lunedì 26 gennaio 2026

Sapiens Sapiens e le religioni che si "copiano". Parte terza.

Veniamo, ora, all'ultima farneticante affermazione del video dal titolo "Come le religioni hanno preso le idee l'una dalle altre" apparso sul canale di propaganda laicista Sapiens Sapiens. Con fare furbetto, di chi ha "scoperto" tutto l'inganno, Fratarcangeli ci rivela che la Pasqua cristiana non è altro che la copia di una festa pagana, e, precisamente, quella dedicata ad una dea nordica chiamata Eostre (o Ostara). Per provare questa affermazione cita una "testimonianza" di un monaco inglese del VIII secolo, Beda il Venerabile, il quale scrive che gli anglosassoni chiamavano il mese di aprile Eosturmonath, dal nome di una dea della primavera, e che i cristiani avrebbero poi usato quel nome per la festa della Pasqua. Fratarcangeli aggiunge anche che il termine inglese per indicare la Pasqua, cioè Easter, è un chiaro riferimento alla dea.

Navigando per il mare di sciocchezze anticristiane del web, il nostro hater Fratarcangeli deve aver trovato questa notizia e l'ha subito replicata e divulgata sul suo canale. Un hater sa bene che qualsiasi sciocchezza, in quanto anticristiana, viene subito ben considerata senza tanti problemi di verifica. Come si dice? "Tutto fa brodo". In realtà si tratta dell'ennesima fake news, infatti che la Pasqua cristiana derivi da una festa pagana dedicata alla dea Eostre (o Ostara) non è assolutamente dimostrato storicamente.

Innanzitutto il monaco inglese non dice che la Pasqua cristiana sarebbe una scopiazzatura della festa pagana della dea Eostre, ma che i cristiani chiamarono in quel modo il periodo della Pasqua (De temporum ratione, capitolo 15, “De mensibus Anglorum”). Probabilmente il nome del mese primaverile Eosturmonath, cioè aprile, è stato riutilizzato per indicare la festa cristiana, ma questo riguarda solo il nome, non l’origine della festa. Come è assolutamente notorio a chi ha un minimo di conoscenza della storia del Cristianesimo, la Pasqua cristiana deriva direttamente dalla Pasqua ebraica (Pesach), infatti i primi cristiani erano ebrei e celebravano la resurrezione di Gesù in relazione alla Pasqua ebraica. Gesù è il nuovo agnello immolato che cancella tutti i peccati, l'unico grande sacrificio che sostituisce e supera quelli rituali al Tempio (Ebrei 9,1-10,18). Questo legame è ben documentato nei testi del I–II secolo.

Infatti in quasi tutte le lingue, come l'italiano "Pasqua", lo spagnolo "Pascua", il francese "Pâques", il greco "Pascha", ecc. tale termine deriva da quello ebraico Pesach. Solo l'Inglese “Easter” e il tedesco “Ostern” sono eccezioni, derivando, con ogni probabilità, dal nome germanico del mese primaverile di aprile, il tipico periodo in cui si celebra la Pasqua.

C'è da considerare, inoltre, che esistono molti dubbi sull'esistenza stessa di una dea chiamata Eostre e di un culto a lei associato. L’unica fonte antica ne che parla è il monaco inglese Beda, ma non si hanno altre tracce di questa dea nordica e del culto a lei associato. Come già detto, Beda scrive solo che il mese anglosassone Eosturmonath prendeva il nome da una dea pagana, ma non descrive rituali, miti o un culto strutturato. Tutte le teorie su Eostre partono esclusivamente da qui. Non esistono altre fonti indipendenti, non è stato mai trovato un tempio a lei dedicato, non esiste niente che parli di lei nei miti nordici e non esistono neppure testi, raffigurazioni, iscrizioni, ecc. Niente che confermi l'esistenza ed un culto di una dea chiamata Eostre. Questa mancanza quasi totale di riferimenti, induce gli storici a pensare che Eostre possa essere stata una divinità locale minore oppure una figura mitologica successiva (romanticizzata in epoca moderna). Altri sono convinti che si possa trattare addirittura di una ricostruzione etimologica dello stesso Beda.

Possiamo quindi concludere che non è affatto vero che la Pasqua cristiana derivi da una festa della dea Eostre, sia perchè è certo che la la Pasqua cristiana nasce dalla Pasqua ebraica, così come, ad esempio, il famoso esegeta ed orientalista tedesco J. Jeremias ha ben dimostrato nel suo Studio fondamentale sul contesto ebraico della Pasqua cristiana primitiva (The Eucharistic Words of Jesus - SCM Press), ma anche perchè gli storici dubitano molto sulla reale esistenza di una dea chiamata Eostre e di un culto a lei associato. Lo storico delle religioni Ronald Hutton, professore di storia all'Università di Bristol, grande esperto di paganesimo britannico, conclude nel suo saggio "The Stations of the Sun: A History of the Ritual Year in Britain" - Oxford University Press, 1996" che non ci sono prove di una festa pagana di Eostre che abbia dato origine alla Pasqua. E così anche il professore Bruce Lincoln, docente di Storia delle religioni alla University of Chicago, antichista e antropologo di grande valore, afferma come alcune divinità “antiche” siano in realtà ricostruzioni moderne basate su pochissime fonti. Proprio la dea Eostre è citata come caso problematico da Lincoln nel suo "Theorizing Myth", University of Chicago Press, 1999. Agli stessi risultati è giunta anche la storica delle religioni Carole M. Cusack, che nel suo "Invented Religions: Imagination, Fiction and Faith" Ashgate, 2010, spiega come nel XIX–XX secolo molte figure “pagane” siano state rielaborate o amplificate, trattando anche della nascita moderna del mito di Ostara/Eostre.

Questa storia della dea Eostre dimostra chiaramente come il web sia pieno di sciocchezze e falsità, e come sia importante documentarsi sempre da fonti serie e validamente documentate, scartando decisamente le notizie che provengono da siti trash che fanno solo una divulgazione di stampo ideologico.


Bibliografia

Fonte: Beda il Venerabile, "De temporum ratione, cap. 15" nell'edizione "Bede: The Reckoning of Time", trad. Faith Wallis, Liverpool University Press, 1999;
Ronald Hutton, "The Stations of the Sun: A History of the Ritual Year in Britain", Oxford University Press, 1996;
Bruce Lincoln, "Theorizing Myth", University of Chicago Press, 1999;
Carole Cusack, "Invented Religions: Imagination, Fiction and Faith", Ashgate, 2010.
Joachim Jeremias "The Eucharistic Words of Jesus" - SCM Press.

sabato 24 gennaio 2026

Sapiens Sapiens e le religioni che si "copiano". Parte seconda.

In questa seconda parte analizzerò un'altra  affermazione che viene fatta nel video di propaganda anticristiana "Come le religioni hanno preso le idee l'una dalle altre" tratto dal canale YT "Sapiens Sapiens". 
Viene ancora, incredibilmente, riproposta una vecchia bufala storica secondo la quale il Cristianesimo non è stato altro che una copia delle tante religioni misteriche diffuse nella multietnica e variegata società romana in epoca imperiale. Nella fattispecie Fratarcangeli, il curatore di questo canale YT, afferma che la stessa figura di Gesù è stata costruita sul modello di alcune divinità pagane come l'egiziano Horus, il persiano Mitra e l'ellenista Dioniso. Secondo quanto viene detto nel video tutte queste figure sarebbero nate il 25 dicembre, sarebbero state figlie di una donna vergine e di una divinità, avrebbero avuto ognuna proprio dodici seguaci o "apostoli" e alla fine muoiono uccise per poi risorgere. Saremmo, quindi, di fronte ad un mito costruito a tavolino per rendere "accettabile" per la società pagana un messaggio come il Cristianesimo.

E' veramente triste dover ancora leggere e ascoltare sciocchezze come queste, vederle circolare in rete e amaramente constatare quante persone ancora cadono in questa trappola di disinformazione. Si tratta, infatti, di una grossa mistificazione, esiste una differenza abissale tra il Cristianesimo, la figura di Cristo e le religioni pagane. Basterebbe solo osservare il fatto che Gesù di Nazareth è una figura storica, vissuta nel I secolo d.C., di cui nessuno osa più metterene in discussione la sua autenticità, mentre Horus, Mitra e Dioniso non hanno nulla di storico, sono solo dei personaggi che appartengono alla mitologia.

