venerdì 5 dicembre 2025

Sapiens Sapiens e il Dio ingiusto

 

In questo video l'hater Fratarcangeli si atteggia a fine pensatore ed è fermamente convinto di aver assestato un colpo mortale alla teologia cattolica di un Dio buono e benevolente. Con il suo solito fare malizioso, di chi coglie il gatto con il sorcio in bocca, enuncia trionfante: "Se il Dio cristiano è davvero onnipotente, buono, giusto, saggio, benevolente e perfettissimo allora non dovrebbe imporre l'esistenza senza consenso, invece secondo la dottrina classica nessuno di noi ha potuto scegliere di esistere, né ha potuto scegliere i termini del gioco: la libertà, il peccato, la redenzione, la dannazione. Questo è incompatibile con l'immagine di un Dio perfettamente giusto, saggio e benevolente".

Come è chiaramente evidente, si tratta di un sofisma, cioè un ragionamento capzioso, in apparenza logico, ma sostanzialmente fallace. Infatti basta analizzare questa accusa con un minimo di logica, liberandosi da ogni visione ideologica, che subito è palese la sua inconsistenza.
Nessuno può “chiedere” il permesso di essere creato e obiettare che “Dio dovrebbe chiedere il permesso prima di creare” è logicamente contraddittorio: per dare il permesso, infatti, si dovrebbe già esistere. Ma se già si esiste, non si ha più bisogno di essere creato. Quindi l’idea stessa di “imposizione ingiusta” è concettualmente priva di senso. 

Già solo questa considerazione smonta in modo convincente e definitivo l'assurdità di Fratarcangeli. Ma il nostro hater, evidentemente accortosi della fallacia del suo discorso, si affretta a precisare: "Se il consenso prima della creazione è impossibile, allora Dio agisce unilateralmente, non in una relazione di libertà reciproca". Ma la "toppa" è peggio del buco, infatti la giustizia riguarda le relazioni tra soggetti. Perché qualcosa sia “ingiusto”, devono esserci: due soggetti morali, un’azione che danneggia uno dei due e una consapevolezza o volontà di compiere il torto. Ma prima della creazione l’uomo non è un soggetto morale. Il rapporto Creatore–creatura non è simmetrico e non può essere giudicato con le stesse categorie della giustizia contrattuale tra esseri già esistenti. 
Inoltre c'è da considerare il fatto che la creazione non può essere considerata una decisione unilaterale o una bizzarria di un Dio che non aveva nient'altro da fare, perché si tratta della comunicazione del suo Amore. Dio, infatti, è Amore (1Gv 4,8) e, in quanto tale, è relazione, vicinanza, donazione. L'amore perfetto non può restare da solo, fine a sè stesso.  

Ancora insiste Fratarcangeli: "Oltretutto l'obiezione: "il consenso prima dell'esistenza è impossibile" è teologicamente elusiva: un Dio onnipotente può rendere possibile qualsiasi condizione logicamente concepibile, inclusa la scelta di esistere oppure no". Come giustamente viene detto Dio può rendere possibile ciò che è logicamente concepibile. Ma è concepibile la possibilità di un consenso da chi non esiste? Dove non c'è esistenza, c'è il nulla. 

Prosegue Fratarcangeli: "La creazione, dicono, è un dono gratuito, non un contratto", ma un dono che potenzialmente può condurre alla dannazione eterna non è un dono, ma un'imposizione". Anche in questo caso siamo di fronte ad un ragionamento sbagliato: Dio crea per donare il bene, non per dominare e siccome è un Dio benevolo l’esistenza è concessa perché sia partecipazione al bene, non una condanna. Essere creati è un atto di amore, non un obbligo imposto. L'eventualità della dannazione è dovuta solo alla nostra scelta di fare il male invece del bene. La dannazione non dipende, quindi, da Dio. D'altra parte se Dio non creasse nessuno per evitare una possibile dannazione, il risultato sarebbe: zero persone, zero libertà, zero amore, zero significato. È davvero più giusto un universo completamente vuoto, piuttosto che uno popolato da esseri liberi e capaci di bene, anche se comporta dei limiti? La creazione è simile a un dono: non è un’imposizione, perché non sopprime alcuna libertà pre-esistente. È il conferimento della libertà stessa.

