mercoledì 18 novembre 2015

Parte III – La fede d’Israele

Nel “capolavoro” di L. Gardner, il suo libro “La linea di sangue del santo Graal”, viene riportata una “rivelazione” sconcertante. Secondo gli studi di un certo Ahmed Osman, egittologo nativo del Cairo, il biblico patriarca Mosé deve essere identificato nientemeno che con Akhenaton, (si! proprio lui il faraone “eretico”, Amenofi IV). L’originalità del monoteismo ebraico, in realtà, non esiste. La fede ebraica in un unico Dio deriva direttamente dal culto al dio Aton, il disco solare, introdotto in Egitto proprio dal faraone eretico. Tutto ciò sarebbe provato dal fatto che proprio in quanto adoratore dell’unica divinità, Akhenaton fu bandito dall’Egitto, in analogia esatta a quanto successe al Mosè del racconto biblico. Inoltre il nome stesso di “Mosè”, si legge a pag. 20 del suo libro, deriva dall’egiziano e significa “figlio di…” o “erede” . Con queste argomentazioni L. Gardner vuole dimostrare che esisterebbe un collegamento tra la fede d’Israele ed i culti egiziani, specialmente quelli tributati alla dea Iside reputata la dea madre universale. 

Anche D. Brown, ne “Il Codice da Vinci”, allude ad un culto al “femminino sacro” esistente presso gli ebrei lasciandosi andare ad affermazioni sconcertanti sulla storia della religione ebraica: nel tempio di Salomone si adoravano Jehovah e la sua controparte femminile, la Shekinah, tramite i servigi delle prostitute sacre. Secondo D. Brown questa usanza sarebbe ben attestata dalla stessa Bibbia in 1 Re 14, 24. Lo stesso Salomone, il figlio di Davide, deriverebbe la sua saggezza dal fatto che permise il culto degli altri dei oltre a Javhè, così come indicato, ad esempio, in 1 Re 11, 4-10. 

Sempre ne “Il Codice da Vinci”, al capitolo 74, D. Brown arriva ad affermare che l’antica tradizione ebraica comprendeva rituali sessuali, cioè lo Hieros gamos, il matrimonio sacro, e che ciò avveniva nientemeno che nel sancta sanctorum del tempio di Salomone (cioè nella parte più interna e sacra, n.d.r.). Gli uomini che cercavano la completezza spirituale si recavano al tempio dove trovavano le prostitute sacre, le hierodule, e congiungendosi con loro avevano l’esperienza del divino. Secondo D. Brown il culto della dea dominava universalmente il paganesimo precristiano e il suo rito centrale, lo Hieros gamos, testimonia l’antica prevalenza della sessualità sacra. 

Affermazioni incredibili, Akhenaton e Mosé la stessa persona ed ebrei regolarmente intenti a congiungimenti carnali all’interno del tempio di Salomone. Stento a credere che si possa solo pensare ad enormità del genere. Affermazioni simili dimostrano una grossa ignoranza sia della storia ebraica che di quella egiziana. 

L’affermazione secondo la quale Mosè e Akhenaton sarebbero stati la stessa persona è completamente campata in aria. Infatti, mentre il faraone eretico Amenofi IV, che mutò il nome in Akhenaton, fu indubbiamente una figura storica, con Mosè abbiamo a che fare con una figura che di storico non ha nulla, ma che appartiene alla dimensione del ricordo. Non si sono mai trovate tracce dell’esistenza storica del grande legislatore ebraico. Egli è solamente una figura del ricordo che accoglie in sé tutte le tradizioni riguardanti la legislazione, la liberazione e il monoteismo (Jan Assmann “Mosè l’egizio”, Adelphi, Cusano-Milano 2007). Molto più seriamente si può affermare che l’idea di un’identità o dipendenza del monoteismo ebraico da quello di Akhenaton ha sempre affascinato gli studiosi. Nel corso dei secoli, a partire dall’Aigyptiaka, cioè una storia d’Egitto, di Manetone del III sec. a.C, riportata da Giuseppe Flavio, passando per il cosiddetto “Esodo” di Ecateo di Abdea, gli scritti di Lisimaco e Cheremone, l’ebreo Artapano, lo storico romano Tacito fino a Strabone che considerò Mosè un personaggio interamente egizio e che tanto influenzò le tormentate ricerche di Sigmund Freud nel suo “L’uomo Mosè e la religione monoteista” del 1939. Siamo di fronte, quindi, ad una questione vecchia quanto il mondo e non certamente ad una sorprendente novità svelataci dai vari Gardner e soci. Ma tutte queste ricerche sembrano proprio dipendere dagli scritti di Manetone, così come ce li ha tramandati Giuseppe Flavio, i cui intenti apologetici sull’antichità delle origini dell’ebraismo inficiano di molto la loro autenticità. In pratica si tratta solo di speculazioni che di storico hanno poco o nulla, ma partono unicamente dall’unico dato determinato dalle somiglianze, la credenza in un dio unico, l’anaiconicità, tra il culto professato da Akhenaton ed il monoteismo ebraico. 

