lunedì 24 aprile 2023

"La Madonna piange, e Odifreddi raglia"

L'allusione, nel titolo, al simpatico quadrupede domestico fa il verso a quello "provocatorio" del nostro simpatico matematico Piergiorgio Odifreddi, campione delle schiere laiciste, paladino della razionalità opposta alle credenze cristiane, che ha
pubblicato sul suo canale You Tube, col titolo : La Madonna piange, e Odifreddi ride" l'intervento che ha fatto a Rete 4, durante il "TG4 Diario del Giorno" dell'11 marzo scorso, circa il susseguirsi dei fenomeni soprannaturali, o presunti tali, delle statuette della Madonna che piangono.

Chiamato a rappresentare la posizione laica di fronte a tali fenomeni, il nostro loquace matematico come al solito non si è limitato ad esternare tranquillamente il suo comprensibile scetticismo, ma ha assunto subito la veste del castigatore delle superstizioni religiose. Così ha inesorabilmente sentenziato che si tratta solo del frutto dell'immaginazione dei cristiani intellettualmente limitati: "Ho detto altre volte che ci siano tipi diversi tipi di religiosità. Ce n'è una "alta" per le persone intellettualmente più attrezzate che questi fenomeni li guardano con molto sospetto, anzi che preferirebbero, forse, che non ci fossero. Ma se ci fosse solo quel tipo di religiosità, il cristianesimo, ed in particolare il cattolicesimo, sarebbe una religione per pochi e ci sarebbe, poi, la massa delle persone più semplici, quali, tra l'altro, il vangelo stesso diceva di indirizzarsi, beati i poveri di Spirito..."

Quindi Odifreddi riconosce l'esistenza di una frangia di cristiani più "evoluti", ma la distingue dalla "massa" dei credenti che lui definisce letteralmente dei "cretini", come nel suo pamphlet "Perché non possiamo essere cristiani ...", cioè sempliciotti che credono a delle favole, persone stupide non molto intelligenti, quelli che per lui sono i "poveri di Spirito". Ed a provarlo ci sarebbe addirittura il vangelo stesso che dice di indirizzarsi proprio a tali persone.

In realtà sarebbe molto divertente vedere la faccia stupita di Odifreddi se gli si dicesse che la frase "Beati i poveri di spirito" nei Vangeli non esiste. Purtroppo il nostro matematico conosce molto poco i vangeli, infatti questa frase, che troviamo nel vangelo di Matteo, l'unico che la riporta, è "Beati i poveri in spirito" (Mt 5, 3). Nell'originale greco troviamo, infatti, "τῷ πνεύματι", cioè "to(i) pnèumati" ossia "poveri in spirito". La frase fa quindi riferimento al concetto di una povertà nella disposizione interiore, non ad un difetto fisico. Da dove tutto ciò? I vangeli non sono altro che una rilettura dell'Antico Testamento alla luce della Rivelazione portata da Gesù. E nella Scrittura troviamo molto ben chiara la figura dei "poveri" di Dio, in termine ebraico, gli "‘anawîm". Citati per ben 21 volte nell'Antico Testamento, gli "‘anawîm" sono coloro che non montano in superbia, ma che si affidano totalmente al Signore. Costoro sono i prediletti del Signore e tra di essi si colloca anche Maria, la madre di Gesù, che professa "l’umiltà della serva". Nel suo cantico viene lodato Dio che privilegia gli ultimi, gli ‘anawîm appunto, rispetto ai ricchi: "Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato vuoti i ricchi, ha soccorso Israele suo servo" (Lc1,46-55).

Lungi dalle fesserie di Odifreddi i poveri in Spirito sono il seme fecondo della salvezza nel terreno delle vicende umane e san Paolo li vede incarnati nella figura di Cristo: "da ricco che era, egli si è fatto povero per noi, perché divenissimo ricchi per mezzo della sua povertà" (2Corinzi 8, 9).

Ma nel suo intervento Odifreddi riesce a dire un'altra fesseria, forse ancora più grossa della prima, infatti afferma: "Addirittura nei Vangeli c'è scritto qualcosa di più, perché ad un certo punto Gesù dice: questo popolo vuole dei segni, ma io segni non ne faccio se non il segno di Giona. Questo è interessante perché il resto dei Vangeli non va in quella direzione..." Quindi Odifreddi pensa di aver colto in fallo non solo i poveri cristiani, ma addirittura gli evangelisti che avrebbero, a suo dire, mistificato le parole e tradito gli intendimenti di Gesù stesso. 
Sarà come dice? Odifreddi fa riferimento ad un altro passo del vangelo di Matteo dove è scritto: "Allora alcuni scribi e farisei lo interrogarono: «Maestro, vorremmo che tu ci facessi vedere un segno». Ed egli rispose: «Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Quelli di Nìnive si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno, perché essi si convertirono alla predicazione di Giona. Ecco, ora qui c'è più di Giona!" (Mt 12, 38-41). Come al solito per capire bene il senso di una affermazione occorre valutare bene il contesto in cui si trova. Tutto il capitolo 12 del vangelo di Matteo è dedicato alla polemica esistente tra Gesù e i Farisei e gli Scribi. Questi ultimi volevano farlo cadere in fallo per poter così avere dei motivi per accusarlo di ciarlataneria e falsità al fine di screditarlo. Ma Gesù considera questa generazione, cioè tutti coloro che come i Farisei e gli Scribi non si convertono alla sua predicazione, contrariamente a quanto avevano fatto gli abitanti di Ninive con la predicazione di Giona, dei perversi e degli adulteri. A loro, e solo a loro, Gesù nega ogni segno nell'attesa della sua Resurrezione, cioè il segno di Giona. Stesso atteggiamento, ad esempio, avrà Gesù con Erode Antipa (Lc 23, 8-12), mentre con chi si converte e dimostra la sua fede Gesù concede un segno come anticipo della beatitudine del Regno dei Cieli. Quando Gesù opera un segno loda sempre la fede, "Và la tua fede ti ha salvato" è la frase che dice molte volte nei vangeli, al cieco Bartimeo (Mc 10, 46-52), al lebbroso risanato che torna indietro a lodarlo (Lc 17, 11-19), alla peccatrice che gli lava i piedi (Luca 7,36-50) e così via.

