lunedì 29 maggio 2023

I "Sindaci Arcobaleno" e l'utero in affitto.


Secondo la legge italiana il sindaco, l'organo monocratico a capo del governo di un comune, può solo esercitare "le funzioni loro attribuite dalle leggi, dallo statuto e dai regolamenti e sovrintendono altresì all'espletamento delle funzioni statali e regionali attribuite o delegate al comune e alla provincia" (comma 3, art 50 del Dlgs 267/2000). Questo perché la figura del sindaco è quella del primo cittadino, cioè del garante della legalità, del rispetto della legge.

Ma in Italia esiste una particolare tipologia di sindaco che sorprendentemente è al di sopra della legge e tende sostanzialmente a fare quello che gli pare quando deve propagandare la sua posizione ideologica. Sto parlando dei cosiddetti "sindaci arcobaleno", i simpatici primi cittadini di molti comuni italiani, tra cui molto grandi come Milano o Roma, che in barba alla legge e alle direttive degli organi dello Stato, con la scusa di "proteggere" fantomatici diritti, si arrogano il potere di piegare le istituzioni alla propria ideologia. Mi sto riferendo al fatto che questi personaggi, riunitisi il 12 maggio scorso a Torino, con la scusa del rispetto dei "diritti universali" (sic), hanno difeso la loro illegale registrazione come genitori di coppie omogenitoriali e relativo riconoscimento dei loro bambini dello status di "figlio".

Molto coscienziosamente, infatti, la sentenza n. 38162 della Corte di Cassazione a Sezioni Unite del dicembre scorso aveva stabilito che i bimbini nati all'estero con la maternità surrogata o di due madri, nati sia in Italia che all'estero, possono essere riconosciuti in Italia come figli di entrambi i genitori con l’adozione, che richiede l’approvazione di un giudice, e non con la trascrizione diretta all’anagrafe, che, invece, è un semplice atto amministrativo. Un atto, tra l'altro, che mira a cambiare le regole, un atto di forza in pieno stile laicista volto a sovvertire le regole di uno Stato democratico. La Cassazione, infatti, chiarisce che "spetta prioritariamente al legislatore individuare il ragionevole punto di equilibrio tra i diversi beni costituzionali coinvolti, nel rispetto della persona umana, allo scopo di fornire, in maniera organica, adeguata tutela ai diritti del minore".

Ma l'azione dei "sindaci arcobaleno" non è solo illegale, ma anche irresponsabile e pericolosa. Infatti ciò che eufemisticamente viene chiamata "maternità surrogata", non è altro che la vergognosa pratica dell'utero in affitto. La trascrizione come figli in Comune dei bambini ottenuti con tale pratica infame, non fa altro che incentivarla e, quindi, favorire la mercificazione del corpo umano.

Tra le menti illuminate dei "sindaci arcobaleno", quella che sicuramente spicca fra tutte è la mente del sindaco di Roma. Soldatino perfetto, pronto a tutto per soddisfare i diktat laicisti, il 10 maggio scorso il sindaco Gualtieri ha pensato bene di censurare la campagna dell'associazione "Pro Vita" a favore del riconoscimento come reato universale della pratica dell'utero in affitto, provvedendo alla rimozione dei loro manifesti, affissi legittimamente. La motivazione è stata, quantomeno, ridicola. La campagna contro l'utero in affitto avrebbe "violato la libertà di scelta delle famiglie sul tema della procreazione".
Da non crederci! Il sindaco di Roma che ritiene la pratica dell'utero in affitto "una libertà di scelta". Peccato, però, che in Italia tale pratica è fuori legge, infatti l’articolo 12 della Legge 40/2004 sulla procreazione assistita prevede esplicitamente che “chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600mila a un milione di euro”. Ma che cosa sarà mai un'apologia di reato pur di imporre la dittatura di pensiero laicista?
Purtroppo nel nostro Paese la deriva laicista è sempre più forte, opponiamoci finché siamo in tempo.