giovedì 30 dicembre 2021

Dieci anni di Apologeticon

Nel lontano 2011, esattamente il 27 dicembre, pubblicavo il primo post di questo blog. Sono, quindi, dieci anni che porto avanti questa mia iniziativa di rendere presente sul web un'apologetica cristiana della fede e del Cristianesimo. E' un impegno che nasce dalla convinzione che essere cristiani non significa solamente partecipare alla Liturgia ed attendere alla Carità, ma anche essere consapevoli della nostra Storia. Essere cristiani significa esserlo a tutto tondo, anche conoscendo le nostre origini storiche, con i suoi lati oscuri, ma anche e soprattutto con le sue rivoluzioni di umanità e civiltà compiute col sostegno della Luce di Cristo. Essere cristiani significa anche esserlo consapevolmente, quindi essere anche capaci di saper render conto della nostra fede e saperla difendere dagli attacchi, sempre più pressanti, dei laicisti, degli ignoranti che si riempiono la bocca calunniando la Chiesa e i cristiani. Dopo dieci anni della mia attività di blogger sono sempre del parere che ci sia più che mai bisogno di presentare la storia del Cristianesimo e della Chiesa Cattolica libera dai cliché che ancora oggi sono molto diffusi.

Sono ancora troppi i siti anticattolici che, senza citare fonti e documenti, diffondono falsità e calunnie di ogni tipo. Sono ancora molte le voci laiciste che divulgano "fake news" sul Cristianesimo, frutto solo del loro odio anticattolico, ma che non hanno nulla di veramente provato e veritiero. Posso fare tanti nomi di queste voci, da Tozzi, Odifreddi, Fedez, Biglino, ecc. tutti accomunati dalla stessa caratteristica di essere dei perfetti ignoranti nelle materie bibliche, esegetiche e storiche, ma che non hanno il minimo pudore di ergersi ad esperti.

Il dato più sconfortante è che la storia comunemente conosciuta, se così si può dire, deriva da una storiografia per lo più laicista, nata in ambiente anticattolico, tipicamente illuminista. Tutto ciò ha causato moltissimi danni e fatto nascere una quantità di miti anticattolici impressionante. Argomenti come l'inquisizione, le crociate, la cristianizzazione forzata del Nuovo Mondo, il Medioevo cristiano, ecc, sono caratterizzati ancora oggi da visioni distorte, antistoriche, false ed ingannevoli. Alcune parole come "Crociata", "Medioevo", "Inquisizione" sono addirittura entrate nel nostro lessico comune per indicare violenza, arretratezza, sopraffazione. E, invece, si tratta di un inganno, una finzione, una lunga serie di sciocchezze.

In questi dieci anni mi sono impegnato a sfatare questi miti e a contrastare con la verità storica, accertata da fonti e documenti, come siano andate veramente le cose e come tali elementi debbano essere giustamente considerate alla luce del metodo storiografico e non secondo la propria ideologia. 

Il blog, in questi dieci anni, ha avuto 167.164 visualizzazioni e i 290 post da me pubblicati hanno generato 3518 commenti. Non sono numeri eccezionali, ma testimoniano un certo interesse che mi sprona ad andare avanti. In questo ultimo anno non ho postato molti post e ciò è stato dovuto al fatto che si è trattato di periodo difficile anche per me. Spero, però, di tornare ai livelli degli anni scorsi e di rendere sempre un servizio utile e soprattutto onesto. 

Un saluto a tutti i miei cari visitatori del blog dal vostro

Luis 

   

domenica 26 dicembre 2021

venerdì 24 dicembre 2021

Odifreddi e il Natale, quando l'ignoranza regna sovrana.


Ci avviciniamo al Natale di Nostro Signore e puntualmente, come ogni anno, spuntano le solite trite e ritrite tiritere laiciste volte ad oscurare la meraviglia di un evento che, volente o nolente, ha cambiato il mondo. E', quindi, fin troppo scontato lo starnazzare laicista, dall'odioso ed idiota "politicamente corretto" della Commissione Europea, che ha paura dell'augurio "Buon Natale" non abbastanza inclusivo, al blaterare dei laicisti neopagani a cui dà fastidio la festa cristiana, ma che accettano di buon grado quella del Sol Invictus. D'altronde viene nel mondo la Parola di Dio incarnata e questa non lascia nessuno indifferente, infatti come dice la lettera agli Ebrei, è più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore (Eb. 4,12).

Solo che mi sarei aspettato una critica più elevata culturalmente invece del solito sciocchezzario annuale. Ad esempio, proprio a proposito della figuraccia della Commissione Europea, che ho prima ricordato, nella puntata del programma "Porta a Porta" su RAI 1 del giornalista Bruno Vespa, andata in onda il 9 dicembre scorso, dedicata a tale argomento, a prendere le parti del laicista "anti-natale" c'era il solito strampalato matematico tuttologo Odifreddi voce tra le più gettonate a rappresentare gli gnostici, gli atei, gli scettici e compagnia bella. Uno stralcio è riportato sul canale YT di Odifreddi. Il nostro eroe, ovviamente, non poteva certo prendere le difese dell'indifendibile Commissione Europea, quindi non gli è restato altro che convenire sull'idiotaggine europea, ma, poveretto, poteva restare così passivo? Certamente no, così si è "divertito" a stuzzicare Vespa e i suoi ospiti con stoccatine, tra l'altro totalmente decontestualizzate, del tipo: "tra l'altro, poi, il Natale non è neppure una festa religiosa, sappiamo tutti che il natale era quello di Roma, nei vangeli non c'è scritto quando Gesù è nato. il Cristianesimo si è appropriato di una festività pagana, del "Sol Invictus". E che c'entra col "Buon Natale" poco inclusivo? Boh, ma per Odifreddi non poteva certo mancare il mantra laicistico del Natale per eccellenza: il "Sol invictus" e la Cristianità ladrona! L'uditorio, ovviamente non gli ha manco replicato, tanto è notoria la fesseria. Ma caro Odifreddi, la religione cristiana non si è appropriata di un bel nulla, il solstizio d'inverno era visto da sempre come la vittoria della luce sulle tenebre e questa immagine era già nota agli ebrei come una promessa di salvezza. Otto secoli prima di Cristo il profeta Isaia vaticinava: "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse" e così il vangelo di Luca mette in bocca a Zaccaria la profezia: "Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto". I cristiani non mutuarono un bel niente dai saturnali pagani o dalla figura del Sol Invictus, per loro Gesù era il Messia, la grande luce che viene nel mondo, molto tempo prima che l'imperatore Eliogabalo introdusse il culto al Sol Invictus. Nella sua affermazione il Cristianesimo donò un senso nuovo a tutte le cose, trasformando le realtà precedenti rinnovandole con la luce di Cristo.

