclesiastiche proibirono la lettura delle versioni protestanti in quanto ricavate da manoscritti scarsamente attendibili, mutile e spesso segnate da stili polemici ed anticattolici. E’ giusto il caso di ricordare che i vangeli, quindi la tradizione apostolica, poggia sulla versione greca dei LXX. 

Fu esclusivamente per contrastare e prevenire questi pericoli che la Chiesa Cattolica pronunciò ufficialmente con il Concilio di Trento la sua condanna:

Il sacrosanto concilio tridentino ecumenico e generale [...] sa che questa verità e disciplina è contenuta nei libri scritti [della Bibbia] e nelle tradizioni non scritte [...]. Seguendo l'esempio dei padri della vera fede, con uguale pietà e venerazione accoglie e venera tutti i libri, sia dell'Antico che del Nuovo Testamento, essendo Dio autore di entrambi [...]. Lo stesso sacrosanto sinodo [...] stabilisce e dichiara che l'antica edizione della Vulgata, approvata dalla stessa Chiesa da un uso secolare, deve essere ritenuta come autentica nelle lezioni pubbliche, nelle dispute, nella predicazione e spiegazione e che nessuno, per nessuna ragione, può avere l'audacia o la presunzione di respingerla [...] Inoltre stabilisce che nessuno, fidandosi del proprio giudizio [...], deve osare distorcere la Scrittura secondo il proprio modo di pensare” (Concilio di Trento, sessione IV, 8 aprile 1546)

Come si vede, con buona pace di Montanelli e dei protestanti, tale pronunciamento non vieta la lettura della Bibbia, ma solo la limita alla sua traduzione ufficiale latina, non vengono vietate le traduzioni in lingue volgari per uso personale, che infatti continuarono a circolare liberamente, previa approvazione ecclesiastica. Infatti la Bibbia venne integralmente tradotta con approvazione ecclesiastica in lingua inglese verso il 1610 ed anche in lingua italiana verso il 1780. 

Nel frattempo la critica biblica e la ricerca si sono dotate di regole scientifiche comuni validate dalla comunità accademica internazionale cosicché oggi tra le migliori edizioni presenti ce ne sono anche di protestanti come la Riveduta del Luzzi, la Nuova Riveduta, l’American Standard Version, la Revised Standard Version e la New American Standard Bible. Sono fortemente affidabili, risultano frutto di un onesto lavoro di revisione sui testi originali e vengono stampate da autorevoli case editrici. Ma in passato un tale sistema di informazioni e di controlli non esisteva ed era forte il pericolo di manomissioni e contraffazioni che potevano diffondere tra il popolo errori, dubbi ed eresie.

Ciò che impressiona è l’incredibile successo che possono avere questi miti negativi sulla Chiesa Cattolica, in fondo bastava andarsi a leggere i pronunciamenti dei Concili di Tolosa e di Trento, che ho riportato, per capire come stessero effettivamente le cose. Ma se pure una mente eccelsa come quella di Montanelli, si è lasciata trasportare dalla sua ideologia anticattolica, si capisce fin troppo bene che contro l’odio ideologico non si può nulla. 


Bibliografia

A. C. Siegrfied ”La Vita e i lavori di P.P.Vergerio”, Strasbourg, 1857;
R. Cammilleri “Storia dell'inquisizione” 1997.

31 commenti:

  1. Ci sarebbe anche da dire che, secondo il bisogno del momento, gli anticattolici accusano la Chiesa pure di aver ingannato gli ignari fedeli (nonché assidui lettori biblici) tramite delle furbissime sfumature di traduzione atte a promuovere la malvagia dottrina cattolica...
    Delle due l'una: o era proibito ai cattolici leggere le Sacre Scritture oppure i fedeli venivano continuamente plagiati dalla frequente lettura e meditazione di "false" traduzioni 😄
    Vabbè, prima o poi si metteranno d'accordo 😉

    Comunque, al di là della battuta, negli ultimi anni sto maturando l'idea (alla quale MAI avrei pensato di arrivare) che la nostra Chiesa sia stata perfino troppo larga di manica attraverso le varie epoche e condizioni culturali... e pur comprendendo io la dinamica col mondo protestante che ci ha indotti a certi passi inevitabili (in tema di "diffusione" della Bibbia), troppe volte ultimamente mi ritrovo a pensare che forse l'accesso alla Sacra Scrittura andava ancor più fortemente limitato - cosa certo impossibile nel mondo attuale. Ma davvero mi sto rendendo conto di come oggi la gente legga la Bibbia in modo distorto, senza strumenti adeguati, ... cadendo vittima di sètte oppure abbandonando la fede cristiana perché "si spaventa" leggendo l'AT.
    ... se ora rileggo ciò che ho appena scritto mi devo autoaccusare di essere una bacchettona conservatrice con la puzza sotto il naso, ma è effettivamente quello che oggi penso: toglierei le Sacre Scritture da tante mani, e le restituirei solo dopo un minimo di corso biblico. Corso biblico cattolico innanzitutto, visto che la Bibbia è stata scritta (o scelta / canonizzata / confermata) dalla Chiesa, nella Chiesa e per la Chiesa.
    Il corso biblico "laico"? Dopo quello cattolico 😁😁.
    Come avrai capito, un po' scherzo, un po' no. Trovo che siamo in un'epoca preoccupante, nella quale manca del tutto una cultura di base.

    Credo che oggi sia chiaro più che mai il perché la Chiesa in passato abbia protetto così tanto sia le Scritture sia i propri fedeli.

