mercoledì 30 luglio 2014

Fecondazione eterologa, caos laicista.

La scandalosa sentenza della Corte Costituzionale di aprile scorso, che ha dato l'ennesimo scossone alla legge 40 sulla procreazione assistita rimuovendo il divieto al ricorso della fecondazione eterologa, ha innescato, com'era prevedibile, un ricorso dissennato a tale pratica nel più totale vuoto legislativo. Non esiste, infatti, alcuna regola, niente che tuteli la dignità umana di fronte alla mercificazione dei gameti o che salvaguardi i diritti del concepito. Siamo di fronte agli ennesimi disastri prodotti dalla mentalità laicista che si fa beffe delle regole della democrazia per imporre la sua disperata visione relativistica.

Ovviamente questa situazione da far west, dovuta alla violenza laicista che ha praticamente cancellato una Legge approvata con una regolare maggioranza dal Parlamento e contro la cui abrogazione si è pronunciato anche il popolo italiano in un referendum, e dallo sconsiderato atteggiamento di alcune forze politiche favorevoli alla situazione di indeterminatezza, non poteva che causare disparità ed ingiustizie. La regione Toscana, ad esempio, ha provveduto a darsi un suo regolamento, mentre nel resto d'Italia ognuno può fare quel che vuole. Siamo al paradosso di veder considerati i diritti della persona a seconda di dove si abbia la residenza. 

E' notizia di stamane che il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, la quale, è bene ricordare, non è sorretta da alcun consenso elettorale, vorrebbe con un decreto da presentare al Consiglio dei Ministri prima della pausa estiva, tentare un minimo di regolamentazione. Certamente si tratta di un'iniziativa lodevole, ma occorre anche considerare il fatto che una materia così delicata non può essere trattata con un semplice decreto ministeriale. Una materia così importante e complessa deve per forza passare attraverso il democratico confronto parlamentare.Un punto spinoso della vicenda è, ad esempio, il diritto a conoscere le proprie origine che certamente viene a collidere col desiderio di anonimato dei genitori. Inoltre tale decreto vorrebbe mettere la fecondazione eterologa a carico del Servizio sanitario nazionale, facendosi così beffe dell'opinione contraria di milioni di cittadini contrari alla fecondazione eterologa e costretti a sovvenzionarla con il gettito delle loro tasse. 

Siamo alle solite, le forze laiciste premono incessantemente per imporre la loro visione e lo fanno calpestando le più elementari regole della democrazia.

venerdì 11 luglio 2014

Priscillianesimo, irrompe il potere secolare


In questo mio excursus sulle eresie che hanno costellato la storia del cristianesimo è il momento di dedicarsi alla figura di un laico spagnolo che diede origine ad un movimento religioso ascetico eterodosso che persistette per quasi duecento anni prima di sparire dalla storia: Priscilliano e il priscillianesimo. 

Il Priscillianesimo fu una sorta di sincretismo religioso che mescolò elementi manichei con lo gnosticismo docetista e il sabellianismo. I  punti caratterizzanti la sua dottrina furono, quindi, il manicheo disprezzo per natura umana, la negazione gnostica dell’incarnazione e risurrezione di Cristo e la negazione della Trinità tipica del sabellianismo, tratti teologici chiaramente contrari alla Scrittura e lontanissimi dalla rivelazione apostolica. Ma questa eresia è divenuta particolarmente nota per la vicenda del suo massimo esponente Priscilliano che, nell’immaginario collettivo laicista, essendo stato il primo condannato a morte per eresia, è divenuto il simbolo dell’inizio della repressione delle eresie da parte della Chiesa Cattolica. Come vedremo, invece, la tragica fine di Priscilliano non fu affatto una responsabilità della Chiesa, ma un atto del tutto “laico”. 

Sul finire del IV secolo una parte dei fedeli delle chiese della Spagna settentrionale e dell'Aquitania si discostarono dalla massa degli altri fedeli per lasciarsi irretire da filosofie orientali ascetiche. Alcuni vescovi cattolici, come Instanzio, Salviano, Simposio, e un laico, in nostro Priscilliano, si posero a capo del movimento affermando di essere gli eletti e i santi della Chiesa. La setta cominciò ad affermare che il battesimo doveva significare evasione da tutti i valori di questo mondo, quindi veniva praticata l’ascesi totale con il ripudio della vita sociale, astensione anche dai rapporti coniugali e si davano a interpretare la Scrittura avvalendosi di uno speciale dono d'intelligenza spirituale che essi dicevano di possedere in virtù della loro elezione. Anche in campo liturgico si discostavano sempre più dal resto della comunità cristiana con digiuni straordinari per la preparazione alle feste liturgiche, soprattutto la Pasqua e l'Epifania e praticavano l’Eucarestia privatamente sottraendosi alla comunione con il resto della Chiesa. Questa setta, detta dal suo ispiratore, priscillianista, attirò molte persone, non solo tra i nobili, ma anche tra la gente del popolo al punto che in talune contrade il numero dei priscillianisti era maggiore di quello dei cristiani ortodossi. Tutto ciò provocò inevitabilmente dei disordini sia tra i civili che in seno alla Chiesa spagnola al punto che alcuni vescovi come Itacio di Ossonuba e Idacio di Merida si videro costretti ad intervenire per riportare l’ordine e la concordia ricorrendo all’autorità civile che provvide, attraverso un decreto dell’imperatore Graziano, ad esiliare Priscilliano e i vescovi priscillianisti. Da parte religiosa un sinodo tenuto a Saragozza nel 380 condannò anche alcune pratiche dei priscillianisti ritenute eretiche, ma senza emettere condanne ad personam