Ma Odifreddi è un tipo che si dà per vinto? Giammai. Quindi torna alla carica e ci regala l'ennesima stoccatina: "Da ateo, amichevolmente, come regalo di Natale, spero che Dio non ci sia, perché sebbene l'arte cristiana sia eccelsa, vi siete dimenticati che il motivo per cui c'è l'arte cristiana è perché il Cristianesimo è andato contro i dieci comandamenti, in particolare contro il secondo comandamento che proibiva espressamente di farsi immagini di viventi in cielo, in terra, in acqua. Per questo la civiltà islamica e, sottolineerei, quella ebraica, non hanno immagini, perché hanno rispettato il comandamento". Chissà come deve essersi sentito tutto gongolante e fiero Odifreddi, per esser riuscito a prendere in castagna i cattolici, senza sapere di aver tirato fuori una questione antichissima dove biblisti e teologi si sono confrontati da secoli. Niente di nuovo sotto al sole, neppure l'ignoranza di Odifreddi che resta implacabilmente immutata. Il suo riferimento alla violazione del secondo comandamento non ha senso per i cattolici, visto che per loro la proibizione delle immagini non è un comandamento a sé stante, ma il commento al primo. Quindi per i cattolici la prescrizione contro le immagini riguarda solo il pericolo dell'idolatria. La Bibbia, infatti, permette la realizzazione delle immagini, basta pensare alle statue dei Cherubini sull'Arca dell'Alleanza o alle decorazioni del Tempio di piante ed animali. La Bibbia condanna solo le immagini degli idoli. E le immagini cattoliche non sono affatto degli idoli, cioè altri dei. A tal proposito il Deuteronomio parla in modo chiarissimo: "Quando il Signore vi parlò sull’Oreb dal fuoco, state bene in guardia per la vostra vita perché non vi corrompiate e non vi facciate l’immagine scolpita di qualche idolo, la figura di maschio o femmina, la figura di qualunque animale, la figura di un uccello che vola nei cieli, la figura di una bestia che striscia sul suolo, la figura di un pesce che vive nelle acque sotto la terra, perché alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna e le stelle, e tutto l’esercito del cielo tu non sia trascinato a prostrarti davanti a quelle cose e a servirle” (Dt 4, 15-19).

E pensare che Odifreddi è addirittura il presidente onorario dell'associazione degli atei ed agnostici italiani. Che tristezza, un saccente che pontifica e si permette di bacchettare gli altri su un argomento di cui è ignorante. Ma perché non si limita ai numeri, invece di fare queste figuracce?

mercoledì 4 agosto 2021

Il Sillabo, oscurantismo della Chiesa?

 Un autentico mantra anticattolico è la diffusa accusa che la Chiesa Cattolica abbia sempre contrastato il progresso scientifico e la diffusione delle idee innovative attraverso la condanna del libero pensiero e tutto ciò al solo scopo di tenere le masse nell’ignoranza e poter imporre così il proprio dominio su di esse. Di solito per provare questo assunto i laicisti amano citare il famigerato “Sillabo”, cioè una condanna dei principali errori presenti nelle ideologie moderne.

Si trattò di un elenco di ottanta proposizioni, allegato all’enciclica “Quanta cura”, che il Papa Pio IX pubblicò nel 1864 dove venivano condannate ideologie moderne come, ad esempio, il Liberalismo, il Socialismo, il Comunismo, l’Ateismo, ecc., e dove veniva pesantemente criticata la Rivoluzione Francese con tutto il suo strascico di violenze. Ovviamente, senza tener minimamente conto del momento storico in cui l’enciclica ed il sillabo sono stati pubblicati, questa condanna della modernità è argomento tra i più usati dalla propaganda laicista per censurare la Chiesa Cattolica. Ma è noto che per capire bene il significato di fatti accaduti nel passato occorre calarli nel contesto storico in cui sono avvenuti. La mancanza di questa basilare impostazione, indispensabile per ogni valida critica storica, è troppo spesso alla base della retorica laicista contro la Chiesa ed i cristiani.

Possiamo veramente dire che il “sillabo” sia stato un documento che provi la volontà di oscurantismo e di rifiuto del “progresso” da parte della Chiesa? Ovviamente no, la Chiesa non si oppose affatto al progresso della civiltà umana ed alle conquiste della scienza, ma si trattò essenzialmente di una difesa dei principi universali che sono alla base della dignità dell’uomo e della Tradizione della Chiesa che il Papa ritenne opportuno operare. Già prima del 1864 la situazione dello “Stato Pontificio” e della sua dimensione “politica” stavano rapidamente cambiando: nel 1848 la Rivoluzione romana costringe Papa Pio IX ad abbandonare Roma per riparare a Gaeta, ritorna nel 1850 con l’aiuto dei francesi, ma le legazioni Pontificie di Bologna, Ferrara e Ravenna, le Marche e l’Umbria insorgono e vengono annesse al Piemonte. Lo Stato Pontificio si riduce a Roma ed il Lazio. Cosicché nel 1864, quando è papa Pio IX, il cattolicesimo ed il suo capo sembrano assediati da tutte le parti: l’Italia insiste nel suo processo di “unificazione”, nonostante e contro il papa, e vuole ad ogni costo Roma. I rapporti internazionali della Santa Sede non sono veramente cordiali con nessuna delle grandi potenze di allora.

Ma oltre a quello politico, un altro aspetto influenza fortemente il pensiero ed il comportamento del Papa ed è quello della difesa della fede cristiana cattolica. In quegli anni andava affermandosi lo studio “scientifico” e “moderno” della vita di Gesù, che fino ad allora era stata sempre e solo studiata e proclamata dalla Chiesa. Vennero pubblicati alcuni libri come la “Vita di Gesù” di David Strauss nel 1835-36 e la notissima “Vita di Gesù” di Ernst Renan nel 1863, che adombrano dubbi sulla storicità del Cristo o che sostengono che per essere fedeli a questo uomo esemplare bisogna sbarazzarsi della Chiesa. Filosofi e scienziati arrivano a giudicare la fede cristiana solo un’illusione e contestano ogni possibilità di rivelazione e di ordine soprannaturale, ed è il caso di testi come “L’essenza del Cristianesimo” di Ludwig Feuerbach del 1841, “Manoscritti economici-filosofici” di Karl Marx del 1844. Fino ad arrivare ad autentiche “rivoluzioni” scientifiche prese a pretesto per negare l’esistenza stessa di Dio, come il celeberrimo “’L’origine della specie” di Charles Darwin pubblicato nel 1859.