    Ciao Luis, grazie per le tue ricerche che leggo regolarmente.

    Francesca

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    1. Nell'universo anticattolico c'è di tutto ed il contrario di tutto. L'unico filo conduttore è il fatto che pur di dare addosso alla Chiesa cattolica si è disposti a credere alle cose più assurde. Me ne sto accorgendo sempre di più con le amenità di Biglino (di cui me ne sono dovuto interessare spinto da diverse persone in crisi....). Non c'è niente da fare, non vale la competenza, la preparazione, il possedere titoli accademici, niente, basta che screditi i cattolici sarai sempre seguito da torme di ignoranti che crederanno ad ogni tua stupidaggine.
      Il tuo pensiero, Francesca, non è affatto da bacchettoni, ma esprime una grande verità: la necessità di una Roccia, di Pietro, a cui Cristo affida le chiavi. In fondo il senso dell'esistenza della Chiesa è proprio questo, diffondere e preservare la Verità.

      Un caro saluto in Cristo

      Luis

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  2. Tra il 1563 e il 1780, anno in cui venne data licenza di pubblicazione di una Bibbia tradotta in volgare, c'è un lasso di tempo di due secoli. Ripeto, DUE secoli.
    Per due secoli al 95% della popolazione italiana, o forse più (tutti coloro che non leggevano il latino) fu impedito di fatto l'accesso al testo biblico.
    E non solo alle traduzioni integrali, bensì perfino i volgarizzamenti biblici. Persino il basso clero non poté più formarsi sulla Bibbia, sebbene mediata.
    I permessi di lettura furono concessi con estrema parsimonia.
    Le consiglio vivamente di studiare le pubblicazioni di Gigliola Fragnito, massima autorità nel campo.
    Saluti.

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    1. Scusi, Anonimo, ma l'ha letto il mio articolo? Mi sembra che con dovizia di particolari abbia abbondantemente dimostrato che la Chiesa non ha MAI impedito il possesso e la lettura della Bibbia. Perché, allora, questo suo commento?
      Non sono d'accordo con le conclusioni della Fragnito, basta solo leggersi il pronunciamento del Concilio di Trento, che ho riportato nell'articolo, per rendersi conto da che posizioni sbagliate parte la studiosa. La Chiesa non ha mai proibito la lettura della Bibbia, ma si limitò, in periodo di Controriforma, ad essere particolarmente attenta a non far divulgare le eresie protestanti.

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    2. Ma lei ha letto il mio commento?
      La Chiesa ha impedito il possesso e la lettura della Bibbia IN LINGUA VOLGARE. Unica versione consentita: la Vulgata. Quale percentuale della popolazione era in grado di leggere il latino? Ergo, alla quasi totalità dei fedeli fu impedito l'accesso DIRETTO al testo biblico (persino nella forma mediata del volgarizzamento). E tale atteggiamento di sospetto nei confronti della lettura diretta della Bibbia sopravvisse alle prime pubblicazioni in volgare della metà del Settecento, per resistere fino al Vaticano II.
      Se non è d'accordo con la tesi di Fragnito (legittimo, per carità) dovrebbe fornire solidi argomenti scientifici per confutarla. E non sono questi, glielo assicuro.
      Lei pensa davvero che si possa scrivere di storia avendo letto un paio di libri di taglio apologetico?

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    3. Certo che l'ho letto e per questo capisco che non ha ben compreso il mio articolo. NON E' VERO, come lei afferma, che la Vulgata fosse la sola versione consentita. Tutte le altre volgarizzazioni, se autorizzate, potevano benissimo circolare. Non fu, quindi, impedito alcun accesso diretto alla Scrittura, è quindi falso quello che va dicendo. Fu vietato solo il possesso e la lettura delle traduzioni protestanti. Basta leggersi il pronunciamento del Concilio di Trento che ho riportato nell'articolo, cosa che dovrebbe fare, tra l'altro, anche la Fragnito.

      Il fatto che la maggioranza della popolazione non sapesse il latino non è pertinente all'argomento trattato, se è per questo la maggioranza della popolazione non sapeva né leggere e né scrivere, quindi non aveva accesso neanche a volgarizzazioni varie. Il punto è, invece, che lei parla di un immaginario DIVIETO che non c'è mai stato. Chi sapeva il latino, o semplicemente leggere e scrivere, poteva benissimo accostarsi alla Scrittura e alle sue versioni volgari autorizzate. La preoccupazione della Chiesa non era quella che la gente non doveva leggere la Bibbia, ma quella, del tutto lecita e legittima, di impedire la diffusione dell'eresia protestante. Mi sembra che ci sia una bella differenza.

      Un consiglio: invece di preoccuparsi tanto della mia preparazione, cerchi di confutarmi con argomenti convincenti, avendo cura di leggersi con attenzione quello che scrivo, prima di postare commenti.
      Un saluto

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    4. Ciò che scrive è semplicemente falso. E temo che i libri di Gigliola Fragnito (che non cita in bibliografia, chissà perché...) non li abbia proprio aperti, perché altrimenti avrebbe trovato decine di evidenze documentarie (documenti di archivio, ci tengo a precisarlo) che dimostrano che a partire dal 1558 la Congregazione del Sant'Uffizio perseguì duramente la lettura e il possesso delle traduzioni, integrali o parziali) in lingua volgare della Bibbia (nonché i volgarizzamenti) contraddicendo in parte il dettato tridentino (decisione del 1546), che aveva lasciato aperta la questione.
      La Congregazione dell'Indice non fu da meno, da questo punto di vista. Infatti confermò il rigore dell'Indice paolino per ciò che attiene alla proibizione delle traduzioni in volgare e i volgarizzamenti, fino ad arrivare, agli inizi degli anni Ottanta del Cinquecento, all'abrogazione della regola IV dell'Indice in vigore, il che significa che vescovi ed inquisitori non erano più autorizzati a rilasciare licenze per la lettura delle traduzioni dell'Antico e del Nuovo Testamento, ma avrebbero dovuto sequestrarle e mandarle al rogo. Qualsiasi traduzione, non le traduzioni protestanti.