Nel XIV sec. a.C. Akhenaton fece una rivoluzione introducendo il culto di Aton, cioè del disco solare, principalmente per abbattere il potere del clero tebano basato principalmente sul culto di Amon. Infatti la monarchia egiziana era caduta sotto la forte influenza dei sacerdoti del dio Amon. Questa divinità aveva una grande importanza ed aveva il ruolo di protettrice della regalità. Il suo tempio principale, situato a Karnak, nel corso dei secoli, aveva ricevuto in dono molte terre e svariate proprietà fino a diventare quasi uno stato nello stato capace di determinare la successione al trono d’Egitto. La rivoluzione di Amenofi IV, che cambiò il nome in Akhenaton cioè “amato da Aton”, fu quindi un tentativo di recuperare l’antica autorità sacra dei sovrani. Il monoteismo di Akhenaton, comunque, sebbene riservava ad Aton il culto principale, non rinnegava il complesso politeismo egizio. Gli studiosi, infatti, preferiscono parlare di enoteismo, cioè un culto in cui Aton non era l’unico dio, ma quello supremo. Akhenaton stesso, pur cambiando nome, non rinunciò al titolo di “Horo, figlio di Rà” che lo rendeva, egli stesso, una divinità. Egli non soppresse nessuno della miriadi di culti presenti in Egitto, ma volle solo porsi come unico intermediario tra l’umanità e la divinità estromettendo, così, il clero tebano. 

Ma anche tralasciando questi aspetti “politici” ad un’analisi più approfondita ci si accorge che esiste una profonda differenza tra i due “monoteismi”. La dottrina di Akhenaton è più una teoria cosmologica che una religione vera e propria. Aton, il dio di Akhenaton, è il Sole cosmico che splende sui buoni e sui cattivi e non formula alcun tipo di giudizio morale. Non si dà pena per il buono e il cattivo, il povero e il ricco, il giusto e l’ingiusto. Lui è il Sole, che splende per tutti. Qui sta la differenza fondamentale tra il monoteismo di Akhenaton e quello biblico, legato al nome di Mosè. L’una è fondata sul Sole, l’altra sulla Legge. La novità più sconvolgente del Dio d’Israele è, appunto, la sua “moralità”. Gli ebrei hanno sempre creduto in un Dio che pone in cima ai suoi pensieri la cura per la santità e la giustizia. In Levitico 19 il comandamento della santità rivolto agli uomini si fonda sul convincimento che Dio stesso è santo: “Il Signore parlo a Mosè dicendo: «Parla a tutta l’assemblea d’Israele, dì loro: siate santi, perché Io, il Signore, vostro Dio, sono santo»”. In Isaia 5, è Dio stesso giustizia: “Il santo Dio si mostra santo nella giustizia” e, in quanto tale, comanda agli uomini di essere giusti: “Smettete di fare il male, imparate a fare il bene. Ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso” (V. Messori “Ipotesi su Gesù”. Pag.70. Editrice Sei.). Questa “moralità” rende il Dio d’Israele un vero e proprio mistero, in quanto qualifica un’interpretazione teologica totalmente aliena a tutte le culture dell’epoca (Y. Kaufmann, "The Religion of Israel from its Beginnings", in Jahrbuch fùr biblische theologie, IV, Neukirken 1986 - 1990) e, quindi, anche a quella di Akhenaton.

Anche il riferimento all’origine egizia del nome di Mosé, che riporta Gardner, non prova un bel nulla. Infatti, anche se è sicuramente certa tale origine, Mosé, cioè “Mosis”, letteralmente significa: “figlio di …”, nella lingua egiziana tale termine appare sempre in combinazione con un nome di divinità: ah-, ka-, ra’-, tut-, cioè “Ahmosis”, “Kamosis”, “Ramosis”, “Tutmosis”, ossia “figlio di Tut”, “figlio di Ra” e così via. Quindi l’uso del solo suffisso come nome non può ascriversi ad una tradizione egiziana, bensì ad una interpolazione ebraica. Tra l’altro è ben nota presso gli ebrei la presenza di numerosi nomi di origine egiziana a testimonianza del loro soggiorno in Egitto. Ne sono esempio i nomi tipicamente egiziani dei due indegni figli del profeta Eli, Hofni e Pineas.

