giovedì 27 dicembre 2012

Buon 2013!!!!!

E’ già passato un anno da quando il 27 dicembre del 2011 pubblicavo il primo post sul mio neonato blog. Nato per una mia esigenza di portare sul web la mia esperienza di studioso della storia del cristianesimo antico, pian piano, visto l’interesse dei lettori, il blog ha finito per interessarsi di una più vasta gamma di argomenti spaziando dalla storia, la teologia fino alla più disparata attualità. La cosa non ha potuto che farmi piacere, anche se devo scusarmi se su taluni argomenti, come quelli filosofici, non sono molto ferrato, ma per fortuna sono stato aiutato dai cari amici Minstrel e Riccardo.



In un anno il blog è stato visitato da circa 11.600 utenti che hanno lasciato circa 800 commenti. Non sono numeri eccezionali, ma io ne sono comunque contento. Penso che l’importante è esserci e far valere le ragioni della propria fede. Troppe volte ed in modi scorretti, volgari ed offensivi la fede cristiana viene schiacciata e vituperata. Dalla miriade di piccoli siti laicisti speudostorici ai grandi numeri dei frequentatissimi blog anticattolici, come quelli dell’Uaar o di Odifreddi, la critica è sempre maligna e basata su menzogne ed incredibili ignoranze storiche ed esegetiche. Il mio piccolo blog sarà sempre una voce rivolta a stabilire un minimo di verità storica, onesta e basata sulle migliori fonti disponibili, pronto a mettersi al servizio delle fedi più semplici ed impressionabili. 



Non mi resta ora che salutare tutti gli amici che mi seguono, come Minstrel, Felsineus, Riccardo, GG, LG, Ritaroma, Myself, Padre Danilo e tutti gli altri visitatori, ovviamente anche quelli silenti. 



E…. naturalmente saluto anche il terribile Sal :) 



A tutti quanti un augurio di un felice e sereno 2013!!!

lunedì 24 dicembre 2012

Un si che ha salvato il mondo

Noi cristiani siamo abituati a considerare, a ragione, il mese di maggio come quello più tradizionalmente legato alla devozione mariana. E’ stato indubbiamente il forte senso di pietà popolare del mondo contadino a collegare il culto di Maria con il ciclo agrario. Maggio è il mese del risveglio della natura, nel quale si ottengono i primi frutti, sbocciano in tutta la loro bellezza ed armonia i fiori e Maria, primizia della creazione, è certamente il simbolo di tutta questa bellezza ed armonia. 

Ma dal punto di vista propriamente liturgico è dicembre il mese mariano per eccellenza. La lettura liturgica del vangelo propone in questo mese innanzitutto la figura della vergine Maria che, attraverso i vari momenti dell’annunciazione, della visitazione, della presentazione al Tempio, ci accompagna al mistero della nascita di nostro Signore Gesù Cristo. Tutto ciò spiega la profonda e antichissima devozione che i primissimi cristiani e i Padri della Chiesa hanno riservato alla Vergine. E’ il vangelo di Matteo quello che con più forza proclama che le Scritture si compiono in Gesù attraverso Maria: 

Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi” (1, 22-23). 

Viene qui richiamata un’antica profezia del libro di Isaia che possiamo leggere al capitolo 7: 

“In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: “Chiedi un segno dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto”. Ma Acaz rispose: “Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore”. Allora Isaia disse: “Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, cioè Dio-con-noi” (Isaia 7, 10-14). 

C’è, però, chi si oppone a questa visione, infatti la maggior parte degli studiosi laici, insieme a studiosi ebrei ritengono che questo versetto di Isaia faccia invece riferimento a un figlio del Re di Giudea Acaz, piuttosto che alla madre di Gesù, quando il versetto è letto nel contesto del capitolo 7 di Isaia (Howard W. Clarke, "The Gospel of Matthew and its readers: a historical introduction to the First Gospel"). Altri spiegano che la verginità di Maria non sia altro che un’errata traduzione in greco della parola ebraica “almah” (giovane donna) in “parthenos” (vergine) al momento della composizione della Bibbia dei Settanta (Pepe Rodrìguez, “Verità e menzogne della Chiesa Cattolica” Editori Riuniti, Roma 1998). 

