sabato 14 febbraio 2026

I sofismi di Sapiens Sapiens: l'aborto non è un omicidio.

 

Il canale di propaganda laicista "Sapiens Sapiens" propone provocatoriamente la seguente domanda: "Se l'omicidio è la soppressione di una persona, anche l'aborto sopprime o meno una persona?". 

Successivamente viene esposta una questione in merito che riporto nei suoi contenuti principali. Sapiens Sapiens dice: 

"La Chiesa per condannare l'aborto adotta la filosofia aristotelica e quindi tomistica applicando i concetti di potenza ed atto. Cioè le cose mutano nel tempo, ad esempio un uovo è un uovo in atto, ma un pollo in potenza, cioè può in futuro diventare un pollo. Quindi quando si afferma che l'aborto è un omicidio si considera l'embrione come un embrione in atto, ma un essere umano in potenza, cioè l'embrione non ha le caratteristiche della persona, cioè lo sviluppo fisico, la capacità relazionale, le condizioni per provare dolore, ma le avrebbe in futuro, al termine del suo sviluppo. Ma, come evidenzia il filosofo Emanuele Severino se l'embrione può diventare un uomo, significa che nella condizione di embrione, uomo non lo è ancora e protrebbe diventare anche un non uomo, come accade nell'aborto spontaneo. Affermare che l'embrione è già un uomo e logicamente impossibile, perchè non si può essere contemporaneamente una cosa e il suo opposto. Per semplificare mangiando un uovo non diciamo di aver mangiato un pollo. Quindi affermare che l'embrione è un uomo in potenza significa che in atto, cioè al momento dell'aborto, un uomo non lo è affatto. Quindi la tesi che l'aborto sarebbe un omicidio non regge proprio dal punto di vista logico. Proprio perchè l'embrione non è una persona".

Siamo di fronte all'ennesimo sofisma, cioè un ragionamento capzioso, in apparenza logico, ma sostanzialmente fallace. Il primo aspetto da notare è che in questa esposizione Sapiens Sapiens usa i termini "uomo", "essere umano" e "persona" come sinonimi, generando solo confusione. Infatti il termine "persona" identifica un costrutto sociale e ideologico, cioè un'entità umana dotata di dignità, identità, razionalità e coscienza, prescindendo da sesso, età o condizione sociale. E', senza dubbio, un termine importante, ma non ci dice niente sulla natura ontologica di questo ente, la sua proprietà fondamentale, essenziale e costitutiva dell'essere. 
Proprio per questo nel nostro Codice Penale per omicidio s'intende la soppressione di una vita umana, non di una persona, ad opera di un altro essere umano (art. 575 c.p.). E' il reato che consiste nel cagionare la morte di un altro essere umano, non di una persona. Anche nella Dichiarazione Universale dei Dirtti dell'Uomo (DUDU), all'art. 3, leggiamo che "Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona". Il soggetto è l'individuo che ha diritto alla vita. Qui il termine "persona" è un sinonimo di "individuo". L'omicidio è quindi la negazione diretta di questo diritto fondamentale. Ovviamente anche la Chiesa fa riferimento a  tali significati, infatti parla sempre di soppressione della vita umana, non della persona (CCC artt.2270 e 2271).

Questa specificazione manda all'aria tutto il castello in aria di Sapiens Sapiens, infatti l'aborto non è la soppressione di una persona, ma di una vita umana, di un individuo con il suo corredo genetico unico, cioè onotologicamente umano, così come abbiamo visto anche per il Codice penale e la DUDU. Non occorre aspettare l'acquisizione di caratteristiche (sviluppo del sistema nervoso, capacità di relazione, ecc.), con l'embrione abbiamo già ontologicamente una vita umana,  quindi si può e si deve parlare di omicidio, senza paura di commettere sbagli. 

In questo suo sproloquio, Sapiens Sapiens, prendendo in prestito le considerazioni del filosofo Emanuele Severino, cerca di dimostrare l'illogicità delle posizioni della Chiesa, criticando la filosofia tomista, con i suoi concetti di potenza ed atto. Ma anche in questo caso siamo di fronte ad un ragionamento che parte da presupposti sbagliati. Severino, e con lui anche Sapiens Sapiens, danno dimostrazione di essere molto confusi, non riuscendo a distinguere i vari piani. La prima obiezione è che l'embrione non è un uomo in potenza, ma è un uomo in atto, con capacità in potenza. Ad esempio un neonato non parla, cioè una capacità in potenza, oppure una persona in coma non è cosciente, cioè con funzioni sospese. Ma nessuno direbbe che per questo non sono esseri umani. L'embrione è già cosa diventerà, non qualcosa che potrebbe diventarlo se accadesse altro. Semmai è lo spermatozoo o l'ovulo ad essere un essere umano in potenza, in quanto non costituiscono un individuo umano e non è detto che lo diventino.