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    5. Ma neanche per sogno. Nel mio articolo me la prendo con la falsa notizia che la Chiesa fosse contraria tout court al possesso e alla lettura della Bibbia. E specificatamente con la balla sparata da Montanelli. Se, poi, mi fa la grazia di leggere con più attenzione ciò che ho scritto, ho sempre specificato che le volgarizzazioni permesse erano solo quelle autorizzate. Poi, ovviamente, non nego che in epoca di più aspra controriforma, gli ultimi decenni del XVI secolo, con l'ossessione di contrastare il dilagare del protestantesimo, qualche esagerazione ci sia stata, ma da qui a ciarlare di Chiesa oscurantista, che ottenebra le menti ed altre amenità del genere, ce ne corre.

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    6. No guardi, non rigiri la frittata. Non è che se uno scrive le parole "Inquisizione" e "Indice" deve subito partire con la lagna vittimistica della leggenda nera anticattolica, roghi di eretici e compagnia bella.
      Nessuna "esagerazione": a partire dall'emanazione del primo Indice, quello "paolino" o "inquisitoriale", questa fu la linea di condotta della Chiesa. Nessuna traduzione in volgare permessa, tranne rarissime eccezioni, ossia i "permessi di lettura" (e nella concessione delle eccezioni gli ordinari diocesani furono estromessi). E nessun volgarizzamento permesso (non "volgarizzazioni", come scrive lei. Immagino che sappia cosa significa "volgarizzamento"). Pensi che persino al basso clero, quello che non conosceva il latino, fu in questo modo impedito di accostarsi direttamente alla Bibbia.
      Immagino che lei sappia che per studiare la storia della Chiesa non ci si può fermare al dettato normativo conciliare.
      La storia è una cosa (seria). L'apologetica è un'altra, e speravamo di essercela lasciata alle spalle. Ma vedo che non è così.

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    7. Senta, il mio articolo è volto a sfatare, e quindi a riportare la verità storica, il mito anticattolico secondo il quale Chiesa Cattolica avrebbe proibito il possesso e la lettura della Bibbia cosicché da risultare nient'altro che una organizzazione oscurantista ed affossatrice del “libero” pensiero. Come abbiamo visto il dettato del Concilio di Trento non accenna ad alcun divieto in questo senso, ma anche il fatto stesso che successivamente fosse stato concepito un elenco di libri proibiti, misura indubbiamente draconiana, dimostra che la proibizione del possesso e lettura della Bibbia non fosse un'impostazione strutturale della Chiesa per l'ottenebramento delle menti ed altre amenità del genere. Perciò quello che dice è falso, la linea di condotta della Chiesa non fu affatto sempre la stessa, dopo un'iniziale posizione molto rigida dell'indice paolino del 1559, sorto per contrastare le versioni volgarizzate della Bibbia riportanti proposizioni protestanti ed eretiche in generale (Hubert Wolf "Storia dell'Indice" Donzelli, Roma, 2006), e proibiva anche molti altri testi non religiosi allo scopo di scoraggiare la stampa di autori protestanti tedeschi, dopo il Concilio di Trento l'indice fu molto meno restrittivo del precedente arrivando solo a proibire i libri eretici e concedeva le "patenti di lettura" senza le restrizioni precedenti.

      Tutto ciò per dire che la Chiesa non si è mai sognata di proibire la lettura della Bibbia per "contrastare il libero pensiero", ma esclusivamente per ostacolare la possibile contaminazione della fede e la corruzione morale attraverso la lettura di scritti il cui contenuto veniva considerato dall'autorità ecclesiastica non corretto sul piano strettamente teologico, se non addirittura immorale. Tra l'altro l'indice paolino ebbe un'applicazione molto limitata, mentre fu più ampiamente applicato quello "tridentino" molto meno restrittivo.

      Le frittate se le tenga per se e, mi faccia il piacere, mi risparmi i suoi commenti sull'apologetica, veramente fuori luogo.

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    8. In effetti, in questo caso sarebbe meglio parlare di marmellate, più che di frittate. Nel suo ultimo commento mescola insieme questioni diverse, ed alcuni dati che lei fornisce sono totalmente infondati.
      1) L'indice paolino non proibì versioni volgarizzate della Bibbia "riportanti proposizioni protestanti", ma qualsiasi traduzione in volgare della Bibbia;
      2) L'indice tridentino fu meno rigido, certamente, ma non per quanto riguarda la proibizioni delle traduzioni in volgare della Bibbia;
      3) L'impostazione "strutturale" non la diede il Concilio ma la Congregazione del Sant'Uffizio, che per sua informazione era presieduta dal pontefice in persona, non da un pinco pallino qualsiasi. Anche la Congregazione dell'Indice ebbe un ruolo fondamentale in tal senso;
      4) Questa impostazione si mantenne inalterata fino almeno al XVIII secolo;
      5) La Chiesa invitò esplicitamente i fedeli a leggere direttamente la Bibbia solo con il Concilio Vaticano II.