Evidentemente Odifreddi, se commette tali errori nel fare i suoi riferimenti ai Vangeli, non deve averli letti con sufficiente attenzione, oppure non li ha ben capiti. Per carità, niente di irreparabile, basta impegnarsi di più, credo che Odifreddi possa farcela. Però, nel frattempo, sarebbe meglio non ergersi a maestrino saputello sempre pronto a bacchettare i poveri cristiani ignoranti, un bel bagno di umiltà non fa mai male.   

mercoledì 8 marzo 2023

La doppia morale della Commissione dei diritti umani dell'ONU

Torno a scrivere sul mio blog dopo diverso tempo, purtroppo la vita pone ognuno di noi di fronte ad impellenze non declinabili che rivoluzionano la scala delle proprie priorità. Ora, mia madre, malata da tempo, ha lasciato questo mondo per rispondere alla chiamata del Signore che l'ha voluta vicino a sé in modo perfetto e completo. E' per questo che sono sereno, ha raggiunto la pace che tanto desiderava e a me non resta che lodare il Signore per la sua tenerezza ed attenzione. Mamma e papà sono ora tra le Sue braccia e spero tanto, quando sarà ora, di poterli raggiungere.

Manco da circa un paio d'anni dal mio posto di osservazione, ma la tracotanza e l'incoerenza laicista non sono affatto cambiate, anzi. Proprio in questi giorni il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, su impulso dei legali del leader anarchico Alfredo Cospito, ha redarguito l'Italia richiamandola al rispetto degli standard internazionali sulla dignità umana di ogni persona privata della libertà personale. Che dire? Un'ammonizione giustissima, la dignità umana deve essere sempre rispettata, nessuna persona può essere sottoposta a trattamenti degradanti lesivi del valore della vita umana.

Sempre in questi giorni un'altra triste vicenda ha attirato la mia attenzione, il "suicidio" assistito, di una donna belga, Genevieve Lhermitte, affetta da problemi psichiatrici e responsabile dell'omicidio dei suoi quattro figli. In Belgio, infatti, la legge permette l'eutanasia se si soffre di dolori fisici e psicologici irreversibili. All'epoca dei fatti, 16 anni fa, i legali della Lhermitte avevano dimostrato che la loro assistita era affetta da una grave forma di depressione, ma ciò non gli evitò l'ergastolo. Da allora la povera donna ha sempre convissuto con i suoi gravi problemi psichiatrici, finché la "pietosa" eutanasia ha posto fine ai suoi giorni.

Una persona con gravi problemi psichiatrici, che è arrivata perfino ad uccidere i propri figli, che serenità di giudizio poteva avere? Come poteva rendersi conto della gravità e della irreparabilità della scelta di morire? Si può essere veramente certi che quella persona voleva veramente morire? E se, invece, la sua visione della realtà fosse distorta dalla malattia? Uccidere una persona in queste condizioni non è forse lesivo della dignità della persona e della vita umana? Il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, più volte sollecitato dalle associazioni contro l'eutanasia, non ha niente da rimproverare al Belgio, così come ha fatto con l'Italia?

Mi si dirà: ma ha ucciso i propri figli, che senso può ancora avere la sua vita? Ma Cospito ha attentato alla vita di persone innocenti, è un terrorista, non è buttata anche la sua vita? Ma per le Nazioni Unite evidentemente no, ci sono vite che hanno maggiore valore di altre. O, forse, piuttosto, non si vuole attaccare l'istituto dell'eutanasia. Guai a criticare la follia della "dolce morte", non sarebbe politicamente corretto.

Ecco la doppia morale laicista che considera i diritti umani dipendenti da una qualità della vita umana, ma non dalla sua essenza. Esattamente come ragionavano i nazisti che sopprimevano i disabili, tra i quali c'erano persone che non avevano la capacità di percepire che andavano a morire.

sabato 24 dicembre 2022

NATALE 2022


 




A TUTTI I LETTORI DEL BLOG 

E A TUTTI I NAVIGATORI DEL WEB

UN CARO AUGURIO DI
 
BUON NATALE NELLA PACE DEL SIGNORE

giovedì 30 dicembre 2021

Dieci anni di Apologeticon

Nel lontano 2011, esattamente il 27 dicembre, pubblicavo il primo post di questo blog. Sono, quindi, dieci anni che porto avanti questa mia iniziativa di rendere presente sul web un'apologetica cristiana della fede e del Cristianesimo. E' un impegno che nasce dalla convinzione che essere cristiani non significa solamente partecipare alla Liturgia ed attendere alla Carità, ma anche essere consapevoli della nostra Storia. Essere cristiani significa esserlo a tutto tondo, anche conoscendo le nostre origini storiche, con i suoi lati oscuri, ma anche e soprattutto con le sue rivoluzioni di umanità e civiltà compiute col sostegno della Luce di Cristo. Essere cristiani significa anche esserlo consapevolmente, quindi essere anche capaci di saper render conto della nostra fede e saperla difendere dagli attacchi, sempre più pressanti, dei laicisti, degli ignoranti che si riempiono la bocca calunniando la Chiesa e i cristiani. Dopo dieci anni della mia attività di blogger sono sempre del parere che ci sia più che mai bisogno di presentare la storia del Cristianesimo e della Chiesa Cattolica libera dai cliché che ancora oggi sono molto diffusi.

