martedì 15 settembre 2026

Funerali di Stato per Emma Bonino: il rispetto non può diventare una canonizzazione civile.

La morte di Emma Bonino merita il rispetto, quello che si deve a ogni persona, ma il rispetto umano non impone allo Stato di trasformare una figura politica controversa in un modello da celebrare. Oggi ci sono state le esequie di Stato e questo fatto solleva indubbiamente una questione politica e morale che non può essere liquidata con il rituale del cordoglio unanime.

A mio giudizio le esequie di Stato, con tanto di diretta TV, sono state una scelta che deve essere contestata con forza. Intendiamoci non è una questione di odio, ma di memoria: Emma Bonino è stata certamente una protagonista della storia politica italiana, ha ricoperto incarichi istituzionali importanti ed è stata una figura combattiva, coerente e capace di incidere profondamente nel dibattito pubblico, ma proprio perché si parla di memoria pubblica non è sufficiente ricordare soltanto le battaglie che oggi risultano più facilmente celebrabili. Una delle battaglie che hanno definito la sua intera vicenda politica è stata quella per la legalizzazione dell'aborto. Negli anni '70 la Bonino fu tra le figure di primo piano del CISA, il Centro d'informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto, e nel 1975 si autodenunciò nell'ambito della campagna di disobbedienza civile per la legalizzazione dell'aborto. In seguito raccontò di aver personalmente praticato alcuni aborti, sono tristemente note le foto della Bonino che praticava lei stessa degli aborti utilizzando una pompa di bicicletta. Il CISA fu coinvolto nell'organizzazione di migliaia di interventi clandestini: una ricostruzione storica riporta 10.141 interventi nel solo 1975. Questi fatti non sono dettagli marginali della biografia della Bonino, sono una parte centrale della sua identità politica, al punto che l'assurda legalizzazione di un omicidio, com'è l'aborto, fu una delle principali battaglie della sua vita pubblica.

Ed è proprio qui che nasce il problema dei funerali di Stato, non si sta soltanto porgendo condoglianze, le esequie di Stato non sono un semplice funerale pagato dallo Stato. La legge prevede questa forma di cerimonia per personalità che abbiano reso particolari servizi alla Patria o che abbiano dato lustro alla Nazione. La cerimonia comprende onori militari, presenza di un rappresentante del Governo e un'orazione commemorativa ufficiale. In altre parole, è un atto simbolico della Repubblica e questo simbolismo che non può essere ignorato. Questa donna ha avuto in spregio la dignità e il diritto alla vita di decine di migliaia di esseri umani, innocenti bambini concepiti. Ha concorso a rendere "normale" l'idea della soppressione deliberata di una vita innocente.

Ma una Repubblica dovrebbe essere capace di riconoscere che esiste una frattura morale profondissima su questo tema. E' davvero opportuno utilizzare i simboli solenni dello Stato per celebrare una personalità la cui principale battaglia nazionale ha contribuito a rendere legalmente possibile ciò che milioni di cittadini considerano la soppressione di una vita umana?
Il problema non è stato ricordare la Bonino, ma come è stata ricordata. Si poteva semplicemente riconoscere il ruolo storico di Emma Bonino senza trasformarlo in un giudizio morale positivo sulle sue battaglie, si poteva dire che è stata una persona determinata, senza dire che aveva ragione. Si poteva esprimere cordoglio alla famiglia senza pretendere che tutti i cittadini partecipassero ad una sorta di consenso postumo. Questo dovrebbe essere il punto di equilibrio di uno Stato serio.

Invece, organizzando le esequie ufficiali, con onori e rappresentanza istituzionale, lo Stato ha mandato inevitabilmente il messaggio che questa persona, nel complesso della sua opera pubblica, sia degna di una speciale celebrazione nazionale. Ma il punto non è stabilire se Emma Bonino sia stata una persona "buona" o "cattiva", la questione è molto più seria: quali valori vuole celebrare lo Stato italiano quando decide chi onorare con i suoi simboli più solenni? Io credo che davanti all'aborto non si possa rispondere con la retorica dei "diritti conquistati" e poi pretendere che il dissenso morale venga messo a tacere.

Per questo, mentre si può e si deve rispettare il dolore dei familiari e riconoscere il peso storico di Emma Bonino, è del tutto legittimo contestare la scelta di trasformare il suo funerale in una celebrazione dello Stato.
Il cordoglio è un dovere di civiltà, la canonizzazione politica, invece, non è un dovere di nessuno.

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