      La Chiesa non impedì la lettura della Bibbia per contrastare il "libero pensiero". La impedì perché non riteneva la gran massa dei fedeli, i "semplici", in grado di intepretare correttamente la Scrittura. Per scongiurare la nascita e la diffusione di eresie, si preferì comportarsi in questo modo. La cosa durò un paio di secoli almeno, non un paio d'anni.
      Buono studio.

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    9. Observatio circa quartam regulam (Indice tridentino)
      "Sia noto riguardo alla quarta regola dell'Indice di Pio IV di felice memoria che con questa stampa e edizione non viene concessa di nuovo alcuna facoltà ai Vescovi, o Inquisitori o Superiori di Regolari, di rilasciare licenze per l'acquisto la lettura o il possesso di Bibbie stampate in volgare, poiché finora per ordine e uso della Santa Romana e Universale Inquisizione è stata loro revocata la facoltà di concedere licenze per la lettura e il possesso di Bibbie volgari o di parti della Sacra Scrittura, sia del Nuovo che del Vecchio Testamento, stampate in qualsiasi lingua vernacolare; e inoltre dei sommari e compendi anche storici delle stesse Bibbie ovvero libri della Sacra Scrittura scritti in qualsiasi lingua volgare: il che dovrà esser inviolabilmente osservato".

      Alla fine del secolo si alleggerì parzialmente il divieto che aveva colpito la letteratura devozionale di derivazione biblica, ma circa la proibizione assoluta delle traduzioni integrali della Bibbia in lingua volgare non ci furono dubbi: "non si può in alcun modo permettere il semplice testo volgare della S. Scrittura" salvo dispense PAPALI.

      Nel 1567 cessò la produzione italiana di bibbie in volgare. Gli esemplari superstiti venivano dati alle fiamme. Intorno nel 1620, ad esempio, l'Inquisitore Eliseo Masini dava notizie a Roma sul rogo di libri tra cui bibbie in volgare da lui ordinato a Genova.

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    10. "La Chiesa non impedì la lettura della Bibbia per contrastare il "libero pensiero". La impedì perché non riteneva la gran massa dei fedeli, i "semplici", in grado di intepretare correttamente la Scrittura. Per scongiurare la nascita e la diffusione di eresie, si preferì comportarsi in questo modo. La cosa durò un paio di secoli almeno, non un paio d'anni".

      Finalmente ci è arrivata! E' dall'inizio che le sto dicendo che il senso del mio articolo è proprio quello di sfatare il mito della Chiesa contraria al "libero pensiero". Non ci fu alcun intento "strutturale", ma un provvedimento a tempo, seppur lungo, ma comunque destinato ad essere prima o poi revocato. Come, infatti, avvenne.

      Certamente queste misure ci appaiono come eccessivamente severe, ma il buon storico deve porsi nell'ottica della Chiesa di quel tempo. Se Lutero si fosse scagliato solo contro le corruzioni della Chiesa, la ricchezza del clero, ecc. sarebbe stato difficile potergli dar torto, ma la Riforma protestante usò la teologia per poter scardinare il potere politico e l'autorità morale della Chiesa sul potere laico. Lutero, traducendo, facendo stampare e diffondendo la Bibbia in tedesco, faceva dire alla Bibbia quello che gli pareva a lui e ai suoi sodali per attuare l'azione clerico-politica del distacco dei principi tedeschi dalla comunione con Roma. E per farlo commise l'azione più ripugnante che si poteva immaginare a quel tempo: violare il testo sacro, inquinare e mutilare la Parola di Dio. Tra l'altro c'è da aggiungere che l'azione di Lutero e di tutti gli altri protestanti non era affatto tesa ad emancipare i "semplici", per l'istruzione del popolo, ma volta unicamente ad attaccare e scardinare l'autorità del Magistero della Chiesa. Ciò è provato dal fatto che al popolo delle versioni in volgare importava ben poco non essendo comunque capace di leggerle, essendo in larghissima parte analfabeta.

      Nel mio articolo non voglio disconoscere il fatto che per un periodo limitato, (ho detto limitato, non breve) la Chiesa abbia impedito la diffusione e la lettura delle versioni in volgare della Bibbia, ma denunciare la falsità tutta laicista dell'accusa di oscurantismo e di uccisione del "libero pensiero". E su questo non penso possano esserci dubbi.

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    11. No guardi, fino a prova contraria so leggere, e capisco anche ciò che leggo. Quindi non è che "ci sono arrivata"... Lei ha scritto cose false, che denotano scarsissima conoscenza da parte sua della bibliografia minima sull'argomento. Ha affermato, cito, che "NON E' VERO [...] che la Vulgata fosse la sola versione consentita. Tutte le altre volgarizzazioni, se autorizzate, potevano benissimo circolare. Non fu, quindi, impedito alcun accesso diretto alla Scrittura [...]. Fu vietato solo il possesso e la lettura delle traduzioni protestanti".
      Come le ho dimostrato, a partire dall'Indice paolino qualsiasi traduzione in volgare della Bibbia veniva data alle fiamme. Che poi lei consideri questa misura giusta perché in questo modo la Chiesa si è difesa dalla diffusione dell'eresia è un altro paio di maniche. Le assicuro, però, che la conseguenza non fu solo quella. Ce ne furono anche altre (scarsa comprensione del messaggio religioso da parte dei fedeli, una fede improntata al conformismo, bassi tassi di alfabetizzazione, ecc. ecc.).
      Sulla valutazione degli effetti si può non essere d'accordo, ma ciò che ha scritto prima è semplicemente falso.