L’affermazione secondo la quale il culto ebraico nel tempio di Gerusalemme prevedesse regolari pratiche sessuali è una scempiaggine di proporzioni gigantesche. Una ridicolaggine del genere significa non avere alcuna idea di cos’è l’Antico Testamento, di cosa c’è scritto e di quale siano le caratteristiche della fede ebraica in Javhè. 

C’è da chiedersi come abbia potuto, D. Brown, spararla così grossa. Probabilmente avrà pensato di vedere nell’operato di Salomone l’istituzione di un nuovo culto, ma non è affatto così. In 1 Re 11, 4-10 non c’è alcuna giustificazione per culti pagani introdotti da Salomone, bensì una netta condanna. Inequivocabili sono i versetti 9 e 10 del cap. 11: “E l’Eterno s’indignò contro Salomone, perché il cuor di lui s’era alienato dall’Eterno, dall’Iddio d’Israele, che gli era apparso due volte, e gli aveva ordinato, a questo proposito, di non andar dietro ad altri dei”. Non è esistito alcun culto ufficiale della “dea” e nessuna prostituzione sacra nel Tempio di Gerusalemme, la visione di D. Brown è da considerare solo una versione distorta della corruzione del Tempio dopo Salomone (1 Re 14:24 e 2 Re 23:4-15). Nella condotta di Salomone, in 1 Re 11, 4-10, più che la volontà di introdurre i culti pagani in Israele, va vista una politica estera incentrata sul buon vicinato con le altre nazioni. I matrimoni di Salomone con donne straniere servivano a mantenere gli equilibri politici della regione e a favorire i rapporti commerciali. Nonostante ciò la Bibbia mette sempre all’indice il peccato di contaminazione, tanto che Dio predice a Salomone che a causa del suo peccato il suo regno andrà perduto (1 Re 11, 13). Il territorio in cui Israele si instaurò dopo l’esodo dall’Egitto (XII sec a.C.), ossia la terra di Canaan, era abitato da popolazioni caratterizzate dal culto della fecondità come dono divino. Il dio principale, Baal, era visto come la sorgente della fertilità ed il suo culto prevedeva rapporti sessuali sacri con sacerdotesse e sacerdoti a lui consacrati. Israele ha sempre avuto in orrore tali riti e questa avversione è già attestata nell’antichissima Genesi. Nel nono capitolo di questo libro della Bibbia viene individuato un capostipite di questi popoli nel nipote del patriarca Noé, di nome Canaan. Egli è il figlio di Cam, uno dei tre figli di Noé, ed è coinvolto in una vicenda oscura dal significato simbolico. Si legge in Gen 9, 21-22: «(Noé) si ubriacò e giacque scoperto all’interno della sua tenda. Ora, Cam, padre di Canaan, vide il padre scoperto e raccontò la cosa ai due fratelli, Sem e Iafet, che stavano fuori». Successivamente i tre figli ricomposero il padre scoperto senza guardarne la nudità. Smaltita la sbronza, Noé, stranamente, non se la prende con il figlio Cam, ma con il nipote Canaan, lanciandogli una maledizione: «Sia maledetto Canaan! Schiavo degli schiavi sarà dei suoi fratelli!» (Gen 9, 25). La Bibbia, quindi, denuncia l’oscura colpa di “vedere la nudità” del padre come una condanna delle trasgressione sessuali tipiche dei culti idolatri cananei che insidiavano la fede d’Israele. Ma questo è solo il punto di partenza. Tutta la legge mosaica, la Thorà (cioè i primi cinque libri della Bibbia, il cosiddetto Pentateuco, n.d.r.), si scaglia continuamente contro ogni forma di culto straniero, specialmente quelli che prevedono riti a carattere sessuale e magico. In Esodo 22, 17-19; Levitico 19, 19 e 20, 6 vengono espressamente condannati i riti pagani basati sulla magia. Sono considerati un abominio i costumi sessuali dei popoli pagani, i rapporti sessuali presso gli ebrei erano confinati solo all’interno del matrimonio, ogni altra usanza è proibita dalla legge (Levitico 15, 16-18; Lev. 18; Lev. 20, 6-21; Deuteronomio 22, 22-28 e Deut. 22, 5). Particolarmente condannati sono i congiungimenti sessuali rituali. In Numeri 25, 1-9 si assiste ad un vero e proprio bagno di sangue in quanto l’applicazione della legge mosaica comporta l’uccisione di tutti gli israeliti e le prostitute sacre madianite che si sono congiunti sessualmente secondo il culto del dio Baal di Peor. La prostituzione sacra presso Israele è sempre stata condannata come una orribile contaminazione della fede originaria da parte dei culti cananei. Troviamo in Deut. 23, 18-19: «Non vi sarà alcuna donna dedita alla prostituzione sacra tra le figlie d’Israele, né vi sarà alcun uomo dedito alla prostituzione sacra tra i figli d’Israele. Non porterai nella casa del Signore tuo Dio il dono di una prostituta né il salario di un cane, qualunque voto tu abbia fatto, poiché tutti e due sono abominio per il Signore tuo Dio». Il termine “cane” indica in modo dispregiativo l’uomo prostituito. Si noti che è condannato anche solo il gesto di pietà di portare al tempio il dono di coloro che si sono macchiati del peccato della prostituzione sacra. Alla luce di tutto ciò è facile comprendere come il riferimento a 1 Re 14, 24 non prova affatto che la prostituzione sacra facesse parte del culto d’Israele, ma, al contrario, ci dimostra che era una deviazione dalla legge. Infatti Roboamo, figlio di Salomone, caduto nel paganesimo fu punito da Dio lasciando Israele in balia del faraone Sisach (XXII dinastia). Successivamente, tutte le deviazioni pagane verranno eliminate con la grande riforma religiosa operata dal re Giosia (2 Re 23, 1-25).