Trionfalmente Sapiens Sapiens conclude il suo video sentenziando che oggettivamente l'embrione non è una persona, cioè un uomo, come a dire che l'embrione è composto da poche cellule, mentre sono molte di più quelle di un individuo adulto. Ciò che non capisce Sapiens Sapiens è che la differenza non la fa il numero delle cellule, ma che cosa sono quelle cellule. L'embrione non è un ammasso cellulare qualunque, come un tessuto o un tumore, ma è un organismo umano individuale, con un proprio patrimonio genetico completo e distinto da quello della madre, ha una dinamica interna di sviluppo autonomo, infatti se lasciato nel suo ambiente naturale si sviluppa secondo una continuità ordinata, sono cellule di un essere umano, di un uomo, in una fase iniziale.

Non esiste un "salto ontologico" dimostrabile dopo il concepimento, ogni fase successiva (impianto, sviluppo del sistema nervoso, nascita) è graduale, ma non qualitativamente nuova. Se non c'è una frattura reale allora l'individuo che verrà ucciso da adulto è lo stesso che era embrione. Negare questo porta a criteri arbitrari (coscienza, autonomia, desiderabilità) che possono essere applicati anche ad altri esserei umani vulnerabili.

Dire che sono solo "cellule" porta a concludere che si è umani solo se riconosciuti come  "persona", cioè solo chi funziona in un certo modo (coscienza, relazione, autonomia), ma allora, il valore della vita umana dipende da ciò che uno può fare o da ciò che uno è? Se dipende dalle funzioni, allora che dire dei disabili gravi, dei malati terminali? Le persone in stato vegetativo hanno un valore minore? Se, invece, dipende dall'essere umano in quanto tale, allora l'embrione è incluso.

venerdì 6 febbraio 2026

Gli atei e il "Mistero della Fede"

Nella mia attività apologetica mi sono trovato spesso a dover sostenere dei confronti con persone atee laiciste convinte che tutto ciò che si ritiene esistente possa e debba essere spiegato solo attraverso la prova scientifica o la logica umana matematica. Di conseguenza queste persone ritengono poco intelligente, se non "stupido", credere in un mistero divino o sovrannaturale, ma allo stesso tempo nutrono una sorta di fede cieca nella scienza credendo che essa in futuro risolverà misteri oggi inspiegabili. Questo atteggiamento merita una riflessione più approfondita, per capire come si possa giustificare una tale posizione, che in apparenza sembra intrinsecamente contraddittoria.

La scienza per definizione si basa su osservazioni, esperimenti e prove empiriche. Tuttavia ci sono aspetti della scienza che sono ancora lontani dall'essere completamente spiegati. L'ateo laicista ritiene assurdo il "mistero della Fede", non si fa problemi ad affermare con certezza che, in futuro, la scienza troverà una spiegazione per ciò che oggi appare misterioso, ossia sta facendo un atto di fede. Infatti non possiamo dimostrare che la scienza in futuro riuscirà a spiegare ogni aspetto della realtà. 

Molti atei sembrano riporre una fiducia incrollabile nel progresso scientifico, che li porta a credere che, in qualche modo, la scienza riuscirà un giorno a spiegare anche quei fenomeni che oggi non comprendiamo. Qui emerge la contraddizione: mentre la religione viene spesso vista come un atto di "credulità cieca", la fiducia nella scienza, pur essendo altrettanto speculativa in molti casi, è ritenuta razionale e ben fondata.

I credenti si affidano alla fede come una risposta ai misteri della vita e dell'universo, accettando che alcuni aspetti della realtà non possano essere spiegati in termini razionali o scientifici. La fede religiosa non è necessariamente una "credulità cieca", ma può essere interpretata come una forma di apertura verso il mistero, un invito ad abbracciare l'incertezza della vita umana.