Ovviamente sulla scia di tale dissenso tra gli studiosi si insinua la perniciosa subcultura pseudo storica laicista che arriva addirittura ad affermare che il culto della verginità di Maria non sia altro che un retaggio cristiano del culto pagano della dea Madre, quella che secondo loro sarebbe stata la ruach ebraica. (L. Malucelli “Tutto ciò che sai è falso” vol. 2, Ed. Nuovi Mondi Media 2004). I veri cristiani primitivi, ovviamente gli gnostici, si sarebbero scandalizzati di tale culto e di ciò ne sarebbe rimasta traccia nel vangelo detto di Filippo dove leggiamo: 

Taluni hanno detto che Maria ha concepito dallo Spirito Santo. Essi sono in errore. Essi non sanno quello che dicono. Quando mai una donna ha concepito da una donna?" (Vangelo di Filippo, 17, M. Craveri, “I Vangeli Apocrifi” Einaudi, Torino 1969). 

Si possono liquidare brevemente le fantasie laiciste ricordando loro che il vangelo di Filippo non riporta assolutamente l’opinione dei “veri” cristiani primitivi essendo uno scritto valentiniano datato tra il II ed il III secolo d.C. e che il termine ebraico ruach non indica affatto la dea Madre, ma lo Spirito di Dio. Tale termine, però, essendo femminile, ha tratto in errore i valentiniani che lo hanno scambiato per una donna. La verità è che i cristiani primitivi, già quelli del I secolo, quindi molto prima dei valentiniani, credevano nella verginità di Maria. Basta pensare alle lettere di Ignazio di Antiochia, vissuto alla fine del I secolo, dove è proclamata la nascita verginale di Gesù. 

La questione più seria riguarda l’esatta traduzione del termine ebraico “almah” che compare nel capitolo settimo di Isaia. La traduzione “vergine” usata nelle versioni cristiane di Isaia 7,14 è giustificata perché presa dalla versione di Isaia della Septuaginta. Questa, che è stata tradotta da ebrei, usa la parola vergine, quindi anche l'originale doveva essere inteso come vergine. (Rabbi Tovia Singer, "A Christian Defends Matthew by Istinting That the Autor of the First Gospel Used the Septuagint in His Quote of Isaiah to Support theVirgin Birth") . D’altronde è noto che la Septuaginta (risalente al III secolo a.C.) era usata da tutti gli ebrei della diaspora, fino al I secolo dopo Cristo, perché la lingua greca era la lingua comune. Quindi anche Matteo e tutti gli apostoli conoscevano ed usavano quella versione. 

Sarebbe un grosso azzardo sostenere il fatto che i rabbini possano aver sbagliato la traduzione. In effetti il termine “almah” (giovane donna) non esclude il fatto che la giovane non sia vergine. Per esempio, in Gn 24, 16 quando il servo di Abraamo andò a Caran a cercare una sposa per Isacco, il termine ebraico usato per fanciulla, “naarah”, non esclude la sua verginità, infatti leggiamo: "La fanciulla era molto bella d'aspetto, vergine; nessun uomo l'aveva conosciuta...". Più avanti in Gn 24, 43, quando la fanciulla è al pozzo, viene usato il termine “almah” sempre indicando una ragazza vergine. Quando veniva usato il termine “almah” ci si riferiva ad una giovane donna vergine, cioè che non aveva avuto rapporti sessuali con un uomo. 

Ma oltre a questo c’è anche da considerare il senso generale del versetto di Isaia. Che cosa di strano ci sarebbe, tanto da essere considerato un “segno”, nel fatto che una giovane donna partorisca un figlio? Invece il fatto che una vergine partorisca un figlio è cosa degna di essere notata e considerata come qualcosa di speciale. Questo evento, per adempiere tutta la sua funzione di “segno”, deve realizzarsi in tutta la sua dimensione, in tutta la sua perfezione (Laurentin “Le mystère de la naissance virginale”, in " Eph. Mar. " 5 [1955], p. 31, nota 79). 

