venerdì 17 aprile 2026

Le critiche alla visita del Papa nel Principato di Monaco.


Negli ultimi giorni non sono mancate le critiche alla visita del Papa nel Principato di Montecarlo, spesso liquidata come una scelta inopportuna o addirittura contraddittoria rispetto al messaggio evangelico. Non parliamo, poi, dei siti anticristiani dove la visita del Papa è messa in contrapposizione addirittura con la guerra di Gaza e la strage dei bambini (sic!), come se il pontefice non abbia mai tuonato contro tutte le guerre e scongiurato i potenti di questo mondo a percorrere sempre la via della pace. Eppure, queste osservazioni sembrano tradire una profonda ignoranza perché dimenticano un elemento centrale della tradizione cristiana: il modo in cui Gesù stesso si rapportava alla ricchezza e ai ricchi.

Nei Vangeli, infatti, Gesù non evita i potenti né si tiene lontano da chi possiede molto. Al contrario, entra nelle loro case, accetta inviti, dialoga. Si ferma da Zaccheo (Lc 19, 1-10), un pubblicano ricco e malvisto, e sceglie di cenare con lui, suscitando scandalo tra i presenti. Partecipa al banchetto di Simone il fariseo (Lc 7, 36-50), e in più occasioni condivide la tavola con persone influenti. Non lo fa per legittimare il lusso o per compiacere il potere, ma per trasformarlo dall’interno.

La logica evangelica non è quella della fuga o dello scontro, ma dell’incontro. Gesù non teme la ricchezza in sé: mette in guardia dal suo uso egoistico, dall’idolatria del denaro, dalla chiusura verso i poveri. Proprio per questo cerca i ricchi, li provoca, li chiama a una responsabilità più grande. Zaccheo, dopo quell’incontro, cambia vita: restituisce il maltolto e dona ai poveri. È questo il cuore del messaggio: la conversione.

Alla luce di tutto ciò, la presenza del Papa in un luogo simbolo di ricchezza come Montecarlo può essere letta in continuità con questa tradizione. Non come un cedimento, ma come un gesto pastorale. Andare dove si concentra il potere economico significa anche portare lì una parola esigente, ricordare che la ricchezza non è un fine ma uno strumento, e che il suo valore si misura nella capacità di generare giustizia e solidarietà.

Criticare senza considerare questa prospettiva rischia di ridurre il Vangelo a uno schema ideologico. La testimonianza cristiana, invece, è più complessa e più audace: non si limita a denunciare da lontano, ma entra nelle situazioni, anche le più scomode, per aprire possibilità di cambiamento. Ma gli odiatori del Cristianesimo ignorano tutto questo, a loro interessa solo screditare, insultare e, quindi, generare astio e odio verso la Chiesa e i cristiani.

La domanda non è se il Papa debba o meno andare nei luoghi della ricchezza, ma cosa accade quando lo fa. Se anche solo uno tra i potenti viene interrogato nel profondo della propria coscienza, se nasce una maggiore attenzione verso i più deboli, allora quel gesto non è stato vano. È esattamente ciò che Gesù faceva duemila anni fa: incontrare, scuotere, trasformare.