I credenti non pretendono che la religione "spieghi" ogni cosa in termini scientifici, ma piuttosto che fornisca un senso, un significato, una guida morale in un mondo complesso e spesso incomprensibile. L'esistenza di un mistero divino non è quindi vista come qualcosa di irrazionale, ma come un invito a esplorare, a domandarsi, e a sviluppare una visione più profonda della realtà.

C'è, però, una contraddizione fondamentale che emerge dal pensiero di quegli atei che criticano la fede religiosa come irrazionale, ma allo stesso tempo professano una fiducia cieca nella scienza. Entrambi gli atteggiamenti sono forme di fiducia, e la distinzione tra "razionale" e "irrazionale" non è sempre chiara. Perché credere nella scienza come soluzione definitiva a tutto ciò che è sconosciuto dovrebbe essere più razionale di credere in una realtà trascendente o spirituale?

La critica dell'ateo laicista alla fede religiosa si concentra sul fatto che i credenti accettano verità senza prove empiriche, quelle che chiamano "evidenze", mentre la scienza si fonda su prove tangibili. Ma anche la scienza, come abbiamo visto, si basa su una sorte di "fede" nelle possibilità future della ricerca. Gli atei, infatti, non possono prevedere con certerzza che la scienza riuscirà a spiegare tutti i musteri dell'universo, né che tutte le leggi fisiche siano state comprese in modo definitivo. Molti misteri, come la natura della coscienza o la causa ultima dell'universo, potrebbero rimanere irrisolti per sempre.

Inoltre gli atei laicisti tendono a dimenticare che la scienza stessa, pur essendo uno strumento potente, non fornisce risposte a tutte le domande umane. Le domande esistenziali sul significato della vita, sulla moralità o sulla bellezza, non trovano una risposta completa nella scienza che si concentra sui "come" piuttosto che sui "perché". Qui, la fede religiosa spesso offre un'alternativa, dando risposte che trascendono la spiegazione razionale e accettano il mistero come parte integrante dell'esperienza umana.   

lunedì 26 gennaio 2026

Sapiens Sapiens e le religioni che si "copiano". Parte terza.

Veniamo, ora, all'ultima farneticante affermazione del video dal titolo "Come le religioni hanno preso le idee l'una dalle altre" apparso sul canale di propaganda laicista Sapiens Sapiens. Con fare furbetto, di chi ha "scoperto" tutto l'inganno, Fratarcangeli ci rivela che la Pasqua cristiana non è altro che la copia di una festa pagana, e, precisamente, quella dedicata ad una dea nordica chiamata Eostre (o Ostara). Per provare questa affermazione cita una "testimonianza" di un monaco inglese del VIII secolo, Beda il Venerabile, il quale scrive che gli anglosassoni chiamavano il mese di aprile Eosturmonath, dal nome di una dea della primavera, e che i cristiani avrebbero poi usato quel nome per la festa della Pasqua. Fratarcangeli aggiunge anche che il termine inglese per indicare la Pasqua, cioè Easter, è un chiaro riferimento alla dea.

Navigando per il mare di sciocchezze anticristiane del web, il nostro hater Fratarcangeli deve aver trovato questa notizia e l'ha subito replicata e divulgata sul suo canale. Un hater sa bene che qualsiasi sciocchezza, in quanto anticristiana, viene subito ben considerata senza tanti problemi di verifica. Come si dice? "Tutto fa brodo". In realtà si tratta dell'ennesima fake news, infatti che la Pasqua cristiana derivi da una festa pagana dedicata alla dea Eostre (o Ostara) non è assolutamente dimostrato storicamente.

Innanzitutto il monaco inglese non dice che la Pasqua cristiana sarebbe una scopiazzatura della festa pagana della dea Eostre, ma che i cristiani chiamarono in quel modo il periodo della Pasqua (De temporum ratione, capitolo 15, “De mensibus Anglorum”). Probabilmente il nome del mese primaverile Eosturmonath, cioè aprile, è stato riutilizzato per indicare la festa cristiana, ma questo riguarda solo il nome, non l’origine della festa. Come è assolutamente notorio a chi ha un minimo di conoscenza della storia del Cristianesimo, la Pasqua cristiana deriva direttamente dalla Pasqua ebraica (Pesach), infatti i primi cristiani erano ebrei e celebravano la resurrezione di Gesù in relazione alla Pasqua ebraica. Gesù è il nuovo agnello immolato che cancella tutti i peccati, l'unico grande sacrificio che sostituisce e supera quelli rituali al Tempio (Ebrei 9,1-10,18). Questo legame è ben documentato nei testi del I–II secolo.