A questo punto Instanzio, Salviano e Priscilliano cercarono un’approvazione dal vescovo di Roma, senza trovare ascolto né presso papa Damaso, e neppure presso Sant'Ambrogio, a Milano. Nella città lombarda riuscirono, però, a corrompere il magister officiorum imperiale, Macedonio, e ad ottenere da lui un rescritto che li reintegrava nel governo delle loro chiese. Tornati in Spagna, Priscilliano e i vescovi priscillianisti si conquistarono il favore anche del proconsole Volvenzio e indussero questo a incriminare Itacio quale perturbatore della pace sociale e delle chiese. Itacio fu costretto a fuggire nelle Gallie. Nel frattempo, siamo nel 383, si verificò il colpo di stato che diede il governo delle Gallie in mano all'usurpatore Magno Massimo e la fortuna di Priscilliano venne meno. Il nuovo padrone, supplicato da Itacio, ordinò che tutti i vescovi priscillianisti e gli esponenti principali della setta fossero condotti al giudizio di un concilio che si tenne a Bordeaux. Priscilliano, allora si appellò all'imperatore cosicché tutti gli imputati furono trasferiti a Treviri per essere giudicati, stavolta, davanti a un tribunale secolare. Per i priscillianisti non vi fu scampo e nonostante il coraggioso intervento di Sant Martino di Tours e di Sant’Ambrogio e la protesta generale della Chiesa cattolica, con in testa papa Siricio, furono tutti condannati a morte. L’esecuzione portò un tale ondata di sdegno nella Chiesa Cattolica al punto che Itacio ed Idacio furono destituiti. 

La morte di Priscilliano e dei vescovi priscillianisti fu quindi una autonoma azione presa dal potere secolare nei confronti di un pertubatore politico e religioso, nonostante la ferma opposizione della Chiesa. Questa vicenda dimostra ancora una volta come sia falsa la storiografia laicista. 


Fonte 

Sulpicio Severo (Historia Ecclesiastica Hispaniae II, capp. 46-51) 


Bibliografia 

E.-Ch. Babut, "Priscillien", Parigi 1909; 
K. Künstle, "Antipriscilliana", Friburgo in B. 1905.  
A. J. Davids, De Orosio "Sancto Augustino, priscillianistarum adversariis", L'Aia 1930 
E. Buonaiuti, "Instanzio o Priscilliano?", in Rivista di scienza delle religioni, I (1916), p. 41 segg.; 
Z. G. Villada, "Hist. ecles. de España", i, ii, Madrid 1929, pp. 91-145, 357-361; 
M. Niccoli, Il delitto di eresia alla fine del sec. IV in relazione al processo di Priscilliano, in Communications présentées au VIIe Congrès des sciences historiques, I, Varsavia 1933, p. 239 segg.

giovedì 3 luglio 2014

Il Caso Galileo, conflitto tra scienza e chiesa?

Eppur si muove!”. Così avrebbe esclamato con orgoglio Galileo Galilei davanti al tribunale dell’inquisizione che gli aveva imposto l’abiura dell’eliocentrismo. La vicenda del famoso scienziato pisano, che subì dall’inquisizione due processi nel 1616 e nel 1633, è senza dubbio il simbolo più conosciuto e diffuso della supposta repressione che avrebbe operato l’oscurantismo religioso cattolico sul progresso scientifico. Nell’immaginario collettivo Galileo Galilei è il paladino della libertà scientifica e di pensiero che fu incarcerato, torturato ed infine condannato per le sue scoperte. 

Ma Galileo non pronunciò mai quella frase, fu inventata dallo scrittore italiano Giuseppe Baretti che ricostruì la vicenda in salsa anticattolica per il pubblico inglese in un'antologia pubblicata a Londra nel 1757 dal titolo “Italian Library”. Questo fatto è sintomatico di come la vicenda di Galileo sia stata per lungo tempo strumentalizzata da una certa storiografia laicista che per i propri scopi ideologici ha costruito ad arte un clamoroso falso storico. Il caso di Galileo Galilei, ricondotto a giuste proporzioni, non ebbe affatto la piega drammatica che gli si è voluto attribuire. Galileo non fu mai incarcerato e tanto meno torturato, egli godette, per una buona parte della sua esistenza, di stima e simpatia da parte di numerosi alti prelati e di vari papi, ai quali dedicò le proprie opere. Trascorse gli ultimi anni della vita in un confortevole confino, con la possibilità di continuare a lavorare, a condizione di non occuparsi più della famosa questione del movimento della Terra, e con l’unico obbligo di recitare una volta alla settimana i sette salmi penitenziali, cosa che neppure fece avendo delegato il pio ufficio alla figlia. 