Ma oltre a questo risultano false tutte le affermazioni di Fratarcangeli:

- Horus è una divinità mitologica egizia che non ha nulla a che vedere con il giudaismo, l'ambiente in cui nasce e si sviluppa la vicenda di Gesù di Nazareth. E' concepito magicamente da Iside, che, tra l'altro, non è vergine, in quanto copula con Osiride dopo la sua morte. Non nasce il 25 dicembre, non ha seguaci, tanto meno 12, non muore e risorge come Gesù. Il suo messaggio è completamente differente da quello di Gesù, in quanto si limita ad essere il simbolo del Faraone che protegge l'Egitto. Per approfondire consiglio questo mio articolo.

- Mitra è una divinità indo-iranica, poi centrale nel mitraismo romano, ma che ha il suo sviluppo a Roma solo a partire dal II-III secolo, quando era già presente il Cristianesimo. Si tratta di un culto misterico, iniziatico e riservato, a differenza del Cristianesimo che, invece, era aperto a chiunque. Anche Mitra non nasce da una vergine, ma "sgorga" da una roccia (petra genetrix), non nasce il 25 dicembre e non aveva 12 apostoli, solo due aiutanti, due piccole creature simili a lui, Cautes e Cautopates, che forse simboleggiavano l'alba e il tramonto, o la vita e la morte.
Anche la sua morte e resurrezione sono del tutto inventate, infatti Mitra non muore affatto. La Salvezza che propone questo culto, a differenza del Cristianesimo, non è universale, ma limitata solo agli iniziati. Anche in questo caso per approfondire consiglio questo mio articolo 

- Dioniso è un Dio della mitologia greca, associato al vino, all'estasi, al teatro e alla natura. Ha forma semidivina essendo nato da una donna, Semele, e dal dio Zeus che lo partorì da una coscia. Anche lui non nasce il 25 dicembre e non è seguito da 12 apostoli, ma da uno stuolo di menadi e baccanti, figure più dedite a passatempi orgiastici piuttosto che ad apprendere insegnamenti morali. Dioniso, in alcuni miti, a differenza delle altre figure analizzate, muore e lo fa più volte, per poi rinascere, chiaro simbolo del susseguirsi dei cicli naturali. Anche in questo caso appare arduo intravedere anche un solo piccolo legame con il cristianesimo.

Come abbiamo visto non c'è nulla che possa solo minimamente far pensare ad una dipendenza del Cristianesimo e da questi miti. Con Gesù abbiamo a che fare con un personaggio storico del I secolo d.C., che nasce nel contesto del giudaismo cosiddetto del tardo secondo Tempio, lontanissimo dal paganesimo ed attentissimo a non contaminarsi con esso. Gesù è unico per contesto storico, per il messaggio etico di perdono ed amore verso il prossimo, per il significato della resurrezione, ma, soprattutto, per l'universalità della salvezza. Le altre figure appartengono a miti simbolici, legati alla natura, al potere o a culti iniziatici.

Ma, allora, ci si potrebbe chiedere: come mai ciclicamente riappaiono questi paragoni? Un fatto importante è rendersi conto che molte culture usano simboli simili come la luce, la vita, la morte, la rinascita; raccontano storie di divinità o figure salvifiche e cercano di rispondere alle stesse domande: perché soffriamo? Cosa succede dopo la morte? ecc. Questo non significa copiarsi, ma affrontare problemi umani universali comuni ad ogni uomo.

E' solo lo studio comparato delle religioni, serio e certificato, l'unico in grado di fornire una conoscenza affidabile. Invece su internet imperversa una divulgazione semplificata, se non ideologicamente orientata, come quella del canale YT "Sapiens Sapiens", che mescola mitologia, filosofia e religione, semplificano troppo per essere “d’effetto”, sfidano le religioni tradizionali, danno l’illusione di “scoprire una verità nascosta”. Ma queste "analisi", che possono sembrare intelligenti, non reggono quando si studiano le fonti, il contesto storico e il significato profondo dei racconti.

Termino qui questa seconda parte e vi dò appuntamento per la terza, dove verrà commentata l'ultima sconcertante affermazione di Sapiens Sapiens: davvero la Pasqua cristiana deriva dal culto tributato ad una dea del paganesimo nordico?


Bibliografia

Bud.ERR “Budge” E. Wallis. 1961.
Meek.DL Meeks, Dimitri. “Daily Life of the Egyptian Gods”. 1996;
Short.EG -- Shorter, Alan. “Egyptian Gods: A Handbook”. 1937.
Mithraic Studies. Proceedings of the "First International Congress of Mithraic Studies", Manchester University Press, 1975;
Franz Cumont, The Mysteria of Mithra, New York: Dover, 1956
Enciclopedia delle Religioni, Vallecchi editore, Vol VI, Firenze, 1978.
David Ulansey, I Misteri di Mithra, ed. Mediterranee, Roma, 2001

giovedì 15 gennaio 2026

Sapiens Sapiens e le religioni che si "copiano". Parte prima.



Il video che stavolta prendo in considerazione, dal titolo "Come le religioni hanno preso le idee l'una dalle altre", è l'esempio perfetto della paccottiglia pseudostorica che gira sul web contro il Cristianesimo e le sue origini storiche. Pensavo che fesserie alla “The Christ Conspiracy” della famigerata pseudo-archeologa D. M. Murdock, meglio conosciuta con lo pseudonimo di Acharya S, fossero solo un brutto ricordo del passato, e invece, con mia grande sorpresa l'imbarazzante canale YT "Sapiens Sapiens" ripropone ancora temi già abbondantemente smentiti e classificati come autentiche bufale da diverso tempo. Il suo curatore, l'hater Fratarcangeli, è implacabile nell'esporre come novità "a lungo nascoste", delle sciocchezze memorabili che non fanno sorridere, ma proprio ridere a crepapelle. Siamo al livello dei complottari alla "non ce lo dicono", con falsità conclamate ed errori storici pazzeschi.

Purtroppo il danno che operano questi canali di disinformazione è grande e molto grave, perchè prendono in giro la gente diffondendo senza una valida ragione un clima di astio totalmente ingiustificato. Così, anche se controvoglia, dedico questo articolo per smontare le bestialità più assurde propinate da questo video.

Il video riprende una serie di argomenti tipici degli ambienti anticristiani anglosassoni del XIX secolo, i circoli laicisti e "Freethinker", che in odio alla Chiesa cattolica produssero una enorme quantità di autentiche bufale storiche. In questa prima parte prenderò in considerazione le prime due affermazioni propinate da Fratarcangeli. Vediamo la prima:

1) "Molte idee religiose, che pensiamo siano uniche e proprie del Cristianesimo, sarebbero in realtà state copiate da miti preesistenti. Ad esempio il mito del Diluvio Universale contenuto nella Genesi ebraica è stato tratto di sana pianta dall’Epopea di Gilgamesh, compilata attorno al 1300 a.C."

Quindi per Fratarcangeli nessuna rivelazione unica ed esclusiva, ma fu un'eredità culturale dalla mezzaluna fertile, che gli scribi ebraici in cattività avrebbero assorbito. Questa affermazione parte da un dato certamente corretto, infatti è ampiamente risaputo che i due racconti presentano notevoli somiglianze narrative. A tal proposito molti studi affermano che le versioni mesopotamiche, più antiche, possono essere state un contesto culturale da cui la narrazione ebraica ha preso spunto, ma non necessariamente una semplice copia. Ciò che Fratarcangeli ignora completamente è che in ambito accademico si parla di tradizioni condivise o adattate nei diversi contesti religiosi e teologici (OUP Academic). Ciò significa che esistono profonde differenze concettuali ed etiche tra i due testi, che riflettono visioni del mondo radicalmente diverse.