Infatti in quasi tutte le lingue, come l'italiano "Pasqua", lo spagnolo "Pascua", il francese "Pâques", il greco "Pascha", ecc. tale termine deriva da quello ebraico Pesach. Solo l'Inglese “Easter” e il tedesco “Ostern” sono eccezioni, derivando, con ogni probabilità, dal nome germanico del mese primaverile di aprile, il tipico periodo in cui si celebra la Pasqua.

C'è da considerare, inoltre, che esistono molti dubbi sull'esistenza stessa di una dea chiamata Eostre e di un culto a lei associato. L’unica fonte antica ne che parla è il monaco inglese Beda, ma non si hanno altre tracce di questa dea nordica e del culto a lei associato. Come già detto, Beda scrive solo che il mese anglosassone Eosturmonath prendeva il nome da una dea pagana, ma non descrive rituali, miti o un culto strutturato. Tutte le teorie su Eostre partono esclusivamente da qui. Non esistono altre fonti indipendenti, non è stato mai trovato un tempio a lei dedicato, non esiste niente che parli di lei nei miti nordici e non esistono neppure testi, raffigurazioni, iscrizioni, ecc. Niente che confermi l'esistenza ed un culto di una dea chiamata Eostre. Questa mancanza quasi totale di riferimenti, induce gli storici a pensare che Eostre possa essere stata una divinità locale minore oppure una figura mitologica successiva (romanticizzata in epoca moderna). Altri sono convinti che si possa trattare addirittura di una ricostruzione etimologica dello stesso Beda.

Possiamo quindi concludere che non è affatto vero che la Pasqua cristiana derivi da una festa della dea Eostre, sia perchè è certo che la la Pasqua cristiana nasce dalla Pasqua ebraica, così come, ad esempio, il famoso esegeta ed orientalista tedesco J. Jeremias ha ben dimostrato nel suo Studio fondamentale sul contesto ebraico della Pasqua cristiana primitiva (The Eucharistic Words of Jesus - SCM Press), ma anche perchè gli storici dubitano molto sulla reale esistenza di una dea chiamata Eostre e di un culto a lei associato. Lo storico delle religioni Ronald Hutton, professore di storia all'Università di Bristol, grande esperto di paganesimo britannico, conclude nel suo saggio "The Stations of the Sun: A History of the Ritual Year in Britain" - Oxford University Press, 1996" che non ci sono prove di una festa pagana di Eostre che abbia dato origine alla Pasqua. E così anche il professore Bruce Lincoln, docente di Storia delle religioni alla University of Chicago, antichista e antropologo di grande valore, afferma come alcune divinità “antiche” siano in realtà ricostruzioni moderne basate su pochissime fonti. Proprio la dea Eostre è citata come caso problematico da Lincoln nel suo "Theorizing Myth", University of Chicago Press, 1999. Agli stessi risultati è giunta anche la storica delle religioni Carole M. Cusack, che nel suo "Invented Religions: Imagination, Fiction and Faith" Ashgate, 2010, spiega come nel XIX–XX secolo molte figure “pagane” siano state rielaborate o amplificate, trattando anche della nascita moderna del mito di Ostara/Eostre.

Questa storia della dea Eostre dimostra chiaramente come il web sia pieno di sciocchezze e falsità, e come sia importante documentarsi sempre da fonti serie e validamente documentate, scartando decisamente le notizie che provengono da siti trash che fanno solo una divulgazione di stampo ideologico.


Bibliografia

Fonte: Beda il Venerabile, "De temporum ratione, cap. 15" nell'edizione "Bede: The Reckoning of Time", trad. Faith Wallis, Liverpool University Press, 1999;
Ronald Hutton, "The Stations of the Sun: A History of the Ritual Year in Britain", Oxford University Press, 1996;
Bruce Lincoln, "Theorizing Myth", University of Chicago Press, 1999;
Carole Cusack, "Invented Religions: Imagination, Fiction and Faith", Ashgate, 2010.
Joachim Jeremias "The Eucharistic Words of Jesus" - SCM Press.

sabato 24 gennaio 2026

Sapiens Sapiens e le religioni che si "copiano". Parte seconda.