Se lasciamo da parte i luoghi comuni imposti dalla falsa storiografia laicista, nata in età illuminista col chiaro intento di screditare la Chiesa Cattolica, e si affronta la vicenda con rigore storico si scopre una vicenda ben differente da come ci è stata raccontata. Ciò che capitò a Galilei non fu causato, come erroneamente si pensa, dalla sua negazione della concezione geocentrica, cioè il Sole che gira attorno alla Terra, ma dal fatto che non portava alcuna prova scientifica a supporto di quanto asseriva. La Chiesa non aveva affatto paura di tale concezione e la reputava una teoria come un’altra e non pensava potesse mettere in dubbio la rivelazione biblica. Il messaggio biblico, infatti, poneva l'uomo e non il cosmo al centro dell'opera creatrice di Dio e l'aspirazione principale dell'uomo comune non era quella di arrivare ad una conoscenza scientifica della realtà, bensì quella di fare la volontà di Dio per la propria salvezza. Non importava tanto sapere come andava il cielo, ma come andare in cielo. Quattro secoli prima di Galileo, Tommaso d’Aquino (1225-1274) già affermava, nel commento al De coelo et mundo di Aristotele, che la concezione tolemaica, proprio perché non suffragata da prove, non poteva considerarsi definitiva. Lo stesso Copernico (1473-1543), astronomo polacco e sacerdote cattolico, morto ventuno anni prima di Galileo, aveva sostenuto la teoria eliocentrica senza venir mai infastidito dalla Chiesa Cattolica. Lo conferma lo stesso Galileo nella sua lettera del 1615 alla granduchessa di Toscana, Cristina di Lorena, dove afferma che la Chiesa non aveva nulla da ridire sull’ipotesi di Copernico. In quegli anni anche molti esponenti ecclesiastici e persino due papi, Leone X e Clemente VII, si mostrarono interessati alle sue tesi. Nella cattolica Spagna, nell’università di Salamanca, s’insegnava liberamente la teoria copernicana. 

Ciò che attirò l’irritazione della Chiesa su Galileo fu piuttosto il suo modo di presentare l’eliocentrismo come una verità scientifica assoluta ed in grado, per questo, di costituire una nuova filosofia del sapere, mentre la Chiesa gli chiedeva solamente di considerarla come semplice ipotesi matematica. Il Cardinale Roberto Bellarmino (1542-1621), che ebbe una parte importante nel processo contro Galilei, scrisse il 12 aprile 1615 al padre carmelitano Paolo Antonio Foscarini che appoggiava Galilei: “Dico che il Venerabile Padre e il signor Galileo facciano prudentemente a contentarsi di parlare ‘ex suppositione' e non ‘assolutamente', come io ho sempre creduto che abbia parlato il Copernico. (...) Dico che quando ci fusse ‘vera dimostrazione' che il Sole stia nel centro del mondo e la Terra nel terzo cielo, e che il Sole non circonda la Terra , ma la Terra circonda il Sole, all'hora bisogneria andar con molta consideratione in esplicare le Scritture che paiono contrarie, ed è meglio dire che non le intendiamo, piuttosto che dire che sia falso quello che si dimostra”. E, in effetti, era proprio così, a quei tempi Galilei non possedeva alcuna prova scientifica di ciò che andava sostenendo, mentre la teoria geocentrica era ancora molto accreditata. Le osservazioni di Galileo, che avevano appurato l’esistenza di quattro lune di Giove che orbitano attorno al pianeta così come fa la Luna con la Terra, non provavano in alcun modo che fosse la Terra a girare attorno al sole e non viceversa. Uno scienziato del tempo, il famoso astronomo danese Tycho Brahe, asseriva che tutti i pianeti ruotano attorno al Sole e che questi, con tutto il suo seguito, ruota a sua volta attorno alla Terra. Teoria certamente complicata, ma aveva il pregio di spiegare efficacemente il moto osservato dei pianeti, punto in cui l’eliocentrismo di allora era carente, adeguandosi perfettamente alle osservazioni di Galileo. 

Bisognerà aspettare il XIX per veder dimostrato matematicamente l’eliocentrismo, ma al tempo di allora il modello geocentrico era di gran lunga il più accettato perché in grado di giustificare con sufficiente precisione tutti i fenomeni celesti fino allora osservabili come ebbe a dire lo stesso Galileo: “Non posso trovar termine all'ammirazione mia come abbia possuto in Aristarco e nel Copernico far la ragione tanta violenza al senso, che contro a questo ella si sia fatta padrona del loro credere”. 

Il filosofo svizzero tedesco Titus Burckhardt (1908-1984), grande storico ed esperto di filosofia della scienza, scrisse che la Chiesa, esigendo da Galileo di presentare le proprie tesi sul moto della terra e del sole non come verità assoluta, ma come ipotesi, aveva le sue buone ragioni (T. Burckhardt “Scienza moderna e saggezza tradizionale” 1968, pag. 134). Il motivo per cui Galilei ebbe problemi non fu dunque legato alla teoria eliocentrica, ma a ragioni di filosofia della scienza, in quanto ebbe un atteggiamento scientista e non scientifico. La Chiesa di allora, attraverso la sua Accademia delle Scienze, accoglieva senza tanti problemi ogni teoria che fosse stata sostenuta da un ragionamento scientifico, anzi le usava per perfezionare l’interpretazione dei quei passi della Bibbia apparentemente incoerenti con esse. Così fece, ad esempio, con quei passi che sembravano considerare la Terra come se fosse piatta. La Chiesa accettò senza problemi le prove della sfericità del nostro pianeta al punto che fu uno dei maggiori alleati che ebbe Cristoforo Colombo nel convincere i reali spagnoli a sostenerlo nel progetto di aprire una nuova via per le indie. E’, infatti, dovuta all’ennesima falsità laicista, quella contenuta nel romanzo “La vita e i viaggi di Cristoforo Colombo” di Washington Irwing del 1828, scritto in odio alla Chiesa Cattolica, la leggenda che questa a quell’epoca ancora sostenesse che la Terra fosse piatta. 