Nella Genesi il diluvio è voluto da un Dio unico, onnipotente e morale, che giudica l’umanità corrotta e violenta. La distruzione non è arbitraria, ma nasce da una valutazione etica: l’umanità ha tradito il progetto divino. Dio agisce come giudice, ma anche come legislatore e garante di un ordine morale. 
Nell’Epopea di Gilgamesh, invece, il mondo è governato da una pluralità di dèi, spesso in disaccordo tra loro. Il diluvio viene deciso per motivi poco etici o razionali, come ad esempio il fastidio per il rumore prodotto dagli uomini. Gli dèi appaiono impulsivi e contraddittori: alcuni causano la catastrofe, altri se ne pentono e ne sono terrorizzati. 
Anche la figura dell’uomo salvato dal diluvio mostra differenze significative. Noè è scelto perché giusto e integro, la sua salvezza è direttamente legata al suo comportamento morale. Il racconto biblico stabilisce così un nesso chiaro tra etica e destino: l’obbedienza a Dio è premiata. Utnapištim, invece, viene salvato non per una superiorità morale riconosciuta, ma perché un dio (Ea/Enki) decide di avvertirlo segretamente, aggirando la decisione degli altri dèi. La salvezza appare quindi come il risultato di un favore divino, non di un principio di giustizia universale. L’uomo è più passivo e dipendente dal capriccio degli dèi. 
Nel racconto biblico, il diluvio ha una funzione di purificazione e di nuovo inizio. Dopo la catastrofe, Dio stabilisce un’alleanza con Noè e con tutta l’umanità, promettendo di non distruggere più il mondo con un diluvio e ponendo l’arcobaleno come segno di questo patto. La storia è orientata alla speranza e alla responsabilità futura dell’uomo. Nell’Epopea di Gilgamesh, invece, il diluvio non porta a una vera rigenerazione morale dell’umanità. È un evento traumatico e definitivo, che sottolinea soprattutto la fragilità dell’uomo e la sua impotenza di fronte alle forze divine. L’unico vero “esito” del diluvio è l’immortalità concessa eccezionalmente a Utnapištim, che però resta irraggiungibile per il resto degli uomini. 
Pur partendo da una struttura narrativa simile, il diluvio della Genesi e quello dell’Epopea di Gilgamesh esprimono due concezioni profondamente diverse del rapporto tra uomo, divinità ed etica. Il racconto biblico è orientato alla giustizia, alla responsabilità morale e alla speranza di un ordine stabile, mentre quello mesopotamico riflette un mondo dominato dall’incertezza, dal capriccio divino e dalla consapevolezza tragica dei limiti umani.

Lungi dalle fesserie di Fratarcangeli, l'esegesi seria e moderna ha da tempo capito e spiegato che nell’Antico Testamento si ritrovano sicuramente strutture narrative che ricalcano elementi della letteratura Sumerico-Accadica, ma rappresentano solo una modalità di espressione per veicolare una sostanza che è invece unica. Anzi queste analogie ci aiutano a discernere quello che era comune agli ebrei e agli altri popoli e quello che invece era loro specifico. La sostanza unica, che non ritroviamo altrove, è la concezione che Dio è unico e ha fatto tutto, che c’è stato un intervento particolare per l’uomo, una felicità ed un ordine originari che l’uomo ha rovinato con il suo peccato, e la promessa del Redentore.


Vediamo, ora, la seconda affermazione:

2)"Il dualismo netto dello zoroastrismo ha plasmato i concetti di Dio e Satana nella fede cristiana e il cristianesimo antico ha abilmente incorporato le tradizioni pagane nel proprio tessuto".

Anche in questo caso siamo di fronte ad un'analisi rozza e superficiale che non tiene conto delle profonde differenze tra la cultura iranica e quella ebraica, che ha dato origine al cristianesimo. Sebbene lo zoroastrismo ed il cristianesimo presentino alcune somiglianze apparenti, come l’idea del bene e del male, del giudizio finale e della vita dopo la morte, ecc., esse si fondano su concezioni teologiche e filosofiche profondamente diverse.

La prima grande differenza è che il cristianesimo è una religione monoteista: esiste un solo Dio, onnipotente, creatore di tutto ciò che esiste. Dio è assoluto, eterno e non ha eguali. Invece lo zoroastrismo presenta una visione dualistica. Ahura Mazda è il dio supremo del bene e della luce, ma si contrappone ad Angra Mainyu (Ahriman), principio del male e dell’oscurità. Bene e male sono dunque due forze reali e in conflitto.
Tutto ciò porta alla considerazione, che smentisce le affermazioni di Fratarcangeli, che non è affatto vero che nel cristianesimo esista un'idea di due potenze contrapposte, Dio e Satana, mutuata dallo zoroastrismo. Nel pensiero cristiano, il male non è un principio autonomo, ma è la privazione del bene e nasce dalla libertà mal utilizzata delle creature (angeli e uomini). Dio rimane sempre superiore e non ha un “opposto” alla pari. 
Nello zoroastrismo, invece, il bene e il male sono principi contrapposti che agiscono nel mondo. La storia dell’universo è vista come una grande battaglia cosmica tra queste due forze.

Una versione "occidentale" dello zoroastrismo è stato il manicheismo, una sorta di sincretismo gnostico-iranico. Questo pensiero, sulla falsariga dello zoroastrismo, per spiegare la presenza del male nel mondo ipotizza un dio buono “padre delle luci”, signore del bene e un dio cattivo “principe delle tenebre”, signore del male. Il pensiero cristiano si è sempre opposto a tale visione, fu Agostino di Ippona, manicheo in gioventù, a demolire definitivamente la filosofia dualista manichea. Egli obiettò al vescovo manicheo Fausto, nel “Contra Faustum”, che il male non è qualcosa che riguarda l’essere, infatti tutto ciò che Dio ha fatto è buono perché deriva da Lui (Genesi 1, 31). Non esiste, perciò il male metafisico, cioè il male che riguarda l’essere in quanto tale. Quello che si intende per male fisico, perciò, non è male, ma solamente una privazione di bene, una carenza di essere, di perfezione, perché solo Dio è infinito. San Paolo scrive a Timoteo circa l’assurdità del falso rigorismo morale, come quello dualista manicheo, che proibirà ciò che Dio ha creato e che, quindi, è buono perché fatto da Lui (1 Tm 4, 1-5).

Non esiste, quindi, alcuna influenza dello zoroastrismo sul concetto di Dio e Satana del cristianesimo. Satana non è un altro Dio uguale in potenza al Dio buono, ma è un angelo ribelle che tenta di diventare uguale a Dio stesso, però resta una creatura di Dio e per questo inferiore a lui.

Nella seconda parte analizzeremo le altre due affermazioni del video di Fratarcangeli. Vedremo come il sentimento apertamente anticristiano di certi canali YT, spinga ad affermazioni al limite del grottesco 

Bibliografia

Alexander Heidel "The Gilgamesh Epic and Old Testament Parallels" - University of Chicago Press - 1946;
Articolo PDF: "The Biblical Flood Story in the Light of the Gilgameš Flood Account" (pubblicato da esperti di studi biblici) jewishstudies.rutgers.edu - 2007;
Cassuto, U. – "A Commentary on the Book of Genesis" (analisi comparativa delle somiglianze e differenze tra Genesi e miti mesopotamici). biblearchaeology.org - 2007;
Pete Enns "Gilgamesh, Atrahasis and the Flood" (BioLogos article – contesto accademico divulgativo) BioLogos - 2010;
John Day "The Genesis Flood Narrative in Relation to Ancient Near Eastern Flood Accounts" in "Interpretazione biblica e metodo: saggi in onore di John Barton" - Prima edizione di Dell, Katharine J., Joyce, Paul M. - 2013;
G. Gnoli “Il Manicheismo”, vol. I e II , Fondazione L. Valla - Mondadori, Milano 2003


mercoledì 31 dicembre 2025


BUON 2026!!!
😎

TANTI AUGURI AI LETTORI 
E
FREQUENTATORI DEL BLOG


Vi aspetto nel nuovo anno con tanti altri articoli di apologetica! 

 

mercoledì 24 dicembre 2025

mercoledì 17 dicembre 2025

Sapiens Sapiens e le bugie sull'Immacolata Concezione.

E' appena trascorsa la festa dell'Immacolata Concezione, una bellissima espressione della fede cristiana cattolica, che ci introduce dolcemente nel Mistero d'Amore del Natale. Ma anche quest'anno questa ricorrenza viene attaccata e vituperata dai soliti siti laicisti odiatori del cristianesimo. Non poteva mancare all'appelo il Canale YT Sapiens Sapiens, dell'odiatore Fratarcangeli, tra i più attivi del genere, che invece di rispettare la fede e le convinzioni altrui, come tutti i cristiani rispettano la sua decisione di apostatare dal cristianesimo, non perde l'occasione di catturare qualche clic e guadagnare un po' di soldini, attaccando il dogma dell'Immacolata Concezione, ma facendo sfoggio di una ignoranza abissale e, francamente, imbarazzante.

Fratarcangeli, infatti, con fare tra l'ironico e il finto stupito, si chiede come mai la Chiesa si sia "accorta" che Maria, la madre di Gesù, sia stata concepita senza peccato, solo nel 1854, dopo quasi due millenni? Adombrando così un motivo di convenienza e di losca opportunità nella formulazione del dogma. Ma Fratarcangeli è un disinformato, infatti non sa che Il dogma dell’Immacolata Concezione non nasce nel 1854, ma viene solo definito in quell’anno. In teologia, infatti c’è una distinzione importante: la verità rivelata può essere presente fin dall’inizio, la definizione dogmatica arriva quando la Chiesa ritiene necessario chiarire formalmente ciò che i fedeli hanno sempre creduto. Riguardo all’Immacolata, infatti, abbiamo testimonianze liturgiche già dal VII-VIII secolo, riflessioni teologiche costanti dal Medioevo e una convinzione popolare diffusissima. I primi a sviluppare la dottrina di Maria come una seconda Eva, pura, immacolata, incorrotta ed innocente e quindi immune anche dal peccato originale furono i Padri della Chiesa Giustino martire, Ireneo di Lione e Cirillo di Gerusalemme nei secoli II e III. Per Efrem il siro, IV secolo, Maria era innocente come Eva prima della caduta (Frederick Holweck, Immaculate Conception, in The Catholic Encyclopedia, vol. 7, New York, Robert Appleton Company, 1910). Anche il grande teologo Agostino d'Ippona (354-430) è uno dei primi teologi che parlano della natura perfetta e speciale di Maria.