In questa situazione l’enciclica “Quanta cura” e soprattutto il “sillabo” apparvero come una vera e propria dichiarazione di guerra al mondo intero, un contrattacco ed una sfida dettati dalla disperazione. L’enciclica da sola forse avrebbe potuto destare meno impressione. Essa, infatti, conteneva una critica severa della scristianizzazione della società civile e la proclamazione dei diritti della Chiesa: insegnamento ed educazione, indipendenza di fronte agli Stati. Il “Sillabo”, invece, passava inesorabilmente in rassegna ed esponeva con una concisione estremamente limpida, per denunciarli, “tutti gli aspetti della grande rivolta dell’umanità contro i dogmi e i diritti del cristianesimo”. Negli ambienti atei ed anticlericali si verificò un’autentica esplosione d’odio e di astiosa commiserazione. In Francia il governo di Napoleone III, ad esempio, arrivò a definire non solo il “Sillabo”, ma la stessa enciclica “Quanta cura” contrari alla Costituzione imperiale, proibendone la diffusione. La stessa cosa avvenne in Italia. Nel mondo cattolico, invece, se si eccettuano i cattolici liberali, la gran massa dei fedeli accolse favorevolmente e talvolta perfino con entusiasmo questo intervento audace della Santa Sede. A Torino, per esempio, 150.000 persone si radunarono per ringraziare il papa. Il popolo di Dio accettò il “Sillabo” non solo perché esso esprimeva i “no” di Pio IX, ma perché formulava anche ciò che si sarebbe trovato in contrasto con la fede di tutta la Chiesa.   

 E’ indiscutibile che in quegli anni era in atto una cavalcante scristianizzazione e lo sviluppo di un acceso anti-cristianesimo dei valori inerenti alle rivoluzioni socio-culturali di quell’epoca. La chiesa non poteva restare inerte di fronte a tutto questo, ma quello che è importante capire è che Pio IX non condannò il mondo moderno in blocco, né intendeva sopprimere le ferrovie, il telegrafo o l’illuminazione a gas. Egli non contestava neppure le aspirazioni umanitarie portate avanti dalle nuove ideologie. Denunciava, invece, “il desiderio sfrenato di accumulare ricchezze” e ricordava che “la dottrina della Chiesa non si oppone affatto al bene e all’interesse della società umana”. Quello che egli non poteva approvare era la ribellione luciferina dell’intelligenza, il rifiuto di ogni punto di riferimento superiore alla coscienza individuale, il ripudio dell’autorità di Dio, della Rivelazione, della Chiesa. Questo è il senso del “Sillabo”. Il suo aspetto necessariamente negativo non deve essere isolato dalle affermazioni più positive del concilio Vaticano I circa la razionalità della fede, che non può essere identificabile con un itinerario puramente soggettivo ed arbitrario, e i principi della dottrina sociale della Chiesa, lontana sia dai sistemi socialisti atei, sia dall’economia del capitalismo liberale.

 Il mondo laicista, ateo ed anticristiano, vorrebbe solo distruggere la Chiesa ed il Cristianesimo, ma non può, allora si accontenta di poterlo relegare in un cantuccio, senza diritto di opinione e parola. L’ennesimo esempio di tale impostazione lo stiamo vivendo in questi giorni con la polemica sulla approvazione del disegno di legge Zan, tutto teso a zittire la Chiesa e i cristiani introducendo, velatamente, il reato di opinione.   

 


Bibliografia

R. Aubert, G. Martina “Il Pontificato di Pio IX”, Edizioni Paoline, 1970;
R.F. Esposito “Pio IX, La Chiesa in Conflitto con il Mondo” Edizioni Paoline, 1970;
Franco Cardini “Processi alla Chiesa” Piemme, 1995;
Ernesto Rossi. “Il Sillabo e dopo” Kaos edizioni, Milano 2000;
Rino Cammilleri “L'ultima difesa del papa re. Elogio del “Sillabo” di Pio IX” Ed. Piemme, Milano 2001.

lunedì 8 febbraio 2021

"Pro-Choice"? La libertà di scegliere la censura.

 

Scrivo questo piccolo post solo allo scopo di divulgare il più possibile notizie che la stampa del regime laicista vigente in Italia evita accuratamente di diffondere. Nella foto si può vedere un esempio dello spiccato senso di democrazia dei laicisti: un banchetto dell'associazione Pro Vita & Famiglia Onlus a Caravaggio (BG) "decorato" da escrementi.

Ovviamente si tratta di un gesto vergognoso opera di pochi facinorosi, che sono sempre presenti, che non rappresentano il modo di espressione del mondo "pro-choise", e bla, bla. A parte il fatto che tali manifestazioni "goliardiche" sono sempre a senso unico, ossia invariabilmente ai danni di chi legittimamente è contro l'orrendo crimine dell'aborto, ma ciò che voglio sottolineare è l'assoluto silenzio dei media, giornali, telegiornali, ecc. Questa notizia l'ho appresa solo da una pagina di facebook di un attivista del movimento per la vita: 

https://www.facebook.com/photo?fbid=10225732896731766&set=a.2266606467248

Cosa sarebbe successo se a spargere escrementi fossero stati quelli del movimento per la vita?

venerdì 25 dicembre 2020

venerdì 13 novembre 2020

I miti sulle Crociate. Il Papa incitò i cristiani alla guerra con la scusa delle violenze musulmane sui pellegrini.

 

Nel famoso appello alla crociata pronunciato da Urbano II nel 1095 al concilio di Clermont in risposta alla richiesta di aiuto formulata dall’imperatore d’Oriente Alessio I Comneno con i turchi selgiuchidi a soli 100 km da Costantinopoli, il papa addusse come giustificazione per l’azione anche il fatto che ormai da troppi anni i pellegrini cristiani in Terrasanta erano sistematicamente sterminati dopo essere stati sottoposti a raccapriccianti torture. Sulla scorta del mito diffusissimo della tolleranza musulmana, secondo il quale i musulmani avrebbero sempre rispettavano il pellegrino cristiano garantendo la possibilità di pregare il proprio Dio nei luoghi santi di Gerusalemme, molta storiografia apertamente anticattolica ha diffuso l’idea che il papa pur di attaccare l’Islam e diffondere con la forza il cristianesimo abbia ordito un inganno forzando la realtà delle cose, indugiando su immaginarie violenze in realtà mai avvenute. Per provare questa versione di solito viene affermato che il pellegrinaggio in Terrasanta non era un fenomeno così importante da giustificare addirittura una guerra, ma si trattava solamente di una pia pratica che veniva praticata saltuariamente solo da personaggi molto facoltosi. 