Ultima, folle, considerazione di Fratarcangeli: "Altra arrampicata sugli specchi: "Si dice che il consenso entra dopo con il libero arbitrio morale durante la vita". Ma questa non è nè giustizia, nè equità: la posta in gioco, il giudizio eterno, la dannazione è già fissata senza aver consultato l'individuo. Quindi la libertà successiva non compensa l'assenza di scelta iniziale".
Anche in questo caso abbiamo una visione sbagliata della teologia cattolica: la dannazione non è fissata, ma dipende solo dalla libera scelta dell'uomo. Non è una eventualità creata da Dio, ma una conseguenza della libertà dell'uomo di rifiutare il bene per il male. 
Secondo il ragionamento di Fratarcangeli si giungerebbe all'assurdità di ritenere che anche mettere al mondo dei figli sarebbe un'ingiustizia, infatti ai nascituri non abbiamo chiesto il consenso all'esistenza e la vita che gli doniamo non sarà sicuramente tutta rosa e fiori, ma comporterà, inevitabilmente, il rischio della perdizione. Ma chi ha un minimo di sale in zucca sa bene che generare una vita, mettere al mondo un bambino, è un'atto d'amore, non un'ingiustizia, perchè si dona la vita, cioè la possibilità di fare il bene, di dare e ricevere amore, di esistere. Certamente ci sono dei rischi, ma amare comporta sempre un rischio, altrimenti non sarebbe più amore, ma convenienza.   

Quella di Fratarcangeli è la tipica disperazione di chi odia Dio e il bene che ci ha donato, una disperazione che impedisce una visione chiara della realtà. Per dire che imporre l’esistenza sia ingiusto, bisognerebbe prima dimostrare che esistere è peggio del non esistere. Ma il non-esistere non è un bene, né un male: è semplicemente nulla. Perciò non è possibile dire di subire un’ingiustizia se non si possiede nemmeno la possibilità di un’esperienza. Solo chi esiste può beneficiare o soffrire. Il non esistente non può essere “privato” di nulla né “forzato” a nulla. L’esistenza è il prerequisito di ogni possibile valore, significato, relazione, gioia.

23 commenti:

  1. Ormai certi canali you tube stanno raschiando il fondo del barile. Non sanno più a cosa attaccarsi pur continuando ad avere vita proprio da quel Cristo che attaccano ogni giorno. Sinceramente, oltre che rabbia, provo un senso di umana pietà. Grazie per il tuo intervento preciso e chiaro

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    1. Caro Marco, sono d'accordo con te. Fratarcangeli è arrivato alla frutta, i suoi argomenti sono sempre più beceri e pretestuosi. Il suo Canale è ormai diventato un ricettacolo di odio e livore, purtroppo molti dicono di aver lasciato la fede, sono i danni che provoca la menzogna. Eppure, provo i tuoi stessi sentimenti, si potrebbe pensare, e giustamente, che l'attività di hater di Fratarcangeli sia rivolta principalmente al guadagno (ultimamente ha prodotto anche video a pagamento), ma scorgo in lui anche un disagio profondo, una disperazione, un odio viscerale verso Dio. Sicuramente deve aver avuto una brutta esperienza che gli ha segnato la vita, e questo mi dispiace. Sia chiaro, infatti, che i miei articoli criticano le idee, ma non le persone e, come te, anch'io provo un senso di pietà per questa persona.

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  2. Ma quindi basta sollevare questioni sulla fede per essere considerati haters? La questione sollevata da Sapiens Sapiens, che lei liquida come "assurda", a mio avviso ha una tutto il diritto di essere posta. E le sue risposte non mi sembra che l'abbiano risolta, ma magari sono io che non ho capito. Ma proviamo a ripartire da quelli che, secondo la dottrina cattolica, sono dei dati di fatto: Dio sa perfettamente, da sempre, che quell'anima da lui creata finirà all'inferno. Ciò nonostante decide comunque di crearla, cioè di porre in esistenza un ente che soffrirà in eterno, a fronte di una libertà usata male nella breve parentesi terrena. Qual'è il valore ultimo che Dio persegue in questo atto? Il benessere della creatura o il libero arbitrio? Perchè il risultato alla fine porta ad una sofferenza infinita, che Dio avrebbe potuto tranquillamente evitare. Lei dice "D'altra parte se Dio non creasse nessuno per evitare una possibile dannazione, il risultato sarebbe: zero persone, zero libertà, zero amore, zero significato. È davvero più giusto un universo completamente vuoto, piuttosto che uno popolato da esseri liberi e capaci di bene, anche se comporta dei limiti?", ma io le chiedo, come è possibile per una madre pia essere beata in Paradiso quando suo figlio omosessuale serenamente ateo, pur essendo una brava persona, soffrirà in eterno all'Inferno. Io penso che la presenza anche di una sola anima all'Inferno sia come una nota stonata in una sinfonia diretta da Von Karayan: imperdonabile.