Le prove che portava Galileo non erano convincenti. In una lettera al cardinale Orsini affermò che la rotazione della Terra intorno al Sole sarebbe stata provata dalle maree, cioè che il movimento della Terra producesse un tale scuotimento da causare le alte e le basse maree. Ma confrontando la posizione del Sole con il ritmo delle maree tale argomentazione risultò palesemente inadeguata. La Chiesa voleva prove scientifiche, per questo fu consigliato a Galileo di insegnare il sistema copernicano come ipotesi e non come verità scientifica. Il filosofo austriaco Paul Feyerabend, ateo e anarchico, grande studioso della filosofia della scienza, sostenne che: “La Chiesa dell'epoca di Galilei si attenne alla ragione più che lo stesso Galilei, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galilei fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione” (P. Feyerabend “Wider den Methodenzwang” FrankfurtM/Main 1976, p. 206). 

La condanna di Galileo non fu, quindi, una censura della teoria eliocentrica e con essa di tutta la scienza, ma solamente dell’atteggiamento antiscientifico dello scienziato pisano che pretendeva di imporre la sua intuizione scientifica senza sottoporla alle necessarie verifiche sperimentali. In pratica la Chiesa volle mettere all’indice un’ideologia, lo scientismo, che faceva della scienza una “seconda religione”. Ma la storiografia laicista insiste nel ritenere Galileo principalmente una vittima dell’oscurantismo religioso tanto da farne il martire della scienza che tutti conosciamo, e per dimostrarlo si appella alla sentenza di condanna del Sant’Uffizio del 1633 dove, in effetti, la teoria eliocentrica propugnata da Galileo viene considerata contraria “alla filosofia e alle Sacre Scritture”. Ovviamente una teoria scientifica non dovrebbe essere valutata su base religiosa o politica, ma questo è il nostro modo moderno di considerare la scienza che inevitabilmente non coincide con quello dell'Europa del XVI secolo, quando la scienza galileiana ancora neppure esisteva e quando, soprattutto, le sicurezze di quel tempo, cioè la fede e la certezza della vita eterna, erano state messe in dubbio dalla Riforma Protestante. Per avere una visione che sia corretta dal punto di vista storico occorre collocare Il processo a Galilei all'interno del XVII secolo. In quel tempo la “filosofia” Aristotelica era ancora accettata integralmente, anche per quanto riguardava la sua visione cosmica, quindi ogni suo sovvertimento era ancora visto come un qualcosa di sospetto ed irrazionale, ma soprattutto ci troviamo negli anni appena successivi alla Riforma Protestante, un periodo terribile dove imperversavano le guerre di religione e il mondo protestante accusava quello cattolico di non amare la Bibbia, di leggerla poco, di non rispettarla. Tutto questo portò, per reazione, ad un irrigidimento verso ciò che poteva portare a considerare la Chiesa Cattolica come non sufficientemente garante delle verità della Scrittura. Per questo motivo, e non per odio verso la scienza, nella sentenza di condanna di Galileo l’accusa principale è quella di non aver portato il rispetto dovuto per le Sacre Scritture. 

La storiografia laicista si ostina a vedere nella Chiesa il “bastione dell’oscurantismo”, ma è una posizione storicamente insostenibile a fronte dell’impulso che la Chiesa ha sempre esercitato per lo sviluppo e la diffusione della scienza. Basta pensare a tutti i grandi geni della Chiesa e agli scienziati che furono nello stesso tempo credenti, a partire da Copernico, Pascal o Newton fino ai giorni nostri. Quando l’Occidente si risveglia, dopo i secoli oscuri dell’alto Medioevo, non si delinea nessun contrasto tra la scienza e il cristianesimo. Nelle Università medioevali, le discipline scientifiche e quelle speculative vanno tranquillamente d’accordo. Quando poi la scienza moderna nasce nel XVI secolo, i ricercatori di allora vengono incoraggiati e sostenuti da papi e cardinali. D’altra parte, è un fatto che le scienze sperimentali dei tempi moderni decollarono solo nei paesi cristiani. Solo laddove si sono verificate manipolazioni della scienza che rischiarono di calpestare la dignità dell’essere umano la Chiesa ha ritenuto suo dovere intervenire, certamente con alcuni errori, come fu con Galileo, ma sicuramente con un’efficienza tale da tener sotto controllo il progresso mantenendolo sempre al servizio dell’uomo. 


