sabato 14 febbraio 2026

I sofismi di Sapiens Sapiens: l'aborto non è un omicidio.

 

Il canale di propaganda laicista "Sapiens Sapiens" propone provocatoriamente la seguente domanda: "Se l'omicidio è la soppressione di una persona, anche l'aborto sopprime o meno una persona?". 

Successivamente viene esposta una questione in merito che riporto nei suoi contenuti principali. Sapiens Sapiens dice: 

"La Chiesa per condannare l'aborto adotta la filosofia aristotelica e quindi tomistica applicando i concetti di potenza ed atto. Cioè le cose mutano nel tempo, ad esempio un uovo è un uovo in atto, ma un pollo in potenza, cioè può in futuro diventare un pollo. Quindi quando si afferma che l'aborto è un omicidio si considera l'embrione come un embrione in atto, ma un essere umano in potenza, cioè l'embrione non ha le caratteristiche della persona, cioè lo sviluppo fisico, la capacità relazionale, le condizioni per provare dolore, ma le avrebbe in futuro, al termine del suo sviluppo. Ma, come evidenzia il filosofo Emanuele Severino se l'embrione può diventare un uomo, significa che nella condizione di embrione, uomo non lo è ancora e protrebbe diventare anche un non uomo, come accade nell'aborto spontaneo. Affermare che l'embrione è già un uomo e logicamente impossibile, perchè non si può essere contemporaneamente una cosa e il suo opposto. Per semplificare mangiando un uovo non diciamo di aver mangiato un pollo. Quindi affermare che l'embrione è un uomo in potenza significa che in atto, cioè al momento dell'aborto, un uomo non lo è affatto. Quindi la tesi che l'aborto sarebbe un omicidio non regge proprio dal punto di vista logico. Proprio perchè l'embrione non è una persona".

Siamo di fronte all'ennesimo sofisma, cioè un ragionamento capzioso, in apparenza logico, ma sostanzialmente fallace. Il primo aspetto da notare è che in questa esposizione Sapiens Sapiens usa i termini "uomo", "essere umano" e "persona" come sinonimi, generando solo confusione. Infatti il termine "persona" identifica un costrutto sociale e ideologico, cioè un'entità umana dotata di dignità, identità, razionalità e coscienza, prescindendo da sesso, età o condizione sociale. E', senza dubbio, un termine importante, ma non ci dice niente sulla natura ontologica di questo ente, la sua proprietà fondamentale, essenziale e costitutiva dell'essere. 
Proprio per questo nel nostro Codice Penale per omicidio s'intende la soppressione di una vita umana, non di una persona, ad opera di un altro essere umano (art. 575 c.p.). E' il reato che consiste nel cagionare la morte di un altro essere umano, non di una persona. Anche nella Dichiarazione Universale dei Dirtti dell'Uomo (DUDU), all'art. 3, leggiamo che "Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona". Il soggetto è l'individuo che ha diritto alla vita. Qui il termine "persona" è un sinonimo di "individuo". L'omicidio è quindi la negazione diretta di questo diritto fondamentale. Ovviamente anche la Chiesa fa riferimento a  tali significati, infatti parla sempre di soppressione della vita umana, non della persona (CCC artt.2270 e 2271).

Questa specificazione manda all'aria tutto il castello in aria di Sapiens Sapiens, infatti l'aborto non è la soppressione di una persona, ma di una vita umana, di un individuo con il suo corredo genetico unico, cioè onotologicamente umano, così come abbiamo visto anche per il Codice penale e la DUDU. Non occorre aspettare l'acquisizione di caratteristiche (sviluppo del sistema nervoso, capacità di relazione, ecc.), con l'embrione abbiamo già ontologicamente una vita umana,  quindi si può e si deve parlare di omicidio, senza paura di commettere sbagli. 

In questo suo sproloquio, Sapiens Sapiens, prendendo in prestito le considerazioni del filosofo Emanuele Severino, cerca di dimostrare l'illogicità delle posizioni della Chiesa, criticando la filosofia tomista, con i suoi concetti di potenza ed atto. Ma anche in questo caso siamo di fronte ad un ragionamento che parte da presupposti sbagliati. Severino, e con lui anche Sapiens Sapiens, danno dimostrazione di essere molto confusi, non riuscendo a distinguere i vari piani. La prima obiezione è che l'embrione non è un uomo in potenza, ma è un uomo in atto, con capacità in potenza. Ad esempio un neonato non parla, cioè una capacità in potenza, oppure una persona in coma non è cosciente, cioè con funzioni sospese. Ma nessuno direbbe che per questo non sono esseri umani. L'embrione è già cosa diventerà, non qualcosa che potrebbe diventarlo se accadesse altro. Semmai è lo spermatozoo o l'ovulo ad essere un essere umano in potenza, in quanto non costituiscono un individuo umano e non è detto che lo diventino.

Trionfalmente Sapiens Sapiens conclude il suo video sentenziando che oggettivamente l'embrione non è una persona, cioè un uomo, come a dire che l'embrione è composto da poche cellule, mentre sono molte di più quelle di un individuo adulto. Ciò che non capisce Sapiens Sapiens è che la differenza non la fa il numero delle cellule, ma che cosa sono quelle cellule. L'embrione non è un ammasso cellulare qualunque, come un tessuto o un tumore, ma è un organismo umano individuale, con un proprio patrimonio genetico completo e distinto da quello della madre, ha una dinamica interna di sviluppo autonomo, infatti se lasciato nel suo ambiente naturale si sviluppa secondo una continuità ordinata, sono cellule di un essere umano, di un uomo, in una fase iniziale.

Non esiste un "salto ontologico" dimostrabile dopo il concepimento, ogni fase successiva (impianto, sviluppo del sistema nervoso, nascita) è graduale, ma non qualitativamente nuova. Se non c'è una frattura reale allora l'individuo che verrà ucciso da adulto è lo stesso che era embrione. Negare questo porta a criteri arbitrari (coscienza, autonomia, desiderabilità) che possono essere applicati anche ad altri esserei umani vulnerabili.

Dire che sono solo "cellule" porta a concludere che si è umani solo se riconosciuti come  "persona", cioè solo chi funziona in un certo modo (coscienza, relazione, autonomia), ma allora, il valore della vita umana dipende da ciò che uno può fare o da ciò che uno è? Se dipende dalle funzioni, allora che dire dei disabili gravi, dei malati terminali? Le persone in stato vegetativo hanno un valore minore? Se, invece, dipende dall'essere umano in quanto tale, allora l'embrione è incluso.

1 commento:

  1. Purtroppo i social, caro Luigi, hanno dato voce anche a chi non avrebbe potuto parlare neanche nelle riunioni di condominio. In questo canale you tube si parla con estrema facilità unita ad estrema incompetenza di argomenti e personaggi trattati con le molle anche da grandi della filosofia o cmq della cultura in generale. Si parla di Tommaso d'Aquino come se si parlasse di uno dei tanti ospiti a qualche trasmissione televisiva o dell' aborto come se stessimo facendo un gioco di logica su cui molti filosofi, compreso Severino, hanno costruito una carriera avendo certamente capacità e competenze indubbie ma proponendo vie filosofiche astruse, incomprensibili e inadatte a comprendere la realtà e a dare risposte ai grandi problemi dell' esistenza umana. Se posso vorrei, a tal proposito, segnalare, un intervento che il filosofo Possenti ha fatto vari anni fa proprio sulla posizione di Severino sull'embrione umano. Però dimmi tu se è il caso.

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