In questa seconda parte analizzerò un'altra  affermazione che viene fatta nel video di propaganda anticristiana "Come le religioni hanno preso le idee l'una dalle altre" tratto dal canale YT "Sapiens Sapiens". 
Viene ancora, incredibilmente, riproposta una vecchia bufala storica secondo la quale il Cristianesimo non è stato altro che una copia delle tante religioni misteriche diffuse nella multietnica e variegata società romana in epoca imperiale. Nella fattispecie Fratarcangeli, il curatore di questo canale YT, afferma che la stessa figura di Gesù è stata costruita sul modello di alcune divinità pagane come l'egiziano Horus, il persiano Mitra e l'ellenista Dioniso. Secondo quanto viene detto nel video tutte queste figure sarebbero nate il 25 dicembre, sarebbero state figlie di una donna vergine e di una divinità, avrebbero avuto ognuna proprio dodici seguaci o "apostoli" e alla fine muoiono uccise per poi risorgere. Saremmo, quindi, di fronte ad un mito costruito a tavolino per rendere "accettabile" per la società pagana un messaggio come il Cristianesimo.

E' veramente triste dover ancora leggere e ascoltare sciocchezze come queste, vederle circolare in rete e amaramente constatare quante persone ancora cadono in questa trappola di disinformazione. Si tratta, infatti, di una grossa mistificazione, esiste una differenza abissale tra il Cristianesimo, la figura di Cristo e le religioni pagane. Basterebbe solo osservare il fatto che Gesù di Nazareth è una figura storica, vissuta nel I secolo d.C., di cui nessuno osa più metterene in discussione la sua autenticità, mentre Horus, Mitra e Dioniso non hanno nulla di storico, sono solo dei personaggi che appartengono alla mitologia.

Ma oltre a questo risultano false tutte le affermazioni di Fratarcangeli:

- Horus è una divinità mitologica egizia che non ha nulla a che vedere con il giudaismo, l'ambiente in cui nasce e si sviluppa la vicenda di Gesù di Nazareth. E' concepito magicamente da Iside, che, tra l'altro, non è vergine, in quanto copula con Osiride dopo la sua morte. Non nasce il 25 dicembre, non ha seguaci, tanto meno 12, non muore e risorge come Gesù. Il suo messaggio è completamente differente da quello di Gesù, in quanto si limita ad essere il simbolo del Faraone che protegge l'Egitto. Per approfondire consiglio questo mio articolo.

- Mitra è una divinità indo-iranica, poi centrale nel mitraismo romano, ma che ha il suo sviluppo a Roma solo a partire dal II-III secolo, quando era già presente il Cristianesimo. Si tratta di un culto misterico, iniziatico e riservato, a differenza del Cristianesimo che, invece, era aperto a chiunque. Anche Mitra non nasce da una vergine, ma "sgorga" da una roccia (petra genetrix), non nasce il 25 dicembre e non aveva 12 apostoli, solo due aiutanti, due piccole creature simili a lui, Cautes e Cautopates, che forse simboleggiavano l'alba e il tramonto, o la vita e la morte.
Anche la sua morte e resurrezione sono del tutto inventate, infatti Mitra non muore affatto. La Salvezza che propone questo culto, a differenza del Cristianesimo, non è universale, ma limitata solo agli iniziati. Anche in questo caso per approfondire consiglio questo mio articolo 

- Dioniso è un Dio della mitologia greca, associato al vino, all'estasi, al teatro e alla natura. Ha forma semidivina essendo nato da una donna, Semele, e dal dio Zeus che lo partorì da una coscia. Anche lui non nasce il 25 dicembre e non è seguito da 12 apostoli, ma da uno stuolo di menadi e baccanti, figure più dedite a passatempi orgiastici piuttosto che ad apprendere insegnamenti morali. Dioniso, in alcuni miti, a differenza delle altre figure analizzate, muore e lo fa più volte, per poi rinascere, chiaro simbolo del susseguirsi dei cicli naturali. Anche in questo caso appare arduo intravedere anche un solo piccolo legame con il cristianesimo.