Bibliografia 

G. De Santillana, “Processo a Galileo”, Feltrinelli, Milano 1960; 
L. Geymonat, “Galileo Galilei”, Einaudi, Torino 1962; 
P. Paschini, “Vita e opere di Galileo Galilei”, Herder, Roma 1965; 
T. Burckhardt “Scienza moderna e saggezza tradizionale” 1968 
W. Brandmuller, “Il Caso Galileo, conflitto tra scienza e chiesa?”, Ed. Paoline, 1970; 
Rino Cammilleri, "La verità su Galileo", in Fogli, n. 90, Anno XI, settembre 1984. 
Jean Pierre Lonchamp, "Il caso Galileo", Ed. Paoline, Cinisello Balsamo (MI) 1990. 
Paul Karl Feyerabend, "Contro il metodo: abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza", Feltrinelli, Milano, 1979

martedì 24 giugno 2014

Zingaretti e la libertà di coscienza


L'inesorabile avanzata del laicismo in Italia avviene sempre più secondo tipiche caratteristiche di violenza e prevaricazione. Lo scorso 12 maggio il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, nel suo ruolo di commissario ad acta, ha introdotto, con il decreto «Linee di indirizzo regionali per le attività dei Consultori Familiari», l’obbligo da parte di un medico ginecologo che presta servizio presso un consultorio di rilasciare il certificato per l’aborto e di procedere con la prescrizione di anticoncezionali abortivi anche se obiettore di coscienza. Secondo Zingaretti l’obiettore può evitare la partecipazione diretta alle operazioni di aborto e di aborto terapeutico, ma non può sottrarsi a tutte le altre procedure. Il medico obiettore sarà quindi costretto a rilasciare prescrizioni di contraccettivi ormonali, anche di azione post coitale, e l’applicazione di contraccettivi meccanici, tra cui anche quelli abortivi.



L'obiezione di coscienza, è utile ricordare, è un diritto tutelato dalla legge che si fonda sulla tutela prioritaria della persona rispetto allo Stato e sul rispetto della libertà di coscienza, diritto inalienabile di ogni uomo (art. 2, 19, 21 Cost.; art. 18 Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo). Perfino la stessa legge 194/78 sull'interruzione volontaria di gravidanza, agli artt. 5 e 9, tenendo conto di tale tutela, esenta i medici obiettori di coscienza anche dalla produzione della documentazione necessaria all’interruzione di gravidanza e dall’inserimento nell’utero di una donna di strumenti atti a procurare un aborto.


Siamo, quindi, di fronte ad un fatto di inaudita gravità in cui una carica dello Stato, il governatore del Lazio, si arroga l'inaudito diritto di istituzionalizzare una vera e propria violazione della legge ordinaria, oltre che di quella morale naturale. Non penso che si fosse finora arrivato fino a tanto, un atto in totale spregio della legalità e della libertà di pensiero. Zingaretti, novello dittatorello, ha superato ogni limite.

Una tale violazione di legge non può essere giustificata neppure dall'esigenza di tutelare il diritto della donna di abortire. Innanzitutto perché non esiste un diritto ad uccidere, ma anche perché la soppressione di un diritto della persona non può essere la soluzione per risolvere i problemi dell'organizzazione del personale dei consultori.

C'è anche da sottolineare il fatto che l'esistenza di così tanti medici obiettori di coscienza è sicuramente il segno del fallimento di una ideologia criminale, è la naturale vittoria della vita sulla morte, del fatto che non è possibile costringere l'uomo ad uccidere e a rendersi complice di un omicidio. 

"Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio; mi asterrò dal recar danno e offesa. Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo" (Giuramento di Ippocrate, IV sec. a.C.)

giovedì 19 giugno 2014

Le Sentinelle in Piedi

Scrivo questo post per divulgare la notizia di un’iniziativa libera e spontanea di migliaia di persone che in tutta Italia vegliano in silenzio per chiedere la tutela della libertà di espressione. Nel totale silenzio dei media più importanti, queste persone mettono in atto una protesta civile e pacifica restando in piedi nelle piazze italiane mentre leggono un libro, per attirare l’attenzione e denunciare la grave minaccia alla libertà di espressione messa in atto dal disegno di legge Scalfarotto contro l’omofobia, un atto che è già stato approvato dalla Camera e ora al vaglio del Senato. 

Questo disegno di legge mostra una pericolosa natura liberticida, infatti se il Senato l’approvasse si potrebbe considerare come comportamento omofobo, punibile penalmente, anche quello di un privato cittadino che pubblicamente sostenesse che sia giusto impedire agli omosessuali e ai transessuali l’accesso al diritto a sposarsi e a quello di adottare minori. Non solo, potrebbe essere considerato un reato anche considerare l’omosessualità un atto intrinsecamente disordinato e contrario alla legge naturale, ossia esprimere pubblicamente i propri convincimenti religiosi a riguardo, citando ciò che dice la Scrittura (ad esempio Gn 19, 1-29; Rm 1, 24-27; 1 Cor 6, 9-10; 1 Tm 1,10), in aperta e palese violazione, quindi, dell’art. 19 della Costituzione. 