Sono ancora troppi i siti anticattolici che, senza citare fonti e documenti, diffondono falsità e calunnie di ogni tipo. Sono ancora molte le voci laiciste che divulgano "fake news" sul Cristianesimo, frutto solo del loro odio anticattolico, ma che non hanno nulla di veramente provato e veritiero. Posso fare tanti nomi di queste voci, da Tozzi, Odifreddi, Fedez, Biglino, ecc. tutti accomunati dalla stessa caratteristica di essere dei perfetti ignoranti nelle materie bibliche, esegetiche e storiche, ma che non hanno il minimo pudore di ergersi ad esperti.

Il dato più sconfortante è che la storia comunemente conosciuta, se così si può dire, deriva da una storiografia per lo più laicista, nata in ambiente anticattolico, tipicamente illuminista. Tutto ciò ha causato moltissimi danni e fatto nascere una quantità di miti anticattolici impressionante. Argomenti come l'inquisizione, le crociate, la cristianizzazione forzata del Nuovo Mondo, il Medioevo cristiano, ecc, sono caratterizzati ancora oggi da visioni distorte, antistoriche, false ed ingannevoli. Alcune parole come "Crociata", "Medioevo", "Inquisizione" sono addirittura entrate nel nostro lessico comune per indicare violenza, arretratezza, sopraffazione. E, invece, si tratta di un inganno, una finzione, una lunga serie di sciocchezze.

In questi dieci anni mi sono impegnato a sfatare questi miti e a contrastare con la verità storica, accertata da fonti e documenti, come siano andate veramente le cose e come tali elementi debbano essere giustamente considerate alla luce del metodo storiografico e non secondo la propria ideologia. 

Il blog, in questi dieci anni, ha avuto 167.164 visualizzazioni e i 290 post da me pubblicati hanno generato 3518 commenti. Non sono numeri eccezionali, ma testimoniano un certo interesse che mi sprona ad andare avanti. In questo ultimo anno non ho postato molti post e ciò è stato dovuto al fatto che si è trattato di periodo difficile anche per me. Spero, però, di tornare ai livelli degli anni scorsi e di rendere sempre un servizio utile e soprattutto onesto. 

Un saluto a tutti i miei cari visitatori del blog dal vostro

Luis 

   

domenica 26 dicembre 2021

venerdì 24 dicembre 2021

Odifreddi e il Natale, quando l'ignoranza regna sovrana.


Ci avviciniamo al Natale di Nostro Signore e puntualmente, come ogni anno, spuntano le solite trite e ritrite tiritere laiciste volte ad oscurare la meraviglia di un evento che, volente o nolente, ha cambiato il mondo. E', quindi, fin troppo scontato lo starnazzare laicista, dall'odioso ed idiota "politicamente corretto" della Commissione Europea, che ha paura dell'augurio "Buon Natale" non abbastanza inclusivo, al blaterare dei laicisti neopagani a cui dà fastidio la festa cristiana, ma che accettano di buon grado quella del Sol Invictus. D'altronde viene nel mondo la Parola di Dio incarnata e questa non lascia nessuno indifferente, infatti come dice la lettera agli Ebrei, è più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore (Eb. 4,12).

Solo che mi sarei aspettato una critica più elevata culturalmente invece del solito sciocchezzario annuale. Ad esempio, proprio a proposito della figuraccia della Commissione Europea, che ho prima ricordato, nella puntata del programma "Porta a Porta" su RAI 1 del giornalista Bruno Vespa, andata in onda il 9 dicembre scorso, dedicata a tale argomento, a prendere le parti del laicista "anti-natale" c'era il solito strampalato matematico tuttologo Odifreddi voce tra le più gettonate a rappresentare gli gnostici, gli atei, gli scettici e compagnia bella. Uno stralcio è riportato sul canale YT di Odifreddi. Il nostro eroe, ovviamente, non poteva certo prendere le difese dell'indifendibile Commissione Europea, quindi non gli è restato altro che convenire sull'idiotaggine europea, ma, poveretto, poteva restare così passivo? Certamente no, così si è "divertito" a stuzzicare Vespa e i suoi ospiti con stoccatine, tra l'altro totalmente decontestualizzate, del tipo: "tra l'altro, poi, il Natale non è neppure una festa religiosa, sappiamo tutti che il natale era quello di Roma, nei vangeli non c'è scritto quando Gesù è nato. il Cristianesimo si è appropriato di una festività pagana, del "Sol Invictus". E che c'entra col "Buon Natale" poco inclusivo? Boh, ma per Odifreddi non poteva certo mancare il mantra laicistico del Natale per eccellenza: il "Sol invictus" e la Cristianità ladrona! L'uditorio, ovviamente non gli ha manco replicato, tanto è notoria la fesseria. Ma caro Odifreddi, la religione cristiana non si è appropriata di un bel nulla, il solstizio d'inverno era visto da sempre come la vittoria della luce sulle tenebre e questa immagine era già nota agli ebrei come una promessa di salvezza. Otto secoli prima di Cristo il profeta Isaia vaticinava: "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse" e così il vangelo di Luca mette in bocca a Zaccaria la profezia: "Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto". I cristiani non mutuarono un bel niente dai saturnali pagani o dalla figura del Sol Invictus, per loro Gesù era il Messia, la grande luce che viene nel mondo, molto tempo prima che l'imperatore Eliogabalo introdusse il culto al Sol Invictus. Nella sua affermazione il Cristianesimo donò un senso nuovo a tutte le cose, trasformando le realtà precedenti rinnovandole con la luce di Cristo.