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    1. Salve Anonimo, perchè (non metti un nick?),
      penso che lei confonda la prescienza con la predeterminazione. Il fatto che Dio sappia ciò che liberamente sceglieremo non significa che ci costringa a quelle scelte. Sapere dove qualcuno cadrà non vuol dire spingerlo a cadere. Dio esiste fuori dal tempo, quindi non c'è un prima e un dopo, Egli non predetermina la vita di nessuno, solo che ciò che a noi accade in circa 80 anni, per Lui esiste e basta, quindi per questo sa tutto, ma sapere ciò che una persona sceglie non significa costringerla a farlo. La condanna non è una destinazione programmata, ma la conseguenza di una libera scelta e Dio, secondo la teologia cattolica, offre sempre vie di salvezza e desidera che tutti si salvino (1 Timoteo 2,4). un saluto.

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  3. Mi scuso, sono Faber18. Lei ha ragione, prescienza non significa predeterminazione, ma il discorso vale per enti della stessa categoria, come gli esseri umani. In Ritorno al futuro II, il personaggio di Biff va nel futuro e viene in possesso di un almanacco che riporta tutti i risultati delle partite di Footbal degli anni precedenti, tornato nel presente diventa ricco scommettendo su quei risultati che conosce già in anticipo. Ma Dio non è così, lui non è un semplice spettatore privilegiato. La realtà l'ha creata lui, la sua non è prescienza ma onniscienza, in quanto Creatore, in lui ogni componente della realtà è pensato, voluto. creato e quindi conosciuto in tutti i suoi nessi causali. Nulla può sfuggire ad una conoscenza così integrale.

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    1. Ciao Faber18, hai ragione, Dio, secondo la teologia cattolica, è onniscente, ma il fatto che l'uomo sia stato pensato, voluto e creato non impedisce che sia libero. E, in quanto tale, è padrone del suo futuro. Dio rispetta questa sua libertà e lo aspetta nella sua casa. Sta a l'uomo tornarci oppure no.

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  4. Che è un po' come dire "è così perché è così". Mi va bene, fa parte del gioco della fede.

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    1. Vedila così, se vuoi. Ma la cosa ha comunque una sua logica. Quello che ci frega è il fatto che la creatura non può comprendere appieno il creatore. Un saluto.

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    2. Del resto onniscienza e libertà dell' uomo sono due aspetti irrinunciabili. Se Dio non fosse onnisciente non sarebbe Dio. E se l'uomo non fosse libero sarebbe una marionetta nelle mani di Dio. Ma sono due aspetti assolutamente compatibili e irrinunciabili.

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  5. Sulla compatibilità la questione resta aperta, come dimostrano discussioni teologiche tutt'ora in corso. Sono d' accordo sull' irrinunciabilità, in quanto ritengo che il concetto del libero arbitrio sia il vero dato fondante della fede cristiana, e non l' amore di Dio. La "felice colpa" di Agostino (secondo lui, ovviamente)

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    1. Magari Luigi ci aiuterà a chiarire questo fatto dell' onniscienza di Dio e della sua compatibilità con la libertà dell' uomo ma per quanto ne so noi valutiamo ciò con la nostra conoscenza umana: c'è un tempo passato, un tempo presente e futuro. In questa logica se Dio sa prima tutto come si concilia con la nostra libertà di uomini? Ma Dio se è il creatore ha creato anche il tempo e non può essere da esso limitato e circoscritto. Altrimenti non sarebbe onnipotente. Dio quindi agisce fuori dal tempo o cmq non vincolato dal tempo. E la sua onniscienza è assolutamente compatibile con la libertà umana se la consideriamo non ancorata al fattore tempo. Nel "mondo" di Dio non esiste un passato, un presente o un futuro. Ma oltre non mi spingo e comunque non so andare.