Mi sembra inutile continuare, credo che tutte queste evidenze dimostrino ampiamente che i vari L. Gardner, D. Brown e soci si siano inventato tutto.

10 commenti:

  1. Suvvia Luigi falla finita, criticare il Codice Da Vinci è come sparare sulla croce rossa.
    E poi è stata una moda, adesso mi sa che nessuno se lo ricorda già più.

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    1. Questi miei scritti sul Codice da Vinci risalgono agli anni in cui quel romanzo fu pubblicato. Siccome alcuni miei amici mi hanno richiesto di pubblicarli, io l'ho fatto. Oggi possiamo considerarli come materiale d'archivio.
      In ogni caso, anche se è vero che quel libro è ormai caduto nel dimenticatoio, è innegabile che diede vita ad un filone anticristiano ed anticattolico che, ti posso assicurare, è ancora oggi vivo e vegeto.

      Comunque in questi miei scritti il Codice da Vinci è solo uno spunto per trattare di questioni che sono ancora attualissime e molto discusse.

      PS
      Perché non metti un nome, un nick?

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  2. Caro Luis, si ricorda di me? Sono Giovanni da Livorno. Fa bene a scrivere sul blog dell'uaar, almeno c'è una voce dissenziente. Perche "quella gente", quei 4 gatti che non contano un c...o, accettano le voci dissenzienti cattoliche per poterle ridicolizzare, ma non accettano le voci dissenzienti laiche (come me).

    Per questo mi hanno messo in perpetua moderazione. Ho chiesto più volte spiegazione sulla mail privata del moderatore e non ho avuto risposta.

    Sicuramente sarò bannato. Ho anche scritto al segretario Carcano e alla tesoriera Cazzoli, ma non ho avuto ugualmente risposta.

    Penso che i miei amici massoni, i quali mi hanno detto che il 20 settembre, alle celebrazioni per porta pia, si tengono lontani e non si confondono con quella gente.

    Saluti. GdL

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  3. Errata corrige: "...............................e non si confondono con quella, FACCIANO MOLTO BENE.

    ed aggiungo:

    Meno male che il 5 % non gliel'ho dato. GdL

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    1. E mi hanno in effetti bannato..............

      Però che amarezza.....................

      Saluti. GdL

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    2. Salve Giovanni da Livorno.
      Sono molto dispiaciuto di non poterla leggere più sul sito dell'Uaar, i suoi interventi li ho sempre trovati molto istruttivi e sapientemente impreziositi da una simpatica e sottile ironia. Trovo molto grave che un blog arrivi a bannare qualcuno per le sue idee. E' la morte del libero pensiero e della possibilità di esprimerlo. Francamente non mi sarei mai aspettato un simile comportamento dall'Uaar, visto che del libero pensiero hanno fatto sempre una bandiera. Certo la cosa suscita amarezza, ma non se ne faccia un cruccio, il web è pieno di blog interessanti. Lo sa che anch'io sono stato bannato diverse volte? Pur sforzandomi di essere gentile e rispettoso le mie idee, a volte, sono risultare non sopportabili. Pazienza.
      Nel mio piccolo blog io accolgo chiunque ed accetto ogni commento (sempre se decenti, ovviamente) ed, infatti, ho diverse voci dissenzienti che mi bacchettano in continuazione, come Myself, Oldman, l'amico Felsineus. Ma come potrei non accogliere anche i loro punti di vista? Proprio le lunghe discussioni avute con loro sono stati i momenti che reputo più istruttivi e fecondi del mio blog!

