Apologeticon, il blog di Luis
Apologeticon, scritto o discorso in difesa. Questo blog vuole essere un momento di riflessione ed approfondimento in difesa della fede cristiana e delle sue basi storiche.
sabato 14 febbraio 2026
I sofismi di Sapiens Sapiens: l'aborto non è un omicidio.
Il canale di propaganda laicista "Sapiens Sapiens" propone provocatoriamente la seguente domanda: "Se l'omicidio è la soppressione di una persona, anche l'aborto sopprime o meno una persona?".
Successivamente viene esposta una questione in merito che riporto nei suoi contenuti principali. Sapiens Sapiens dice:
"La Chiesa per condannare l'aborto adotta la filosofia aristotelica e quindi tomistica applicando i concetti di potenza ed atto. Cioè le cose mutano nel tempo, ad esempio un uovo è un uovo in atto, ma un pollo in potenza, cioè può in futuro diventare un pollo. Quindi quando si afferma che l'aborto è un omicidio si considera l'embrione come un embrione in atto, ma un essere umano in potenza, cioè l'embrione non ha le caratteristiche della persona, cioè lo sviluppo fisico, la capacità relazionale, le condizioni per provare dolore, ma le avrebbe in futuro, al termine del suo sviluppo. Ma, come evidenzia il filosofo Emanuele Severino se l'embrione può diventare un uomo, significa che nella condizione di embrione, uomo non lo è ancora e protrebbe diventare anche un non uomo, come accade nell'aborto spontaneo. Affermare che l'embrione è già un uomo e logicamente impossibile, perchè non si può essere contemporaneamente una cosa e il suo opposto. Per semplificare mangiando un uovo non diciamo di aver mangiato un pollo. Quindi affermare che l'embrione è un uomo in potenza significa che in atto, cioè al momento dell'aborto, un uomo non lo è affatto. Quindi la tesi che l'aborto sarebbe un omicidio non regge proprio dal punto di vista logico. Proprio perchè l'embrione non è una persona".
Siamo di fronte all'ennesimo sofisma, cioè un ragionamento capzioso, in apparenza logico, ma sostanzialmente fallace. Il primo aspetto da notare è che in questa esposizione Sapiens Sapiens usa i termini "uomo", "essere umano" e "persona" come sinonimi, generando solo confusione. Infatti il termine "persona" identifica un costrutto sociale e ideologico, cioè un'entità umana dotata di dignità, identità, razionalità e coscienza, prescindendo da sesso, età o condizione sociale. E', senza dubbio, un termine importante, ma non ci dice niente sulla natura ontologica di questo ente, la sua proprietà fondamentale, essenziale e costitutiva dell'essere.
Proprio per questo nel nostro Codice Penale per omicidio s'intende la soppressione di una vita umana, non di una persona, ad opera di un altro essere umano (art. 575 c.p.). E' il reato che consiste nel cagionare la morte di un altro essere umano, non di una persona. Anche nella Dichiarazione Universale dei Dirtti dell'Uomo (DUDU), all'art. 3, leggiamo che "Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona". Il soggetto è l'individuo che ha diritto alla vita. Qui il termine "persona" è un sinonimo di "individuo". L'omicidio è quindi la negazione diretta di questo diritto fondamentale. Ovviamente anche la Chiesa fa riferimento a tali significati, infatti parla sempre di soppressione della vita umana, non della persona (CCC artt.2270 e 2271).
Questa specificazione manda all'aria tutto il castello in aria di Sapiens Sapiens, infatti l'aborto non è la soppressione di una persona, ma di una vita umana, di un individuo con il suo corredo genetico unico, cioè onotologicamente umano, così come abbiamo visto anche per il Codice penale e la DUDU. Non occorre aspettare l'acquisizione di caratteristiche (sviluppo del sistema nervoso, capacità di relazione, ecc.), con l'embrione abbiamo già ontologicamente una vita umana, quindi si può e si deve parlare di omicidio, senza paura di commettere sbagli.
In questo suo sproloquio, Sapiens Sapiens, prendendo in prestito le considerazioni del filosofo Emanuele Severino, cerca di dimostrare l'illogicità delle posizioni della Chiesa, criticando la filosofia tomista, con i suoi concetti di potenza ed atto. Ma anche in questo caso siamo di fronte ad un ragionamento che parte da presupposti sbagliati. Severino, e con lui anche Sapiens Sapiens, danno dimostrazione di essere molto confusi, non riuscendo a distinguere i vari piani. La prima obiezione è che l'embrione non è un uomo in potenza, ma è un uomo in atto, con capacità in potenza. Ad esempio un neonato non parla, cioè una capacità in potenza, oppure una persona in coma non è cosciente, cioè con funzioni sospese. Ma nessuno direbbe che per questo non sono esseri umani. L'embrione è già cosa diventerà, non qualcosa che potrebbe diventarlo se accadesse altro. Semmai è lo spermatozoo o l'ovulo ad essere un essere umano in potenza, in quanto non costituiscono un individuo umano e non è detto che lo diventino.
Trionfalmente Sapiens Sapiens conclude il suo video sentenziando che oggettivamente l'embrione non è una persona, cioè un uomo, come a dire che l'embrione è composto da poche cellule, mentre sono molte di più quelle di un individuo adulto. Ciò che non capisce Sapiens Sapiens è che la differenza non la fa il numero delle cellule, ma che cosa sono quelle cellule. L'embrione non è un ammasso cellulare qualunque, come un tessuto o un tumore, ma è un organismo umano individuale, con un proprio patrimonio genetico completo e distinto da quello della madre, ha una dinamica interna di sviluppo autonomo, infatti se lasciato nel suo ambiente naturale si sviluppa secondo una continuità ordinata, sono cellule di un essere umano, di un uomo, in una fase iniziale.
Non esiste un "salto ontologico" dimostrabile dopo il concepimento, ogni fase successiva (impianto, sviluppo del sistema nervoso, nascita) è graduale, ma non qualitativamente nuova. Se non c'è una frattura reale allora l'individuo che verrà ucciso da adulto è lo stesso che era embrione. Negare questo porta a criteri arbitrari (coscienza, autonomia, desiderabilità) che possono essere applicati anche ad altri esserei umani vulnerabili.
Dire che sono solo "cellule" porta a concludere che si è umani solo se riconosciuti come "persona", cioè solo chi funziona in un certo modo (coscienza, relazione, autonomia), ma allora, il valore della vita umana dipende da ciò che uno può fare o da ciò che uno è? Se dipende dalle funzioni, allora che dire dei disabili gravi, dei malati terminali? Le persone in stato vegetativo hanno un valore minore? Se, invece, dipende dall'essere umano in quanto tale, allora l'embrione è incluso.
venerdì 6 febbraio 2026
Gli atei e il "Mistero della Fede"
Nella mia attività apologetica mi sono trovato spesso a dover sostenere dei confronti con persone atee laiciste convinte che tutto ciò che si ritiene esistente possa e debba essere spiegato solo attraverso la prova scientifica o la logica umana matematica. Di conseguenza queste persone ritengono poco intelligente, se non "stupido", credere in un mistero divino o sovrannaturale, ma allo stesso tempo nutrono una sorta di fede cieca nella scienza credendo che essa in futuro risolverà misteri oggi inspiegabili. Questo atteggiamento merita una riflessione più approfondita, per capire come si possa giustificare una tale posizione, che in apparenza sembra intrinsecamente contraddittoria.