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    12. Ma neanche per sogno. Dispense papali e patenti di lettura venivano concesse, sicuramente molto raramente, ma esistevano. Quindi è lei che dice cose false.

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    13. Guardi che gliele ho menzionate io sin dall'inizio di questa discussione le patenti di lettura, riservate al Sant'Uffizio e al papa. Ma i rarissimi permessi non contraddicono il dato storico inconfutabile: la stampa e la lettura della Bibbia in volgare erano VIETATE (se non fosse così, non ci sarebbe stato bisogno di "permessi", non trova? La logica...)
      Le ho citato le fonti. Vuole anche i riferimenti archivistici?
      Questo si chiama arrampicarsi sugli specchi.
      Continui pure a scrivere sciocchezze senza alcun fondamento storico. Di certo, ciò qualifica il suo blog per quello che è.

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    14. Ma di quale logica parla? Se un determinato esercizio è vietato in modo strutturale significa che è sempre interdetto, mentre invece la possibilità di permessi e patenti significa che non si tratta di un divieto strutturale, ma di una limitazione. È così difficile da capire?
      Non ho mai negato l'esistenza di tale limitazione in un preciso periodo storico limitato, quindi le sue accuse sono completamente ingiustificate e ridicole.
      Ora, però, mi sono stancato di leggere sempre le sue rancorose repliche in fotocopia, quindi o scrive qualcosa di nuovo oppure la consiglio di astenersi da ulteriori commenti inutili ed oziosi.
      Un saluto

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  3. La Reforma hizo un gran daño a la comprensión de la Escritura http://infocatolica.com/blog/espadadedoblefilo.php/1611010149-la-reforma-hizo-un-gran-dano

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  4. Modestamente, yo también le envié un artículo a Bruno Moreno que análizaba este mismo mito, el de la inexiste prohibición de la Biblia, basandome en el gran biblista Riccioti. alvino pensaba como Lutero, Melanchthon y Zwinglio si se trataba de establecer diques para la inmensa mayoría de los cristianos ante la lectura de la Biblia: “Para Calvino, la Biblia no era directamente accesible a todos. Como explicaba en un sermón, era un pan con costra gruesa. Para nutrir a los suyos, Dios quiere ‘que el pan nos sea cortado, que los pedazos nos sean puestos en la boca, y que nos los mastiquen’.” (Gilmont, 2001:388). De hecho como señalan apologistas como Bertrand L. Conway e historiadores del rigor y erudición de Hubert Jedin Lutero demostró poco aprecio por la palabra de Dios: Lutero se mofaba del Eclesiastés, rechazó la Epístola a los Hebreos y negó que el Apocalipsis fuese apostólico. Omitió los dos libros de los Macabeos porque hacen mención de las oraciones por los difuntos y ridiculizó la Epístola de Santiago, porque alaba las buenas obras. Donde San Pablo dice que basta la fe para salvarse (Rom III, 28), Lutero añadió «sola».

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  5. La Iglesia Católica siempre ha alentado a los creyentes la lectura y meditación de la Biblia. Por ejemplo, en Italia la Biblia Martini , fue re-autorizada (y se volvió a publicar con imprimatur en Venecia en 1822 y en 1830, en Prato en 1832 y Florencia en 1836 y Milán en 1840). Gregorio XVI enseña de forma tajante después de haber desenmascarado los propósitos proselitistas de las sociedades bíblicas: “Son muchos los testimonios de la más absoluta claridad que demuestran el singular empeño que los Romanos Pontífices, y por mandato suyo los demás Obispos de la Cristiandad, han puesto en los últimos tiempos para que los católicos de todos los países traten de posesionarse con afán de la palabra divina, tal como aparece en la Sagrada Escritura y en la Tradición”. Los católicos de Italia tenían por lo tanto a disposición de la Palabra de Dios en tan sólo siete volúmenes y a un costo relativamente bajo. Precisamente para facilitar la lectura de la Biblia los eclesiásticos medievales procedieron a su división en capítulos, fue el cardenal y arzobispo de Canterbury Esteban Langton (que murió en 1228), quien introdujo esta división por primera vez la Biblia llamada "Parisiense" y luego con la aprobación de la Iglesia, en todas las Biblias, hasta en las protestantes. Aún así, era complicado el manejo de la Biblia, por lo que en 1551, el impresor Roberto Estienne y el fraile dominico Pagnini la dividen en versículos con la aprobación de la Iglesia. Por si fuera poco, León XIII, en 1893, con la encíclica Deus Providentissimus, fomentó el estudio de las lenguas orientales y el uso de la crítica textual y, por decreto del 13.12.1898, se ofreció a los católicos devotos no menos de 500 días de indulgencia por 15 minutos de lectura diaria del Evangelio y de la indulgencia plenaria para una lectura regular de toda la Sagrada Escritura .Pío X no desea más que la lectura diaria de la palabra de Dios. Benedicto XV repite la misma intimación en la Encíclica llamada de San Jerónimo del 15 de Sept. de 1920: "Toda familia debe acostumbrarse a leerlo y usarlo (el Nuevo Testamento) todos los días". En nuestra nación el cardenal Isidro Gomá se distinguió especialmente por haber difundido am

