In questo articolo analizzerò l'ennesimo video del canale di propaganda ateistica "Sapiens Sapiens" che, per cercare di deligittimare il Cristianesimo e con esso la stessa Chiesa Cattolica, affronta in modo critico alcuni temi storico-teologici riguardanti l'esperienza terrena di Gesù e la prima attività dei suoi discepoli. Il video in questione è intitolato "Gesù non è morto per i tuoi peccati", un compendio di semplici teorie spacciate per verità assolute, quasi interamente tratte dalle tesi dello storico del cristianesimo Bart Ehrman. Ovviamente nulla da ridire sulle competenze di tale studioso, ma certamente molto da obiettare sul modus operandi dell'hater Fratarcangeli, curatore del canale YT "Sapiens Sapiens", per il suo modo strumentale dell'utilizzo di tale fonte e sul filtro ideologico che adotta sempre su ogni informazione e sua divulgazione.
Nella fattispecie affronto la questione riguardante il vero senso della missione di Gesù che, a detta di Ehrman, non sarebbe stata affatto quella di redimere il mondo dai suoi peccati, ma semplicemente di annunciare un immenente avvento di Dio. Quindi la sua predicazione non riguardava una salvezza ultraterrena delle anime, ma una semplice preparazione fisica e morale a tale avvento. Secondo quanto affermato con assoluta certezza da parte di Fratarcangeli, dopo la morte di Gesù ed aver così assistito al suo fallimento, i discepoli si sono trovati a dover operare una radicale rielaborazione teologica immaginando che la morte in croce del loro Maestro, puro ed innocente, non poteva che essere altro che un sacrificio di espiazione ad immagine di quelli che avvenivano nel Tempio di Gerusalemme a spese degli animali sacrificati, anch'essi puri ed innocenti. Aggiunge Fratarcangeli, con il tono di chi ha scoperto tutto l'inganno: "Se era puro ed è morto è logico che deve essersi trattato di un sacrificio per la redenzione dei peccati degli altri".
Ma le cose non stanno come dice Fratarcangeli, la teoria di Bart Ehrman, secondo cui l'idea di un Cristo redentore sarebbe un'invenzione post-crocifissione per superare lo shock del fallimento, è lungi dall'essere confermana, ma anzi, ha grossi problemi. Infatti è stata criticata da numerosi studiosi di primo piano, tra cui Larry Hurtado, Richard Bauckham, N. T. Wright e Brant Pitre. Le loro ricerche mostrano come le testimonianze più antiche del cristianesimo, in particolare le lettere di Paolo, attestino già pochi anni dopo la morte di Gesù una fede nella sua identità divina e un culto a lui rivolto e questo dimostra l'inconsistenza della tesi di una invenzione tardiva della redenzione portata da Cristo. Il famoso inno cristologico presente nella lettera di Paolo di Tarso ai Filippesi (Fil 2, 6-11) è, infatti, considerato dagli studiosi una citazione di Paolo, tratto da una tradizione liturgica più antica. Questa professione di fede, che proclama Gesù come preesistente, divino e salvatore, risale agli inizi della Chiesa nascente, quindi entro pochissimi anni dalla morte di Gesù. Questa datazione è sostenuta da famosi studiosi come Ernst Lohmeyer e Joachim Jeremias, insieme a un vasto consenso della critica biblica moderna che considera questo inno come composto negli anni trenta o quaranta del I secolo d.C., quindi appartenente alla primissima liturgia della comunità di Gerusalemme. Secondo l'accademico N. T. Wright non c'è stato il tempo storico per la creazione di un mito complesso. Nel suo monumentale studio sulle origini cristiane sostiene che il passaggio immediato a proclamare un messia crocifisso e risorto è storicamente inspiegabile senza un evento reale iniziale che ha costretto i testimoni a ribaltare le proprie categorie mentali (N.T. Wright, La risurrezione del Figlio di Dio (Fortress Press, 2003).
Secondo un altro famoso accademico, Gary Habermas, applicando il metodo dei "fatti minimi" (cioè accettati anche da studiosi scettici), si evidenzia come la trasformazione improvvisa dei discepoli, la conversione del persecutore Paolo e lo scettico Giacomo (fratello di Gesù) richiedano una causa reale e forte ben superiore a una pia illusione o a un'invenzione a posteriori.