Questa affermazione non alcuna base storica, sebbene nel primo secolo dell’era cristiana la pratica del pellegrinaggio non si fosse ancora affermata, ben presto nei secoli immediatamente successivi i cristiani presero a visitare i luoghi menzionati nei vangeli come Nazareth, Cana e la stessa Gerusalemme benché sia stata pressoché distrutta dalle armate di Tito nel 70 d.C. e di Adriano nel 135 d.C. Le prime informazioni dell’esistenza di un pellegrinaggio in Terrasanta ci giungono da Melitone, vescovo di Sardi, morto verso il 180 d.C., che visitò Gerusalemme e nella sua Omelia sulla Pasqua (Περὶ πάσχα, Perì Páscha, "Sulla Pasqua") elencò i più importanti luoghi sacri della città. Altro pellegrino fu Origene (185-254), il famoso teologo alessandrino, che viaggiò in Terrasanta affermando che è “desiderio di ogni cristiano ripercorrere le orme di Cristo” (S. Runciman “The Pilgrimage to Palestine before 1095” in Marshall W. Baldwin “A History of the Crusades. The First Hundred Years”, University of Wisconsin Press, Madison 1969, pag. 69). Importante fu l’avvenimento della conversione dell’imperatore Costantino, la cui madre, l’imperatrice Elena, scoprì molte reliquie attenendosi alle tradizioni locali ancora esistenti riguardanti l’esatta ubicazione dei luoghi sacri del cristianesimo. L’imperatore Costantino fece, così, erigere su tali luoghi molte chiese che furono subito meta di pellegrinaggi. 

A testimonianza di tale fenomeno abbiamo la notizia certa del cosiddetto pellegrino di Bordeaux che nel 333 d.C. raggiunse la Terrasanta proprio mentre erano in costruzione le chiese fatte erigere da Costantino. Di questo pellegrino conosciamo dettagliatamente l’itinerario e la testimonianza delle opere costantiniane (Teddy Koller, Moshe Pearlman “Pilgrims to the Holy Land” Harper and Row, New York 1970, pag. 38). Altra preziosa testimonianza è la lettera scoperta nel 1884 in un monastero italiano scritta da una donna di nome Egeria che tra il 381 e il 384 aveva compiuto un pellegrinaggio in Terrasanta. Nel 385 anche San Girolamo notò in Terrasanta un gruppo di pellegrini romani tra i quali vi era una ricca vedova di nome Paola che fondò anche un monastero che finanziò col suo patrimonio e nel quale san Girolamo si dedicò alla traduzione della Bibbia dal greco e dall’ebraico al latino. Nel V secolo il pellegrinaggio aumentò al punto che a Gerusalemme si contavano circa 300 foresterie e, monasteri che fornivano alloggio. (Rodney Stark “Gli eserciti di Dio” Lindau, 2010, pag 118). Il flusso dei fedeli aumentò considerevolmente nel VI secolo. Importante la testimonianza di Sant’Antonino martire che nel 570 raggiunse la Palestina dall’Italia riferendo della presenza di tre chiese erette sul Tabor, nella bassa Galilea, la cui esistenza è confermata dai resti tuttora visibili (Teddy Koller, Moshe Pearlman “Pilgrims to the Holy Land” Harper and Row, New York 1970, pag. 51). Sant’Antonino riferisce anche del Santo Sepolcro e della sua grande venerazione, a più di due secoli dalla sua costruzione (Teddy Koller, Moshe Pearlman “Pilgrims to the Holy Land” Harper and Row, New York 1970, pag. 52). Anche il grande imperatore Giustiniano onorò la città del santo sepolcro facendovi costruire la nuova e sontuosa chiesa di Santa Maria Theotokos che comprendeva un ostello per i pellegrini (Rodney Stark “Gli eserciti di Dio” Lindau, 2010, pag 120). 

Al tempo di Urbano II il pellegrinaggio in Terrasanta era ormai diventata una pratica diffusissima ed importantissima a cui i pellegrini legavano il desiderio di espiazione e la speranza di ottenere il perdono per i peccati commessi. Moltissimi si mettevano in viaggio, sfidando pericoli e scomodità inaudite perché speravano nella remissione dei peccati (Rodney Stark “Gli eserciti di Dio” Lindau, 2010, pag 125). 

Appurato che il pellegrinaggio in Terrasanta era effettivamente una pratica molto importante e diffusa al tempo di Urbano II, resta da scoprire se veramente i musulmani fossero stati sempre tolleranti e benevoli con i pellegrini cristiani e se le accuse del Papa non siano stati solo che delle menzogne. Anche in questo caso abbiamo notizie che smentiscono questa fantomatica benevolenza dei governi musulmani. In realtà i pellegrini cristiani che si recavano in Terrasanta erano costantemente soggetti ad ogni sorta di violenza ed angherie. Le cronache del tempo riportano innumerevoli atti di violenza compiuti dai musulmani, prima arabi e successivamente dai turchi. Quella che segue è una mia raccolta di eventi storicamente accertati che testimoniano queste avvenute violenze: 