Ma Odifreddi è un tipo che si dà per vinto? Giammai. Quindi torna alla carica e ci regala l'ennesima stoccatina: "Da ateo, amichevolmente, come regalo di Natale, spero che Dio non ci sia, perché sebbene l'arte cristiana sia eccelsa, vi siete dimenticati che il motivo per cui c'è l'arte cristiana è perché il Cristianesimo è andato contro i dieci comandamenti, in particolare contro il secondo comandamento che proibiva espressamente di farsi immagini di viventi in cielo, in terra, in acqua. Per questo la civiltà islamica e, sottolineerei, quella ebraica, non hanno immagini, perché hanno rispettato il comandamento". Chissà come deve essersi sentito tutto gongolante e fiero Odifreddi, per esser riuscito a prendere in castagna i cattolici, senza sapere di aver tirato fuori una questione antichissima dove biblisti e teologi si sono confrontati da secoli. Niente di nuovo sotto al sole, neppure l'ignoranza di Odifreddi che resta implacabilmente immutata. Il suo riferimento alla violazione del secondo comandamento non ha senso per i cattolici, visto che per loro la proibizione delle immagini non è un comandamento a sé stante, ma il commento al primo. Quindi per i cattolici la prescrizione contro le immagini riguarda solo il pericolo dell'idolatria. La Bibbia, infatti, permette la realizzazione delle immagini, basta pensare alle statue dei Cherubini sull'Arca dell'Alleanza o alle decorazioni del Tempio di piante ed animali. La Bibbia condanna solo le immagini degli idoli. E le immagini cattoliche non sono affatto degli idoli, cioè altri dei. A tal proposito il Deuteronomio parla in modo chiarissimo: "Quando il Signore vi parlò sull’Oreb dal fuoco, state bene in guardia per la vostra vita perché non vi corrompiate e non vi facciate l’immagine scolpita di qualche idolo, la figura di maschio o femmina, la figura di qualunque animale, la figura di un uccello che vola nei cieli, la figura di una bestia che striscia sul suolo, la figura di un pesce che vive nelle acque sotto la terra, perché alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna e le stelle, e tutto l’esercito del cielo tu non sia trascinato a prostrarti davanti a quelle cose e a servirle” (Dt 4, 15-19).

E pensare che Odifreddi è addirittura il presidente onorario dell'associazione degli atei ed agnostici italiani. Che tristezza, un saccente che pontifica e si permette di bacchettare gli altri su un argomento di cui è ignorante. Ma perché non si limita ai numeri, invece di fare queste figuracce?

mercoledì 4 agosto 2021

Il Sillabo, oscurantismo della Chiesa?

 Un autentico mantra anticattolico è la diffusa accusa che la Chiesa Cattolica abbia sempre contrastato il progresso scientifico e la diffusione delle idee innovative attraverso la condanna del libero pensiero e tutto ciò al solo scopo di tenere le masse nell’ignoranza e poter imporre così il proprio dominio su di esse. Di solito per provare questo assunto i laicisti amano citare il famigerato “Sillabo”, cioè una condanna dei principali errori presenti nelle ideologie moderne.

Si trattò di un elenco di ottanta proposizioni, allegato all’enciclica “Quanta cura”, che il Papa Pio IX pubblicò nel 1864 dove venivano condannate ideologie moderne come, ad esempio, il Liberalismo, il Socialismo, il Comunismo, l’Ateismo, ecc., e dove veniva pesantemente criticata la Rivoluzione Francese con tutto il suo strascico di violenze. Ovviamente, senza tener minimamente conto del momento storico in cui l’enciclica ed il sillabo sono stati pubblicati, questa condanna della modernità è argomento tra i più usati dalla propaganda laicista per censurare la Chiesa Cattolica. Ma è noto che per capire bene il significato di fatti accaduti nel passato occorre calarli nel contesto storico in cui sono avvenuti. La mancanza di questa basilare impostazione, indispensabile per ogni valida critica storica, è troppo spesso alla base della retorica laicista contro la Chiesa ed i cristiani.