Anche il nome del bambino, “Emmanuele”, che letteralmente significa “Dio con noi”, lascia pensare ad un fatto eccezionale come solo una nascita verginale può lasciar intendere. Questo nome non compare mai in nessun altro punto della Bibbia, si tratta chiaramente di uno specifico riferimento messianico, come ce ne sono tanti in Isaia e nel resto dell’Antico Testamento. Come è noto “mettere il nome” per il linguaggio biblico equivale a stabilire la missione del nuovo nato e Isaia intravede in questa nascita regale , a prescindere dalle circostanze presenti, un intervento di Dio in vista del regno messianico definitivo. 

In questi giorni assieme alla nascita di nostro Signore Gesù celebriamo la vergine Maria, la primizia della creazione, attraverso la quale la Salvezza è entrata nel mondo. Colgo l’occasione per augurare un sereno e santo Natale a tutti i visitatori del blog. 



Bibliografia 

Laurentin “Le mystère de la naissance virginale”, in " Eph. Mar. " 5 [1955], p. 31, nota 7; 
Del Olmo Lete “La profecia del Emmanuel (Is 7. 10-17)" Estado actual de la interpretacion” in Eph. Mar 22 (1972); 
G.Brunet “Essai surl'Isaie de I'histoire” Paris 1975; 
M. Crispiero “Teologia della sessualità” Ed. Studio Domenicano Bologna 1994

mercoledì 19 dicembre 2012

Il papa, la Kadaga e la disonestà laicista

Il 14 dicembre scorso Papa Benedetto XVI è intervenuto nel dibattito sul rispetto dei valori umani sostenendo energicamente la necessità di riconsiderare e correggere molti aspetti distorti della nostra realtà sociale, come la dittatura di un capitalismo finanziario sregolato, i fondamentalismi e i fanatismi che stravolgono la vera natura della religione, il rifiuto delle responsabilità, atteggiamento che offende la persona umana, e l’uccisione di un essere inerme e innocente. Tutti comportamenti che, dice il papa, non potranno mai produrre felicità o pace.


Ovviamente la propaganda laicista, sempre attenta a non tollerare ogni voce contraria, si è subito scandalizzata di questo messaggio di pace e giustizia e ha pensato bene di distruggerlo, non con argomentazioni pertinenti, ma cercando di delegittimare le parole del pontefice riportando la “notizia” di una benedizione che il papa avrebbe dato al capo della delegazione Ugandese, Rebecca Kadaga, in visita a Roma. Su molti siti laicisti tale supposta “benedizione” è stata fatta passare addirittura come un esplicito appoggio dato dal papa alla proposta di legge, che la Kadaga sostiene nel suo paese, volta a punire gli omosessuali. Il presidente nazionale dell’Arcigay, Flavio Romani, ha dichiarato che con la “benedizione data ieri in Vaticano alla delegazione parlamentare ugandese guidata dalla portavoce Rebecca Kadaga, una delle più forti promotrici della 'Kill the Gay Bill'... Benedetto XVI continua a rappresentarsi come un apostolo di ingiustizia, divisione e discriminazione ai danni delle persone omosessuali, lesbiche e transessuali”.

Come c’era da aspettarsi l’immonda gazzarra tirata su ad arte dalla propaganda laicista si è rivelata ben presto tutta una bufala, infatti il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha spiegato a Vatican Insider che non c’è mai stata alcuna benedizione e che il gruppo di parlamentari ugandesi è passato a salutare il papa “come tutti quelli che partecipano all'udienza” e questo “non è assolutamente un segno di approvazione specifica per le attività svolte o le proposte avanzate da Kadaga”.

E’ anche opportuno ricordare che la Chiesa Cattolica si è sempre opposta a normative discriminatorie contro la persona. Nel dicembre 2009, quando la discussione sul 'Kill the Gay Bill' era all'apice, l'osservatore permanente della Santa Sede all'Onu, monsignor Celestino Migliore, respinse ogni forma di “violenza e ingiusta discriminazione” nei confronti degli omosessuali, mentre poche settimane dopo, l'arcivescovo di Kampala, monsignor Cyprian. K. Lwanga, condannò il disegno di legge perché prendeva di mira “il peccatore e non il peccato” e non rispecchiava un “approccio cristiano” alla questione dell'omosessualità (da Vatican Insider).