-Agli inizi dell’VIII secolo settanta pellegrini cristiani provenienti dall’Asia Minore furono messi a morte dal governatore di Caesura, tranne sette che acconsentirono a convertirsi all’Islam; 
-Altri sessanta pellegrini, sempre provenienti dall’Asia Minore, furono crocifissi a Gerusalemme; 
-Verso la fine dell’VIII secolo i musulmani attaccarono il monastero di San Teodosio, nei pressi di Betlemme, massacrarono i monaci e distrussero due chiese vicine; 
-Nel 796 i musulmani misero al rogo venti monaci del monastero di Mar Saba; 
-Nell’809 vi furono molteplici assalti ad un gran numero di chiese e monasteri sia entro le mura di Gerusalemme sia attorno alla città, con stupri ed uccisioni di massa; 
-Gli attacchi si ripeterono nell’813; 
-Il giorno della Domenica delle Palme del 923 esplose una nuova ondata di violenze, con distruzioni di chiese e molte uccisioni; 
-Sul finire del X secolo l’ordine monastico dei benedettini di Cluny costruì foresterie e locande lungo tutto il cammino percorso dai tanti pellegrini che si recavano in oriente. Si ha notizia di una schiera di pellegrini di sesso maschile, tra cui numerosi vescovi, partiti in 7000 dalla Germania e poi aumentato ulteriormente di numero (S. Runciman “The Pilgrimage to Palestine before 1095” in Marshall W. Baldwin “A History of the Crusades. The First Hundred Years”, University of Wisconsin Press, Madison 1969, pag. 76). Questa folta comitiva di penitenti fu attaccata dai predoni beduini tanto che alla fine soltanto 2000 pellegrini fecero ritorno alle loro case sani e salvi (Moshe Gil “A History of Palestine, 634-1099” Cambridge University Press, Cambridge 1992, p. 487); 
-Il califfo fatimide Hākim, il distruttore del Santo Sepolcro a Gerusalemme nel 1009, costrinse tutti i cristiani delle città bizantine conquistate a portare una croce al collo di quasi due chilogrammi, imponendo invece agli ebrei la scultura di un vitello d’oro di identico peso affinché si vergognassero di aver adorato il vitello d’oro; 
-Sempre il califfo fatimide Hākim, una volta conquistata la Palestina, diede ordine di incendiare o confiscare tutte le chiese cristiane. Alla fine risultarono bruciate o devastate circa 30 mila chiese (S. Runciman “A History of the Crusades. The First Hundred Years”, University of Wisconsin Press, Madison 1969); 
-Nel 1022 Gérard de Thouars, abate di Sanit-Florent-prés-Saumur fu imprigionato e messo a morte appena arrivato in Terrasanta; 
-Nel 1026 Richard de Saint-Vanne venne lapidato dopo essere stato sorpreso a celebrare la messa in territorio musulmano; 
-Nel 1040 Ulrico di Breisgau fu lapidato dalla folla sulle rive del Giordano; 
-Nel 1064 Gunther von Bamberg, vescovo di Bamberga, cadde con gran parte dei pellegrini in un’imboscata dei musulmani nei pressi di Caesarea. Si salvò solo un terzo dei cristiani (Jonathan Riley-Smith “The First Crusaders, 1095-1131” Cambridge University Press, Cambridge 1997, pag. 37-38). 

Nel corso dell’XI secolo, una nuova sciagura si stava profilando da Oriente, i turchi selgiuchidi iniziarono a spostarsi verso Occidente e sotto la guida di Tugrul Bey occuparono la Persia nel 1045 stabilendosi a Bagdad come eredi del califfo abbaside. Dopo ciò il condottiero turco invase l’Armenia, un regno cristiano e nel 1048, mentre le forze bizantine erano concentrate nella repressione di una rivolta interna, i turchi si impadronirono della città armena di Ardzen massacrando gli uomini, violentando le donne e riducendo in schiavitù i bambini (V.J.J.Norwich “Bisanzio. Splendore e decadenza di un impero 330-1453” Mondadori, Milano 2001, pag. 340). 

Nel 1063 successe a Tugrul Bey il nipote Alp Arslan che alla testa di un grande esercito espugnò facilmente la capitale armena Ani. La città venne messa a ferro e fuoco. Riferisce lo storico arabo Sibt ibn al-Jawazi (morto nel 1256), riportando la testimonianza di un testimone che: “l’esercito entrò nella città, massacrò i suoi abitanti e la saccheggiò […] i cadaveri erano così tanti che ostruivano il passaggio delle strade” (V.J.J.Norwich “Bisanzio. Splendore e decadenza di un impero 330-1453” Mondadori, Milano 2001, pag. 340); 
-Nel 1067 l’armata turca di Arslan prese la citta di Caesarea, l’odierna Kayseri al centro della Turchia, abbandonandosi a massacri della popolazione civile; 
-Nella loro marcia verso l’Egitto Fatimide, e quindi sciita, i sunniti Turchi invasero la Palestina e nel 1071 posero l’assedio a Gerusalemme che venne espugnata, saccheggiata e i suoi abitanti uccisi a migliaia. Successivamente vennero prese ed ebbero gli abitanti massacrati le città di Ramla, Gaza, Tiro, Giaffa (Gil “A History of Palestine” par. 410). 
-Da quel momento il pellegrinaggio in Terrasanta diminuì enormemente in quanto i turchi presero a perseguitare apertamente i pellegrini che erano anche prede facili di ogni sorta di predone (Runciman “The Pilgrimage” pag. 78). 
-Dal 1093 non era più possibile il pellegrinaggio in Terrasanta. Lo storico siriaco al ‘Azimi, del secolo XII, racconta che i musulmani impedivano di raggiungere Gerusalemme, e che le carovane venivano assaltate e i pellegrini massacrati (Gil “A History of Palestine” par. 488) 
-Nel 1570 gli invasori musulmani uccisero a Cipro decine di migliaia di abitanti di fede cristiana (Niccolò Capponi ”Victory of the West. The Great Christian-Muslim Clash at the Battle of Lepanto” Da Capo Press, Cambridge 2006). 

A Clermont Papa Urbano II non s’inventò niente, non fece altro che esternare pubblicamente la paura dell’Occidente verso la crescente aggressività e violenza del mondo musulmano verso la cristianità. Riferì una situazione che era già ben a conoscenza di tutti, i nobili europei erano già a sapevano delle brutalità verso i pellegrini dai propri famigliari che partecipavano ai vari pellegrinaggi. Quando Alessio Comneno o il Papa denunciarono tali massacri, l’Occidente era già a conoscenza di tali fatti (Runciman “The History of the Crusaders”). L’iniziativa delle crociate, quindi, non nacque dal nulla o da un’iniziativa personale del Papa, ma dallo scalpore, paura ed indignazione per le violenze perpetrate dai musulmani che nelle loro conquiste e colonizzazioni uccidevano i pellegrini e distruggevano e profanavano i luoghi santi della cristianità. A quel punto i cavalieri cristiani si risolsero a porre rimedio.

Bibliografia

S. Runciman “The Pilgrimage to Palestine before 1095” in Marshall W. Baldwin “A History of the Crusades. The First Hundred Years”, University of Wisconsin Press, Madison 1969;
S. Runciman “A History of the Crusades. The First Hundred Years”, University of Wisconsin Press, Madison 1969;
Teddy Koller, Moshe Pearlman “Pilgrims to the Holy Land” Harper and Row, New York 1970;
Moshe Gil “A History of Palestine, 634-1099” Cambridge University Press, Cambridge 1992;
Jonathan Riley-Smith “The First Crusaders, 1095-1131” Cambridge University Press, Cambridge 1997;
V.J.J.Norwich “Bisanzio. Splendore e decadenza di un impero 330-1453” Mondadori, Milano 2001;
Niccolò Capponi ”Victory of the West. The Great Christian-Muslim Clash at the Battle of Lepanto” Da Capo Press, Cambridge 2006;
Rodney Stark “Gli eserciti di Dio” Lindau, 2010;

venerdì 28 agosto 2020

Biglino e il Cristianesimo idolatra.