La scienza per definizione si basa su osservazioni, esperimenti e prove empiriche. Tuttavia ci sono aspetti della scienza che sono ancora lontani dall'essere completamente spiegati. L'ateo laicista ritiene assurdo il "mistero della Fede", non si fa problemi ad affermare con certezza che, in futuro, la scienza troverà una spiegazione per ciò che oggi appare misterioso, ossia sta facendo un atto di fede. Infatti non possiamo dimostrare che la scienza in futuro riuscirà a spiegare ogni aspetto della realtà.
Molti atei sembrano riporre una fiducia incrollabile nel progresso scientifico, che li porta a credere che, in qualche modo, la scienza riuscirà un giorno a spiegare anche quei fenomeni che oggi non comprendiamo. Qui emerge la contraddizione: mentre la religione viene spesso vista come un atto di "credulità cieca", la fiducia nella scienza, pur essendo altrettanto speculativa in molti casi, è ritenuta razionale e ben fondata.
I credenti si affidano alla fede come una risposta ai misteri della vita e dell'universo, accettando che alcuni aspetti della realtà non possano essere spiegati in termini razionali o scientifici. La fede religiosa non è necessariamente una "credulità cieca", ma può essere interpretata come una forma di apertura verso il mistero, un invito ad abbracciare l'incertezza della vita umana.
I credenti non pretendono che la religione "spieghi" ogni cosa in termini scientifici, ma piuttosto che fornisca un senso, un significato, una guida morale in un mondo complesso e spesso incomprensibile. L'esistenza di un mistero divino non è quindi vista come qualcosa di irrazionale, ma come un invito a esplorare, a domandarsi, e a sviluppare una visione più profonda della realtà.
C'è, però, una contraddizione fondamentale che emerge dal pensiero di quegli atei che criticano la fede religiosa come irrazionale, ma allo stesso tempo professano una fiducia cieca nella scienza. Entrambi gli atteggiamenti sono forme di fiducia, e la distinzione tra "razionale" e "irrazionale" non è sempre chiara. Perché credere nella scienza come soluzione definitiva a tutto ciò che è sconosciuto dovrebbe essere più razionale di credere in una realtà trascendente o spirituale?
La critica dell'ateo laicista alla fede religiosa si concentra sul fatto che i credenti accettano verità senza prove empiriche, quelle che chiamano "evidenze", mentre la scienza si fonda su prove tangibili. Ma anche la scienza, come abbiamo visto, si basa su una sorte di "fede" nelle possibilità future della ricerca. Gli atei, infatti, non possono prevedere con certerzza che la scienza riuscirà a spiegare tutti i musteri dell'universo, né che tutte le leggi fisiche siano state comprese in modo definitivo. Molti misteri, come la natura della coscienza o la causa ultima dell'universo, potrebbero rimanere irrisolti per sempre.
Inoltre gli atei laicisti tendono a dimenticare che la scienza stessa, pur essendo uno strumento potente, non fornisce risposte a tutte le domande umane. Le domande esistenziali sul significato della vita, sulla moralità o sulla bellezza, non trovano una risposta completa nella scienza che si concentra sui "come" piuttosto che sui "perché". Qui, la fede religiosa spesso offre un'alternativa, dando risposte che trascendono la spiegazione razionale e accettano il mistero come parte integrante dell'esperienza umana.
lunedì 26 gennaio 2026
Sapiens Sapiens e le religioni che si "copiano". Parte terza.
Veniamo, ora, all'ultima farneticante affermazione del video dal titolo "Come le religioni hanno preso le idee l'una dalle altre" apparso sul canale di propaganda laicista Sapiens Sapiens. Con fare furbetto, di chi ha "scoperto" tutto l'inganno, Fratarcangeli ci rivela che la Pasqua cristiana non è altro che la copia di una festa pagana, e, precisamente, quella dedicata ad una dea nordica chiamata Eostre (o Ostara). Per provare questa affermazione cita una "testimonianza" di un monaco inglese del VIII secolo, Beda il Venerabile, il quale scrive che gli anglosassoni chiamavano il mese di aprile Eosturmonath, dal nome di una dea della primavera, e che i cristiani avrebbero poi usato quel nome per la festa della Pasqua. Fratarcangeli aggiunge anche che il termine inglese per indicare la Pasqua, cioè Easter, è un chiaro riferimento alla dea.
Navigando per il mare di sciocchezze anticristiane del web, il nostro hater Fratarcangeli deve aver trovato questa notizia e l'ha subito replicata e divulgata sul suo canale. Un hater sa bene che qualsiasi sciocchezza, in quanto anticristiana, viene subito ben considerata senza tanti problemi di verifica. Come si dice? "Tutto fa brodo". In realtà si tratta dell'ennesima fake news, infatti che la Pasqua cristiana derivi da una festa pagana dedicata alla dea Eostre (o Ostara) non è assolutamente dimostrato storicamente.
Innanzitutto il monaco inglese non dice che la Pasqua cristiana sarebbe una scopiazzatura della festa pagana della dea Eostre, ma che i cristiani chiamarono in quel modo il periodo della Pasqua (De temporum ratione, capitolo 15, “De mensibus Anglorum”). Probabilmente il nome del mese primaverile Eosturmonath, cioè aprile, è stato riutilizzato per indicare la festa cristiana, ma questo riguarda solo il nome, non l’origine della festa. Come è assolutamente notorio a chi ha un minimo di conoscenza della storia del Cristianesimo, la Pasqua cristiana deriva direttamente dalla Pasqua ebraica (Pesach), infatti i primi cristiani erano ebrei e celebravano la resurrezione di Gesù in relazione alla Pasqua ebraica. Gesù è il nuovo agnello immolato che cancella tutti i peccati, l'unico grande sacrificio che sostituisce e supera quelli rituali al Tempio (Ebrei 9,1-10,18). Questo legame è ben documentato nei testi del I–II secolo.
Infatti in quasi tutte le lingue, come l'italiano "Pasqua", lo spagnolo "Pascua", il francese "Pâques", il greco "Pascha", ecc. tale termine deriva da quello ebraico Pesach. Solo l'Inglese “Easter” e il tedesco “Ostern” sono eccezioni, derivando, con ogni probabilità, dal nome germanico del mese primaverile di aprile, il tipico periodo in cui si celebra la Pasqua.