Le Sentinelle in piedi, in silenzio, immobili, nel pieno rispetto della democrazia, esercitano il loro legittimo diritto di protestare contro una legge iniqua, eppure ogni loro manifestazione è stata subito accompagnata dalla becera reazione dei gruppi attivisti Lgbt e dei centri sociali. Lo scorso autunno a Bergamo le sentinelle sono state fatte bersaglio di insulti e perfino di un lancio di fumogeni. A Trento un folto gruppo di contestatori si sono infilati tra le fila delle Sentinelle in piedi provocandole, insultandole e minacciandole con cani di grossa taglia. A Perugia, il 29 marzo scorso, a Verona e a Siena ancora insulti e provocazioni. Infine a Lecce le sentinelle sono state aggredite da una vera e propria contro-manifestazione organizzata per disturbare e impedire la veglia silenziosa con pesanti scherni e oltraggi di ogni genere. Questi comportamenti violenti e antidemocratici costituiscono il consueto modo di agire della lobby laicista ormai imperante in Italia e, purtroppo, avvengono troppo “normalmente”, senza suscitare più alcun sdegno e condanna. Anzi, nonostante che tutte le iniziative delle sentinelle siano state autorizzate dalle autorità, secondo i regolamenti vigenti, non si è quasi mai registrata alcuna reazione delle forze dell’ordine per impedire efficacemente le azioni di disturbo. Se immaginiamo la stessa vicenda al contrario, con le manifestazioni di un gay pride pesantemente disturbate da contestatori “eterosessuali”, la cosa avrebbe avuto la stessa rinomanza? Ne dubito fortemente. 

Se contro tranquilli cittadini, che nel rispetto della legge esprimono pacificamente il loro pensiero, vengono sollevate accuse di omofobia e pesanti contestazioni, cosa dobbiamo aspettarci una volta che sarà approvata questa legge criminale?

mercoledì 11 giugno 2014

La giostra dei diritti inventati

Uno degli strumenti più subdoli che la mentalità laicista usa per stravolgere i valori fondamentali della persona umana, cardini della nostra società civile, giustificando ogni prevaricazione e violenza è la singolare propensione ad inventare dei nuovi diritti. Questi nuovi diritti, si badi bene, non sono dei semplici diritti relativi, ma dei veri e propri diritti assoluti di cui l’umanità non se ne era finora ancora accorta e che la solenne Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo ha sbadatamente dimenticato.
Come non ricordare il curioso e criminale diritto ad abortire? Cioè a porre fine alla vita umana innocente? Oppure il bizzarro diritto a sposarsi anche quando non se ne possiede alcun titolo? E del diritto a morire ne vogliamo parlare? Stranamente, però, sono tutti diritti a proprio uso e consumo senza tener in alcun conto i diritti condivisi che sono quelli veramente universali e fondamentali.

Ennesimo esempio di tale impostazione è l’aberrante sentenza che lo scorso 9 aprile ha dichiarato illegittimo il divieto della fecondazione eterologa imposto dalla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Le motivazioni della Corte Costituzionale sono state depositate proprio ieri e secondo i giudici diventare genitori e formare una famiglia che abbia anche dei figli costituirebbe espressione della fondamentale e generale libertà di autodeterminarsi. Eccola la parolina magica: “autodeterminazione”, che nell’accezione laicista ha sempre lo stesso significato: “fare come ci pare” in barba ad ogni morale. La Consulta, in pratica, conia il nuovo diritto ad avere i figli, ad ogni costo. Con la scusa dell’autodeterminazione, i figli divengono delle cose di cui si ha il diritto a possedere come se il nascituro non costituisse un’altra identità indipendente che si accoglie e si rispetta per amore e donazione. Macché, in quanto cose, questi figli non hanno diritto ad avere, o almeno a conoscere, i loro genitori biologici come se la cosa non avesse la minima importanza e non causasse gravi malesseri di ordine psicologico. I nostri cari giudici hanno in pratica affermato la legge della giungla, il diritto finto del più forte prevale su quello vero del più debole. 

Ma le nefandezze di questa sentenza non finiscono qui. I giudici, nel loro delirio di onnipotenza, hanno ancora affermato assurdamente che il divieto al ricorso alla fecondazione eterologa realizzerebbe un ingiustificato diverso trattamento delle coppie in base alla capacità economica delle stesse che assurgerebbe a requisito dell’esercizio di un diritto fondamentale (quale?), negato solo a quelle prive di risorse finanziarie necessarie per poter fare ricorso a tale tecnica recandosi in altri paesi. Ma che il fatto di poter avere dei figli ad ogni costo sia un diritto fondamentale è una sciocchezza laicista coniata dai giudici, quindi la decisione della Consulta è puramente autoreferenziale e non giustificata da alcuna fantasiosa discriminazione. 

Ciò che è veramente inaccettabile di tale sentenza è il parallelo tra adozione e fecondazione eterologa al fine di dimostrare che la provenienza genetica “non costituisce un imprescindibile requisito della famiglia”. Per la Consulta, infatti, la questione del diritto all’identità genetica è superabile in quanto può essere posta sullo stesso piano dell’adozione. Il parallelismo è semplicemente assurdo e denota la miopia dei giudici a considerare l’adozione come una manifestazione disinteressata di amore e donazione in cui l’interesse primario è quello di dare una famiglia a bambini sfortunati, mentre la fecondazione eterologa, e in genere la fecondazione medicalmente assistita, rappresenta un accanimento a tutti i costi, tra cui anche quello di sacrificare la vita di molti embrioni, di dare bambini ad una famiglia. E’ chiaro che in tal caso i soggetti tutelati siano solo i genitori e non il nascituro il cui diritto alla identità biologica viene completamente negato a favore dell’autodeterminazione della coppia. 