Attorno a questo argomento della fede, però, nacque nei secoli successivi, una discussione tra i teologi cattolici che furono sostanzialmente divisi sulla questione: a grandi linee, i domenicani sostenevano la redenzione anticipata degli scolastici ("macolisti"), mentre i francescani sostenevano la redenzione preventiva di Scoto ("immacolisti"). Quindi, quando nel 1854, Pio IX, dichiara l'immacolata concezione di Maria, non “inventa” una dottrina nuova, ma riconosce ufficialmente una verità già creduta, dopo secoli di riflessione, proprio al fine di portare una definitiva parola di chiarezza a beneficio della fede e della vita della Chiesa. Non si trattò di un capriccio, di una astrusità gratuita da parte del Papa, come lascia intendere Fratarcangeli, ma di una cosa seria, la definitiva decisione della Chiesa che termina una discussione teologica secolare.

Ma Fratarcangeli non si ferma qui, continuando nella sua ignoranza afferma che il dogma non avrebbe senso perché non ci sarebbe nessun "peccato originale" in quanto i due personaggi biblici che lo avrebbero commesso, Adamo ed Eva, non sarebbero mai esistiti. Si rimane stupiti davanti a tanta ignoranza e superficialità. Prima di lasciarsi andare a queste sciocchezze Fratarcangeli dovrebbe sapere che la Chiesa cattolica non insegna il “creazionismo letterale”. Nel Catechismo viene chiarito che i racconti dei primi capitoli della Genesi sono veri, ma non nel senso di un reportage storico. Sono un genere teologico e simbolico che trasmette una verità profonda. La posizione cattolica attuale è compatibile con scienza ed evoluzione, ritiene che l'umanità ha un’origine evolutiva, che “Adamo ed Eva” rappresentano la prima umanità dotata di anima spirituale, alla quale Dio offre una relazione speciale. Il peccato originale non è un evento “mitico” nel senso di inventato, ma una realtà spirituale, descrive l’umanità che agli inizi rifiuta Dio, rompendo l’armonia interiore, con gli altri e con il creato. Il Catechismo (nn. 390-406) parla chiaramente di linguaggio simbolico che esprime un fatto reale: l’ingresso del male morale nella storia umana. Ciò che non capisce Fratarcangeli sulla Scrittura è che non importa se “Adamo ed Eva” siano stati due individui specifici, ciò che è importante è che la prima umanità ha rotto il rapporto con Dio e questa ferita ricade su tutti i discendenti. Questa è la verità teologica del peccato originale.

Altra sciocchezza detta nel video riguarda l'episodio evangelico di Maria che, rispettando la Legge mosaica, si reca al tempio per la purificazione. Un euforico Fratarcangeli, che pensa di aver dato scacco matto ai creduloni cristiani, chiede retoricamente: "Perché Maria va a purificarsi al Tempio se è immacolata?" La domanda è talmente stupida e provocatoria che non meriterebbe neppure una risposta, ma a beneficio di chi vuole conoscere la verità, fornirò una breve risposta. Nel Vangelo si parla della “purificazione” secondo la Legge di Mosè (Lc 2,22-24). Quindi Maria sta solamente adempiendo ad un obbligo di Legge, non lo fa perché è impura, ma come atto di umiltà e partecipazione alla condizione del suo popolo. L'accostamento di tale rito con il dogma dell'Immacolata Concezione è solo pretestuosa e strumentale, infatti questa Verità di fede riguarda esclusivamente il concepimento di Maria, non la sua condizione legale secondo la legge mosaica. Anche se senza peccato, ella viveva all'interno di un sistema rituale che chiedeva certi gesti simbolici. Gesù stesso, pur essendo Dio e perfettamente puro, si sottopone al battesimo di Giovanni, che era un rito di penitenza. Non perché ne avesse bisogno, ma per solidarietà con l’umanità, per obbedienza alla volontà del Padre e per dare compimento alla legge. Maria agisce allo stesso modo: umiltà, obbedienza, partecipazione ai riti del suo popolo.

Alla fine del video Fratarcangeli afferma: "La necessità di un mito dell'Immacolata Concezione, perché di un mito si tratta, piaccia o no, fu forse sentita per rendere pensabile che Dio non potesse scegliere una donna concepita con la macchia del peccato originale. Che fosse un mito senza fondamento lo aveva capito nel 1617 anche il Cardinale Bellarmino [...] quando ammise che nelle scritture, testualmente, non c'era niente di tutto questo".

Si tratta del solito gioco sporco di Fratarcangeli che con tale affermazione vuole far passare il messaggio che persino un reverendissimo cardinale della portata del Bellarmino avrebbe ammesso la natura truffaldina dell'operato della Chiesa nel dogmatizzare ciò che è solo un mito. Ma non bisogna mai fidarsi di un hater, nelle loro affermazioni si nasconde sempre l'imbroglio. Infatti quella citazione appartiene al clima di dibattito teologico che si andava sviluppando nel XVII secolo attorno all'Immacolata Concezione di Maria di Nazareth. Bellarmino non fu mai contrario alla dottrina dell'Immacolata Concezione, solo osservava che non esisteva, a suo giudizio, un testo biblico che provasse esplicitamente quella dottrina. L'alto prelato non stava affermando che la dottrina fosse falsa o eretica, ma che non poteva essere comprovata direttamente con un testo biblico isolato. Questa posizione rifletteva una prudenza teologica comune nel dibattito teologico dell’epoca. In quel periodo Bellarmino stesso era favorevole in linea di principio alla definizione e promozione della Immacolata Concezione, ma riteneva che la Scrittura non offrisse prove testuali evidenti per sostenerla con forza teologica isolata, ma che si poteva desumere dal contesto. Infatti Bellarmino sostenne personalmente e teologicamente la causa dell’Immacolata Concezione attraverso lettere (una del 1617 e una del 1618) e sermoni (John A. Hardon, SJ Archivio e Corporazione).

Quindi a differenza delle maligne insinuazioni di Fratarcangeli, il Cardinale Bellarmino non affermò mai che l'Immacolata Concezione fosse un mito, ma anzi affermò che la sentenza favorevole all’Immacolata Concezione non era da ritenersi eretica, in quanto la Chiesa, ossia la Sede Apostolica, ha definito il contrario (Atti e Documenti pubblicati nel cinquantesimo anniversario della stessa Definizione. Vol. I, Tipografia Vaticana, Roma 1904, p. 12). Ciò dimostra il fatto che il dogma non è un capriccio del Papa o un'operazione truffaldina, ma nasce e si sviluppa in un ambito di riflessione e confronto teologico serio e profondo.

Purtroppo siamo di fronte all'ennesimo video spazzatura che diffonde notizie false al solo scopo di abbindolare i poco informati e fomentare astio contro la Chiesa cattolica e i cristiani. In particolare il canale Sapiens Sapiens è tra i più attivi in questa deprecabile attività.

domenica 7 dicembre 2025

Sapiens Sapiens e la manipolazione visiva

Stavolta non compare la classica scritta "FALSO" sull'immagine di copertina dell'ennesimo video del Canale YT Sapiens Sapiens, in quanto l'oggetto della mia critica riguarda proprio quell'immagine e preferisco non modificarla affinchè sia chiara a tutti i lettori.

Il video in questione è dedicato ad una piccola setta religiosa statunitense, un gruppo marginale, violento e razzista, composto da appena una settantina di adepti. Ovviamente non ho nulla da eccepire sui contenuti del video, che sono
ampiamente condivisibili, ma quello che stona è decisamente l'immagine di copertina del video che solleva più domande sull’autore del contenuto che non sull’oggetto dell’inchiesta. L’immagine scelta, infatti, non ritrae né i luoghi né i simboli riconducibili alla setta in questione: al contrario, mostra una chiesa medioevale, chiaramente cattolica europea, e un’orda di presunti “fanatici” brandenti crocifissi, in un’atmosfera esasperata e caricaturale.

