mercoledì 11 aprile 2018

Biglino e le fonti della Bibbia

Un’altra questione che Biglino propone spesso al suo pubblico di seguaci durante le sue conferenze è quella riguardante le origini della Bibbia, cioè il discorso sulle sue fonti e sugli autori. Il suo giudizio è sprezzante, in poche parole distrugge ogni credibilità del testo sacro, un testo che a suo dire sarebbe stato rimaneggiato più volte e di cui non sappiamo nulla. 


A tal proposito lo studioso piemontese afferma: “…noi non sappiamo chi li ha scritti, non sappiamo quando sono stati scritti, non sappiamo come fossero scritti in origine, non sappiamo come fossero letti in origine. Quindi l’Antico Testamento è un libro privo di fonti […] coloro che sono innamorati della Bibbia e delle fonti devono prendere la Bibbia e gettarla nel cassonetto (sic), perché la Bibbia non ha fonti, nel senso che non sappiamo chi l’ha scritta e allora buttiamola se non sappiamo chi l’ha scritta. E’ verità consolidata che l’AT che leggevano in origine non è quello che leggiamo oggi perché è i testi sono stati più volte rimaneggiati”. 

La questione sollevata da Biglino è assolutamente ridicola e tradisce impietosamente la sua impreparazione su temi del genere. Solamente un dilettante come lui poteva scandalizzarsi del fatto che dell’Antico Testamento non abbiamo la certezza dell’identità dei suoi autori. Questo perché di quasi tutti i componimenti letterari antichi non si conosce con certezza chi sia l’autore. Ad esempio della famosa “Epopea di Gilgamesh”, poema sumero scritto circa 4500 anni fa, nessuno conosce chi sia l’autore, eppure nessuno si sognerebbe di affermare che sia uno scritto falso da “gettare nel cassonetto”. Lo stesso vale, ad esempio, per l’Enûma Eliš, poema teogonico e cosmogonico accadico risalente al 1700 a.C o per l’Odissea o l’Iliade di Omero, poemi scritti nell’VIII/VII secolo a.C. Nessuno sa chi abbia scritto tali poemi, nessuno è certo che l’Iliade e l’Odissea siano stati veramente scritti da Omero, ma nessuno mette in dubbio l’autenticità di tali scritti. Infatti a conferire l’autenticità ad uno scritto molto antico non è tanto la mera conoscenza dell’identità dell'autore, quasi sempre sconosciuta o fittizia (nell’età antica è tipico il fenomeno della pseudoepigrafia), ma l’esistenza di fonti, cioè le versioni scritte più vicine possibili agli originali. 
Ad esempio del poema Enûma Eliš i più antichi manoscritti risalgono all’anno 1000 a.C. a circa 700 anni dagli originali (Giovanni Pettinato “Mitologia assiro-babilonese” Torino, UTET, 2005, p.101), dell’Iliade il più antico manoscritto esistente, il “Marcianus 454”, conservato nella biblioteca marciana di Venezia, è del X secolo d.C. a più di 1700 anni dall’originale. Eppure sulla scorta di una tale documentazione nessuno studioso si sogna di considerare l’Iliade o l’odissea come delle contraffazioni, ma sono considerati testimoni importanti della cultura e delle mentalità di quei tempi. 

Contrariamente alle baggianate di Biglino anche l’Antico Testamento ebraico ha le sue fonti. La tradizione testuale della Bibbia è molto più importante dei testi sopra ricordati. I testimoni più antichi sono i manoscritti biblici scoperti nel 1947 a Qumran, in Palestina, che contengono frammenti più o meno ampi di tutti i testi della Bibbia ebraica e risalgono a un ampio periodo che va dal 250 a.C. circa al 68 d.C. a circa 350-400 anni dagli originali. Stessa situazione si riscontra anche per il testo greco della Bibbia, quello conosciuto come la versione dei LXX (Septuaginta), i cui più antichi manoscritti, alcuni frammenti del Levitico e del Deuteronomio, due libri del Pentateuco, sono risalenti al II secolo a.C. (Rahlfs nn. 801, 819, e 957). Questi documenti costituiscono, assieme alla tradizione ebraica e cristiana, una validissima assicurazione di autenticità del messaggio biblico, così come è stato composto in origine.

Biglino trova assurdo che molti dei supposti autori dei libri della Bibbia abbiano dei nomi fittizi o che siano addirittura sconosciuti. Infatti afferma: “I libri della Bibbia sono stati intestati, ad esempio c’è il libro di Ezechiele, c’è il libro di Malachìa, c’è il libro di Isaia. Ma, ad esempio, Malachìa non è un nome proprio, ma significa “colui che sta portando un annuncio”, non è esistita una persona che si chiamava Malachìa, cioè non si sa chi sia Malachìa”. 

Come visto non c’è nulla di cui stupirsi, se rimaniamo all’esempio dei poemi omerici, anche lo stesso nome di “Omero” non è affatto un nome proprio, ma significa "colui che non vede"(ho mè horôn), oppure “il cieco" (hómēros) e, infatti, Omero viene sempre raffigurato come un vecchio uomo cieco. Questo fatto non desta alcuna sorpresa presso gli storici: molto probabilmente un uomo dal nome di Omero non è mai esistito, ma ciò non toglie niente al valore storico e letterario di questi poemi.