E’ davvero deprimente constatare quanto sia ideologico l’operato dei giudici della Corte Costituzionale che per consentire la fecondazione eterologa devono letteralmente inventare vacui motivi di incostituzionalità, senza rendersi conto che così facendo attaccano quei principi naturali che furono alla base dell'unità dei Costituenti che, è bene ricordare, avevano diverse convinzioni politiche e religiose.

venerdì 30 maggio 2014

E se abolissimo il matrimonio?


Ieri, con un voto trasversale, è arrivato il via libera della Camera dei Deputati alla proposta di legge sul "divorzio breve" una riforma che ora attende solo l'approvazione del Senato per divenire una legge. 
Praticamente, dopo la separazione, una coppia può ottenere il divorzio "giudiziale" dopo solo un anno e non più tre, e quello "consensuale" in appena 6 mesi, indipendentemente dalla presenza o meno di figli.

Questa volta non parlerò di prevaricazioni ed abusi laicisti, il divorzio è una pratica antichissima che appartiene alla natura umana e la società ha tutto il diritto di adottarla. La sacralità del matrimonio appartiene solo ai cristiani che, indegnamente, beneficiano di quell'amore perfetto che gli proviene da Dio. Un Amore vero, non una pagliacciata umana, che è il senso dell'indissolubilità del legame tra l'uomo e la donna.

Ciò che voglio esprimere è solo una profonda tristezza nel constatare a quale basso livello di civiltà è sprofondato il nostro paese. In Parlamento, ieri, si è esultato per questa votazione, tutti assieme, come se non esistessero più i diversi schieramenti, come se fosse stata raggiunto un risultato importante. E, invece, è stata data l'ulteriore stangata all'istituto del matrimonio ridotto ormai ad una patetica farsetta, un ambito del vivere umano svuotato di ogni importanza. Eppure la Costituzione stessa, il nostro vanto di civiltà, vi fonda la società naturale della famiglia, la prima cellula della società. Ma i nostri deputati lo considerano poco più di un reperto archeologico. Chissà se i giudici della Corte Costituzionale, sempre così pronti a castigare l'arbitraria volontà del Parlamento, interverranno anche stavolta a far valere i nobili significati della Magna Carta. Ho i miei dubbi.

Divorzio veloce, indipendentemente dalla presenza o meno di figli. Orpelli, soprammobili, inutili accessori questi figli, come elementi disturbatori  e non parte integrante della famiglia. Nessuna pietà per loro, nessuna speranza di un riavvicinamento dei genitori, nessun diritto di desiderare un ripensamento, di credere al sacrificio per amore. Niente, conta solo la volontà dei genitori, sono sempre i più deboli che ci rimettono. Ecco servito il matrimonio fast food, le unioni modaiole, senza assunzione di impegni e di valori. Del "finché c'è l'amore", come se l'amore fosse una mozzarella con la scadenza. Ma se ci siamo ridotti a questo, non sarebbe meglio abolire il matrimonio? 

Mi fanno ridere, piuttosto, quelli che pensano l'Italia come un paese succube della Chiesa, che vaneggiano di una "Vaticalia", considerazioni di un "laicismo estremo" che ancora agita il fantasma di un non ben identificato potere della Chiesa per giustificare le sue nefandezze.   

    

martedì 27 maggio 2014

La censura laicista in Italia

Nel 2011 è uscito nelle sale americane il film storico “Cristiada” diretto da Dean Wright, con attori del calibro di Andy Garcia, Peter O’Toole e Eva Longoria, basato sulla Guerra dei Cristeros (o Cristiada, da cui il titolo) combattuta negli anni ’30 dai cattolici Messicani contro il governo massonico ed anticlericale del presidente Plutarco Elías Calles che perseguitava la Chiesa Cattolica. Sono passati ormai tre anni e non vi è ancora traccia, e penso mai ce ne sarà, di questo film nelle sale italiane.

Un fatto veramente strano vista la larga diffusione che nel nostro paese hanno avuto le pellicole a carattere storico come, ad esempio, “Le Crociate” di Ridley Scott (2005), “Agorà” di Alejandro Amenábar (2009), Il “Codice da Vinci” di Ron Howard (2006), “Il nome della Rosa” di Jean-Jacques Annaud (1986) e così via. Come mai il film “Cristiada”, invece, non ha avuto lo stesso trattamento?

Se analizziamo queste pellicole ci si accorge immediatamente che sono tutte legate da un comune denominatore che è quello di essere pesantemente anticristiane, ed anticattoliche in particolare. I cristiani vi compaiono sempre come delle persone violente, assetate di sangue e di potere e la Chiesa Cattolica, invariabilmente, una losca associazione a delinquere che ha falsificato, ucciso, oppresso ogni anelito di libertà e progresso.
Ovviamente è perfettamente inutile sottolineare il fatto che la storia propugnata da questi film è per lo più falsa, piena di errori madornali, volta unicamente a calunniare per alimentare un ormai diffuso pregiudizio anticattolico. Convinzioni come la falsità storica dei vangeli canonici, la brutale persecuzione dei pagani, l’efferatezza dell’inquisizione, delle crociate, le trame segrete del vaticano, ecc., sono ormai entrate, dopo anni ed anni di falsità laiciste, nell’immaginario collettivo.