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  6. SAN PEDRO DAMIAN, año 1072: "Dedícate siempre a la lectura de la sagrada Escritura. Entrégate enteramente a esto. Vive y persevera en ello" (Epist. a Steph., 29).
    SAN ANSELMO, año 1109: "Nuestro sermón resulta sin provecho... si no tiene su fuente y orientación en las sagradas Escrituras.
    SAN BERNARDO, año 1153: "Si te combaten ejércitos de enemigos, toma la espada del espíritu que es la Palabra de Dios, y con ella, fácilmente alcanzarás la victoria" (Sermón 14).
    HUGO DE SAN VICTOR (teólogo), año 1141: "La sagrada Escritura es como un maestro público que siempre ha de estar en medio del pueblo" (Miscel, I).
    PAPA INOCENCIO III, año 1216: "Acudamos a las sagradas Escrituras, cada vez que tengamos que luchar con graves tentaciones" (Sermón Cuar. III Dom.).
    PAPA GREGORIO IX, año 1241: "Todos tienen que leer o escuchar las sagradas Escrituras, siendo que está probado que la ignorancia de la Escritura ha originado muchos errores y herejías" (Ep. 6 ad Gerranum).
    ALEJANDRO DE HALES (teólogo) año 1245: "El fin de toca especulación teológica es penetrar profundamente en el conocimiento: la sagrada Escritura" (Sum. T. p. 1).
    SAN BUENAVENTURA, año 1274: "Todo nuestro saber debe tener como fundamento el conocimiento de las sagradas Escrituras" (En Las Artes y la Teología).

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  7. La idea de que la gente normal y corriente pudo leer la Biblia por sí misma desde hace nada más que 500 años, con la Reforma, es un mito protestante, creado y alimentado por nada más ni menos que Lutero. Esto lo dice la medievalista Sabrina Corbellini, directora de la investigación. “El mismo Lutero lo dijo en uno de sus famosos discursos, que él mismo nunca pudo leer una Biblia en su idioma, porque la Iglesia Católica lo tenía prohibido”. esta imagen popular ha cambiado drásticamente. Desde bastante antes de Lutero cualquiera podía leer la Biblia en su propia lengua. Éste es el resultado de una investigación histórica a nivel europeo llevada a cabo por la Rijksuniversitaeit Groningen, la Universidad de Groningen. (Aclaro que Groningen, en el norte de Holanda, es un feudo protestante con, posiblemente, el mayor número de fieles en activo de toda Holanda). La Biblia en romance era ya algo normal bastante antes del protestantismo. Según Corbellini, esta propaganda fue difundida por sus seguidores, que se atribuyeron el título de “liberadores de la Biblia”. Sin embargo, la gente podía leer la Biblia, comentarla, meditarla, sin ningún problema antes de Lutero. El estudio se ha realizado en Holanda, Flandes, Italia y Francia. Han investigado también, por primera vez de un modo estructural, qué clase de gente leía la Biblia, quienes la poseían. En las ciudades había una élite, que podía leer y escribir en latín y que solían leer la Vulgata, pero también había carpinteros, zapateros, campesinos, que leían la Biblia en romance. No entendían el latín, pero tenían acceso a todo tipo de libros. Y enamorados de la difusión de la Biblia como franciscanos y dominicos, entre otras órdenes de monjes, tuvieron mucha influencia en los laicos. http://www.conocereisdeverdad.org/website/index.php?id=4888

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  8. “Los que piensan que antes de Martín Lutero no existían traducciones de la Biblia están equivocados. Antes de que él tradujera la Biblia al alemán, la Iglesia tenía ediciones completas o trozos de ella en 26 diferentes lenguas europeas, y en ruso. Por ejemplo, existía la Biblia Héxapla del año 240, la de Jerónimo, La Vulgata, del 390. Había además 30 ediciones de la Biblia completa en alemán antes de la versión de Lutero en 1534, nueve antes de que él naciera, entre las que están: versión de Faust and Schoffer, 1462, Maniz; la de Johan Mentelin, 1466, Estrasburgo; la de Pflanzmann, 1475, Augsburgo; la de Andreas Frizner, 1470, Nurenberg; la de Gunter Zainer, 1470, Augsburgo; la de Antón Sorg, 1477, Augsburgo; la de Antón Koburger, 1483 Nuremberg; otra de Antón Koburger, 1485, Estrasburgo; la de Hans Setro Schansperger, 1487, Augsburgo; la de Hans Otmar, 1507, Augsburgo; la de Silvan Otmar, 1518, Augsburgo. Había 62 ediciones de la Biblia, autorizadas por la Iglesia en Hebreo, 22 en griego, 20 en italiano, 26 en francés, 19 en flamenco, dos en español: la Biblia Alfonsina (de “Alfonso el Sabio”, año 1280) y la Biblia De la Casa de Alba (año 1430, AT), seis en bohemio y una en eslavo, catalán y checo. La primera Biblia impresa, fue producida bajo los auspicios de la Iglesia católica- impresa por el inventor católico de la imprenta: Gutenberg. La primera Biblia con capítulos y versículos numerados fue producida por la Iglesia católica, gracias al trabajo de Esteban Langton, Arzobispo de Canterbury, Inglaterra. A pesar de esto acusan a la Iglesia de haber intentando la destrucción de la Biblia; si hubiera deseado hacer esto, tuvo 1500 años para hacerlo.” http://www.conocereisdeverdad.org/website/index.php?id=3055

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  9. La iglesia católica aprobó la Biblia de Gutemberg en alemán en 1455. La primera edición en flamenco apareció en 1478. Dos versiones italianas fueron impresas en 1471. Por orden de Isabel la Católica, Fray Ambrosio Montesino refundió los cuatro evangelios en uno; Montesino destacó con caracteres especiales y más gruesos los pasajes que provenían directamente de los evangelios. También tradujo a petición de Fernando el Católico los Evangelios y Epístolas (a partir de la obra de Gonzalo García de Santa María) que se reimprimió muchas veces hasta el año 1559. En 1478 se imprimió la Biblia en valenciano del cartujo Bonifacio Ferrer, hermano de San Vicente Ferrer. Una Biblia polaca fue traducida en 1516, y la primera versión inglesa es del 1525. Siglos antes habían aparecido libros individuales en lengua vernácula. Por ejemplo, el primer Evangelio de San Juan en inglés, fue traducido en el año 735 por el Venerable Beda.