Altra questione che sempre solleva Biglino è che il testo della Bibbia che leggiamo oggi, non sarebbe uguale a quello scritto in origine perchè, secondo lui, ogni volta che si trascriveva il testo della Bibbia questo veniva sempre cambiato. Ma anche qui Biglino dice una falsità, ad esempio proprio tra i rotoli scoperti a Qumram, la famosa località sul Mar Morto, ce n'è uno, il "1QIsa", datato paleograficamente al 125/100 a.C.,  che contiene tutti i 66 capitoli del libro di Isaia. Questo rotolo costituisce una fenomenale testimonianza della fedeltà con cui il libro di Isaia è stato copiato nei secoli dagli scribi ebrei, infatti "1QIsa" è sostanzialmente identico al testo masoretico, di mille anni posteriore.   

Gli studiosi seri, quelli accademici, conoscono da tempo questi aspetti, li considerano e ne tengono conto, sanno come considerarli e come valutarne il giusto peso. Con tale lavoro viene perfezionata sempre più la conoscenza scientifica e tecnica di questo testo. Con il suo dilettantismo Biglino finisce solo per scatenare una tempesta in un bicchiere d’acqua riuscendo ad impressionare solo chi non è competente su tali temi. 


Bibliografia 

J. A. Soggin “Storia d’Israele” – Paideia Editrice Bologna 1984; 
Giovanni Pettinato “Mitologia assiro-babilonese” Torino, UTET, 2005; 
Jean Bottéro e Samuel Noah Kramer "Uomini e dèi della Mesopotamia" Milano, Mondadori, 2012.

6 commenti:

  1. Ciao Luis, grazie per queste pillole di saggezza e di cultura che offri nel mare magnum della rete, troppo spesso impazzita dietro a queste meteore di mercato... - "mercato" nel senso che è puro business per creduloni, e "mercato" nel senso che con Biglino sembra di ritrovarsi tra i pettegolezzi delle comari al mercato (dei polli).

    Non so se già lo segui, ma ti segnalo che se ne sta occupando anche Giovanni Marcotullio su Aleteia
    https://it.aleteia.org/2018/04/05/mauro-biglino-elohim-traduzioni-antiche-lxx-sigmund-freud/
    Ottimi spunti. Rilevo solo un "difettino" di Marcotullio: scrive un po' troppo "alto", da intellettuale, quindi i biglini faranno fatica a leggerlo - se per caso volessero farlo.
    A mio parere è meglio scrivere un po' più in termini semplici, così da raggiungere più persone.
    Comunque, a scanso di equivoci: anche il lavoro di Marcotullio è eccellente. Al più lo prendiamo e lo "traduciamo" per i non-addetti.
    Grazie ad entrambi.

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    1. Ciao Francesca, ti ringrazio della tua segnalazione e leggerò sicuramente Marcotullio.
      Quello che dici circa la "fruibilità" di certi argomenti ostici lo condivido appieno ed, infatti, il senso e lo scopo del mio blog è proprio quello di proporne una visione semplificata. Per questo i miei articoli non sono mai troppo lunghi e scritti in un linguaggio alla portata di tutti. Tutto ciò, però, non a discapito dell'attendibilità storica che curo in modo particolare riportando le fonti di ogni mia affermazione.
      Sulla possibilità di raggiungere i "biglini" non ho molte speranze, ma io scrivo principalmente per chi resta scandalizzato e vede messa in crisi la sua fede, oppure perché, semplicemente, ne vuole sapere di più senza dover essere necessariamente un esperto di esegesi, di storia, di greco o ebraico.

      Un caro saluto in Cristo
      Luis

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  2. Le ultime di Biglino. La Bibbia non parla di Dio. I salmi sono inni di guerra e null'altro.

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    1. Salve,
      che la Bibbia non parli di Dio è una sciocchezza ampiamente confutata. Il termine "Elohim" ha proprio questo significato e lo afferma l'intera comunità scientifica mondiale.
      Il fatto, poi, che i salmi siano solo degli inni di guerra è una tale scemenza che la può affermare solo chi non li ha mai letti. Su questo tema scriverò a breve un articolo.
      Un saluto

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    2. Ciao a tutti: ecco alcuni passaggi dei Salmi che dimostrano che le tesi di Mauro Biglino sono assurde:
      Salmi (3, 8):

      “La salvezza appartiene a Yahweh; la tua benedizione sia sul tuo popolo”.

      Strano no? Per Biglino Yahweh sarebbe un potente extraterrestre, ma il salmista ritiene che Yahweh possa dare la salvezza, e la salvezza la da solo Dio.

      Salmi (7, 8)

      “L'Eterno giudicherà i popoli; giudicami, o Yahweh, secondo la mia giustizia e la mia integrità”.

      Strano no? Per Biglino Yahweh sarebbe un potente extraterrestre, ma il salmista ritiene che Yahweh possa giudicare, e il giudizio supremo appartiene solo a Dio

      Salmi (8, 1):

      “Quanto è magnifico il tuo nome su tutta la terra, o Yahweh, Signor nostro, che hai posto la tua maestà al di sopra dei cieli!”

      Strano no? Per Biglino Yahweh sarebbe un potente extraterrestre che voleva dominare solo su Israele, ma il salmista ritiene che Yahweh abbia un nome magnifico su tutta la terra e abbia posto la sua maestà al di sopra dei cieli, caratteristiche di Dio.
      altri li potete trovare qui: http://yurileveratto2.blogspot.com.co/2016/03/mauro-biglino-sostiene-che-yhwh-non_18.html

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    3. In questi Salmi, che hai riportato, appare chiaramente la figura soteriologica e universalistica di Yahweh. Questo dimostra quanto sia assurda l'ipotesi di Biglino di considerarlo solo come un capo militare. Non parliamo poi degli extraterrestri...

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