L’uso di una chiesa cattolica come sfondo per raccontare una realtà completamente diversa geograficamente, culturalmente e teologicamente è una manipolazione visiva evidente. La setta oggetto del video, la semisconosciuta "Westboro Baptist Church", è completamente iconoclasta e questo cozza fortemente con la presenza dei crocifissi nell'immagine di copertina. Non si tratta, dunque, di un errore estetico, ma di una precisa strategia comunicativa: evocare nell’osservatore un immaginario familiare e facilmente identificabile, accostando simboli riconoscibili a una narrazione che non gli appartiene. Questa scelta genera una sovrapposizione indebita tra il cattolicesimo, religione globalmente diffusa e variegata, e una minuscola setta estremista americana che nulla condivide con esso. Il risultato è una mistificazione che, anziché chiarire, disorienta deliberatamente.

La rappresentazione di “fanatici con crocifissi” agisce come una leva emozionale più che informativa. L'hater Fratarcangeli cerca evidentemente di associare la violenza della setta al cristianesimo nel suo complesso, sfruttando l’impatto immediato dei simboli religiosi per catturare l’attenzione e indirizzare l’interpretazione del pubblico prima ancora che il contenuto venga visto.

Questa tecnica, ampiamente utilizzata nella comunicazione ideologica, non aiuta lo spettatore a comprendere il fenomeno reale, anzi lo trascina in un terreno simbolico distorto, dove tutto è ridotto a stereotipo e sensazionalismo. Un intento ideologico mascherato da informazione

La distanza tra la realtà dei fatti e la copertina proposta rivela un intento che va oltre la semplice promozione: l’obiettivo sembra essere quello di alimentare una narrativa più ampia, in cui i simboli religiosi più riconoscibili vengono associati a fanatismo e violenza, indipendentemente dal contesto. In questo modo, l’autore del video utilizza la setta come pretesto per veicolare un messaggio ideologico che punta a delegittimare un intero immaginario religioso, ben più vasto e complesso.

Il risultato non è un’inchiesta, ma un’operazione retorica: si denuncia un gruppo estremista, ma si insinua anche un legame, totalmente infondato, con tradizioni religiose che non c’entrano nulla.

La copertina, dunque, non è solo fuorviante: è rivelatrice. Racconta molto più delle intenzioni dell’autore che della setta di cui vorrebbe parlare. Un’immagine accurata avrebbe potuto introdurre il pubblico a un fenomeno realmente sconosciuto e circoscritto; quella scelta, invece, tradisce la volontà di costruire un racconto manipolatorio, basato su associazioni simboliche ingannevoli.

In un’epoca in cui le immagini guidano la percezione pubblica, simili operazioni non sono innocue. Criticarle significa difendere non solo la correttezza informativa, ma anche la responsabilità culturale di chi comunica.

venerdì 5 dicembre 2025

Sapiens Sapiens e il Dio ingiusto

 

In questo video l'hater Fratarcangeli si atteggia a fine pensatore ed è fermamente convinto di aver assestato un colpo mortale alla teologia cattolica di un Dio buono e benevolente. Con il suo solito fare malizioso, di chi coglie il gatto con il sorcio in bocca, enuncia trionfante: "Se il Dio cristiano è davvero onnipotente, buono, giusto, saggio, benevolente e perfettissimo allora non dovrebbe imporre l'esistenza senza consenso, invece secondo la dottrina classica nessuno di noi ha potuto scegliere di esistere, né ha potuto scegliere i termini del gioco: la libertà, il peccato, la redenzione, la dannazione. Questo è incompatibile con l'immagine di un Dio perfettamente giusto, saggio e benevolente".

Come è chiaramente evidente, si tratta di un sofisma, cioè un ragionamento capzioso, in apparenza logico, ma sostanzialmente fallace. Infatti basta analizzare questa accusa con un minimo di logica, liberandosi da ogni visione ideologica, che subito è palese la sua inconsistenza.
Nessuno può “chiedere” il permesso di essere creato e obiettare che “Dio dovrebbe chiedere il permesso prima di creare” è logicamente contraddittorio: per dare il permesso, infatti, si dovrebbe già esistere. Ma se già si esiste, non si ha più bisogno di essere creato. Quindi l’idea stessa di “imposizione ingiusta” è concettualmente priva di senso. 

Già solo questa considerazione smonta in modo convincente e definitivo l'assurdità di Fratarcangeli. Ma il nostro hater, evidentemente accortosi della fallacia del suo discorso, si affretta a precisare: "Se il consenso prima della creazione è impossibile, allora Dio agisce unilateralmente, non in una relazione di libertà reciproca". Ma la "toppa" è peggio del buco, infatti la giustizia riguarda le relazioni tra soggetti. Perché qualcosa sia “ingiusto”, devono esserci: due soggetti morali, un’azione che danneggia uno dei due e una consapevolezza o volontà di compiere il torto. Ma prima della creazione l’uomo non è un soggetto morale. Il rapporto Creatore–creatura non è simmetrico e non può essere giudicato con le stesse categorie della giustizia contrattuale tra esseri già esistenti. 
Inoltre c'è da considerare il fatto che la creazione non può essere considerata una decisione unilaterale o una bizzarria di un Dio che non aveva nient'altro da fare, perché si tratta della comunicazione del suo Amore. Dio, infatti, è Amore (1Gv 4,8) e, in quanto tale, è relazione, vicinanza, donazione. L'amore perfetto non può restare da solo, fine a sè stesso.  

Ancora insiste Fratarcangeli: "Oltretutto l'obiezione: "il consenso prima dell'esistenza è impossibile" è teologicamente elusiva: un Dio onnipotente può rendere possibile qualsiasi condizione logicamente concepibile, inclusa la scelta di esistere oppure no". Come giustamente viene detto Dio può rendere possibile ciò che è logicamente concepibile. Ma è concepibile la possibilità di un consenso da chi non esiste? Dove non c'è esistenza, c'è il nulla. 

Prosegue Fratarcangeli: "La creazione, dicono, è un dono gratuito, non un contratto", ma un dono che potenzialmente può condurre alla dannazione eterna non è un dono, ma un'imposizione". Anche in questo caso siamo di fronte ad un ragionamento sbagliato: Dio crea per donare il bene, non per dominare e siccome è un Dio benevolo l’esistenza è concessa perché sia partecipazione al bene, non una condanna. Essere creati è un atto di amore, non un obbligo imposto. L'eventualità della dannazione è dovuta solo alla nostra scelta di fare il male invece del bene. La dannazione non dipende, quindi, da Dio. D'altra parte se Dio non creasse nessuno per evitare una possibile dannazione, il risultato sarebbe: zero persone, zero libertà, zero amore, zero significato. È davvero più giusto un universo completamente vuoto, piuttosto che uno popolato da esseri liberi e capaci di bene, anche se comporta dei limiti? La creazione è simile a un dono: non è un’imposizione, perché non sopprime alcuna libertà pre-esistente. È il conferimento della libertà stessa.

Ultima, folle, considerazione di Fratarcangeli: "Altra arrampicata sugli specchi: "Si dice che il consenso entra dopo con il libero arbitrio morale durante la vita". Ma questa non è nè giustizia, nè equità: la posta in gioco, il giudizio eterno, la dannazione è già fissata senza aver consultato l'individuo. Quindi la libertà successiva non compensa l'assenza di scelta iniziale".
Anche in questo caso abbiamo una visione sbagliata della teologia cattolica: la dannazione non è fissata, ma dipende solo dalla libera scelta dell'uomo. Non è una eventualità creata da Dio, ma una conseguenza della libertà dell'uomo di rifiutare il bene per il male. 
Secondo il ragionamento di Fratarcangeli si giungerebbe all'assurdità di ritenere che anche mettere al mondo dei figli sarebbe un'ingiustizia, infatti ai nascituri non abbiamo chiesto il consenso all'esistenza e la vita che gli doniamo non sarà sicuramente tutta rosa e fiori, ma comporterà, inevitabilmente, il rischio della perdizione. Ma chi ha un minimo di sale in zucca sa bene che generare una vita, mettere al mondo un bambino, è un'atto d'amore, non un'ingiustizia, perchè si dona la vita, cioè la possibilità di fare il bene, di dare e ricevere amore, di esistere. Certamente ci sono dei rischi, ma amare comporta sempre un rischio, altrimenti non sarebbe più amore, ma convenienza.   