Un film come “Cristiada” che denuncia l’orrendo massacro di preti, vescovi e semplici fedeli, colpevoli solo di essere cristiani, da parte di un governo anticlericale e laicista, è troppo scomodo da far vedere. Si correrebbe il pericolo di rovinare l’enorme lavoro di condizionamento delle menti e delle coscienze che ha pazientemente esercitato la lobby laicista. Troppo scomodo mostrare un’aspetto della storia così distante dalla vulgata laicista ancora imperante nella cultura italica. In nessun libro di storia nelle nostre scuole si troverà mai traccia del vergognoso operato del laicista e massonico presidente messicano Plutarco Elías Calles, fanatico robespierriano emulatore della Rivoluzione francese. Nessuno parlerà mai ai ragazzi delle stragi laiciste in Vandea nel 1796, delle leggi laiciste anticristiane nella Spagna del 1931, di quelle laiciste cinesi degli anni ’50 o Sovietiche degli anni ’30.

Il fatto che in Italia non si sa potuto vedere questo film rappresenta un fatto gravissimo che dimostra come nel nostro paese la cultura, ad ogni livello, è controllata da una lobby laicista che condiziona pesantemente la libertà personale.

giovedì 22 maggio 2014

La violenza laicista sui bambini


Dopo il Belgio, la Francia, i Paesi Bassi ecco che anche dalla Gran Bretagna giungono notizie dell’avanzata del “progresso” laicista. Il Servizio sanitario britannico offrirà a spese dello Stato un trattamento farmacologico per ritardare la comparsa della pubertà ai bambini fin dall’età di 9 anni. Tutto ciò allo scopo di iniziare precocemente la terapia per un cambio di sesso. Il trattamento sarà riservato ai soggetti che si sentono a disagio con la propria identità sessuale e che potrebbero aver desiderio di sottoporsi ad un intervento chirurgico dopo l’adolescenza. La terapia consiste in iniezioni mensili di farmaci capaci di bloccare lo sviluppo degli organi sessuali del bambino inibendo la produzione di testosterone ed estrogeni. L’eventuale iniziativa del Servizio sanitario britannico ha suscitato anche molte proteste e ha dato vita ad un dibattito sulla liceità di somministrare farmaci così pesanti ed invasivi, capaci di sconvolgere lo sviluppo normale e naturale del bambino. 


A mio modo di vedere si tratta dell’ennesima sopraffazione della mentalità laicista che nega il valore della complementarietà dei sessi, della famiglia, della genitorialità proponendo il falso dogma della teoria “gender” dove ogni organizzazione e strutturazione della natura è disprezzata e rifiutata, un incrocio fra una dottrina pseudo-scientifica e un bisogno politico, che ha finito col tramutarsi in una ideologia. 

L’aspetto più grave è che tale ideologia viene progressivamente imposta in modo falso e subdolo, spacciata per “progresso”, per “civiltà” e, come al solito, a farne le spese sono sempre i soggetti più deboli, cioè i bambini. A loro, ancora non in grado di poter prendere autonomamente decisioni di tale portata, vengono purtroppo propinati, secondo falsi modelli non scientificamente provati, pesanti sconvolgimenti del corpo ed indicibili sofferenze, invece di fornire cure veramente appropriate secondo lo sviluppo naturale e rispettose della dignità del corpo umano.

giovedì 8 maggio 2014

Soldi si e soldi no, a seconda dei casi.


Tanto per riportare alla realtà i laicisti che, cadendo dalle nuvole, ritengono non giustificate le rimostranze dei cristiani per la deriva laicista fortemente anticristiana che va imponendosi nel nostro paese, segnalo l'ennesimo episodio discriminatorio verso le ragioni dei cristiani, che in questi giorni si sta consumando a Roma.

Il 4 maggio scorso, tra la puntuale e totale indifferenza delle principali testate giornalistiche, circa 40.000 persone hanno dato vita a "Marcia per la vita - 2014", annuale appuntamento per ribadire con forza il valore universale del diritto alla vita. Il corteo ha percorso le vie del centro per giungere a piazza San Pietro in tempo per la preghiera dell' Angelus con il Papa. L'iniziativa non ha avuto alcun patrocinio da parte del sindaco Ignazio Marino, che, con la motivazione della mancanza di fondi, non solo non ha fornito alcuna assistenza ai marciatori (bottigliette d'acqua, WC chimici, ecc.), ma non ha nemmeno ritenuto opportuno fare una fugace apparizione, comportamento alquanto strano visto che si reputa pure cattolico.

Il nostro caro sindaco avrà lo stesso comportamento con il gay pride del prossimo 7 giugno? Ma neanche per sogno! Il Comune di Roma ha fatto sapere che darà il suo patrocinio all'iniziativa fornendo ogni supporto e che il sindaco stesso parteciperà alla manifestazione. Quindi, i soldi per le iniziative pro-life dei cristiani non ci sono, ma, sorprendentemente, spuntano fuori per le manifestazioni dell'orgoglio omosessuale. Ecco un'altra dimostrazione di come in Italia si stia imponendo un regime laicista che, con la politica dei due pesi e due misure, fa aperto ostruzionismo nei confronti dei cristiani.