Tutta questa penosa vicenda è l’ennesima prova di come la propaganda laicista sia mossa da un intento di odio e menzogna pur di screditare la Chiesa Cattolica e i cristiani.

domenica 9 dicembre 2012

Il non senso del non senso della vita.

In questi giorni ha chiuso i battenti il blog di Odifreddi “il non senso della vita” ospitato sul portale di La Repubblica.it. Certamente quando viene meno uno spazio di confronto, come può esserlo un blog, è sempre un fatto negativo perché si riducono le possibilità per esprimere liberamente le proprie idee.


Eppure ci sono delle eccezioni, casi in cui la ribalta del web serve solo a diffondere offese e bassi livelli di cultura e ragionamento, uno di tali casi è stato proprio il blog di Odifreddi, il famoso matematico noto per il suo laicismo fondamentalista anticristiano. Dalle pagine virtuali del suo blog Odifreddi si è prodotto in una lunga serie di articoli pieni di insulti e sciocchezze anticristiane, finché non è arrivato a fare il passo più lungo della gamba tacciando di nazismo Israele. E questo, ovviamente, ha decretato la fine del suo blog confermando ancora una volta come la libertà di insulto esiste solo per il cristianesimo ed i cattolici in particolare.

Nell’ultimo articolo del suo blog Odifreddi parla di “809 giorni di libertà” alludendo al carattere democratico ed aperto del suo spazio di confronto virtuale, ma si tratta dell’ennesima falsità del nostro matematico. Odifreddi, infatti, non esitava a far escludere dal suo blog, “bannare”, tutte le voci dissenzienti che non riusciva a controbattere validamente. Un esempio è stata proprio la mia esperienza personale: senza insultare e comportandomi correttamente secondo le regole del suo blog, Odifreddi non esitò a bannarmi perché non sapeva più come rispondermi (vedi qui).

La dipartita del blog odifreddiano non può, dunque, che essere una bella notizia, finalmente qualcuno che smette di parlare perché non aveva niente di sensato da dire.

venerdì 30 novembre 2012

Diritti negati? No, sciocchezze laiciste.

Tra le accuse più ricorrenti che i laicisti rivolgono verso il cristianesimo cattolico c’è quella di negare i diritti della donna. Tra questi diritti negati, secondo il loro modo fazioso e ottuso di pensare, ci sarebbe quello alla carriera. Infatti la Chiesa cattolica non concede alle donne l’accesso al sacerdozio e all’episcopato. Un farneticante articolo dell’Uaar (vedi qui) accusa la Chiesa cattolica di non essere al passo con quella più progredita protestante che, invece, ordina sacerdoti e vescovi anche tra la donne. Secondo questa “unione” di atei ed agnostici, che rappresenta una delle espressioni del più miope ed ignorante laicismo in Italia, “Solo in un quadro di laicità delle istituzioni i diritti delle donne trovano riconoscimento”. 

A parte il fatto che tale affermazione è completamente fuori dalla realtà e dalla storia, basta pensare all’emancipazione della figura della donna portata dal cristianesimo (vedi qui), è penoso constatare l’inconsistenza di tale accusa e la desolante ignoranza laicista sulle questioni riguardanti la fede cristiana cattolica e l’organizzazione della Chiesa. Per i laicisti divenire sacerdoti, in un’ottica tipicamente terrena, significa fare carriera, raggiungere posti di comando e potere a cui tutti devono poter aspirare. Ma la Chiesa è ben altro, è la presenza di Cristo sulla terra, laddove incontriamo realmente il Regno di Dio che è profondamente diverso dalla concezione umana del potere e del diritto. 

Prima di lanciarsi in accuse senza senso i laicisti dovrebbero sapere che il sacerdozio non è un diritto, ma una vocazione, cioè una chiamata ad un servizio. Esattamente come Cristo ha chiamato a sé i dodici apostoli, così Dio chiama gli “operai alla sua messe”. Nessuno può pretendere di divenire sacerdote, perché non può dipende né lui e né dalla Chiesa, ma dalla chiamata di Dio. Essere sacerdoti, poi, non significa affatto assumere un ruolo di importanza e potere. Nel vangelo Gesù ammaestra i suoi apostoli: 

Allora Gesù, chiamatili a sé disse loro: " Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti" (Mc 10, 42 – 45). 

