La scienza per definizione si basa su osservazioni, esperimenti e prove empiriche. Tuttavia ci sono aspetti della scienza che sono ancora lontani dall'essere completamente spiegati. L'ateo laicista ritiene assurdo il "mistero della Fede", non si fa problemi ad affermare con certezza che, in futuro, la scienza troverà una spiegazione per ciò che oggi appare misterioso, ossia sta facendo un atto di fede. Infatti non possiamo dimostrare che la scienza in futuro riuscirà a spiegare ogni aspetto della realtà.
Molti atei sembrano riporre una fiducia incrollabile nel progresso scientifico, che li porta a credere che, in qualche modo, la scienza riuscirà un giorno a spiegare anche quei fenomeni che oggi non comprendiamo. Qui emerge la contraddizione: mentre la religione viene spesso vista come un atto di "credulità cieca", la fiducia nella scienza, pur essendo altrettanto speculativa in molti casi, è ritenuta razionale e ben fondata.
I credenti si affidano alla fede come una risposta ai misteri della vita e dell'universo, accettando che alcuni aspetti della realtà non possano essere spiegati in termini razionali o scientifici. La fede religiosa non è necessariamente una "credulità cieca", ma può essere interpretata come una forma di apertura verso il mistero, un invito ad abbracciare l'incertezza della vita umana.
I credenti non pretendono che la religione "spieghi" ogni cosa in termini scientifici, ma piuttosto che fornisca un senso, un significato, una guida morale in un mondo complesso e spesso incomprensibile. L'esistenza di un mistero divino non è quindi vista come qualcosa di irrazionale, ma come un invito a esplorare, a domandarsi, e a sviluppare una visione più profonda della realtà.
C'è, però, una contraddizione fondamentale che emerge dal pensiero di quegli atei che criticano la fede religiosa come irrazionale, ma allo stesso tempo professano una fiducia cieca nella scienza. Entrambi gli atteggiamenti sono forme di fiducia, e la distinzione tra "razionale" e "irrazionale" non è sempre chiara. Perché credere nella scienza come soluzione definitiva a tutto ciò che è sconosciuto dovrebbe essere più razionale di credere in una realtà trascendente o spirituale?
La critica dell'ateo laicista alla fede religiosa si concentra sul fatto che i credenti accettano verità senza prove empiriche, quelle che chiamano "evidenze", mentre la scienza si fonda su prove tangibili. Ma anche la scienza, come abbiamo visto, si basa su una sorte di "fede" nelle possibilità future della ricerca. Gli atei, infatti, non possono prevedere con certerzza che la scienza riuscirà a spiegare tutti i musteri dell'universo, né che tutte le leggi fisiche siano state comprese in modo definitivo. Molti misteri, come la natura della coscienza o la causa ultima dell'universo, potrebbero rimanere irrisolti per sempre.
Inoltre gli atei laicisti tendono a dimenticare che la scienza stessa, pur essendo uno strumento potente, non fornisce risposte a tutte le domande umane. Le domande esistenziali sul significato della vita, sulla moralità o sulla bellezza, non trovano una risposta completa nella scienza che si concentra sui "come" piuttosto che sui "perché". Qui, la fede religiosa spesso offre un'alternativa, dando risposte che trascendono la spiegazione razionale e accettano il mistero come parte integrante dell'esperienza umana.

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