Possiamo veramente dire che il “sillabo” sia stato un documento che provi la volontà di oscurantismo e di rifiuto del “progresso” da parte della Chiesa? Ovviamente no, la Chiesa non si oppose affatto al progresso della civiltà umana ed alle conquiste della scienza, ma si trattò essenzialmente di una difesa dei principi universali che sono alla base della dignità dell’uomo e della Tradizione della Chiesa che il Papa ritenne opportuno operare. Già prima del 1864 la situazione dello “Stato Pontificio” e della sua dimensione “politica” stavano rapidamente cambiando: nel 1848 la Rivoluzione romana costringe Papa Pio IX ad abbandonare Roma per riparare a Gaeta, ritorna nel 1850 con l’aiuto dei francesi, ma le legazioni Pontificie di Bologna, Ferrara e Ravenna, le Marche e l’Umbria insorgono e vengono annesse al Piemonte. Lo Stato Pontificio si riduce a Roma ed il Lazio. Cosicché nel 1864, quando è papa Pio IX, il cattolicesimo ed il suo capo sembrano assediati da tutte le parti: l’Italia insiste nel suo processo di “unificazione”, nonostante e contro il papa, e vuole ad ogni costo Roma. I rapporti internazionali della Santa Sede non sono veramente cordiali con nessuna delle grandi potenze di allora.

Ma oltre a quello politico, un altro aspetto influenza fortemente il pensiero ed il comportamento del Papa ed è quello della difesa della fede cristiana cattolica. In quegli anni andava affermandosi lo studio “scientifico” e “moderno” della vita di Gesù, che fino ad allora era stata sempre e solo studiata e proclamata dalla Chiesa. Vennero pubblicati alcuni libri come la “Vita di Gesù” di David Strauss nel 1835-36 e la notissima “Vita di Gesù” di Ernst Renan nel 1863, che adombrano dubbi sulla storicità del Cristo o che sostengono che per essere fedeli a questo uomo esemplare bisogna sbarazzarsi della Chiesa. Filosofi e scienziati arrivano a giudicare la fede cristiana solo un’illusione e contestano ogni possibilità di rivelazione e di ordine soprannaturale, ed è il caso di testi come “L’essenza del Cristianesimo” di Ludwig Feuerbach del 1841, “Manoscritti economici-filosofici” di Karl Marx del 1844. Fino ad arrivare ad autentiche “rivoluzioni” scientifiche prese a pretesto per negare l’esistenza stessa di Dio, come il celeberrimo “’L’origine della specie” di Charles Darwin pubblicato nel 1859.

In questa situazione l’enciclica “Quanta cura” e soprattutto il “sillabo” apparvero come una vera e propria dichiarazione di guerra al mondo intero, un contrattacco ed una sfida dettati dalla disperazione. L’enciclica da sola forse avrebbe potuto destare meno impressione. Essa, infatti, conteneva una critica severa della scristianizzazione della società civile e la proclamazione dei diritti della Chiesa: insegnamento ed educazione, indipendenza di fronte agli Stati. Il “Sillabo”, invece, passava inesorabilmente in rassegna ed esponeva con una concisione estremamente limpida, per denunciarli, “tutti gli aspetti della grande rivolta dell’umanità contro i dogmi e i diritti del cristianesimo”. Negli ambienti atei ed anticlericali si verificò un’autentica esplosione d’odio e di astiosa commiserazione. In Francia il governo di Napoleone III, ad esempio, arrivò a definire non solo il “Sillabo”, ma la stessa enciclica “Quanta cura” contrari alla Costituzione imperiale, proibendone la diffusione. La stessa cosa avvenne in Italia. Nel mondo cattolico, invece, se si eccettuano i cattolici liberali, la gran massa dei fedeli accolse favorevolmente e talvolta perfino con entusiasmo questo intervento audace della Santa Sede. A Torino, per esempio, 150.000 persone si radunarono per ringraziare il papa. Il popolo di Dio accettò il “Sillabo” non solo perché esso esprimeva i “no” di Pio IX, ma perché formulava anche ciò che si sarebbe trovato in contrasto con la fede di tutta la Chiesa.   

 E’ indiscutibile che in quegli anni era in atto una cavalcante scristianizzazione e lo sviluppo di un acceso anti-cristianesimo dei valori inerenti alle rivoluzioni socio-culturali di quell’epoca. La chiesa non poteva restare inerte di fronte a tutto questo, ma quello che è importante capire è che Pio IX non condannò il mondo moderno in blocco, né intendeva sopprimere le ferrovie, il telegrafo o l’illuminazione a gas. Egli non contestava neppure le aspirazioni umanitarie portate avanti dalle nuove ideologie. Denunciava, invece, “il desiderio sfrenato di accumulare ricchezze” e ricordava che “la dottrina della Chiesa non si oppone affatto al bene e all’interesse della società umana”. Quello che egli non poteva approvare era la ribellione luciferina dell’intelligenza, il rifiuto di ogni punto di riferimento superiore alla coscienza individuale, il ripudio dell’autorità di Dio, della Rivelazione, della Chiesa. Questo è il senso del “Sillabo”. Il suo aspetto necessariamente negativo non deve essere isolato dalle affermazioni più positive del concilio Vaticano I circa la razionalità della fede, che non può essere identificabile con un itinerario puramente soggettivo ed arbitrario, e i principi della dottrina sociale della Chiesa, lontana sia dai sistemi socialisti atei, sia dall’economia del capitalismo liberale.

 Il mondo laicista, ateo ed anticristiano, vorrebbe solo distruggere la Chiesa ed il Cristianesimo, ma non può, allora si accontenta di poterlo relegare in un cantuccio, senza diritto di opinione e parola. L’ennesimo esempio di tale impostazione lo stiamo vivendo in questi giorni con la polemica sulla approvazione del disegno di legge Zan, tutto teso a zittire la Chiesa e i cristiani introducendo, velatamente, il reato di opinione.   