Appare evidente lo stridente contrasto tra la mentalità puramente utilitaristica ed arrivista del laicismo e la vita nella Chiesa, alla sequela di Cristo, dove la mentalità è quella di porsi al servizio della Parola e degli ultimi, laddove troviamo il Cristo sofferente.

lunedì 19 novembre 2012

Il cristianesimo e la caduta dell'impero romano

Come è potuto succedere che l’impero romano, così potente e organizzato del II secolo, poté crollare nel 476 d.C. lasciando il potere a popoli barbari venuti da oltre il Reno ed il Danubio? Questo interrogativo ha sempre suscitato uno dei più appassionanti temi della ricerca storica: bisogna cercare una causa interna, d’ordine economico, morale o religioso? 

Secondo molta parte della cultura laicista la causa principale della caduta dell’impero romano d’Occidente fu l’affermazione del cristianesimo. Questa idea propagandata da alcuni storici e filosofi, specialmente gli illuministi del XVIII, come Montesquieu, Voltaire, E. Gibbon, ecc., si basa sul fatto che la società romana fattasi cristiana avrebbe progressivamente perso la sua originaria compattezza ed il suo spirito combattivo che gli derivavano dai tradizionali miti e culti pagani. Secondo i laicisti il cristianesimo non fu altro che debolezza, paura, esaltazione di quanto più esecrabile potesse esistere. 

Come già Celso nel II secolo e Porfirio nel III secolo, antichi polemisti pagani, anche il moderno ammiratore di Celso, lo storico ateo L. Rougier, allievo di E. Renan, anticattolico pure lui, accusa violentemente i cristiani di aver portato la rovina nella potente società pagana dell’Impero romano: 

Le vere cause delle persecuzioni furono motivi di ordine sociale. (…) I cristiani furono una genìa esecrabile, formata da una lega di tutti i nemici del genere umano, accozzaglia di schiavi, di poveracci, di scontenti, di gente senz’arte né parte, che contestano l’ordine stabilito, disertano il servizio militare, fuggono gli incarichi pubblici, fanno propaganda per il celibato, maledicono le dolcezze della vita, gettano l’anatema su tutta la cultura pagana, profetizzano la fine del mondo, a dispetto degli auguri che predicevano a Roma un destino eterno”. 

Tale visione ha molto poco di storico ed è chiaramente intaccata dal pregiudizio anticlericale tipico del modo di ragionare dei laicisti. Appare, infatti, del tutto improbabile che una forza che ha indubbiamente agito verso una coesione nella parte orientale dell’impero abbia avuto un effetto opposto per la parte occidentale. In realtà l’errore fondamentale di tale posizione laicista è quella di vagheggiare un paganesimo idealizzato che in realtà non è mai esistito. Il mondo pagano, infatti, era lacerato sul piano sociale, sul piano intellettuale e sul piano religioso. L’ideale greco di ordine , di bellezza e di ragione, così enfatizzato e mitizzato dai laicisti, non era affatto riuscito ad evitare una realtà caratterizzata da espressioni di disprezzo rivolte indistintamente a barbari, donne, schiavi e plebei. Certamente nelle classi superiori ci furono esempi di virtù, ma la normalità fu un grande scetticismo verso il paganesimo della tradizione che portò all’interesse verso le religioni orientali e verso la dissolutezza dei costumi. 

La realtà storica mostra in modo indubitabile come la religione di Roma e di Augusto, come pure il tentativo di Giuliano l’apostata del IV secolo, provarono a sostenere artificialmente l’unità dell’impero, ma non riuscirono ad abolire le divisioni tra i popoli. Invece i cristiani furono capaci di creare una comunità salda ed unita nella fede e nella carità. Il cristianesimo attecchì in tutte le classi e in tutti gli ambienti, non aveva niente di rivoluzionario a livello politico, al punto di professare fedeltà e lealtà nei confronti dell’imperatore (Rm 13, 1), ma portò quel bagaglio di umanità e giustizia sociale di cui la società pagana era drammaticamente carente. Il potere imperiale pensava di risolvere i problemi attraverso la persecuzione di una fede che osava denunciarne il carattere inutile ed illusorio. I cristiani furono perseguitati perché proclamavano una verità sgradevole alle orecchie della gente. 