C'è da considerare, inoltre, che esistono molti dubbi sull'esistenza stessa di una dea chiamata Eostre e di un culto a lei associato. L’unica fonte antica ne che parla è il monaco inglese Beda, ma non si hanno altre tracce di questa dea nordica e del culto a lei associato. Come già detto, Beda scrive solo che il mese anglosassone Eosturmonath prendeva il nome da una dea pagana, ma non descrive rituali, miti o un culto strutturato. Tutte le teorie su Eostre partono esclusivamente da qui. Non esistono altre fonti indipendenti, non è stato mai trovato un tempio a lei dedicato, non esiste niente che parli di lei nei miti nordici e non esistono neppure testi, raffigurazioni, iscrizioni, ecc. Niente che confermi l'esistenza ed un culto di una dea chiamata Eostre. Questa mancanza quasi totale di riferimenti, induce gli storici a pensare che Eostre possa essere stata una divinità locale minore oppure una figura mitologica successiva (romanticizzata in epoca moderna). Altri sono convinti che si possa trattare addirittura di una ricostruzione etimologica dello stesso Beda.
Possiamo quindi concludere che non è affatto vero che la Pasqua cristiana derivi da una festa della dea Eostre, sia perchè è certo che la la Pasqua cristiana nasce dalla Pasqua ebraica, così come, ad esempio, il famoso esegeta ed orientalista tedesco J. Jeremias ha ben dimostrato nel suo Studio fondamentale sul contesto ebraico della Pasqua cristiana primitiva (The Eucharistic Words of Jesus - SCM Press), ma anche perchè gli storici dubitano molto sulla reale esistenza di una dea chiamata Eostre e di un culto a lei associato. Lo storico delle religioni Ronald Hutton, professore di storia all'Università di Bristol, grande esperto di paganesimo britannico, conclude nel suo saggio "The Stations of the Sun: A History of the Ritual Year in Britain" - Oxford University Press, 1996" che non ci sono prove di una festa pagana di Eostre che abbia dato origine alla Pasqua. E così anche il professore Bruce Lincoln, docente di Storia delle religioni alla University of Chicago, antichista e antropologo di grande valore, afferma come alcune divinità “antiche” siano in realtà ricostruzioni moderne basate su pochissime fonti. Proprio la dea Eostre è citata come caso problematico da Lincoln nel suo "Theorizing Myth", University of Chicago Press, 1999. Agli stessi risultati è giunta anche la storica delle religioni Carole M. Cusack, che nel suo "Invented Religions: Imagination, Fiction and Faith" Ashgate, 2010, spiega come nel XIX–XX secolo molte figure “pagane” siano state rielaborate o amplificate, trattando anche della nascita moderna del mito di Ostara/Eostre.
Questa storia della dea Eostre dimostra chiaramente come il web sia pieno di sciocchezze e falsità, e come sia importante documentarsi sempre da fonti serie e validamente documentate, scartando decisamente le notizie che provengono da siti trash che fanno solo una divulgazione di stampo ideologico.
Bibliografia
Fonte: Beda il Venerabile, "De temporum ratione, cap. 15" nell'edizione "Bede: The Reckoning of Time", trad. Faith Wallis, Liverpool University Press, 1999;
Ronald Hutton, "The Stations of the Sun: A History of the Ritual Year in Britain", Oxford University Press, 1996;
Bruce Lincoln, "Theorizing Myth", University of Chicago Press, 1999;
Carole Cusack, "Invented Religions: Imagination, Fiction and Faith", Ashgate, 2010.
Joachim Jeremias "The Eucharistic Words of Jesus" - SCM Press.
sabato 24 gennaio 2026
Sapiens Sapiens e le religioni che si "copiano". Parte seconda.
In questa seconda parte analizzerò un'altra affermazione che viene fatta nel video di propaganda anticristiana "Come le religioni hanno preso le idee l'una dalle altre" tratto dal canale YT "Sapiens Sapiens".
Viene ancora, incredibilmente, riproposta una vecchia bufala storica secondo la quale il Cristianesimo non è stato altro che una copia delle tante religioni misteriche diffuse nella multietnica e variegata società romana in epoca imperiale. Nella fattispecie Fratarcangeli, il curatore di questo canale YT, afferma che la stessa figura di Gesù è stata costruita sul modello di alcune divinità pagane come l'egiziano Horus, il persiano Mitra e l'ellenista Dioniso. Secondo quanto viene detto nel video tutte queste figure sarebbero nate il 25 dicembre, sarebbero state figlie di una donna vergine e di una divinità, avrebbero avuto ognuna proprio dodici seguaci o "apostoli" e alla fine muoiono uccise per poi risorgere. Saremmo, quindi, di fronte ad un mito costruito a tavolino per rendere "accettabile" per la società pagana un messaggio come il Cristianesimo.
E' veramente triste dover ancora leggere e ascoltare sciocchezze come queste, vederle circolare in rete e amaramente constatare quante persone ancora cadono in questa trappola di disinformazione. Si tratta, infatti, di una grossa mistificazione, esiste una differenza abissale tra il Cristianesimo, la figura di Cristo e le religioni pagane. Basterebbe solo osservare il fatto che Gesù di Nazareth è una figura storica, vissuta nel I secolo d.C., di cui nessuno osa più metterene in discussione la sua autenticità, mentre Horus, Mitra e Dioniso non hanno nulla di storico, sono solo dei personaggi che appartengono alla mitologia.
Ma oltre a questo risultano false tutte le affermazioni di Fratarcangeli:
- Horus è una divinità mitologica egizia che non ha nulla a che vedere con il giudaismo, l'ambiente in cui nasce e si sviluppa la vicenda di Gesù di Nazareth. E' concepito magicamente da Iside, che, tra l'altro, non è vergine, in quanto copula con Osiride dopo la sua morte. Non nasce il 25 dicembre, non ha seguaci, tanto meno 12, non muore e risorge come Gesù. Il suo messaggio è completamente differente da quello di Gesù, in quanto si limita ad essere il simbolo del Faraone che protegge l'Egitto. Per approfondire consiglio questo mio articolo.
- Mitra è una divinità indo-iranica, poi centrale nel mitraismo romano, ma che ha il suo sviluppo a Roma solo a partire dal II-III secolo, quando era già presente il Cristianesimo. Si tratta di un culto misterico, iniziatico e riservato, a differenza del Cristianesimo che, invece, era aperto a chiunque. Anche Mitra non nasce da una vergine, ma "sgorga" da una roccia (petra genetrix), non nasce il 25 dicembre e non aveva 12 apostoli, solo due aiutanti, due piccole creature simili a lui, Cautes e Cautopates, che forse simboleggiavano l'alba e il tramonto, o la vita e la morte.