 


Bibliografia

R. Aubert, G. Martina “Il Pontificato di Pio IX”, Edizioni Paoline, 1970;
R.F. Esposito “Pio IX, La Chiesa in Conflitto con il Mondo” Edizioni Paoline, 1970;
Franco Cardini “Processi alla Chiesa” Piemme, 1995;
Ernesto Rossi. “Il Sillabo e dopo” Kaos edizioni, Milano 2000;
Rino Cammilleri “L'ultima difesa del papa re. Elogio del “Sillabo” di Pio IX” Ed. Piemme, Milano 2001.

lunedì 8 febbraio 2021

"Pro-Choice"? La libertà di scegliere la censura.

 

Scrivo questo piccolo post solo allo scopo di divulgare il più possibile notizie che la stampa del regime laicista vigente in Italia evita accuratamente di diffondere. Nella foto si può vedere un esempio dello spiccato senso di democrazia dei laicisti: un banchetto dell'associazione Pro Vita & Famiglia Onlus a Caravaggio (BG) "decorato" da escrementi.

Ovviamente si tratta di un gesto vergognoso opera di pochi facinorosi, che sono sempre presenti, che non rappresentano il modo di espressione del mondo "pro-choise", e bla, bla. A parte il fatto che tali manifestazioni "goliardiche" sono sempre a senso unico, ossia invariabilmente ai danni di chi legittimamente è contro l'orrendo crimine dell'aborto, ma ciò che voglio sottolineare è l'assoluto silenzio dei media, giornali, telegiornali, ecc. Questa notizia l'ho appresa solo da una pagina di facebook di un attivista del movimento per la vita: 

https://www.facebook.com/photo?fbid=10225732896731766&set=a.2266606467248

Cosa sarebbe successo se a spargere escrementi fossero stati quelli del movimento per la vita?

venerdì 25 dicembre 2020

venerdì 13 novembre 2020

I miti sulle Crociate. Il Papa incitò i cristiani alla guerra con la scusa delle violenze musulmane sui pellegrini.

 

Nel famoso appello alla crociata pronunciato da Urbano II nel 1095 al concilio di Clermont in risposta alla richiesta di aiuto formulata dall’imperatore d’Oriente Alessio I Comneno con i turchi selgiuchidi a soli 100 km da Costantinopoli, il papa addusse come giustificazione per l’azione anche il fatto che ormai da troppi anni i pellegrini cristiani in Terrasanta erano sistematicamente sterminati dopo essere stati sottoposti a raccapriccianti torture. Sulla scorta del mito diffusissimo della tolleranza musulmana, secondo il quale i musulmani avrebbero sempre rispettavano il pellegrino cristiano garantendo la possibilità di pregare il proprio Dio nei luoghi santi di Gerusalemme, molta storiografia apertamente anticattolica ha diffuso l’idea che il papa pur di attaccare l’Islam e diffondere con la forza il cristianesimo abbia ordito un inganno forzando la realtà delle cose, indugiando su immaginarie violenze in realtà mai avvenute. Per provare questa versione di solito viene affermato che il pellegrinaggio in Terrasanta non era un fenomeno così importante da giustificare addirittura una guerra, ma si trattava solamente di una pia pratica che veniva praticata saltuariamente solo da personaggi molto facoltosi. 

Questa affermazione non alcuna base storica, sebbene nel primo secolo dell’era cristiana la pratica del pellegrinaggio non si fosse ancora affermata, ben presto nei secoli immediatamente successivi i cristiani presero a visitare i luoghi menzionati nei vangeli come Nazareth, Cana e la stessa Gerusalemme benché sia stata pressoché distrutta dalle armate di Tito nel 70 d.C. e di Adriano nel 135 d.C. Le prime informazioni dell’esistenza di un pellegrinaggio in Terrasanta ci giungono da Melitone, vescovo di Sardi, morto verso il 180 d.C., che visitò Gerusalemme e nella sua Omelia sulla Pasqua (Περὶ πάσχα, Perì Páscha, "Sulla Pasqua") elencò i più importanti luoghi sacri della città. Altro pellegrino fu Origene (185-254), il famoso teologo alessandrino, che viaggiò in Terrasanta affermando che è “desiderio di ogni cristiano ripercorrere le orme di Cristo” (S. Runciman “The Pilgrimage to Palestine before 1095” in Marshall W. Baldwin “A History of the Crusades. The First Hundred Years”, University of Wisconsin Press, Madison 1969, pag. 69). Importante fu l’avvenimento della conversione dell’imperatore Costantino, la cui madre, l’imperatrice Elena, scoprì molte reliquie attenendosi alle tradizioni locali ancora esistenti riguardanti l’esatta ubicazione dei luoghi sacri del cristianesimo. L’imperatore Costantino fece, così, erigere su tali luoghi molte chiese che furono subito meta di pellegrinaggi. 