Bibliografia 

S. Mazzarino, “La fine del mondo antico” Garzanti, Milano 1959. 
J. Vogt “Il declino di Roma” Il Saggiatore, Milano 1966. 
A.H.M. Jones, “Il tramonto del mondo antico”, Laterza, Bari, 1972. 
Paul Kennedy, "Ascesa e declino delle grandi potenze" Garzanti 1993. 
Paul Veyne, “Quando l’Europa è diventata cristiana (312-394)", Collezione storica Garzanti, Milano, 2008.

sabato 10 novembre 2012

Aborto, cade l'ultimo alibi.

Alcuni giorni fa è stato approvato dalla Commissione Affari Sociali della Camera un emendamento che modifica la legge n°40 sulla procreazione assistita: è stata abrogata la norma secondo la quale la madre di un bambino nato attraverso tali tecniche non può essere disconosciuto al momento della nascita. Ciò significa che da ora sia le madri dei bambini nati naturalmente che quelle dei bambini nati attraverso tali tecniche, avranno lo stesso “diritto” di sottrarsi dal loro ruolo di genitore. Praticamente l’emendamento costituisce un atto dovuto per riconoscere lo stesso diritto a tutti, anche se il disconoscimento di un bambino tanto desiderato e nato solo dopo un percorso lungo e faticoso, fatto di cure mediche ed ospedali, è una possibilità meramente teorica. 

Certamente il disconoscimento di un bambino è un fatto molto triste, si fa fatica a definire “diritto” la possibilità di non amare il proprio figlio, ma tale norma costituisce comunque una grande possibilità per tantissimi bambini di essere adottati da famiglie che non possono avere figli. Ogni bambino, ogni nuova vita umana ha il diritto di essere amata ed accolta in una famiglia. 

Con questa norma, così emendata, cade ogni alibi che giustifichi l’esistenza di una legge che renda lecita l’interruzione volontaria della gravidanza. Se ora chiunque ha la possibilità, garantita dalla legge, di non riconoscere il proprio figlio, in modo che questo possa essere adottato, che senso ha ancora l’aborto? Ovviamente interrompere una gravidanza significa sopprimere una vita umana innocente, quindi non c’è alcuna giustificazione per questo atto gravemente contrario alla legge morale naturale, ma anche volendo fare un discorso totalmente laicista, cioè ostinandosi a difendere un tale abominio sostenendone la liceità, come è possibile non ammettere che una legge sull’interruzione di gravidanza non ha più alcuna valida ragion d’essere?

mercoledì 7 novembre 2012

Il Montanismo

Un’eresia molto antica che ebbe origine nel II secolo, si diffuse dalla Frigia, in Asia minore, per estendersi in tutto il medio oriente e che sopravvisse fino al VI secolo, fu il Montanismo. Questo nome proviene dal suo fondatore, Montano, un ex sacerdote della dea Cibele, che ritenendosi il solo in grado di interpretare correttamente il vangelo di Giovanni, pretese di essere riconosciuto come l’incarnazione del Paraclito promesso da Gesù. 

Sulla scorta di tale convinzione i capi del movimento parlano con autorità, esigono fede assoluta ed obbedienza incondizionata. Tutto portò inevitabilmente ad un contrasto con la Chiesa Cattolica ortodossa. I montanisti negavano ogni autorità ecclesiastica dei vescovi e dei presbiteri e si ponevano come i detentori della pienezza della rivelazione. Montano era coadiuvato da due profetesse: Massimilla e Priscilla, ed affermava che le loro profezie, in condizione di estasi, fossero addirittura superiori alla testimonianza apostolica. 

I montanisti erano ossessionati dall’idea di dover eliminare ogni peccato attraverso la castità, digiuni molto severi e la ricerca deliberata del martirio. Per questo erano contrari al secondo matrimonio e propugnavano una vita di ascesi. Di fronte alle persecuzioni preferivano autodenunciarsi e condannare coloro che scappavano, alimentando così tra i pagani la convinzione che i cristiani fossero dei poveri pazzi. Erano anche convinti che chi peccava ed usciva dalla grazia divina non potevano essere più redento. 