Anche la sua morte e resurrezione sono del tutto inventate, infatti Mitra non muore affatto. La Salvezza che propone questo culto, a differenza del Cristianesimo, non è universale, ma limitata solo agli iniziati. Anche in questo caso per approfondire consiglio questo mio articolo
- Dioniso è un Dio della mitologia greca, associato al vino, all'estasi, al teatro e alla natura. Ha forma semidivina essendo nato da una donna, Semele, e dal dio Zeus che lo partorì da una coscia. Anche lui non nasce il 25 dicembre e non è seguito da 12 apostoli, ma da uno stuolo di menadi e baccanti, figure più dedite a passatempi orgiastici piuttosto che ad apprendere insegnamenti morali. Dioniso, in alcuni miti, a differenza delle altre figure analizzate, muore e lo fa più volte, per poi rinascere, chiaro simbolo del susseguirsi dei cicli naturali. Anche in questo caso appare arduo intravedere anche un solo piccolo legame con il cristianesimo.
Come abbiamo visto non c'è nulla che possa solo minimamente far pensare ad una dipendenza del Cristianesimo e da questi miti. Con Gesù abbiamo a che fare con un personaggio storico del I secolo d.C., che nasce nel contesto del giudaismo cosiddetto del tardo secondo Tempio, lontanissimo dal paganesimo ed attentissimo a non contaminarsi con esso. Gesù è unico per contesto storico, per il messaggio etico di perdono ed amore verso il prossimo, per il significato della resurrezione, ma, soprattutto, per l'universalità della salvezza. Le altre figure appartengono a miti simbolici, legati alla natura, al potere o a culti iniziatici.
Ma, allora, ci si potrebbe chiedere: come mai ciclicamente riappaiono questi paragoni? Un fatto importante è rendersi conto che molte culture usano simboli simili come la luce, la vita, la morte, la rinascita; raccontano storie di divinità o figure salvifiche e cercano di rispondere alle stesse domande: perché soffriamo? Cosa succede dopo la morte? ecc. Questo non significa copiarsi, ma affrontare problemi umani universali comuni ad ogni uomo.
E' solo lo studio comparato delle religioni, serio e certificato, l'unico in grado di fornire una conoscenza affidabile. Invece su internet imperversa una divulgazione semplificata, se non ideologicamente orientata, come quella del canale YT "Sapiens Sapiens", che mescola mitologia, filosofia e religione, semplificano troppo per essere “d’effetto”, sfidano le religioni tradizionali, danno l’illusione di “scoprire una verità nascosta”. Ma queste "analisi", che possono sembrare intelligenti, non reggono quando si studiano le fonti, il contesto storico e il significato profondo dei racconti.
Termino qui questa seconda parte e vi dò appuntamento per la terza, dove verrà commentata l'ultima sconcertante affermazione di Sapiens Sapiens: davvero la Pasqua cristiana deriva dal culto tributato ad una dea del paganesimo nordico?
Bibliografia
Bud.ERR “Budge” E. Wallis. 1961.
Meek.DL Meeks, Dimitri. “Daily Life of the Egyptian Gods”. 1996;
Short.EG -- Shorter, Alan. “Egyptian Gods: A Handbook”. 1937.
Mithraic Studies. Proceedings of the "First International Congress of Mithraic Studies", Manchester University Press, 1975;
Franz Cumont, The Mysteria of Mithra, New York: Dover, 1956
Enciclopedia delle Religioni, Vallecchi editore, Vol VI, Firenze, 1978.
David Ulansey, I Misteri di Mithra, ed. Mediterranee, Roma, 2001
giovedì 15 gennaio 2026
Sapiens Sapiens e le religioni che si "copiano". Parte prima.

Il video che stavolta prendo in considerazione, dal titolo "Come le religioni hanno preso le idee l'una dalle altre", è l'esempio perfetto della paccottiglia pseudostorica che gira sul web contro il Cristianesimo e le sue origini storiche. Pensavo che fesserie alla “The Christ Conspiracy” della famigerata pseudo-archeologa D. M. Murdock, meglio conosciuta con lo pseudonimo di Acharya S, fossero solo un brutto ricordo del passato, e invece, con mia grande sorpresa l'imbarazzante canale YT "Sapiens Sapiens" ripropone ancora temi già abbondantemente smentiti e classificati come autentiche bufale da diverso tempo. Il suo curatore, l'hater Fratarcangeli, è implacabile nell'esporre come novità "a lungo nascoste", delle sciocchezze memorabili che non fanno sorridere, ma proprio ridere a crepapelle. Siamo al livello dei complottari alla "non ce lo dicono", con falsità conclamate ed errori storici pazzeschi.
Purtroppo il danno che operano questi canali di disinformazione è grande e molto grave, perchè prendono in giro la gente diffondendo senza una valida ragione un clima di astio totalmente ingiustificato. Così, anche se controvoglia, dedico questo articolo per smontare le bestialità più assurde propinate da questo video.
Il video riprende una serie di argomenti tipici degli ambienti anticristiani anglosassoni del XIX secolo, i circoli laicisti e "Freethinker", che in odio alla Chiesa cattolica produssero una enorme quantità di autentiche bufale storiche. In questa prima parte prenderò in considerazione le prime due affermazioni propinate da Fratarcangeli. Vediamo la prima:
1) "Molte idee religiose, che pensiamo siano uniche e proprie del Cristianesimo, sarebbero in realtà state copiate da miti preesistenti. Ad esempio il mito del Diluvio Universale contenuto nella Genesi ebraica è stato tratto di sana pianta dall’Epopea di Gilgamesh, compilata attorno al 1300 a.C."
Quindi per Fratarcangeli nessuna rivelazione unica ed esclusiva, ma fu un'eredità culturale dalla mezzaluna fertile, che gli scribi ebraici in cattività avrebbero assorbito. Questa affermazione parte da un dato certamente corretto, infatti è ampiamente risaputo che i due racconti presentano notevoli somiglianze narrative. A tal proposito molti studi affermano che le versioni mesopotamiche, più antiche, possono essere state un contesto culturale da cui la narrazione ebraica ha preso spunto, ma non necessariamente una semplice copia. Ciò che Fratarcangeli ignora completamente è che in ambito accademico si parla di tradizioni condivise o adattate nei diversi contesti religiosi e teologici (OUP Academic). Ciò significa che esistono profonde differenze concettuali ed etiche tra i due testi, che riflettono visioni del mondo radicalmente diverse.
Nella Genesi il diluvio è voluto da un Dio unico, onnipotente e morale, che giudica l’umanità corrotta e violenta. La distruzione non è arbitraria, ma nasce da una valutazione etica: l’umanità ha tradito il progetto divino. Dio agisce come giudice, ma anche come legislatore e garante di un ordine morale.