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    2. Caro Marco, hai centrato in pieno il nodo della questione, siamo su due piani differenti, Dio è fuori dalla cronologia del tempo quindi per questo conosce tutto, perchè vede tutto, noi siamo immersi nel tempo e quindi conosciamo solo ciò che limitatamente vediamo, perchè non possiamo vedere tutto.

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  6. Ti invito a leggere i miei commenti precedenti, perché ho già risposto a questa obiezione. Dio non è solo uno spettatore privilegiato che a accesso immediato ad ogni istante del tempo. Se fosse solo questo allora sarebbe compatibile con la libertà umana. Ma lui è il creatore di ogni componente della realtà, inclusa quella che ci costituisce come persona, l' insieme di quei fattori biologici, genetici, ambientali, che contraddistinguono ogni processo decisionale. Li conosce perché li ha creati lui, gli esiti sono necessariamente previsti, nulla può uscire da questo "cono d'ombra".

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    1. Caro Faber, dici bene che Dio è il creatore di ogni componente della realtà, ma questa creazione non si spinge, per sua volontà, ad influire sulla libertà decisionale dell'uomo. E' questo il punto, la libertà che Dio dà all'uomo è perfetta, è come la sua. L'uomo è immagine e somiglianza di Dio. Non dipende, quindi, da fattori biologici, genetici, ambientali, ma è una libertà assoluta.
      Un saluto.

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  7. Già quando usi (giustamente, per carità) espressioni del tipo: "...necessariamente previsti" si presuppone un discorso temporale (previsti= visti prima). Ma Dio non "prevede" il futuro. Lui è fuori dal tempo (certo, lo conosce, ma non è una previsione come quella umana che precede temporalmente un’azione che si compie) Lui guarda tutto come in un eterno istante.

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    1. Esatto. È un linguaggio analogico, uso il termine "previsto" impropriamente, perché l' espressione ha una connotazione temporale. Ma infatti ciò che a me sta a cuore sottolineare è che la conoscenza di Dio non nei limita al tempo, ma è una conoscenza integrale della realtà, da lui creata dal nulla. Non so se riesco a spiegare la differenza, che a me pare sostanziale.

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    2. Caro Marco e Faber, vi ringrazio del vostro scambio di opinioni molto interessante e, specialmente, molto calmo e pacato, rispettoso delle idee l'uno dell'altra. E' proprio quello che mi piace ci sia sempre nel mio blog. Non come certi canali YT dove le idee e le persone non allineate al mainstream vengono offese e sbeffeggiate. Penso avrete capito a chi mi sto riferendo.

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  8. Penso che ci siamo chiariti, in qualche modo. Grazie a te

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  9. È stato un piacere. Da ex apologeta sono consapevole dell' importanza e profondità del senso religioso, anche semplicemente per la cultura nella quale siamo immersi. Questo non limita la critica, la rende semmai più consapevole ma anche rispettosa.

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  10. A proposito del senso religioso proprio qualche giorno fa leggevo un pensiero di Don Divo Barsotti tratto dal saggio che scrisse su Giacomo Leopardi. E mi ha colpito molto e mi piace condividerlo con voi (anche se forse esco dall' argomento in discussione). Non ricordo le parole esatte ma più o meno don Barsotti affermava: Manzoni era certamente più cristiano di Leopardi. Ma Leopardi era molto più religioso di Manzoni. Mi è piaciuta molto e credo anche molto vera.

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    1. Grazie Marco del tuo riferimento, anch'io mi sento vicino al pensiero di Don Divo Barsotti.

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  11. Anche Don Giussani era un super fan di Leopardi. Ovviamente dipende cosa si intende per "religioso". Da ex credente e da amante dell' arte, resto sopraffatto ogni volta che ascolto il requiem di Mozart, o mi trovo davanti alla Pietà di Michelangelo. O quando leggo Leopardi. Oscar Wilde ha scritto che Cristo è più cosa da poeti che da preti, il regno dell' arte è il regno del Mistero, della bellezza che ferisce, per usare le parole di Ratzinger.

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