Ma il tratto più distintivo di tale eresia fu il suo millenarismo, cioè l’attesa di una imminente parusia. Per i montanisti la fine del mondo doveva avvenire immediatamente dopo la morte della profetessa Massimilla. Tutto ciò ebbe come conseguenza la totale assenza di interesse per il mondo ritenuto ormai alla fine e, quindi, il ritiro dalla vita sociale. La seconda venuta di Cristo nella parusia venne localizzata dai montanisti a Pepuza, un oscuro villaggio della Frigia, ritenuta addirittura una seconda Gerusalemme. 

Nel 179 muore Massimilla, ma la fine del mondo, predetta subito dopo, naturalmente non avvenne. Nonostante ciò il movimento non scomparve, ma permase con alterne fortune sviluppandosi soprattutto nella linea del rigorismo morale a partire dal 200. Proprio questo aspetto sarà quello che maggiormente attirò al montanismo l’apologista cattolico Tertulliano. 

Questa eresia nacque in una comunità cristiana che non voleva rassegnarsi al fatto che la parusia non sarebbe stata imminente e che non sarebbe intervenuta per salvaguardare i cristiani dalle persecuzioni. Il Montanismo fu solo uno dei tanti cristianesimi antichi che, nonostante una certa storiografia moderna anticattolica e laicista tenti di riabilitare, propugnò una dottrina che si rivelò subito distante dalla tradizione apostolica. 

L’eresia, infatti, è evidente: il millenarismo montanista pretendeva di stabilire la data della fine del mondo quando il vangelo afferma chiaramente che Gesù promette il suo ritorno senza determinare né il tempo e né il luogo (Mt 24, 29-44); Montano si riteneva il nuovo Paraclito promesso da Gesù (Gv 14, 15-26), ma in realtà in quel passo non è presentata una nuova rivelazione come Montano pretende di essere, bensì l’illuminazione e l’approfondimento di quanto Cristo ha detto. Lo Spirito Santo dimora in noi, dimora nella Chiesa, ma non esclusivamente in un personaggio in particolare come pretendeva Montano. I montanisti si ritenevano i protagonisti di una nuova rivelazione, ma di rivelazione ce n’è una sola, che si conclude con la morte dell’ultimo apostolo, cioè Giovanni, quindi con l’ultimo scritto del Nuovo Testamento, che è l’Apocalisse. Nella sua conclusione leggiamo: “Chiunque oserà togliere qualche cosa o aggiungere qualche cosa a questa profezia, tutte la maledizioni ivi contenute ricadranno su di lui” (Ap 22, 18-19), cioè non c’è un’altra rivelazione. 

Anche per questa eresia vediamo come l’azione della Chiesa Cattolica fedele alla tradizione apostolica, non ha soltanto preservato l’originale fede, ma ha anche difeso e tutelato la dignità della vita umana e della società poste chiaramente in pericolo dalle convinzioni suicide del Montanismo. 


Fonti 
Eusebio di Cesarea - Storia Ecclesiastica (libro V) 
Epifanio – Panarion (48 ss) 

Bibliografia 
Catholic Encyclopedia, Volume X. New York 1911, Robert Appleton Company.    

martedì 23 ottobre 2012

Il vangelo della moglie di Gesù una bufala?

Circa un mese fa è comparsa sul web la notizia della scoperta di un antichissimo papiro nel quale vi era la rivelazione che Gesù avesse una moglie. La professoressa Karen King dell’Università di Harvard ha presentato il testo del papiro, del IV secolo, in un convegno internazionale di studi copti che si è tenuto a Roma. 

Subito la notizia è stata ripresa da numerosi siti atei ed agnostici che, pronti a negare qualsiasi attendibilità storica alle fonti cristiane, non hanno disdegnato il papiro cristiano copto replicando enormemente la notizia felici e contenti di avere una “prova” che la tradizione della Chiesa sia solo il frutto di un’oscura manipolazione. 