Quella di Fratarcangeli è la tipica disperazione di chi odia Dio e il bene che ci ha donato, una disperazione che impedisce una visione chiara della realtà. Per dire che imporre l’esistenza sia ingiusto, bisognerebbe prima dimostrare che esistere è peggio del non esistere. Ma il non-esistere non è un bene, né un male: è semplicemente nulla. Perciò non è possibile dire di subire un’ingiustizia se non si possiede nemmeno la possibilità di un’esperienza. Solo chi esiste può beneficiare o soffrire. Il non esistente non può essere “privato” di nulla né “forzato” a nulla. L’esistenza è il prerequisito di ogni possibile valore, significato, relazione, gioia.

martedì 25 novembre 2025

I miti sulle Crociate: La conquista musulmana avvenne senza le violenze efferate dei crociati.

Altro mito sulle Crociate molto diffuso e radicato nel nostro immaginario collettivo è quello che descrive l'espansione dell'Islam come un'avanzata quasi benevola e tollerante. Una narrazione in cui le armate musulmane sarebbero state accolte con giubilo da popolazioni desiderose di liberarsi dal giogo bizantino, a differenza dall’efferatezze perpetrate dai crociati cristiani, gente barbara e rozza, che nelle loro spedizioni massacrarono genti inermi e distrussero gran parte delle città conquistate. Questa visione edulcorata, però, si scontra duramente con la realtà documentata da innumerevoli fonti storiche.La verità è che l'espansione islamica, come molte conquiste del tempo, fu tutt'altro che pacifica. La realtà storica è stata caratterizzata da violenze e distruzioni spaventose. Questo articolo vuole gettare una luce cruda su episodi chiave che demoliscono la favola di una conquista illuminata.

Dopo la conquista della penisola Arabica e della Palestina le armate musulmane si riversarono nei territori metropolitani dell'impero Bizantino, venendo a contatto con la popolazione cristiana, come nel caso del fiorente Egitto. Nel 639 il califfo ‘Umar iniziò l’invasione dell’Egitto con piccoli eserciti che indussero le difese bizantine a ritirarsi nelle città fortificate. Nel 640, ad Eliopoli, i bizantini decisero di affrontare i musulmani, ma riportarono una rovinosa sconfitta con i musulmani festanti che abbatterono e trucidarono moltissimi bizantini. Successivamente gli arabi sferrarono l’attacco alla città di Nikiou, priva di difese, massacrandone la popolazione, cosa che fecero anche in molti villaggi circostanti (John Bagot Glubb “Le grandi conquiste arabe” Aldo Martello, Ed. Milano 1963 pp 313). L'anno dopo, nel 641, fu sottoposta all’assedio la grande città di Alessandria che si arrese quasi senza combattere. Quattro anni dopo, i Bizantini con un’azione a sorpresa, liberarono la città e la posero sotto il loro controllo. Il ritorno dei musulmani fu implacabile, fecero irruzione nella città massacrandone gli abitanti e abbandonandosi a saccheggi e incendi. Quando la città era stata già mezza distrutta, Amr ibn Aasi diede ordine di cessare la strage (John Bagot Glubb “Le grandi conquiste arabe” Aldo Martello, Ed. Milano 1963 pp 386).

Dopo l’Egitto le armate mussulmane si scagliarono senza tregua contro il resto dell’Africa del nord ancora in possesso dell’Impero Bizantino. Nel 705 la grande città di Cartagine fu rasa al suolo e la maggior parte degli abitanti venne uccisa (Bat Ye’or “The Decline of the Easter Christianty under Islam: from Jihad to Dhimmitude” Farleigh Dickinson University Press, Rutherford 1996, p.48). Le armate arabe continuarono la loro violenta espansione sottomettendo le tribù berbere dell’Atlante fino ad attaccare proditoriamente nel 711, con un’armata di 7/10 mila uomini, la Spagna visigota. Lo sbarco delle forze islamiche colse completamente di sorpresa Roderigo, il re dei Visigoti. Questi organizzò un esercito e si mise in marcia verso sud dalla sua capitale Toledo. Nella battaglia sul fiume Guadalete i visigoti furono sonoramente sconfitti e lo stesso re Roderico annegò mentre cercava di sottrarsi al massacro. Il generale musulmano spedì immersa in salamoia al califfo di Damasco quella che pensava fosse la testa di Roderico (Paul Fregosi “Jihad in the west: Muslim conquest from the 7th to the 21stCenturies” Prometheus Books, Amherst 1996, p. 94). Negli anni successivi tutta l’Andalusia fu conquistata, fu stabilita a Cordoba la nuova capitale musulmana dove vi fu edificata una grande moschea sul sito su cui sorgeva una precedente cattedrale cristiana (Rodney Stark “Gli eserciti di Dio” Lindau, 2010, p. 34).

L'idea di una popolazione "desiderosa di essere conquistata" si smonta definitivamente analizzando la successiva invasione della Sicilia avvenuta nell’827 da parte delle forze musulmane. A differenza di un'annessione rapida, la conquista della Sicilia fu una guerra di logoramento durata 70 anni (Paul Fregosi “Jihad in the West: Muslim conquest from the 7th to 21st Centuries” Prometheus Books, Amherst 1998, p.94). Le forze musulmane si scontrarono con la strenua resistenza dell'esercito bizantino e della popolazione locale. La durata del conflitto è testimoniata dalle tappe della conquista, scandite da decenni di innumerevoli scontri e massacri: Palermo cadde nell'831, Siracusa resistette fino all'878 e Taormina, l'ultimo baluardo bizantino, fu presa solo nel 902. Questa cronaca settantennale di assedi e massacri non descrive un popolo che accoglie "con giubilo" i suoi liberatori, descrive una nazione che combatte e muore per decenni pur di non essere sottomessa. 

Dalla loro base siciliana, le truppe islamiche si riversarono nell'Italia meridionale: nell'840 conquistarono Taranto e Bari, rasero al suolo Capua e occuparono Benevento. Pochi ricordano che la stessa Roma fu saccheggiata per ben due volte, nell'843 e di nuovo nell'846. Durante queste incursioni, le più famose chiese della città furono depredate dei loro tesori e il Papa fu costretto a pagare un ingente tributo (Rodney Stark “Gli eserciti di Dio” Lindau, 2010, pagg 35). Non si trattava di una guerra in terre lontane, ma di un attacco diretto al centro simbolico della cristianità occidentale, un colpo che portò la violenza della conquista sulla soglia stessa dell'identità europea.

Nel 1009, in barba alla fantomatica tolleranza islamica, si raggiunse l'apice della provocazione e del dispregio della fede cristiana, infatti il califfo fatimide al-Hākim ordinò di radere al suolo la chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, il luogo più sacro della cristianità. L'ordine, riportato dal cronista Yanya ibn Sa’id al-Antaki, non lasciava spazio a interpretazioni: Hākim ordinò a Yaruk, governatore della Palestina, di “demolire la chiesa del Santo Sepolcro e rimuovere ogni suo simbolo, distruggendone ogni traccia e ricordo”. L'esecuzione fu meticolosa. Il figlio di Yaruk "rapinò tutti i sacri arredi che vi si trovavano e fece abbattere la chiesa fino alle fondamenta", dopodiché gli esecutori "faticarono parecchio per demolire il sepolcro e cancellarne ogni traccia, facendone a pezzi buona parte" (Martin Biddle “Il mistero della tomba di Cristo” Newton & Compton Editori, Roma 2000). Questo oltraggio non fu un semplice atto di guerra, ma una profanazione deliberata che sollevò un’ondata di rabbia in tutta l’Europa, contribuendo ad accendere gli animi che avrebbero portato alla Prima Crociata (Rodney Stark “Gli eserciti di Dio”pag.130).

Nel 1268, il sultano mamelucco Baybars conquistò la città crociata di Antiochia. Irritato dalla fuga del suo sovrano, Boemondo VI, Baybars gli scrisse una lettera per assicurarsi che conoscesse in ogni dettaglio il destino della sua gente. Le sue parole sono una testimonianza unica e agghiacciante della brutalità della conquista:
"Avessi visto i tuoi cavalieri, prostrati sotto le zampe dei cavalli, le tue case prese d'assalto dai saccheggiatori e corse dai predoni, le tue ricchezze pesate a quintali, le tue dame vendute a quattro per volta e comprate al prezzo di un dinàr della tua stessa roba! Avessi visto le tue chiese con le croci spezzate, i fogli dei falsi Vangeli sparpagliati, i sepolcri dei Patriarchi sconvolti! Avessi visto il tuo nemico musulmano calpestare il luogo della messa, e sgozzati sull'altare monaci e preti e diaconi, e i Patriarchi colpiti da repentina sciagura, e i principi reali ridotti in schiavitù! Avessi visto gli incendi propagarsi per i tuoi palazzi, e i vostri morti bruciare al fuoco di questo mondo prima che a quello dell'altro; i tuoi palazzi resi irriconoscibili, la chiesa di San Paolo e quella di Qusyàn crollate e distrutte, allora avresti detto: «Oh foss'io polvere, e non avessi mai avuto una lettera con tale notizia!" (Thomas F. Madden “Le crociate. Una storia nuova” Lindau, Torino 2005, p.261).
Non è propaganda nemica. È il vanto del carnefice, una testimonianza inconfutabile la cui brutalità è superata solo dall'orgoglio con cui viene descritta.