      Mi scuso della lunghezza, le auguro ogni bene e la invito a farmi visita nuovamente, se vorrà.

      Luis

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    3. Devo essere onesto, non mi hanno bannato per le mie idee in sè, ma perchè replicavo polemicamente, duramente e per le rime agli altri che mi contraddicevano. E, "quell'admin" cancellava i miei post di risposta, quindi poi, mandavo le mie mail allo stesso moderatore e "battibeccavamo".

      Ora se avesse fatto così con tutti, avrei capito, ma a volte si adoperavano 2 pesi e 2 misure: si lasciava parlare uno (che non ero io) e poi PRONTAMENTE si chiudevano i commenti.

      Rispondevo a qualcuno in modo stizzito e cancellavano il mio post (ma non anche quello cui avevo risposto).

      Poi sempre quella specie di moderatore NON permetteva, a me soprattutto, di andare OT, ma andare qualche volta OT, rende il discorso più vivace (c'è lo spazio per la battuta, per la digressione), niente! era severissimo! e con me in particolare.

      Un moderatore severo con tutti, si può tollerare, uno severo in modo "intermittente", no!

      Poi gli scambi di mail privati col suddetto moderatore, hanno fatto precipitare la situazione (siamo arrivati agli insulti).

      Fra qualche mese, proverò a chiedere di essere riammesso, ma so per esperienza personale che gli atei non sono soliti al perdono ed al superamento dei rancori (a differenza dei cattolici che hanno, in ciò, un notevole punto di forza)..................vedremo.

      Se vuol dar loro una simpatica (ed incruenta) stilettatatina, nel topic in cui sta parlando ora potrebbe dire: "Ma qua si parla di storia della chiesa, voi non è che ne siete molto addentro, ci vorrebbe giovanni da livorno; peccato non sia presente".

      Naturalmente se vuole....... tenga conto che nominare me all'admin è come nominare Malacoda o Draghignazzo a Dante, ma mi piacerebbe sapere se, "colui" avrebbe coraggio di dire: "L'ho bannato".
      Ma soprattutto mi piacerebbe vedere la reazione degli altri (di sumadart ad es. con cui ero in ottimi rapporti).

      Faccia quello che crede giusto.

      Mi scusi se col mio sfogo ho rubato spazio al suo blog.

      Cordialità. GdL

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    4. Una precisazione doverosa: rispondevo polemicamente e duramente ai post che erano insolenti e provocatori (come quelli di quel tizio che si chiama "La R"). Non in modo gratuito.

      Solo che il moderatore non mi consentiva di rispondere a dovere, e, OLTRETUTTO, non interveniva, all'inizio della disputa dicendo: "Signori, vi invito a moderatore toni e termini, altrimenti cancellerò TUTTI i post relativi alla contesa".

      Un admin che vuol essere "rigido", fa COSI'!

      Uno che vuol mostrarsi severo e rigoroso dovrebbe eccedere nella prevenzione (a mio avviso).

      Dovrebbe tutelare gli utenti in modo che non arrivino a scontrarsi, non intervenire, e in modo "parziale", a posteriori, con la cancellazione dei post.

      Come dice il cardinal Borromeo a don Abbondio: "Non avrei il dovere di riprendere le vostre mancanze, se non avessi il dovere di aiutarvi a compiere il vostro dovere"................

      Di nuovo cordialità. GdL

      PS: stia tranquillo, questo è l'ultimo post (non le rompo ulteriormente i ...................).

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    5. Caro Giovanni, sarei proprio curioso di vedere come possa reagire l'admin del blog di Uaar, ma occorre considerare che questi nostri commenti sul mio blog sono visibili a tutti, quindi anche agli "Uaarini" che, quindi, scoprirebbero che sono stato da lei imbeccato. Stante così le cose, preferirei soprassedere al suo invito per non sembrare un provocatore.
      Spero che mi perdonerà...anche se laico :)

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    6. concordo. GdL

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