Nell’Epopea di Gilgamesh, invece, il mondo è governato da una pluralità di dèi, spesso in disaccordo tra loro. Il diluvio viene deciso per motivi poco etici o razionali, come ad esempio il fastidio per il rumore prodotto dagli uomini. Gli dèi appaiono impulsivi e contraddittori: alcuni causano la catastrofe, altri se ne pentono e ne sono terrorizzati.
Anche la figura dell’uomo salvato dal diluvio mostra differenze significative. Noè è scelto perché giusto e integro, la sua salvezza è direttamente legata al suo comportamento morale. Il racconto biblico stabilisce così un nesso chiaro tra etica e destino: l’obbedienza a Dio è premiata. Utnapištim, invece, viene salvato non per una superiorità morale riconosciuta, ma perché un dio (Ea/Enki) decide di avvertirlo segretamente, aggirando la decisione degli altri dèi. La salvezza appare quindi come il risultato di un favore divino, non di un principio di giustizia universale. L’uomo è più passivo e dipendente dal capriccio degli dèi.
Nel racconto biblico, il diluvio ha una funzione di purificazione e di nuovo inizio. Dopo la catastrofe, Dio stabilisce un’alleanza con Noè e con tutta l’umanità, promettendo di non distruggere più il mondo con un diluvio e ponendo l’arcobaleno come segno di questo patto. La storia è orientata alla speranza e alla responsabilità futura dell’uomo. Nell’Epopea di Gilgamesh, invece, il diluvio non porta a una vera rigenerazione morale dell’umanità. È un evento traumatico e definitivo, che sottolinea soprattutto la fragilità dell’uomo e la sua impotenza di fronte alle forze divine. L’unico vero “esito” del diluvio è l’immortalità concessa eccezionalmente a Utnapištim, che però resta irraggiungibile per il resto degli uomini.
Pur partendo da una struttura narrativa simile, il diluvio della Genesi e quello dell’Epopea di Gilgamesh esprimono due concezioni profondamente diverse del rapporto tra uomo, divinità ed etica. Il racconto biblico è orientato alla giustizia, alla responsabilità morale e alla speranza di un ordine stabile, mentre quello mesopotamico riflette un mondo dominato dall’incertezza, dal capriccio divino e dalla consapevolezza tragica dei limiti umani.
Lungi dalle fesserie di Fratarcangeli, l'esegesi seria e moderna ha da tempo capito e spiegato che nell’Antico Testamento si ritrovano sicuramente strutture narrative che ricalcano elementi della letteratura Sumerico-Accadica, ma rappresentano solo una modalità di espressione per veicolare una sostanza che è invece unica. Anzi queste analogie ci aiutano a discernere quello che era comune agli ebrei e agli altri popoli e quello che invece era loro specifico. La sostanza unica, che non ritroviamo altrove, è la concezione che Dio è unico e ha fatto tutto, che c’è stato un intervento particolare per l’uomo, una felicità ed un ordine originari che l’uomo ha rovinato con il suo peccato, e la promessa del Redentore.
Vediamo, ora, la seconda affermazione:
2)"Il dualismo netto dello zoroastrismo ha plasmato i concetti di Dio e Satana nella fede cristiana e il cristianesimo antico ha abilmente incorporato le tradizioni pagane nel proprio tessuto".
Anche in questo caso siamo di fronte ad un'analisi rozza e superficiale che non tiene conto delle profonde differenze tra la cultura iranica e quella ebraica, che ha dato origine al cristianesimo. Sebbene lo zoroastrismo ed il cristianesimo presentino alcune somiglianze apparenti, come l’idea del bene e del male, del giudizio finale e della vita dopo la morte, ecc., esse si fondano su concezioni teologiche e filosofiche profondamente diverse.
La prima grande differenza è che il cristianesimo è una religione monoteista: esiste un solo Dio, onnipotente, creatore di tutto ciò che esiste. Dio è assoluto, eterno e non ha eguali. Invece lo zoroastrismo presenta una visione dualistica. Ahura Mazda è il dio supremo del bene e della luce, ma si contrappone ad Angra Mainyu (Ahriman), principio del male e dell’oscurità. Bene e male sono dunque due forze reali e in conflitto.
Tutto ciò porta alla considerazione, che smentisce le affermazioni di Fratarcangeli, che non è affatto vero che nel cristianesimo esista un'idea di due potenze contrapposte, Dio e Satana, mutuata dallo zoroastrismo. Nel pensiero cristiano, il male non è un principio autonomo, ma è la privazione del bene e nasce dalla libertà mal utilizzata delle creature (angeli e uomini). Dio rimane sempre superiore e non ha un “opposto” alla pari.
Nello zoroastrismo, invece, il bene e il male sono principi contrapposti che agiscono nel mondo. La storia dell’universo è vista come una grande battaglia cosmica tra queste due forze.
Una versione "occidentale" dello zoroastrismo è stato il manicheismo, una sorta di sincretismo gnostico-iranico. Questo pensiero, sulla falsariga dello zoroastrismo, per spiegare la presenza del male nel mondo ipotizza un dio buono “padre delle luci”, signore del bene e un dio cattivo “principe delle tenebre”, signore del male. Il pensiero cristiano si è sempre opposto a tale visione, fu Agostino di Ippona, manicheo in gioventù, a demolire definitivamente la filosofia dualista manichea. Egli obiettò al vescovo manicheo Fausto, nel “Contra Faustum”, che il male non è qualcosa che riguarda l’essere, infatti tutto ciò che Dio ha fatto è buono perché deriva da Lui (Genesi 1, 31). Non esiste, perciò il male metafisico, cioè il male che riguarda l’essere in quanto tale. Quello che si intende per male fisico, perciò, non è male, ma solamente una privazione di bene, una carenza di essere, di perfezione, perché solo Dio è infinito. San Paolo scrive a Timoteo circa l’assurdità del falso rigorismo morale, come quello dualista manicheo, che proibirà ciò che Dio ha creato e che, quindi, è buono perché fatto da Lui (1 Tm 4, 1-5).
Non esiste, quindi, alcuna influenza dello zoroastrismo sul concetto di Dio e Satana del cristianesimo. Satana non è un altro Dio uguale in potenza al Dio buono, ma è un angelo ribelle che tenta di diventare uguale a Dio stesso, però resta una creatura di Dio e per questo inferiore a lui.