Come abbiamo visto non c'è nulla che possa solo minimamente far pensare ad una dipendenza del Cristianesimo e da questi miti. Con Gesù abbiamo a che fare con un personaggio storico del I secolo d.C., che nasce nel contesto del giudaismo cosiddetto del tardo secondo Tempio, lontanissimo dal paganesimo ed attentissimo a non contaminarsi con esso. Gesù è unico per contesto storico, per il messaggio etico di perdono ed amore verso il prossimo, per il significato della resurrezione, ma, soprattutto, per l'universalità della salvezza. Le altre figure appartengono a miti simbolici, legati alla natura, al potere o a culti iniziatici.

Ma, allora, ci si potrebbe chiedere: come mai ciclicamente riappaiono questi paragoni? Un fatto importante è rendersi conto che molte culture usano simboli simili come la luce, la vita, la morte, la rinascita; raccontano storie di divinità o figure salvifiche e cercano di rispondere alle stesse domande: perché soffriamo? Cosa succede dopo la morte? ecc. Questo non significa copiarsi, ma affrontare problemi umani universali comuni ad ogni uomo.

E' solo lo studio comparato delle religioni, serio e certificato, l'unico in grado di fornire una conoscenza affidabile. Invece su internet imperversa una divulgazione semplificata, se non ideologicamente orientata, come quella del canale YT "Sapiens Sapiens", che mescola mitologia, filosofia e religione, semplificano troppo per essere “d’effetto”, sfidano le religioni tradizionali, danno l’illusione di “scoprire una verità nascosta”. Ma queste "analisi", che possono sembrare intelligenti, non reggono quando si studiano le fonti, il contesto storico e il significato profondo dei racconti.

Termino qui questa seconda parte e vi dò appuntamento per la terza, dove verrà commentata l'ultima sconcertante affermazione di Sapiens Sapiens: davvero la Pasqua cristiana deriva dal culto tributato ad una dea del paganesimo nordico?


Bibliografia

Bud.ERR “Budge” E. Wallis. 1961.
Meek.DL Meeks, Dimitri. “Daily Life of the Egyptian Gods”. 1996;
Short.EG -- Shorter, Alan. “Egyptian Gods: A Handbook”. 1937.
Mithraic Studies. Proceedings of the "First International Congress of Mithraic Studies", Manchester University Press, 1975;
Franz Cumont, The Mysteria of Mithra, New York: Dover, 1956
Enciclopedia delle Religioni, Vallecchi editore, Vol VI, Firenze, 1978.
David Ulansey, I Misteri di Mithra, ed. Mediterranee, Roma, 2001

giovedì 15 gennaio 2026

Sapiens Sapiens e le religioni che si "copiano". Parte prima.



Il video che stavolta prendo in considerazione, dal titolo "Come le religioni hanno preso le idee l'una dalle altre", è l'esempio perfetto della paccottiglia pseudostorica che gira sul web contro il Cristianesimo e le sue origini storiche. Pensavo che fesserie alla “The Christ Conspiracy” della famigerata pseudo-archeologa D. M. Murdock, meglio conosciuta con lo pseudonimo di Acharya S, fossero solo un brutto ricordo del passato, e invece, con mia grande sorpresa l'imbarazzante canale YT "Sapiens Sapiens" ripropone ancora temi già abbondantemente smentiti e classificati come autentiche bufale da diverso tempo. Il suo curatore, l'hater Fratarcangeli, è implacabile nell'esporre come novità "a lungo nascoste", delle sciocchezze memorabili che non fanno sorridere, ma proprio ridere a crepapelle. Siamo al livello dei complottari alla "non ce lo dicono", con falsità conclamate ed errori storici pazzeschi.

Purtroppo il danno che operano questi canali di disinformazione è grande e molto grave, perchè prendono in giro la gente diffondendo senza una valida ragione un clima di astio totalmente ingiustificato. Così, anche se controvoglia, dedico questo articolo per smontare le bestialità più assurde propinate da questo video.

Il video riprende una serie di argomenti tipici degli ambienti anticristiani anglosassoni del XIX secolo, i circoli laicisti e "Freethinker", che in odio alla Chiesa cattolica produssero una enorme quantità di autentiche bufale storiche. In questa prima parte prenderò in considerazione le prime due affermazioni propinate da Fratarcangeli. Vediamo la prima:

1) "Molte idee religiose, che pensiamo siano uniche e proprie del Cristianesimo, sarebbero in realtà state copiate da miti preesistenti. Ad esempio il mito del Diluvio Universale contenuto nella Genesi ebraica è stato tratto di sana pianta dall’Epopea di Gilgamesh, compilata attorno al 1300 a.C."