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  10. Se dice en ambientes protestantes que el Libro de los Salmos fue puesto en el índice romano de libros prohibidos. Pero los salmos de David no fueron jamás puestos en el índice. Sí fue condenada una traducción de los salmos hechos por el hereje Juan Diodati, que no es lo mismo. También se dice que el Concilio de Oxford presidido por el arzobispo Arundel en 1408 prohibió la traducción y lectura de la Biblia al inglés. Pero Tomas Moro demostró en 1529 la verdad del asunto. El Concilio de Oxford se limitó a condenar la fraudulenta traducción de la Biblia de Wycliffe, este hereje con propósito malicioso tradujo la Biblia al inglés y “deliberadamente corrompió el texto sagrado.” Fue la actividad de Wycliffe, dice Moro, la que llevó a la prohibición de las versiones heterodoxas de la Biblia en las Constituciones de Oxford. Pero en ningún momento se prohíbe las versiones de la Biblia en lengua vulgar. De hecho, Sir Tomas Moro muestra como en su época la gente, los laicos y las mujeres leían la Biblia en inglés sin problemas, y todo ello con la aprobación de los obispos católicos.

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  11. Curiosamente, y como nos ilustra acertadamente Dwight Longenecker , fue el anglicano Enrique VIII quien quemó las Biblias protestantes de Tyndale, Coverdale y Matthew, con la Vulgata latina ayudando a alimentar el fuego. Enrique VIII volvió a restringir severamente la lectura de la Biblia en lengua vulgar en 1543 limitando la lectura de las Escrituras a las clases más altas. En un primer estrato se encontraban los lores and gentlmen que podían leer en voz alta la Biblia en inglés incluso ante su familia. Si había un personaje de esta estirpe presente, podía autorizar el acceso a los textos sagrados. En un segundo nivel se hallaban los burgueses y mujeres nobles, que solamente podían leer para sí. Luego, los artesanos, mujeres corrientes, propietarios, peones y agricultores tenían absolutamente prohibida la lectura de las Escrituras.

    Pero volvamos a los reformadores y veremos que Calvino pensaba como Lutero, Melanchthon y Zwinglio si se trataba de establecer diques para la inmensa mayoría de los cristianos ante la lectura de la Biblia: “Para Calvino, la Biblia no era directamente accesible a todos. Como explicaba en un sermón, era un pan con costra gruesa. Para nutrir a los suyos, Dios quiere ‘que el pan nos sea cortado, que los pedazos nos sean puestos en la boca, y que nos los mastiquen’.” (Gilmont, 2001:388). De hecho como señalan apologistas como Bertrand L. Conway e historiadores del rigor y erudición de Hubert Jedin Lutero demostró poco aprecio por la palabra de Dios: Lutero se mofaba del Eclesiastés, rechazó la Epístola a los Hebreos y negó que el Apocalipsis fuese apostólico. Omitió los dos libros de los Macabeos porque hacen mención de las oraciones por los difuntos y ridiculizó la Epístola de Santiago, porque alaba las buenas obras. Donde San Pablo dice que basta la fe para salvarse (Rom III, 28), Lutero añadió «sola».

    Puede decirse que el control de las Escrituras, el temor a las interpretaciones heterodoxas, y la preocupación por determinar las lecturas adecuadas fueron un factor común entre los tradicionales católicos y los protestantes. Teodoro de Bèze se mostró inquieto ante la traducción al francés de una de sus obras y se quejaba de la manía del público de querer entrometerse en cuestiones delicadas como la teología, para cuyo estudio era necesario conocer “caminos” y “pasos” de ida y regreso.

    Cuando en 1562 el impresor ginebrino Jean Rivery se dispuso a publicar una armonía evangélica con anotaciones de teólogos, el Consejo de pastores negó la publicación: “el glosador no debería haber citado a Calvino ni a Bèze, quienes corrían el riesgo de que sus lectores se apartasen de la lectura de sus escritos completos, y se contentasen con extractos.”

    Y cuando en 1588 se preparaba la Biblia ginebrina, los pastores criticaron las anotaciones marginales arguyendo que los lectores no leían los comentarios sino los resúmenes. Pero al final se concluyó que no todos tenían la posibilidad de leer comentarios completos ni el firme juicio que se precisa para aprovechar debidamente la sustancia. En 1582, apareció el Nuevo Testamento católico de Reims, en inglés. Esta versión, con sus notas basadas en los Padres de la Iglesia, despertó en la protestante Inglaterra la más violenta oposición. La reina Isabel ordenó la búsqueda, confiscación y destrucción de todas las copias.