Nella seconda parte analizzeremo le altre due affermazioni del video di Fratarcangeli. Vedremo come il sentimento apertamente anticristiano di certi canali YT, spinga ad affermazioni al limite del grottesco
Bibliografia
Alexander Heidel "The Gilgamesh Epic and Old Testament Parallels" - University of Chicago Press - 1946;
Articolo PDF: "The Biblical Flood Story in the Light of the Gilgameš Flood Account" (pubblicato da esperti di studi biblici) jewishstudies.rutgers.edu - 2007;
Cassuto, U. – "A Commentary on the Book of Genesis" (analisi comparativa delle somiglianze e differenze tra Genesi e miti mesopotamici). biblearchaeology.org - 2007;
Pete Enns "Gilgamesh, Atrahasis and the Flood" (BioLogos article – contesto accademico divulgativo) BioLogos - 2010;
John Day "The Genesis Flood Narrative in Relation to Ancient Near Eastern Flood Accounts" in "Interpretazione biblica e metodo: saggi in onore di John Barton" - Prima edizione di Dell, Katharine J., Joyce, Paul M. - 2013;
G. Gnoli “Il Manicheismo”, vol. I e II , Fondazione L. Valla - Mondadori, Milano 2003
mercoledì 31 dicembre 2025
mercoledì 24 dicembre 2025
mercoledì 17 dicembre 2025
Sapiens Sapiens e le bugie sull'Immacolata Concezione.
E' appena trascorsa la festa dell'Immacolata Concezione, una bellissima espressione della fede cristiana cattolica, che ci introduce dolcemente nel Mistero d'Amore del Natale. Ma anche quest'anno questa ricorrenza viene attaccata e vituperata dai soliti siti laicisti odiatori del cristianesimo. Non poteva mancare all'appelo il Canale YT Sapiens Sapiens, dell'odiatore Fratarcangeli, tra i più attivi del genere, che invece di rispettare la fede e le convinzioni altrui, come tutti i cristiani rispettano la sua decisione di apostatare dal cristianesimo, non perde l'occasione di catturare qualche clic e guadagnare un po' di soldini, attaccando il dogma dell'Immacolata Concezione, ma facendo sfoggio di una ignoranza abissale e, francamente, imbarazzante.
Fratarcangeli, infatti, con fare tra l'ironico e il finto stupito, si chiede come mai la Chiesa si sia "accorta" che Maria, la madre di Gesù, sia stata concepita senza peccato, solo nel 1854, dopo quasi due millenni? Adombrando così un motivo di convenienza e di losca opportunità nella formulazione del dogma. Ma Fratarcangeli è un disinformato, infatti non sa che Il dogma dell’Immacolata Concezione non nasce nel 1854, ma viene solo definito in quell’anno. In teologia, infatti c’è una distinzione importante: la verità rivelata può essere presente fin dall’inizio, la definizione dogmatica arriva quando la Chiesa ritiene necessario chiarire formalmente ciò che i fedeli hanno sempre creduto. Riguardo all’Immacolata, infatti, abbiamo testimonianze liturgiche già dal VII-VIII secolo, riflessioni teologiche costanti dal Medioevo e una convinzione popolare diffusissima. I primi a sviluppare la dottrina di Maria come una seconda Eva, pura, immacolata, incorrotta ed innocente e quindi immune anche dal peccato originale furono i Padri della Chiesa Giustino martire, Ireneo di Lione e Cirillo di Gerusalemme nei secoli II e III. Per Efrem il siro, IV secolo, Maria era innocente come Eva prima della caduta (Frederick Holweck, Immaculate Conception, in The Catholic Encyclopedia, vol. 7, New York, Robert Appleton Company, 1910). Anche il grande teologo Agostino d'Ippona (354-430) è uno dei primi teologi che parlano della natura perfetta e speciale di Maria.
Attorno a questo argomento della fede, però, nacque nei secoli successivi, una discussione tra i teologi cattolici che furono sostanzialmente divisi sulla questione: a grandi linee, i domenicani sostenevano la redenzione anticipata degli scolastici ("macolisti"), mentre i francescani sostenevano la redenzione preventiva di Scoto ("immacolisti"). Quindi, quando nel 1854, Pio IX, dichiara l'immacolata concezione di Maria, non “inventa” una dottrina nuova, ma riconosce ufficialmente una verità già creduta, dopo secoli di riflessione, proprio al fine di portare una definitiva parola di chiarezza a beneficio della fede e della vita della Chiesa. Non si trattò di un capriccio, di una astrusità gratuita da parte del Papa, come lascia intendere Fratarcangeli, ma di una cosa seria, la definitiva decisione della Chiesa che termina una discussione teologica secolare.
Ma Fratarcangeli non si ferma qui, continuando nella sua ignoranza afferma che il dogma non avrebbe senso perché non ci sarebbe nessun "peccato originale" in quanto i due personaggi biblici che lo avrebbero commesso, Adamo ed Eva, non sarebbero mai esistiti. Si rimane stupiti davanti a tanta ignoranza e superficialità. Prima di lasciarsi andare a queste sciocchezze Fratarcangeli dovrebbe sapere che la Chiesa cattolica non insegna il “creazionismo letterale”. Nel Catechismo viene chiarito che i racconti dei primi capitoli della Genesi sono veri, ma non nel senso di un reportage storico. Sono un genere teologico e simbolico che trasmette una verità profonda. La posizione cattolica attuale è compatibile con scienza ed evoluzione, ritiene che l'umanità ha un’origine evolutiva, che “Adamo ed Eva” rappresentano la prima umanità dotata di anima spirituale, alla quale Dio offre una relazione speciale. Il peccato originale non è un evento “mitico” nel senso di inventato, ma una realtà spirituale, descrive l’umanità che agli inizi rifiuta Dio, rompendo l’armonia interiore, con gli altri e con il creato. Il Catechismo (nn. 390-406) parla chiaramente di linguaggio simbolico che esprime un fatto reale: l’ingresso del male morale nella storia umana. Ciò che non capisce Fratarcangeli sulla Scrittura è che non importa se “Adamo ed Eva” siano stati due individui specifici, ciò che è importante è che la prima umanità ha rotto il rapporto con Dio e questa ferita ricade su tutti i discendenti. Questa è la verità teologica del peccato originale.
Altra sciocchezza detta nel video riguarda l'episodio evangelico di Maria che, rispettando la Legge mosaica, si reca al tempio per la purificazione. Un euforico Fratarcangeli, che pensa di aver dato scacco matto ai creduloni cristiani, chiede retoricamente: "Perché Maria va a purificarsi al Tempio se è immacolata?" La domanda è talmente stupida e provocatoria che non meriterebbe neppure una risposta, ma a beneficio di chi vuole conoscere la verità, fornirò una breve risposta. Nel Vangelo si parla della “purificazione” secondo la Legge di Mosè (Lc 2,22-24). Quindi Maria sta solamente adempiendo ad un obbligo di Legge, non lo fa perché è impura, ma come atto di umiltà e partecipazione alla condizione del suo popolo. L'accostamento di tale rito con il dogma dell'Immacolata Concezione è solo pretestuosa e strumentale, infatti questa Verità di fede riguarda esclusivamente il concepimento di Maria, non la sua condizione legale secondo la legge mosaica. Anche se senza peccato, ella viveva all'interno di un sistema rituale che chiedeva certi gesti simbolici. Gesù stesso, pur essendo Dio e perfettamente puro, si sottopone al battesimo di Giovanni, che era un rito di penitenza. Non perché ne avesse bisogno, ma per solidarietà con l’umanità, per obbedienza alla volontà del Padre e per dare compimento alla legge. Maria agisce allo stesso modo: umiltà, obbedienza, partecipazione ai riti del suo popolo.