Nelle sue conferenze lo studioso Mauro Biglino afferma spesso che la sua attività si limiti solo ad una semplice lettura del testo della Bibbia e che non si sogna minimamente di giudicare la fede cristiana. In realtà Biglino si lancia spesso contro la Chiesa Cattolica e i cristiani accusandoli di idolatria. In molte delle sue conferenze suole fare le seguenti affermazioni: 

Di elenchi dei Dieci comandamenti ne abbiamo diversi nell’Antico Testamento, a noi ne è stato presentato uno che è quello che viene normalmente utilizzato. Inoltre dobbiamo sapere che i Comandamenti nella Bibbia sono più di seicento, non sono dieci, ci sono tutte le norme che sono state date a quel popolo […] Il decalogo dice: “Io sono il Signore tuo Dio che ti ho fatto uscire dalla terra di Egitto, non avrai altri dei davanti a me. Non ti farai scultura, né immagine, né di quello che è in cielo, quaggiù sulla terra, che è nelle acque, non ti prostrerai e non li servirai”, cosa che, invece, i cristiani fanno regolarmente. Tutte le chiese sono piene di immagini, statue, rappresentazioni. Eppure l’ordine è preciso e non è mai stato revocato". 

L’accusa è chiara e non lascia scampo, la Chiesa e i cristiani cattolici non rispettano i comandamenti di Dio, sono degli idolatri perché riempiono le loro chiese di statue, immagini, fabbricano santini, medagliette e quant’altro. Ma sarà proprio come dice Biglino? Veramente la Bibbia condanna la fabbricazione di immagini? Ovviamente no, Biglino, come al solito, interpreta la Bibbia a modo suo e riporta nei suoi discorsi solo quello che è producente ai suoi scopi. Innanzitutto non esistono “diversi” elenchi dei dieci comandamenti, cioè di “decaloghi”, ma solamente due: quello che troviamo in Esodo 20 e quello presente in Deuteronomio 5. La Chiesa Cattolica, secondo una tradizione molto antica, risalente ai primi secoli dell'era cristiana, segue principalmente il decalogo presente nel libro del Deuteronomio e considera la prescrizione contro le immagini come parte del primo comandamento dove è detto che non bisogna avere altri dei, cioè degli idoli. Quindi la prescrizione riguarda solo le immagini e le statue che possano essere considerate come degli idoli. Nel capitolo quarto del Deuteronomio, che Biglino si guarda bene dal citare al suo auditorio, è chiaramente riportato il vero senso della proibizione delle immagini: “Quando il Signore vi parlò sull’Oreb dal fuoco, state bene in guardia per la vostra vita perché non vi corrompiate e non vi facciate l’immagine scolpita di qualche idolo, la figura di maschio o femmina, la figura di qualunque animale, la figura di un uccello che vola nei cieli, la figura di una bestia che striscia sul suolo, la figura di un pesce che vive nelle acque sotto la terra, perché alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna e le stelle, e tutto l’esercito del cielo tu non sia trascinato a prostrarti davanti a quelle cose e a servirle” (Dt 4, 15-19). 

Tutto ciò è confermato dal fatto che la Bibbia non condanna affatto la fabbricazione di immagini, anzi la pittura e la scultura possono essere praticati a scopo religioso. Dio ordina a Mosè di costruire un serpente di rame e di porlo su un’asta a motivo della salvezza degli israeliti: 

Il Signore disse a Mosè: “Fatti un serpente e mettilo sopra un'asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita”. Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l'asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita". (Nm 21, 8-9) 

Ancora Dio ordina a Mosè di ornare l’Arca dell’Alleanza con due figure di Cherubini d’oro: 

Farai due cherubini d'oro: li farai lavorati a martello sulle due estremità del coperchio” (Es 25, 18) 

Mosè chiamò Bezaleel, Ooliab e tutti gli artisti, nel cuore dei quali il Signore aveva messo saggezza, quanti erano portati a prestarsi per l'esecuzione dei lavori. […] Tutti gli artisti addetti ai lavori fecero la Dimora. Bezaleel la fece con dieci teli di bisso ritorto, di porpora viola, di porpora rossa e di scarlatto. La fece con figure di cherubini artisticamente lavorati” (Es 36, 2-8) 

“(Bezaleel) Fece due cherubini d'oro: li fece lavorati a martello sulle due estremità del coperchio: 8 un cherubino ad una estremità e un cherubino all'altra estremità” (Es 37, 7-8). 

Sempre Dio ordina a Salomone di ornare il Tempio con figure di Cherubini e di piante. Tale operazione è descritta minuziosamente in 2 Cronache 3 e nel 1 libro dei Re al capitolo 6. Nel capitolo 7 del primo libro dei Re Dio ordina anche la decorazione con figure di leoni: 

Sulla parte liscia dei sostegni e sui riquadri Chiram scolpì dei cherubini, dei leoni e delle palme, secondo gli spazi liberi, e delle ghirlande tutto intorno” (1 Re 7, 36). 

Il prestigioso Dizionario biblico di J. L. Mckenzie così commenta Deuteronomio 5, 7-10: “L’enumerazione delle immagini è completa ed include qualsiasi oggetto visibile che possa essere rappresentato. E’ improbabile che si tratti della proibizione totale di ogni forma di arte raffigurativa, come la interpretavano alcuni rabbini di vedute più rigide. Nell’antico Israele i cherubini erano immagini; nel I secolo dopo Cristo e anche posteriore si permettevano decorazioni artistiche di tombe e sinagoghe” (John L. Mckenzie “Dizionario Biblico” cittadella Editrice, Assisi 1973, p. 475). 