Ovviamente tale notizia poteva sbalordire solo chi non è esperto di Cristianesimo antico. Il ritrovamento in Egitto di un testo scritto in copto risalente al IV secolo è chiaramente da attribuire alla tradizione gnostica profondamente presente in quel paese a quell’epoca. E', infatti, tipico degli gnostici usare l’unione sponsale come metafora dei legami tra Cristo e la personificazione di entità astratte come la sapienza o la fede per indicarne l'intima unione. Con ogni probabilità il papiro non parla di alcunché di reale, ma solo di situazioni astratte. Quindi facendo riferimento alle comunità gnostiche egiziane non ha senso parlare di una questione sullo stato civile di Gesù. Lo gnosticismo deplora il matrimonio carnale perché legato alla materia peccaminosa e Gesù, per loro, era solo un "eone", cioè un'entità spirituale (per approfondire vedere qui). 

Ma la notizia più interessante è che su tale papiro cominciano ad essere espressi molti dubbi circa la sua autenticità da parte di eminenti studiosi (per saperne di più vedere qui) al punto che il Comitato redazionale dell’“Harvard Theological Review” ha deciso di rimandare la pubblicazione del contributo ufficiale della Karen King sulla scoperta del papiro, inizialmente prevista per gennaio 2013, fino a quando non vi saranno elementi sufficienti per stabilirne l’autenticità. 

Poveri atei ed agnostici l’attesa per provare le “menzogne” della Chiesa si allunga…

mercoledì 17 ottobre 2012

I cristiani e la coerenza


Una delle tante accuse che il laicismo rivolge contro i cristiani è quella di non avere convinzioni politiche personali, di essere dei “succubi del Vaticano”, organizzazione “malefica” che tutto controlla e manovra. 

Ovviamente tale accusa nasce solo dall’ignoranza e dall’abitudine alla prevaricazione ed alla menzogna del laicismo, ma è pur vero che per molti cristiani esiste la questione, mai completamente risolta, riguardante la liceità di sostenere schieramenti politici palesemente contrari al proprio credo. E' opportuno, da parte di un cristiano, far valere il suo punto di vista sempre e comunque, specialmente nel segreto dell'urna elettorale? Non sarebbe più giusto lasciare ad ognuno la possibilità di agire come crede? Voler imporre il proprio punto di vista non è una violenza a chi non crede in Dio? 

Devo dire che tra noi cristiani, questo modo di pensare è abbastanza diffuso. Mi è capitato spesso durante le riunioni della catechesi di palazzo o al catechismo per la Cresima degli adulti, accorgermi di come la fede sia considerata innanzitutto una questione "personale", un rapporto privato che ognuno di noi ha con Dio. La Chiesa e i cristiani hanno un loro modo di vedere le cose e non è giusto che lo propagandino a chi non interessa, interferendo così nella vita sociale ed attirandosi antipatie ed ostilità. 

Può essere condivisibile questa presa di posizione? Quando mi trovo di fronte a queste considerazioni mi vengono in mente le parole di Gesù nel Vangelo "... se hanno odiato me, odieranno anche voi..." e mi chiedo, perché hanno odiato Gesù? Certo non credo perché se ne stava a casa a fare il falegname! Con il suo ministero Gesù ha inciso profondamente nella società ebraica che lo circondava. Ha denunciato i suoi errori, le sue ipocrisie e ha posto i suoi insegnamenti come punto di riferimento per tutti coloro che erano alla ricerca della Verità. Ma non solo questo! Gesù ci invita a mettere in pratica questi insegnamenti, a diffonderli, a renderli pubblici (Mt 10, 27). Quindi un cristiano che sta in "buoni rapporti" con tutti ha qualcosa che non va, purtroppo occorre essere anche "odiati", Gesù ce lo ha detto chiaramente "...non pensate che sia venuto a portare la pace..." (Lc 2, 34). 

I cristiani hanno una missione da compiere: quella di essere sale, lanterna e lievito così da incidere nella società in cui vivono ed edificare il Regno di Dio, una realtà operante già da questa vita terrena (Lc 17, 20-21). Questo non significa prevaricazione e disprezzo delle idee degli altri, ma costituire un esempio, la presenza di Cristo nella società. 

I cristiani se sono convinti di questo, e si sentono coinvolti in questa missione, devono necessariamente manifestare questo credo in ogni momento della loro vita e quindi anche nelle loro scelte politiche, consci di operare per il bene collettivo.