Quindi per Fratarcangeli nessuna rivelazione unica ed esclusiva, ma fu un'eredità culturale dalla mezzaluna fertile, che gli scribi ebraici in cattività avrebbero assorbito. Questa affermazione parte da un dato certamente corretto, infatti è ampiamente risaputo che i due racconti presentano notevoli somiglianze narrative. A tal proposito molti studi affermano che le versioni mesopotamiche, più antiche, possono essere state un contesto culturale da cui la narrazione ebraica ha preso spunto, ma non necessariamente una semplice copia. Ciò che Fratarcangeli ignora completamente è che in ambito accademico si parla di tradizioni condivise o adattate nei diversi contesti religiosi e teologici (OUP Academic). Ciò significa che esistono profonde differenze concettuali ed etiche tra i due testi, che riflettono visioni del mondo radicalmente diverse.

Nella Genesi il diluvio è voluto da un Dio unico, onnipotente e morale, che giudica l’umanità corrotta e violenta. La distruzione non è arbitraria, ma nasce da una valutazione etica: l’umanità ha tradito il progetto divino. Dio agisce come giudice, ma anche come legislatore e garante di un ordine morale. 
Nell’Epopea di Gilgamesh, invece, il mondo è governato da una pluralità di dèi, spesso in disaccordo tra loro. Il diluvio viene deciso per motivi poco etici o razionali, come ad esempio il fastidio per il rumore prodotto dagli uomini. Gli dèi appaiono impulsivi e contraddittori: alcuni causano la catastrofe, altri se ne pentono e ne sono terrorizzati. 
Anche la figura dell’uomo salvato dal diluvio mostra differenze significative. Noè è scelto perché giusto e integro, la sua salvezza è direttamente legata al suo comportamento morale. Il racconto biblico stabilisce così un nesso chiaro tra etica e destino: l’obbedienza a Dio è premiata. Utnapištim, invece, viene salvato non per una superiorità morale riconosciuta, ma perché un dio (Ea/Enki) decide di avvertirlo segretamente, aggirando la decisione degli altri dèi. La salvezza appare quindi come il risultato di un favore divino, non di un principio di giustizia universale. L’uomo è più passivo e dipendente dal capriccio degli dèi. 
Nel racconto biblico, il diluvio ha una funzione di purificazione e di nuovo inizio. Dopo la catastrofe, Dio stabilisce un’alleanza con Noè e con tutta l’umanità, promettendo di non distruggere più il mondo con un diluvio e ponendo l’arcobaleno come segno di questo patto. La storia è orientata alla speranza e alla responsabilità futura dell’uomo. Nell’Epopea di Gilgamesh, invece, il diluvio non porta a una vera rigenerazione morale dell’umanità. È un evento traumatico e definitivo, che sottolinea soprattutto la fragilità dell’uomo e la sua impotenza di fronte alle forze divine. L’unico vero “esito” del diluvio è l’immortalità concessa eccezionalmente a Utnapištim, che però resta irraggiungibile per il resto degli uomini. 
Pur partendo da una struttura narrativa simile, il diluvio della Genesi e quello dell’Epopea di Gilgamesh esprimono due concezioni profondamente diverse del rapporto tra uomo, divinità ed etica. Il racconto biblico è orientato alla giustizia, alla responsabilità morale e alla speranza di un ordine stabile, mentre quello mesopotamico riflette un mondo dominato dall’incertezza, dal capriccio divino e dalla consapevolezza tragica dei limiti umani.

Lungi dalle fesserie di Fratarcangeli, l'esegesi seria e moderna ha da tempo capito e spiegato che nell’Antico Testamento si ritrovano sicuramente strutture narrative che ricalcano elementi della letteratura Sumerico-Accadica, ma rappresentano solo una modalità di espressione per veicolare una sostanza che è invece unica. Anzi queste analogie ci aiutano a discernere quello che era comune agli ebrei e agli altri popoli e quello che invece era loro specifico. La sostanza unica, che non ritroviamo altrove, è la concezione che Dio è unico e ha fatto tutto, che c’è stato un intervento particolare per l’uomo, una felicità ed un ordine originari che l’uomo ha rovinato con il suo peccato, e la promessa del Redentore.