Alla fine del video Fratarcangeli afferma: "La necessità di un mito dell'Immacolata Concezione, perché di un mito si tratta, piaccia o no, fu forse sentita per rendere pensabile che Dio non potesse scegliere una donna concepita con la macchia del peccato originale. Che fosse un mito senza fondamento lo aveva capito nel 1617 anche il Cardinale Bellarmino [...] quando ammise che nelle scritture, testualmente, non c'era niente di tutto questo".
Si tratta del solito gioco sporco di Fratarcangeli che con tale affermazione vuole far passare il messaggio che persino un reverendissimo cardinale della portata del Bellarmino avrebbe ammesso la natura truffaldina dell'operato della Chiesa nel dogmatizzare ciò che è solo un mito. Ma non bisogna mai fidarsi di un hater, nelle loro affermazioni si nasconde sempre l'imbroglio. Infatti quella citazione appartiene al clima di dibattito teologico che si andava sviluppando nel XVII secolo attorno all'Immacolata Concezione di Maria di Nazareth. Bellarmino non fu mai contrario alla dottrina dell'Immacolata Concezione, solo osservava che non esisteva, a suo giudizio, un testo biblico che provasse esplicitamente quella dottrina. L'alto prelato non stava affermando che la dottrina fosse falsa o eretica, ma che non poteva essere comprovata direttamente con un testo biblico isolato. Questa posizione rifletteva una prudenza teologica comune nel dibattito teologico dell’epoca. In quel periodo Bellarmino stesso era favorevole in linea di principio alla definizione e promozione della Immacolata Concezione, ma riteneva che la Scrittura non offrisse prove testuali evidenti per sostenerla con forza teologica isolata, ma che si poteva desumere dal contesto. Infatti Bellarmino sostenne personalmente e teologicamente la causa dell’Immacolata Concezione attraverso lettere (una del 1617 e una del 1618) e sermoni (John A. Hardon, SJ Archivio e Corporazione).
Quindi a differenza delle maligne insinuazioni di Fratarcangeli, il Cardinale Bellarmino non affermò mai che l'Immacolata Concezione fosse un mito, ma anzi affermò che la sentenza favorevole all’Immacolata Concezione non era da ritenersi eretica, in quanto la Chiesa, ossia la Sede Apostolica, ha definito il contrario (Atti e Documenti pubblicati nel cinquantesimo anniversario della stessa Definizione. Vol. I, Tipografia Vaticana, Roma 1904, p. 12). Ciò dimostra il fatto che il dogma non è un capriccio del Papa o un'operazione truffaldina, ma nasce e si sviluppa in un ambito di riflessione e confronto teologico serio e profondo.
Purtroppo siamo di fronte all'ennesimo video spazzatura che diffonde notizie false al solo scopo di abbindolare i poco informati e fomentare astio contro la Chiesa cattolica e i cristiani. In particolare il canale Sapiens Sapiens è tra i più attivi in questa deprecabile attività.
domenica 7 dicembre 2025
Sapiens Sapiens e la manipolazione visiva
Stavolta non compare la classica scritta "FALSO" sull'immagine di copertina dell'ennesimo video del Canale YT Sapiens Sapiens, in quanto l'oggetto della mia critica riguarda proprio quell'immagine e preferisco non modificarla affinchè sia chiara a tutti i lettori.
Il video in questione è dedicato ad una piccola setta religiosa statunitense, un gruppo marginale, violento e razzista, composto da appena una settantina di adepti. Ovviamente non ho nulla da eccepire sui contenuti del video, che sono
ampiamente condivisibili, ma quello che stona è decisamente l'immagine di copertina del video che solleva più domande sull’autore del contenuto che non sull’oggetto dell’inchiesta. L’immagine scelta, infatti, non ritrae né i luoghi né i simboli riconducibili alla setta in questione: al contrario, mostra una chiesa medioevale, chiaramente cattolica europea, e un’orda di presunti “fanatici” brandenti crocifissi, in un’atmosfera esasperata e caricaturale.
ampiamente condivisibili, ma quello che stona è decisamente l'immagine di copertina del video che solleva più domande sull’autore del contenuto che non sull’oggetto dell’inchiesta. L’immagine scelta, infatti, non ritrae né i luoghi né i simboli riconducibili alla setta in questione: al contrario, mostra una chiesa medioevale, chiaramente cattolica europea, e un’orda di presunti “fanatici” brandenti crocifissi, in un’atmosfera esasperata e caricaturale.
L’uso di una chiesa cattolica come sfondo per raccontare una realtà completamente diversa geograficamente, culturalmente e teologicamente è una manipolazione visiva evidente. La setta oggetto del video, la semisconosciuta "Westboro Baptist Church", è completamente iconoclasta e questo cozza fortemente con la presenza dei crocifissi nell'immagine di copertina. Non si tratta, dunque, di un errore estetico, ma di una precisa strategia comunicativa: evocare nell’osservatore un immaginario familiare e facilmente identificabile, accostando simboli riconoscibili a una narrazione che non gli appartiene. Questa scelta genera una sovrapposizione indebita tra il cattolicesimo, religione globalmente diffusa e variegata, e una minuscola setta estremista americana che nulla condivide con esso. Il risultato è una mistificazione che, anziché chiarire, disorienta deliberatamente.
La rappresentazione di “fanatici con crocifissi” agisce come una leva emozionale più che informativa. L'hater Fratarcangeli cerca evidentemente di associare la violenza della setta al cristianesimo nel suo complesso, sfruttando l’impatto immediato dei simboli religiosi per catturare l’attenzione e indirizzare l’interpretazione del pubblico prima ancora che il contenuto venga visto.
Questa tecnica, ampiamente utilizzata nella comunicazione ideologica, non aiuta lo spettatore a comprendere il fenomeno reale, anzi lo trascina in un terreno simbolico distorto, dove tutto è ridotto a stereotipo e sensazionalismo. Un intento ideologico mascherato da informazione
La distanza tra la realtà dei fatti e la copertina proposta rivela un intento che va oltre la semplice promozione: l’obiettivo sembra essere quello di alimentare una narrativa più ampia, in cui i simboli religiosi più riconoscibili vengono associati a fanatismo e violenza, indipendentemente dal contesto. In questo modo, l’autore del video utilizza la setta come pretesto per veicolare un messaggio ideologico che punta a delegittimare un intero immaginario religioso, ben più vasto e complesso.
Il risultato non è un’inchiesta, ma un’operazione retorica: si denuncia un gruppo estremista, ma si insinua anche un legame, totalmente infondato, con tradizioni religiose che non c’entrano nulla.