Ma perché la Chiesa Cattolica adotta questa suddivisione dei comandamenti e considera la prescrizione contro le immagini solo come un commento al primo comandamento e non come un comandamento a sé stante? C’è da dire che il testo ebraico della Scrittura non ha alcuna punteggiatura, tutto è scritto in maniera continua, senza interruzioni tra una parola e l’altra. Sappiamo con certezza che abbiamo di fronte un decalogo, cioè una lista di dieci comandamenti, perché così è scritto nel libro del Deuteronomio (Dt 4, 13), ma non è ben chiaro dove ogni singolo comandamento inizi e finisca. Ciò ha portato ad una differente numerazione dei comandamenti secondo le varie confessioni religiose, infatti per l'ebraismo, per la Chiesa Ortodossa, per le Chiese Evangeliche, escluse quelle Luterane, il divieto di fare immagini di Dio e di prostrarsi di fronte ad esse o adorarle è separato dal primo comandamento costituendone il secondo. La Chiesa Cattolica, invece, ha adottato la tradizione agostiniana e il testo del Deuteronomio invece che dell'Esodo, ma ciò che è più interessante, è stata seguita la distinzione dei comandamenti operata dai masoreti, i dotti ebrei che attorno al secolo X aggiunsero al testo ebraico le vocali. I masoreti, infatti, divisero i comandamenti inserendo come segno di divisione l’uno dall’altro la lettera dell’alfabeto ebraico “samech” (ס), che equivale alla nostra “s”. Nella divisione operata dai masoreti la prescrizione contro le immagini non è distinta come un nuovo comandamento, ma rappresenta il commento al primo comandamento. Alla luce di tutto ciò cadono miseramente le accuse di Biglino che dimostra ancora una volta di conoscere molto superficialmente la Scrittura e neppure tanto bene l’opera dei masoreti. 

Ma Biglino sbaglia anche da un punto di vista concettuale, per la Chiesa Cattolica l’Antico Testamento viene visto alla luce della rivelazione di Cristo. Per i cristiani i precetti della legge mosaica, i 613 “mitzvòt”, sono stati superati dalla nuova legge in Cristo, quella dell’interiorità del cuore rispetto alla esteriorità dei rituali. Certamente i dieci comandamenti restano fondamentali anche nel Cristianesimo perché provenienti direttamente da Dio e per il loro valore morale, ma non sono più interpretati alla lettera dell’epoca, bensì alla luce dell’aggiornamento evangelico. Nei Vangeli i dieci comandamenti vengono citati da Gesù (Mc 10, 19), ma vengono rivisitati e riassunti in solo due concetti fondamentali: il profondo amore verso Dio e l’amore per il prossimo come per sé stessi. 

Altro elemento da considerare è il dato storico di cui Biglino è completamente all’oscuro. Prima di lanciare le sue ridicole accuse di idolatria lo studioso torinese avrebbe dovuto documentarsi sul fatto che questo comandamento sulla proibizione delle immagini è considerato dalla Chiesa cattolica come non più così importante. Infatti la sua importanza era relativa alla situazione socio-storica del tempo dove il popolo d’Israele viveva circondato da popoli vicini idolatri ed il pericolo di cadere nell’idolatria era elevato. La Chiesa nell’VIII secolo, con il Concilio di Nicea del 787 d.C., decide che essendo ormai maturata la comprensione della religione di Dio, come ausilio alla fede, può essere permessa la costruzione di immagini. Ormai è Cristo l’immagine di Dio (Col 1) e tale comandamento è superato, così come sono superati tutti i comandamenti di purità (cfr. Levitico). Ancora più chiaro è il pronunciamento del concilio di Trento che segue il pronunciamento di Nicea: 

Si deve attribuire il dovuto onore e la venerazione: non certo perché si crede che vi sia in esse una qualche divinità o virtù, per cui debbano essere venerate; o perché si debba chiedere ad esse qualche cosa, o riporre fiducia nelle immagini, come un tempo facevano i pagani, che riponevano la loro speranza negli idoli, ma perché l’onore loro attribuito si riferisce ai prototipi, che esse rappresentano. Attraverso le immagini, dunque, che noi baciamo e dinanzi alle quali ci scopriamo e ci prostriamo, noi adoriamo Cristo e veneriamo i santi, di cui esse mostrano la somiglianza. Cosa già sancita dai decreti dei concili - specie da quelli del secondo concilio di Nicea - contro gli avversari delle sacre immagini” (Concilio di Trento, Sessione XXV, 3-4 dicembre 1563). 

Alla Parola, che unicamente caratterizza l’antica alleanza, fa seguito la visione di Cristo che si percepisce con i sensi. Egli è l’immagine del Padre e dice: “Chi vede me, vede il Padre” (Gv 14, 9). 

La Bibbia condanna solo e sempre l’adorazione delle immagini e delle statue di divinità pagane ossia degli idoli, in contrasto con l’adorazione dell’unico Dio Yahweh. Ad essere condannata, quindi, è l’idolatria, cioè l’adorazione degli idoli o dèi pagani al posto dell’unico Dio Yahweh. Niente di tutto questo nella pratica cattolica di venerare le immagini e le statue. Le statue e le immagini venerate dai cattolici non rappresentano idoli o divinità pagane, bensì persone veramente esistenti nello stato di gloria assieme a Cristo. Ancora una volta Biglino dimostra di conoscere in modo molto approssimativo la Scrittura, le sue accuse ai cristiani sono inconsistenti ed infondate, per lo più una scopiazzatura di vecchie polemiche, ampiamente superate, che Biglino continua a riproporre in questa sua folle crociata contro le religioni e la Chiesa Cattolica in particolare.


BIBLIOGRAFIA

John L. Mckenzie “Dizionario Biblico” cittadella Editrice, Assisi 1973;
Dizionario “Brown-Driver-Briggs” Hebrew and English Lexicon
Biblehub.com.

mercoledì 12 agosto 2020

La Banalità del male.

La "banalità del male". Questa frase è il titolo di un saggio di Hannah Arendt
, una politologa statunitense che documentò le varie fasi del processo tenutosi a Gerusalemme nel 1962 al criminale di guerra Adolf Eichmann. Questo gerarca nazista, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu un burocrate dello sterminio, si occupò con meticolosità dell'organizzazione tecnica della macchina nazista della morte. Si difese affermando sempre di aver agito solo allo scopo di risolvere problemi logistici, obbedendo ad ordini che gli furono impartiti. Si riteneva un semplice impiegato che si limitava a svolgere il suo lavoro nel migliore modo possibile. Un lavoro che contribuì all'assassinio di quasi sei milioni di ebrei. Scrive la Arendt: "Più che l'intelligenza gli mancava la capacità di immaginare cosa stesse facendo. Non era stupido: era semplicemente senza idee (una cosa molto diversa dalla stupidità), e tale mancanza di idee ne faceva un individuo predisposto a divenire uno dei più grandi criminali di quel periodo" (H. Arendt "La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme" 1963, Feltrinelli (ed. 1999), pp. 290-291).