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  12. SAN CLEMENTE ROMANO , año 102 decía: “Vosotros, amados hijos, sabéis bien las sagradas Escrituras, tenéis profundo conocimiento de la Palabra de Dios. ¡Guardadlas para recordarlas!”. (Epístola a los Corintios, 53).
    SAN POLICARPO DE ESMIRNA, año 156: “Confío en que estén bien versados en las sagradas Escrituras” (Epístola a los Filipos).
    SAN JUSTINO MARTIR, año 165: “Siempre nos acompaña nuestro caudillo, la Palabra de Dios” (Epístola a los Griegos, 5).
    SAN IRENEO, OBISPO, año 180: “Leed con el mayor empeño el Evangelio…” (En Contra Heréticos, 4, 66).
    CLEMENTE DE ALEJANDRIA, año 200: “En la lectura de las sagradas Escrituras, el uno, se fortalece en la fe, el otro, en las costumbres, el tercero, renuncia a la superstición” (Comentario al II de Para1ipómenos, 49 ) .
    ORIGENES, año 254: “Ojalá que todos cumpliéramos lo que está escrito. Escudriñad las Escrituras” (En Sobre Isaías, Cap. 7).
    SAN CIPRIANO, año 256: “El cristiano que tiene fe, se dedica a la lectura de las sagradas Escrituras” (En Sobre los Espectáculos).
    SAN ANTONIO ABAD, año 356: “Empéñate en leer las sagradas Escrituras, porque ellas te darán amparo” (Instrucción a los monjes).

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  13. SAN HILARIO DE POITIERS, año 366: “Dios habla para nosotros y no para sí, en la redacción de Sus Escrituras”. (Explicación al Salmo 126) .
    SAN ATANASIO, año 373: “La Palabra de Dios no se aleje de tu boca, ni de día ni de noche. En todo tiempo consista tu obra en la meditación de las sagradas Escrituras” (Tratado sobre las vírgenes, 12).
    SAN EFREN, año 373: “Cuida de leer frecuentemente los Libros Sagrados. Si no sabes leer, recurre a otra persona de la cual puedas oírlos” (Sermón 60).
    SAN BASILIO, año 379: “Obedezcamos el mandato del Señor. Es necesario escudriñar las Escrituras” (Del Bautismo, 4).
    SAN CIRILO, año 386: “Recrea tu alma con la lectura de los Santos Libros, especialmente en este tiempo de Cuaresma” (Catequesis I).
    SAN GREGORIO NAZIANCENO, año 389: “Adquiere los grandes tesoros de ambos Testamentos… emplea toda tu aplicación y celo en leerlos pues en ellos podrás aprender cómo servir al único y verdadero Dios, con ánimo devoto” (Carm. I – I – 12).
    SAN AMBROSIO DE MILAN, año 397: “No deje nuestra alma de dedicarse a la lectura de las sagradas Letras” (De Abraham, 5).
    SAN JUAN CRISOSTOMO, año 407: “Es necesario no sólo oír la lectura de las sagradas Escrituras en la iglesia, sino leerlas también en casa y hacer que la lectura sea provechosa” (Sobre el Génesis, 9). “La verdadera causa de nuestros males es la ignorancia de la Palabra de Dios” (Ep. ad Col. 2). “Aunque no entendáis los secretos de la Escritura, con todo, la simple lectura es saludable” (Sobre Lázaro, 3).
    SAN JERONIMO, año 420: “Ignorar las Escrituras, es ignorar al mismo Cristo”. (Prólogo sobre Isaías). “Relee con frecuencia las sagradas Escrituras, aún más, que el Libro santo no se aparte jamás de tus manos. Nos alimentamos con Cristo, no solamente en el Misterio, sino también leyendo las Escrituras” (Ep. 52, 7).
    SAN AGUSTIN, año 430: “Leed las sagradas Escrituras porque en ellas encontraréis normas sobre lo que habéis de hacer y evitar” (Sermón 48). Sin embargo, dice en su carta a Honorio XX, 17: “¿Puede haber algo más orgullosamente temerario que pretender conocer los Libros Santos que contienen los secretos divinos, sin el auxilio de quienes son sus propios intérpretes?”. En Sobre San Juan, 26, 12, dice: “El verdadero Cristo se haya entre nosotros, tanto en la Palabra (en la Biblia), como en la Carne (o sea en la Eucaristía)”.
    SAN GREGORIO MAGNO, año 604: “¿Qué otra cosa es la sagrada Escritura, sino una carta que el Señor todopoderoso ha querido por su bondad dirigir a la creatura?. Aprende por la Palabra de Dios…” (Carta a Teodoreto, 31).
    SAN ISIDRO, año 636: “El camino que conduce a Cristo es la sagrada Escritura” (Del Sumo Bien, I, 13).
    SAN BEDA, año 735: “Te ruego encarecidamente que te dediques en primer lugar a la lectura de los Libros Sagrados” (Cart. a Wigbert).
    PAPA NICOLAS PRIMERO, año 867: “Exhorto a los fieles al descanso dominical para que el cristiano pueda dedicarse a la oración y ocuparse de la sagrada Escritura” (Epist. a los búlgaros).
    SAN PEDRO DAMIAN, año 1072: “Dedícate siempre a la lectura de la sagrada Escritura. Entrégate enteramente a esto. Vive y persevera en ello” (Epist. a Steph., 29).

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  14. Grazie Alfonso, per tutti i suoi contributi, veramente una gran quantità di informazioni utili e preziose. In particolare apprezzo molto il ricco elenco delle citazioni.
    Ancora grazie e ud un caro saluto.

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