La copertina, dunque, non è solo fuorviante: è rivelatrice. Racconta molto più delle intenzioni dell’autore che della setta di cui vorrebbe parlare. Un’immagine accurata avrebbe potuto introdurre il pubblico a un fenomeno realmente sconosciuto e circoscritto; quella scelta, invece, tradisce la volontà di costruire un racconto manipolatorio, basato su associazioni simboliche ingannevoli.
In un’epoca in cui le immagini guidano la percezione pubblica, simili operazioni non sono innocue. Criticarle significa difendere non solo la correttezza informativa, ma anche la responsabilità culturale di chi comunica.
venerdì 5 dicembre 2025
Sapiens Sapiens e il Dio ingiusto
In questo video l'hater Fratarcangeli si atteggia a fine pensatore ed è fermamente convinto di aver assestato un colpo mortale alla teologia cattolica di un Dio buono e benevolente. Con il suo solito fare malizioso, di chi coglie il gatto con il sorcio in bocca, enuncia trionfante: "Se il Dio cristiano è davvero onnipotente, buono, giusto, saggio, benevolente e perfettissimo allora non dovrebbe imporre l'esistenza senza consenso, invece secondo la dottrina classica nessuno di noi ha potuto scegliere di esistere, né ha potuto scegliere i termini del gioco: la libertà, il peccato, la redenzione, la dannazione. Questo è incompatibile con l'immagine di un Dio perfettamente giusto, saggio e benevolente".
Come è chiaramente evidente, si tratta di un sofisma, cioè un ragionamento capzioso, in apparenza logico, ma sostanzialmente fallace. Infatti basta analizzare questa accusa con un minimo di logica, liberandosi da ogni visione ideologica, che subito è palese la sua inconsistenza.
Nessuno può “chiedere” il permesso di essere creato e obiettare che “Dio dovrebbe chiedere il permesso prima di creare” è logicamente contraddittorio: per dare il permesso, infatti, si dovrebbe già esistere. Ma se già si esiste, non si ha più bisogno di essere creato. Quindi l’idea stessa di “imposizione ingiusta” è concettualmente priva di senso.
Già solo questa considerazione smonta in modo convincente e definitivo l'assurdità di Fratarcangeli. Ma il nostro hater, evidentemente accortosi della fallacia del suo discorso, si affretta a precisare: "Se il consenso prima della creazione è impossibile, allora Dio agisce unilateralmente, non in una relazione di libertà reciproca". Ma la "toppa" è peggio del buco, infatti la giustizia riguarda le relazioni tra soggetti. Perché qualcosa sia “ingiusto”, devono esserci: due soggetti morali, un’azione che danneggia uno dei due e una consapevolezza o volontà di compiere il torto. Ma prima della creazione l’uomo non è un soggetto morale. Il rapporto Creatore–creatura non è simmetrico e non può essere giudicato con le stesse categorie della giustizia contrattuale tra esseri già esistenti.
Inoltre c'è da considerare il fatto che la creazione non può essere considerata una decisione unilaterale o una bizzarria di un Dio che non aveva nient'altro da fare, perché si tratta della comunicazione del suo Amore. Dio, infatti, è Amore (1Gv 4,8) e, in quanto tale, è relazione, vicinanza, donazione. L'amore perfetto non può restare da solo, fine a sè stesso.
Ancora insiste Fratarcangeli: "Oltretutto l'obiezione: "il consenso prima dell'esistenza è impossibile" è teologicamente elusiva: un Dio onnipotente può rendere possibile qualsiasi condizione logicamente concepibile, inclusa la scelta di esistere oppure no". Come giustamente viene detto Dio può rendere possibile ciò che è logicamente concepibile. Ma è concepibile la possibilità di un consenso da chi non esiste? Dove non c'è esistenza, c'è il nulla.
Prosegue Fratarcangeli: "La creazione, dicono, è un dono gratuito, non un contratto", ma un dono che potenzialmente può condurre alla dannazione eterna non è un dono, ma un'imposizione". Anche in questo caso siamo di fronte ad un ragionamento sbagliato: Dio crea per donare il bene, non per dominare e siccome è un Dio benevolo l’esistenza è concessa perché sia partecipazione al bene, non una condanna. Essere creati è un atto di amore, non un obbligo imposto. L'eventualità della dannazione è dovuta solo alla nostra scelta di fare il male invece del bene. La dannazione non dipende, quindi, da Dio. D'altra parte se Dio non creasse nessuno per evitare una possibile dannazione, il risultato sarebbe: zero persone, zero libertà, zero amore, zero significato. È davvero più giusto un universo completamente vuoto, piuttosto che uno popolato da esseri liberi e capaci di bene, anche se comporta dei limiti? La creazione è simile a un dono: non è un’imposizione, perché non sopprime alcuna libertà pre-esistente. È il conferimento della libertà stessa.
Ultima, folle, considerazione di Fratarcangeli: "Altra arrampicata sugli specchi: "Si dice che il consenso entra dopo con il libero arbitrio morale durante la vita". Ma questa non è nè giustizia, nè equità: la posta in gioco, il giudizio eterno, la dannazione è già fissata senza aver consultato l'individuo. Quindi la libertà successiva non compensa l'assenza di scelta iniziale".
Anche in questo caso abbiamo una visione sbagliata della teologia cattolica: la dannazione non è fissata, ma dipende solo dalla libera scelta dell'uomo. Non è una eventualità creata da Dio, ma una conseguenza della libertà dell'uomo di rifiutare il bene per il male.
Secondo il ragionamento di Fratarcangeli si giungerebbe all'assurdità di ritenere che anche mettere al mondo dei figli sarebbe un'ingiustizia, infatti ai nascituri non abbiamo chiesto il consenso all'esistenza e la vita che gli doniamo non sarà sicuramente tutta rosa e fiori, ma comporterà, inevitabilmente, il rischio della perdizione. Ma chi ha un minimo di sale in zucca sa bene che generare una vita, mettere al mondo un bambino, è un'atto d'amore, non un'ingiustizia, perchè si dona la vita, cioè la possibilità di fare il bene, di dare e ricevere amore, di esistere. Certamente ci sono dei rischi, ma amare comporta sempre un rischio, altrimenti non sarebbe più amore, ma convenienza.
Quella di Fratarcangeli è la tipica disperazione di chi odia Dio e il bene che ci ha donato, una disperazione che impedisce una visione chiara della realtà. Per dire che imporre l’esistenza sia ingiusto, bisognerebbe prima dimostrare che esistere è peggio del non esistere. Ma il non-esistere non è un bene, né un male: è semplicemente nulla. Perciò non è possibile dire di subire un’ingiustizia se non si possiede nemmeno la possibilità di un’esperienza. Solo chi esiste può beneficiare o soffrire. Il non esistente non può essere “privato” di nulla né “forzato” a nulla. L’esistenza è il prerequisito di ogni possibile valore, significato, relazione, gioia.
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