A testimonianza di tale fenomeno abbiamo la notizia certa del cosiddetto pellegrino di Bordeaux che nel 333 d.C. raggiunse la Terrasanta proprio mentre erano in costruzione le chiese fatte erigere da Costantino. Di questo pellegrino conosciamo dettagliatamente l’itinerario e la testimonianza delle opere costantiniane (Teddy Koller, Moshe Pearlman “Pilgrims to the Holy Land” Harper and Row, New York 1970, pag. 38). Altra preziosa testimonianza è la lettera scoperta nel 1884 in un monastero italiano scritta da una donna di nome Egeria che tra il 381 e il 384 aveva compiuto un pellegrinaggio in Terrasanta. Nel 385 anche San Girolamo notò in Terrasanta un gruppo di pellegrini romani tra i quali vi era una ricca vedova di nome Paola che fondò anche un monastero che finanziò col suo patrimonio e nel quale san Girolamo si dedicò alla traduzione della Bibbia dal greco e dall’ebraico al latino. Nel V secolo il pellegrinaggio aumentò al punto che a Gerusalemme si contavano circa 300 foresterie e, monasteri che fornivano alloggio. (Rodney Stark “Gli eserciti di Dio” Lindau, 2010, pag 118). Il flusso dei fedeli aumentò considerevolmente nel VI secolo. Importante la testimonianza di Sant’Antonino martire che nel 570 raggiunse la Palestina dall’Italia riferendo della presenza di tre chiese erette sul Tabor, nella bassa Galilea, la cui esistenza è confermata dai resti tuttora visibili (Teddy Koller, Moshe Pearlman “Pilgrims to the Holy Land” Harper and Row, New York 1970, pag. 51). Sant’Antonino riferisce anche del Santo Sepolcro e della sua grande venerazione, a più di due secoli dalla sua costruzione (Teddy Koller, Moshe Pearlman “Pilgrims to the Holy Land” Harper and Row, New York 1970, pag. 52). Anche il grande imperatore Giustiniano onorò la città del santo sepolcro facendovi costruire la nuova e sontuosa chiesa di Santa Maria Theotokos che comprendeva un ostello per i pellegrini (Rodney Stark “Gli eserciti di Dio” Lindau, 2010, pag 120). 

Al tempo di Urbano II il pellegrinaggio in Terrasanta era ormai diventata una pratica diffusissima ed importantissima a cui i pellegrini legavano il desiderio di espiazione e la speranza di ottenere il perdono per i peccati commessi. Moltissimi si mettevano in viaggio, sfidando pericoli e scomodità inaudite perché speravano nella remissione dei peccati (Rodney Stark “Gli eserciti di Dio” Lindau, 2010, pag 125). 

Appurato che il pellegrinaggio in Terrasanta era effettivamente una pratica molto importante e diffusa al tempo di Urbano II, resta da scoprire se veramente i musulmani fossero stati sempre tolleranti e benevoli con i pellegrini cristiani e se le accuse del Papa non siano stati solo che delle menzogne. Anche in questo caso abbiamo notizie che smentiscono questa fantomatica benevolenza dei governi musulmani. In realtà i pellegrini cristiani che si recavano in Terrasanta erano costantemente soggetti ad ogni sorta di violenza ed angherie. Le cronache del tempo riportano innumerevoli atti di violenza compiuti dai musulmani, prima arabi e successivamente dai turchi. Quella che segue è una mia raccolta di eventi storicamente accertati che testimoniano queste avvenute violenze: 

-Agli inizi dell’VIII secolo settanta pellegrini cristiani provenienti dall’Asia Minore furono messi a morte dal governatore di Caesura, tranne sette che acconsentirono a convertirsi all’Islam; 
-Altri sessanta pellegrini, sempre provenienti dall’Asia Minore, furono crocifissi a Gerusalemme; 
-Verso la fine dell’VIII secolo i musulmani attaccarono il monastero di San Teodosio, nei pressi di Betlemme, massacrarono i monaci e distrussero due chiese vicine; 
-Nel 796 i musulmani misero al rogo venti monaci del monastero di Mar Saba; 
-Nell’809 vi furono molteplici assalti ad un gran numero di chiese e monasteri sia entro le mura di Gerusalemme sia attorno alla città, con stupri ed uccisioni di massa; 
-Gli attacchi si ripeterono nell’813; 
-Il giorno della Domenica delle Palme del 923 esplose una nuova ondata di violenze, con distruzioni di chiese e molte uccisioni; 
-Sul finire del X secolo l’ordine monastico dei benedettini di Cluny costruì foresterie e locande lungo tutto il cammino percorso dai tanti pellegrini che si recavano in oriente. Si ha notizia di una schiera di pellegrini di sesso maschile, tra cui numerosi vescovi, partiti in 7000 dalla Germania e poi aumentato ulteriormente di numero (S. Runciman “The Pilgrimage to Palestine before 1095” in Marshall W. Baldwin “A History of the Crusades. The First Hundred Years”, University of Wisconsin Press, Madison 1969, pag. 76). Questa folta comitiva di penitenti fu attaccata dai predoni beduini tanto che alla fine soltanto 2000 pellegrini fecero ritorno alle loro case sani e salvi (Moshe Gil “A History of Palestine, 634-1099” Cambridge University Press, Cambridge 1992, p. 487); 
-Il califfo fatimide Hākim, il distruttore del Santo Sepolcro a Gerusalemme nel 1009, costrinse tutti i cristiani delle città bizantine conquistate a portare una croce al collo di quasi due chilogrammi, imponendo invece agli ebrei la scultura di un vitello d’oro di identico peso affinché si vergognassero di aver adorato il vitello d’oro; 
-Sempre il califfo fatimide Hākim, una volta conquistata la Palestina, diede ordine di incendiare o confiscare tutte le chiese cristiane. Alla fine risultarono bruciate o devastate circa 30 mila chiese (S. Runciman “A History of the Crusades. The First Hundred Years”, University of Wisconsin Press, Madison 1969); 
-Nel 1022 Gérard de Thouars, abate di Sanit-Florent-prés-Saumur fu imprigionato e messo a morte appena arrivato in Terrasanta; 
-Nel 1026 Richard de Saint-Vanne venne lapidato dopo essere stato sorpreso a celebrare la messa in territorio musulmano; 
-Nel 1040 Ulrico di Breisgau fu lapidato dalla folla sulle rive del Giordano; 
-Nel 1064 Gunther von Bamberg, vescovo di Bamberga, cadde con gran parte dei pellegrini in un’imboscata dei musulmani nei pressi di Caesarea. Si salvò solo un terzo dei cristiani (Jonathan Riley-Smith “The First Crusaders, 1095-1131” Cambridge University Press, Cambridge 1997, pag. 37-38). 