Ma ancora più tristemente nota è forse la presa di Costantinopoli, la capitale dell'Impero Bizantino, del 29 maggio 1453, quando i jihadisti, come i crociati a Gerusalemme nel 1099, spezzarono la lunga resistenza opposta al loro assedio. La violenza che si scatenò fu tremenda, il famoso storico delle Crociate Steven Runciman descrive la scena iniziale affermando che "il sangue scorreva a fiumi dalle alture di Petra al Corno d'Oro" (S. Runciman “Gli ultimi giorni di Costantinopoli, 1453” Piemme, Casale Monferrato, 1997, p. 156). Soldati, uomini, donne e bambini furono uccisi indiscriminatamente per le strade. La furia si abbatté sui luoghi sacri e in particolare sulla Hagia Sophia, per quasi mille anni la più grande chiesa della cristianità. I fedeli rifugiati al suo interno assistettero all'interruzione dell'Orthros (il mattutino), quindi le persone deboli e gli anziani furono uccisi, gli altri ridotti in schiavitù. Quando la carneficina cessò, il sultano Mehmed II ordinò di trasformare la magnifica cattedrale in una moschea. Fu il simbolo della fine di un'era: la caduta di un impero millenario e la sottomissione di milioni di cristiani.

La narrazione di un'espansione islamica interamente pacifica e illuminata è un mito moderno che non regge alla prova delle fonti storiche. Gli episodi qui riportati, dalla guerra settantennale in Sicilia ai sacchi di Roma, dalla distruzione del Santo Sepolcro alla vanagloriosa crudeltà di Baybars e alla caduta di Costantinopoli, dipingono un quadro molto diverso, fatto di conquiste brutali, massacri e sottomissione.
Riconoscere questa realtà non è un giudizio sommario, non è un'accusa all'Islam, ma un atto di onestà intellettuale, necessario per comprendere che la storia è fatta di fonti e documenti, non di leggende e miti.


Bibliografia

L. Gardet “Conoscere l’Islam” Edizioni Paoline, 1961;
John Bagot Glubb “Le grandi conquiste arabe” Aldo Martello, Ed. Milano 1963;
Franco Cardini, Le Crociate tra il mito e la storia, Istituto di Cultura Nova Civitas, Roma 1971;
Moshe Gil “A History of Palestine 634-1099” Cambridge University Press, Cambridge 1992;
Jonathan Riley Smith, "Storia delle Crociate", A. Mondadori Editore, Milano 1994;
Franco Cardini "Processi alla Chiesa. Mistificazione e apologia", Piemme Casale Mon.to (AL) 1994;
Paul Fregosi “Jihad in the west: Muslim conquest from the 7th to the 21stCenturies” Prometheus Books, Amherst 1996;
Bat Ye’or “The Decline of the Easter Christianty under Islam: from Jihad to Dhimmitude” Farleigh Dickinson University Press, Rutherford 1996;
S. Runciman “Gli ultimi giorni di Costantinopoli, 1453” Piemme, Casale Monferrato, 1997;
Luigi Negri "False accuse alla Chiesa" Piemme, Casale Mon.to (AL) 1997;
Martin Biddle “Il mistero della tomba di Cristo” Newton & Compton Editori, Roma 2000;
Luigi Negri, "Controstoria. Una rilettura di mille anni di vita della Chiesa", San Paolo, Cinisello B.mo (MI) 2000;
Thomas F. Madden “Le crociate. Una storia nuova” Lindau, Torino 2005;
Rodney Stark “Gli eserciti di Dio. Le vere ragioni delle crociate” Lindau, Torino, 2010.

martedì 28 ottobre 2025

Sapiens Sapiens e i Cristianesimi perduti

Il canale Sapiens Sapiens, nella sua crociata contro il cristianesimo, affronta l'argomento del cristianesimo delle origini. L'hater Fratarcangeli ci svela che non è mai esistita una sola versione del cristianesimo, ma che in realtà, addirittura già a partire dal I secolo, si sviluppò immediatamente una grande varietà di credenze che declinarono la fede in Gesù in forme diversissime tra loro. In pratica non c'è mai stata una storia originaria, ma una ridda di vicende contraddittorie che descrissero ed elaborarono la resurrezione, le opere e la personalità stessa di Gesù in modi molto differenti. Fratarcangeli, affidandosi solamente ad alcune conclusioni a lui producenti, dello studioso americano Bart Ehrman, afferma che subito dopo la morte di Gesù siano sorti gruppi differenti di suoi seguaci che avrebbero "costruito", ognuno, una sorta di Cristo immaginario. Questi gruppi, inoltre, avrebbero avuto all'inizio una pari dignità e solo la prepotenza di un gruppo ha fatto prevalere una teologia "ufficiale" su tutte le altre (sic). Quindi una grande varietà di forme e credenze, che poi si sono ridotte all’ortodossia in quelle idee teologiche sopravvissute fino ad oggi.

Questa ricostruzione è completamente ideologica e palesemente sbagliata, infatti ignora la primaria esistenza del gruppo originario formato dalla cerchia di Gesù e dei primi seguaci a loro associati. Di questo gruppo ne parla la totalità degli storici, perfino lo stesso Bart Ehrman, l'autore del libro "Cristianesimi perduti", deve ammettere la loro esistenza e li chiama "proto-ortodossi". Questo gruppo, che compare nelle lettere di Paolo e negli Atti degli apostoli, scritti composti molto vicino ai fatti narrati, rappresentò la prima Chiesa dov'era conservata la testimonianza di Cristo risorto. E’ la comunità guidata da Giacomo, “il fratello del Signore” (Mt 13, 55 e Mc 6, 3), pienamente ortodossa anche se spesso in disaccordo con Paolo, dotata di teologia arcaica, ma con una chiara affermazione della divinità di Gesù (J. Danielou “La teologia del Giudeo-cristianesimo” EDB 1974). Le diverse fonti disponibili, tra loro indipendenti, mostrano che al centro della predicazione di Gesù c'era l'annuncio del Regno di Dio. Questa è la nozione comune dei vangeli canonici e del Vangelo di Tommaso, i vangeli più antichi, e che questa base comune non sia stata attribuita retroattivamente lo testimonia il fatto che essa svolge un ruolo molto limitato negli altri testi delle prime generazioni cristiane, a partire dalle lettere paoline (Enrico Norelli, "La Nascita del Cristianesimo", Il Mulino, 2014, Bologna, pag. 19).

Quindi all'inizio è esistita una base comune, un messaggio nuovo e potente che si è imposto nonostante la morte dello stesso Gesù. Infatti a quel tempo molti altri si presentarono come salvatori d'Israele, come Simone di Perea, il pastore Athronges, un profeta samaritano anonimo, un altro profeta anonimo egiziano, un certo Gesù figlio di Anania, ecc., ma il loro messaggio scomparve rapidamente con la loro soppressione violenta. Per Gesù non andò così, gli storici indicano tra le ragioni per cui il suo annuncio fu in grado di sopravvivere alla violenta repressione, la presenza di un gruppo di discepoli in grado di elaborare e conservare i ricordi relativi a Gesù (Enrico Norelli "La Nascita del Cristianesimo", Il Mulino, 2014, Bologna, pag. 22). Essi furono i missionari autorizzati dalla loro esperienza con Gesù ad annunciare il vero ed unico Vangelo alle genti e tale annuncio ebbe come conseguenza la formazione di comunità e di Chiese dove gli Apostoli istituirono dei vescovi incaricati di tutelare e tramandare il messaggio di Gesù originario. Così l'ortodossia risale, per mezzo dei vescovi e degli Apostoli, a Gesù stesso. La prima epistola di Clemente (circa 95 d.C.) così descrive la storia della Chiesa: "Gli Apostoli hanno ricevuto il Vangelo dal nostro Signore Gesù Cristo [...] e i nostri Apostoli sapevano da Gesù Cristo che sarebbero sorte contestazioni sul titolo di vescovo. Per questo motivo, avendo ricevuto una perfetta prescienza, essi stabilirono i vescovi e decisero quando essi fossero morti, succedessero nel loro ministero altri uomini provati" (I Clem. 42, 44).