Qualche giorno fa il Consiglio Superiore di Sanità interpellato dal Ministro della Salute Speranza, ha indicato un aggiornamento delle vecchie linee guida sull'aborto farmaceutico del 2010. Ora non serve più il ricovero precauzionale per l'interruzione volontaria di gravidanza farmacologica, la Ru486, e la prescrivibilità è aumentata da sette a nove settimane. L'aborto farmacologico diviene, così, un fatto normale, banale, un'aspirina da prendersi con un goccio d'acqua. La donna, se vuole, può benissimo lasciare il consultorio mezz'ora dopo l'assunzione della pillola. Per il Servizio Sanitario Nazionale un vero vantaggio, tutto diviene meno dispendioso, è molto più facile dire alla donna: fai da te, fai da sola. Si risparmiano, così, posti letto, anestesie ed anche investimento umano di medici e di operatori sanitari. La vita umana diviene un problema, come un mal di testa da far sparire subito, senza tanti problemi. Eppure la legge 194 poneva tra i suoi principi il diritto alla vita del concepito, premeva affinché l'interruzione di gravidanza fosse l'ultima risoluzione da prendere. E invece, la vita umana innocente è sempre più considerata un male, un fastidio, un qualcosa da eliminare in modo sempre più semplice e normale. 
La banalità del male.

mercoledì 8 luglio 2020

La proposta di legge contro l'omofobia, tentativo d'imposizione della dittatura laicista

In questi giorni è stata depositata alla Camera la famigerata proposta di Legge “Zan-Scalfarotto”, la cosiddetta “legge contro l’omofobia”, che dovrà essere votata, secondo le previsioni, dall’Aula il prossimo 27 luglio, per poi proseguire il suo iter in Senato. 

Siamo, così, giunti alla stretta finale per veder materializzarsi l’ennesimo tentativo laicista di imporre un modo di vedere, il pensiero unico, che naturalmente non può che essere solo quello politicamente corretto del laicista. Se ne sono accorti anche i vescovi italiani, la CEI, i quali hanno espresso forti perplessità su una proposta di legge che introdurrebbe una deriva liberticida. Invece di tutelare le persone omosessuali dalla discriminazione, si finirebbe per colpire l’espressione di una legittima opinione. 

Ovviamente da parte laicista tutte queste paure sono infondate e legate ad una mentalità gretta e retrograda. Lo stesso Zan ha affermato che: “Chi attacca questa legge presenta critiche legate ad un’eventuale violazione di libertà di espressione […] chi usa solitamente questi argomenti ha la coda di paglia e la coscienza sporca, non è pienamente in buonafede. Qui si tratta di punire quelle condotte omotransfobiche, che non significa punire la libertà di espressione bensì punire quelle istigazioni all’odio e alla violenza, o odio e violenza commessi direttamente, che sono legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere”.

Rincara la dose anche l’on. Laura Boldrini che ha affermato: “La Cei ha sbagliato ad esprimere la sua avversità al testo […]. La legge non colpisce chi diffonde idee. Bisogna ribadire che non è in discussione in nessuno dei testi la libertà di opinione. Non c'entra nulla il bavaglio alla libertà di pensiero, è fuori dal nostro perimetro". 

Allora, non c’è d’aver paura, solo fissazioni di quattro poveri gretti con la coda di paglia. Ma sarà veramente così? Il testo di questa proposta di legge, tra le altre cose che poi analizzeremo, estende i reati previsti dagli articoli 604 bis e 604 ter del Codice Penale alle manifestazioni d’odio fondate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, quindi si tratta di una aggiunta al testo di due articoli del Codice Penale. Prendiamo l’art 604 bis CP, avremo: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.

Come è facile capire questo articolo, così emendato, non condannerebbe solamente chi istiga a commettere atti di discriminazione, cioè le “condotte omotransfobiche” di cui parla l’ on. Zan, ma condannerebbe altresì chi “propaganda idee”, smentendo sonoramente ciò che afferma l’on Boldrini. La congiunzione ”ovvero”, che compare tra la propaganda e l’istigazione, infatti, individua due fattispecie di comportamento nettamente distinte. 

E’ evidente che siamo di fronte ad una proposta di legge che introduce elementi di grossa ambiguità: chi stabilisce la differenza tra propaganda ed istigazione? Chi stabilisce se una affermazione contraria al maistream laicista su orientamento sessuale e identità di genere sia da condannare perché costituirebbe una istigazione e/o sarebbe fondata sulla superiorità? Se affermo che le coppie formate da persone omosessuali non hanno i requisiti per poter adottare dei bambini, propagando un’idea fondata su una qualche superiorità? Secondo questa proposta di legge parrebbe che sia proprio così.

Ad avere simili perplessità su questa proposta di legge è Il presidente emerito della Corte Costituzionale Mirabelli che così si eprime in un’intervista rilasciata ad Avvenire: “È evidente lo sforzo di limitare l’interpretazione espansiva, ma siamo su un crinale scivoloso perché qualche dubbio rispetto all’effetto certamente non voluto, è presente. Quando si dice che vengono colpite le espressioni formulate in modo lesivo, cosa significa? Che sarà preso in considerazione il garbo con cui una persona si esprime? Battute a parte, nel disegno legislativo non è chiara la differenza tra chi propaganda idee, le diffonde, giuste o sbagliate che siano e deve essere libero di manifestarle, e chi istiga a commettere atti di violenza o discriminazione”. 

Ma c’è dell’altro: questa assurda proposta di legge contiene altre norme, poco conosciute, che aggiungono ulteriori elementi di prevaricazione ed imposizione del pensiero unico. L’articolo 6, al comma 1, infatti, recita così: “La Repubblica italiana riconosce il giorno 17 maggio quale «Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia», al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei princìpi di uguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione”. Ed ancora, al comma 3 si legge: “In occasione della «Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia», sono organizzate cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile, anche da parte delle amministrazioni pubbliche, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, per la realizzazione delle finalità di cui al comma 1”.

Praticamente si vuole introdurre l’indottrinamento di Stato, la propaganda di teorie fatte passare per verità scientifiche, ma ciò che risulta più odioso la repressione della libertà di scegliere quale tipo di educazione da trasmettere ai propri figli. 
E’ fin troppo chiaro e lampante che tutte le critiche sollevate da questa proposta di legge non sono affatto appannaggio di chi “ha la cosa di paglia e la coscienza sporca” come afferma l’on, Zan, ma costituiscono una giusta reazione ad un tentativo, neppure tanto velato, di imporre il pensiero unico, l’indottrinamento di Stato e la repressione del libero pensiero. Tutte caratteristiche tipiche di ogni regime laicista.