Nel corso dell’XI secolo, una nuova sciagura si stava profilando da Oriente, i turchi selgiuchidi iniziarono a spostarsi verso Occidente e sotto la guida di Tugrul Bey occuparono la Persia nel 1045 stabilendosi a Bagdad come eredi del califfo abbaside. Dopo ciò il condottiero turco invase l’Armenia, un regno cristiano e nel 1048, mentre le forze bizantine erano concentrate nella repressione di una rivolta interna, i turchi si impadronirono della città armena di Ardzen massacrando gli uomini, violentando le donne e riducendo in schiavitù i bambini (V.J.J.Norwich “Bisanzio. Splendore e decadenza di un impero 330-1453” Mondadori, Milano 2001, pag. 340). 

Nel 1063 successe a Tugrul Bey il nipote Alp Arslan che alla testa di un grande esercito espugnò facilmente la capitale armena Ani. La città venne messa a ferro e fuoco. Riferisce lo storico arabo Sibt ibn al-Jawazi (morto nel 1256), riportando la testimonianza di un testimone che: “l’esercito entrò nella città, massacrò i suoi abitanti e la saccheggiò […] i cadaveri erano così tanti che ostruivano il passaggio delle strade” (V.J.J.Norwich “Bisanzio. Splendore e decadenza di un impero 330-1453” Mondadori, Milano 2001, pag. 340); 
-Nel 1067 l’armata turca di Arslan prese la citta di Caesarea, l’odierna Kayseri al centro della Turchia, abbandonandosi a massacri della popolazione civile; 
-Nella loro marcia verso l’Egitto Fatimide, e quindi sciita, i sunniti Turchi invasero la Palestina e nel 1071 posero l’assedio a Gerusalemme che venne espugnata, saccheggiata e i suoi abitanti uccisi a migliaia. Successivamente vennero prese ed ebbero gli abitanti massacrati le città di Ramla, Gaza, Tiro, Giaffa (Gil “A History of Palestine” par. 410). 
-Da quel momento il pellegrinaggio in Terrasanta diminuì enormemente in quanto i turchi presero a perseguitare apertamente i pellegrini che erano anche prede facili di ogni sorta di predone (Runciman “The Pilgrimage” pag. 78). 
-Dal 1093 non era più possibile il pellegrinaggio in Terrasanta. Lo storico siriaco al ‘Azimi, del secolo XII, racconta che i musulmani impedivano di raggiungere Gerusalemme, e che le carovane venivano assaltate e i pellegrini massacrati (Gil “A History of Palestine” par. 488) 
-Nel 1570 gli invasori musulmani uccisero a Cipro decine di migliaia di abitanti di fede cristiana (Niccolò Capponi ”Victory of the West. The Great Christian-Muslim Clash at the Battle of Lepanto” Da Capo Press, Cambridge 2006). 

A Clermont Papa Urbano II non s’inventò niente, non fece altro che esternare pubblicamente la paura dell’Occidente verso la crescente aggressività e violenza del mondo musulmano verso la cristianità. Riferì una situazione che era già ben a conoscenza di tutti, i nobili europei erano già a sapevano delle brutalità verso i pellegrini dai propri famigliari che partecipavano ai vari pellegrinaggi. Quando Alessio Comneno o il Papa denunciarono tali massacri, l’Occidente era già a conoscenza di tali fatti (Runciman “The History of the Crusaders”). L’iniziativa delle crociate, quindi, non nacque dal nulla o da un’iniziativa personale del Papa, ma dallo scalpore, paura ed indignazione per le violenze perpetrate dai musulmani che nelle loro conquiste e colonizzazioni uccidevano i pellegrini e distruggevano e profanavano i luoghi santi della cristianità. A quel punto i cavalieri cristiani si risolsero a porre rimedio.

Bibliografia

S. Runciman “The Pilgrimage to Palestine before 1095” in Marshall W. Baldwin “A History of the Crusades. The First Hundred Years”, University of Wisconsin Press, Madison 1969;
S. Runciman “A History of the Crusades. The First Hundred Years”, University of Wisconsin Press, Madison 1969;
Teddy Koller, Moshe Pearlman “Pilgrims to the Holy Land” Harper and Row, New York 1970;
Moshe Gil “A History of Palestine, 634-1099” Cambridge University Press, Cambridge 1992;
Jonathan Riley-Smith “The First Crusaders, 1095-1131” Cambridge University Press, Cambridge 1997;
V.J.J.Norwich “Bisanzio. Splendore e decadenza di un impero 330-1453” Mondadori, Milano 2001;
Niccolò Capponi ”Victory of the West. The Great Christian-Muslim Clash at the Battle of Lepanto” Da Capo Press, Cambridge 2006;
Rodney Stark “Gli eserciti di Dio” Lindau, 2010;