E', quindi, la trasmissione del messaggio di Gesù, il Vangelo, che passa per gli Apostoli e arriva fino ai vescovi a garantire l'ortodossia. Se una Chiesa può produrre un elenco di vescovi che la colleghi agli Apostoli, allora può proclamarsi ortodossa. Questo è ciò che afferma il cristiano palestinese Egesippo nel 160 d.C.: "In ogni successione e in ogni città tutto è come predicano la Legge, i profeti e il Signore" (in Eusebio, Storia ecclesiastica IV 22, 2-3). Anche Ireneo, vescovo di Lione, nel 180 d.C. scrive che basta essere d'accordo con la Chiesa di Roma che è nell'ortodossia grazie alla successione, per qualificarsi ortodossi (Contro le Eresie III 3, 2). Questa concezione è anche usata da Tertulliano che nel 200 d.C. scrive che una Chiesa può definirsi ortodossa nella misura in cui, attraverso la successione dei suoi vescovi, può ricollegarsi agli Apostoli (La prescrizione degli eretici III, 32). Sempre nel II secolo Ignazio vescovo di Antiochia esorta i cristiani di Filadelfia a rimanere uniti sotto la guida del vescovo e del suo collegio di presbiteri, a fuggire dalle divisioni e dalle eresie e a non ascoltare chi agisce senza il vescovo (Lettera ai Filadelfiesi, Capitolo 3). Nella sua lettera agli smirnesi (Ad Smyrnenses) utilizza per la prima volta il termine di Chiesa Cattolica, chiarendo che l'esistenza di Chiese locali non elimina la consapevolezza di essere Chiesa di Gesù Cristo (Giorgio Acquaviva "La Chiesa Madre di Gerusalemme", Piemme, Casale Monferrato (AL), 1994, pag 64).

Quindi quello che va dicendo Fratarcangeli nel suo video è completamente falso, i cosiddetti "cristianesimi" alternativi sono sorti solo successivamente quando gruppi di ebrei convertiti al cristianesimo non vollero lasciare totalmente le loro tradizioni ebraiche (Ebioniti e giudaizzanti vari) e solo a partire dell'anno 90, quando i "nazareni", cioè coloro che credono nella divinità di Gesù, vengono inseriti nell'elenco delle maledizioni riservate ai minim, cioè gli eretici, nella recita dello Sh' moné es' re', la preghiera mattutina quotidiana, si manifestano tendenze centrifughe con gruppi eterodossi che ritengono Gesù solo un profeta (Giorgio Acquaviva "La Chiesa Madre di Gerusalemme", Piemme, Casale Monferrato (AL), 1994, pag 63). Successivamente, solo a partire dal II, secolo avviene la comparsa di gruppi che rielaborarono la figura di Cristo realizzando un sincretismo con tradizioni magico esoteriche iraniche e greco-elleniste, i cosiddetti gnostici. Questi gruppi per legittimare il proprio credo cominciarono a fabbricare dei testi, con attribuzioni pseudoepigrafiche, come le varie apocalissi citate nel video e vari vangeli gnostici, come quelli cosiddetti "di Pietro", "di Filippo", di "Maria", e così via. tutti testi, quindi, comparsi molto dopo i vangeli canonici (B: Ehrman "Cristianesimi perduti", pag 39). Ma i Padri della Chiesa, come Ireneo di Lone, li individuano subito come eretici non potendo fornire alcuna successione apostolica riconosciuta: "Prima di Valentino non c'erano Valentiniani, né prima di Marcione Marcioniti, né assolutamente nessuna di tutte queste dottrine perverse che abbiamo elencato esistevano prima degli innovatori e degli inventori di queste perversità" (Ireneo di Lione, Contro le Eresie III 4, 3).

Il gruppo originario degli Apostoli, e le Chiese sorte dalla loro predicazione hanno, quindi, conservato il messaggio di Gesù preservandolo dalla repressione giudeo-romana e solo grazie a questa circostanza si è potuto formare, già a metà del II secolo, un nucleo di quattro vangeli che non fu mai sostituito e solo raramente rifiutato, anzi ha mantenuto la sua importanza centrale pur coesistendo con una ricca pluralità di altri libri su Gesù, quelli che oggi chiamiamo "apocrifi". Questi scritti, a differenza di quanto affermato da Ehrman e ripreso da Fratarcangeli, non furono affatto creduti per secoli da un gran numero di cristiani, ma hanno rappresentato l'espressione di gruppi periferici con visioni alternative che non hanno mai raggiunto un consenso identificabile o una longevità. Ma tutto questo per Fratarcangeli non ha importanza, per lui ogni gruppo scissionista è rappresentativo del "cristianesimo" anche se attestato da un singolo frammento di papiro. Il nostro hater mette tutto sullo stesso piano, sia i vangeli canonici che quelli apocrifi. In realtà i quattro vangeli canonici hanno predominato fin da subito su tutti gli altri scritti cristiani, almeno dalla metà del secondo secolo. Non furono mai sostituiti e mai rifiutati per un solo ed unico motivo: erano i testi più antichi, più affidabili, più coerenti con la primitiva tradizione orale e più vicini ai fatti narrati. Questo fu l’unico criterio per cui furono ritenuti l’insegnamento cristiano ortodosso a partire da Ireneo di Lione, ben prima del Concilio di Nicea e dell’imperatore Costantino. Nel canone delle Scritture che saranno reputate ispirate, non furono inseriti molti testi anche se aderivano alle convinzioni teologiche ortodosse. Infatti scritti come la Didaché, l'apocalisse di Pietro, il Pastore di Erma, la lettera di Barnaba, ecc. pur essendo pienamente ortodossi non entrarono mai nel canone perchè non direttamente collegabili alla tradizione apostolica. Nel canone furono inseriti i testi più diffusi, più antichi e collegati direttamente con la tradizione apostolica.

La contraddizione di Ehrman, ripresa da Fratarcangeli, è, quindi, evidente: si afferma che fin dal principio il cristianesimo è stato sempre e ovunque irrimediabilmente diviso in sette proliferanti, senza un centro che tenesse insieme alcunché, ma allo stesso tempo determinato a sradicare ogni pluralità o "scelta" in favore dell'omogeneità. Insomma c'era o non c'era questo centro? Ovviamente se veramente c'è stato Ehrman non ha dubbi: non può che essere la "cattiva" Chiesa cattolica che ha soppresso tutti i variegati riti cristiani tranne il proprio.

Infatti altra assurdità antistorica è proprio quella di affermare che tutti questi "cristianesimi" siano scomparsi perchè attivamente soppressi dall'ortodossia cattolica tramite l'oppressione e la violenza. il problema è che non viene mai citata una fonte, un fatto documentato, un qualcosa che confermi in modo inoppugnabile chi sia stato nei primi quattro secoli a perpetrare, dove e in che modo, tali violenze.

La realtà è ben diversa, lo storico e studioso canadese di testi biblici, Bockmuehl, Dean Ireland's Professor of the Exegesis of Holy Scripture all'Università di Oxford, e fellow del Keble College, sempre a Oxford, afferma che la scomparsa delle opinioni marginali non fu dovuta ad alcuna “soppressione”, ma svanirono da sole "presumibilmente perchè prive di ossigeno di seguaci o di plausibilità".

La verità è che queste dottrine alternative sostenute dai vari gruppi eterodossi si estinsero da sole molto prima che la versione ortodossa avesse la capacità di “sopprimere” attivamente qualsiasi cosa, ovvero a partire dal IV secolo. Ma a quel tempo la maggior parte di queste varianti del cristianesimo erano sparuti gruppi, vaghi ricordi o fantasmi letterari.

La storia si basa sullo studio delle fonti e dei documenti, ma anche sul confronto dei vari studi ed opinioni degli specialisti, quindi tutt'altra cosa dei contenuti propinati da un canale come "Sapiens Sapiens" basato sull'odio verso la Chiesa e il cristianesimo. Quando è quello il sentimento che anima una divulgazione è sempre il caso di aspettarci contenuti falsi ed ingannevoli.

Bibliografia

J. Danielou “La teologia del Giudeo-cristianesimo” EDB 1974;
Giorgio Acquaviva "La Chiesa Madre di Gerusalemme", Piemme, Casale Monferrato (AL), 1994;
Bruce Metzger "Il canone del Nuovo Testamento: origine, sviluppo e significato" Brescia, Paidea, 1997;
Simon Benoit "Giudaismo e Cristianesimo, una storia antica" Editori Laterza, Bari, 2005;
B. Ehrman "Cristianesimi perduti" Carocci editore, 2012;
Enrico Norelli "La Nascita del Cristianesimo", Il Mulino, 2014, Bologna;
Markus Bockmuehl
https://www.theosthinktank.co.uk/comment/2024/04/09/catherine-nixey-heresy-jesus-christ-and-the-other-sons-of-god-london-picador-2024