Vediamo, ora, la seconda affermazione:

2)"Il dualismo netto dello zoroastrismo ha plasmato i concetti di Dio e Satana nella fede cristiana e il cristianesimo antico ha abilmente incorporato le tradizioni pagane nel proprio tessuto".

Anche in questo caso siamo di fronte ad un'analisi rozza e superficiale che non tiene conto delle profonde differenze tra la cultura iranica e quella ebraica, che ha dato origine al cristianesimo. Sebbene lo zoroastrismo ed il cristianesimo presentino alcune somiglianze apparenti, come l’idea del bene e del male, del giudizio finale e della vita dopo la morte, ecc., esse si fondano su concezioni teologiche e filosofiche profondamente diverse.

La prima grande differenza è che il cristianesimo è una religione monoteista: esiste un solo Dio, onnipotente, creatore di tutto ciò che esiste. Dio è assoluto, eterno e non ha eguali. Invece lo zoroastrismo presenta una visione dualistica. Ahura Mazda è il dio supremo del bene e della luce, ma si contrappone ad Angra Mainyu (Ahriman), principio del male e dell’oscurità. Bene e male sono dunque due forze reali e in conflitto.
Tutto ciò porta alla considerazione, che smentisce le affermazioni di Fratarcangeli, che non è affatto vero che nel cristianesimo esista un'idea di due potenze contrapposte, Dio e Satana, mutuata dallo zoroastrismo. Nel pensiero cristiano, il male non è un principio autonomo, ma è la privazione del bene e nasce dalla libertà mal utilizzata delle creature (angeli e uomini). Dio rimane sempre superiore e non ha un “opposto” alla pari. 
Nello zoroastrismo, invece, il bene e il male sono principi contrapposti che agiscono nel mondo. La storia dell’universo è vista come una grande battaglia cosmica tra queste due forze.

Una versione "occidentale" dello zoroastrismo è stato il manicheismo, una sorta di sincretismo gnostico-iranico. Questo pensiero, sulla falsariga dello zoroastrismo, per spiegare la presenza del male nel mondo ipotizza un dio buono “padre delle luci”, signore del bene e un dio cattivo “principe delle tenebre”, signore del male. Il pensiero cristiano si è sempre opposto a tale visione, fu Agostino di Ippona, manicheo in gioventù, a demolire definitivamente la filosofia dualista manichea. Egli obiettò al vescovo manicheo Fausto, nel “Contra Faustum”, che il male non è qualcosa che riguarda l’essere, infatti tutto ciò che Dio ha fatto è buono perché deriva da Lui (Genesi 1, 31). Non esiste, perciò il male metafisico, cioè il male che riguarda l’essere in quanto tale. Quello che si intende per male fisico, perciò, non è male, ma solamente una privazione di bene, una carenza di essere, di perfezione, perché solo Dio è infinito. San Paolo scrive a Timoteo circa l’assurdità del falso rigorismo morale, come quello dualista manicheo, che proibirà ciò che Dio ha creato e che, quindi, è buono perché fatto da Lui (1 Tm 4, 1-5).

Non esiste, quindi, alcuna influenza dello zoroastrismo sul concetto di Dio e Satana del cristianesimo. Satana non è un altro Dio uguale in potenza al Dio buono, ma è un angelo ribelle che tenta di diventare uguale a Dio stesso, però resta una creatura di Dio e per questo inferiore a lui.

Nella seconda parte analizzeremo le altre due affermazioni del video di Fratarcangeli. Vedremo come il sentimento apertamente anticristiano di certi canali YT, spinga ad affermazioni al limite del grottesco 

Bibliografia

Alexander Heidel "The Gilgamesh Epic and Old Testament Parallels" - University of Chicago Press - 1946;
Articolo PDF: "The Biblical Flood Story in the Light of the Gilgameš Flood Account" (pubblicato da esperti di studi biblici) jewishstudies.rutgers.edu - 2007;
Cassuto, U. – "A Commentary on the Book of Genesis" (analisi comparativa delle somiglianze e differenze tra Genesi e miti mesopotamici). biblearchaeology.org - 2007;
Pete Enns "Gilgamesh, Atrahasis and the Flood" (BioLogos article – contesto accademico divulgativo) BioLogos - 2010;
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