Un'invenzione per coprire un fallimento avrebbe prodotto una setta guidata da leader cauti. Al contrario, i discepoli, che fino alla crocifissione avevano mostrato paura e si erano dispersi, hanno cambiato radicalmente atteggiamento dopo la Pasqua. Hanno continuato a predicare pubblicamente la risurrezione e il valore salvifico della croce sfidando le autorità religiose e l'impero romano, subendo persecuzioni e martirio. Storicamente, è difficile credere che abbiano affrontato tali prove per sostenere una bugia consapevole. Ehrman è uno studioso autorevole, ma le sue conclusioni rappresentano una sua interpretazione, non un dato acquisito. Ridurre la cristologia a una semplice costruzione progressiva delle comunità cristiane significa adottare un presupposto filosofico che va ben oltre ciò che le fonti storiche consentono di affermare. La divinità di Cristo non è semplicemente un dogma ecclesiale, ma una tesi sostenuta da solide ragioni storiche e da autorevoli studiosi contemporanei.
Dal punto di vista della plausibilità storica, un'invenzione a tavolino operata dagli apostoli avrebbe dovuto essere attraente per convincere il mondo pagano ed ebraico. La croce era considerata uno scandalo per i Giudei e stoltezza per i Greci (1 Corinzi 1, 23), eppure i primi cristiani non la nascondono, ma ne proclamano addirittura il valore salvifico. Nessun ebreo del I secolo aspettava un Messia crocifisso, secondo la Legge (Deuteronomio 21, 23), chi era appeso al legno era maledetto da Dio. Se i discepoli avessero voluto inventare un trionfo per evitare l'ammissione di un fallimento e superare uno shock, avrebbero sicuramente evitato il supplizio della croce.
La teoria secondo la quale il Cristo redentore sarebbe un'invenzione post-crocifissione per elaborare un fallimento si confuta anche osservando che lo shock della morte di un messia per crocifissione avrebbe portato ebrei del I secolo ad abbandonare il leader o ad attendere la fine del mondo, non a inventare una resurrezione individuale, e storici come N.T. Wright, Gary Habermas e William Lane Craig dimostrano l'insufficienza di questa tesi (Gary R. Habermas e Michael Licona, Le prove a sostegno della risurrezione di Gesù, Kregel Publications, 2004).
Anche l'idea che il sacrificio della croce fosse finalizzato alla redenzione fu una reazione istintiva ed estemporanea dei discepoli si scontra col fatto che il concetto di redenzione affonda le sue radici nella Scrittura ebraica, che la comunità ha riletto alla luce della vita di Gesù. I primi cristiani non hanno improvvisato concetti come riscatto o passover ex novo, ma hanno reinterpretato la morte di Gesù usando i profili del Servo Sofferente del Libro di Isaia (capitolo 53) e le liturgie del tempio.
Per contrastare quest'ultima forte argomentazione Fratarcangeli, nel suo video, eccepisce che secondo una esegesi largamente condivisa la figura del servo sofferente, che compare nel libro di Isaia, vuole rappresentare il popolo d'Israele nella sua interezza e non una persona singola. Secondo lui questo fatto smentirebbe il collegamento con la figura di un Messia inventato dai primi cristiani. Ma Fratarcangeli racconta una cosa non vera, nel prossimo articolo vedremo proprio come questa figura sia stata presa dai cristiani come il modello di un Messia diverso da quello che si aspettavano gli ebrei del tempo.
Non mi resta che darvi appuntamento al prossimo articolo.
Bibliografia
N.T. Wright, La risurrezione del Figlio di Dio, Fortress Press, 2003;
Gary R. Habermas e Michael Licona, Le prove a sostegno della risurrezione di Gesù, Kregel Publications, 2004;
Craig, WL (s.d.). La risurrezione di Gesù. Fede ragionevole;
Horn, T. . È ragionevole credere nella Risurrezione? Risposte cattoliche, 2021;
William Lane Craig, Difendere la propria fede con ragione e precisione, David C. Cook, 2010;

Caro Luigi, questa volta sono parzialmente in disaccordo con te. Che Bart Erhman sia uno studioso autorevole è un' affermazione che mi provoca qualche perplessità e in ogni caso non più autorevole di altri studiosi che hanno posizioni opposte al Nostro. Molti hanno notato una certa discrepanza tra ciò che scrive in opere chiamiamole "accademiche" e opere più divulgative in cui accentua affermazioni più orientate probabilmente a vendere qualche copia in più che ad una certa rigorosità che si richiede ad uno studioso serio. Mi limito solo ad un esempio. Quando Erhman pubblicò il suo "Gesù non lo ha mai detto" dove sostiene, in estrema sintesi, che le varie copie dei vangeli succedutesi nei secoli hanno manipolato i contenuti dei testi originali facendo intendere che molti punti fermi di fede non abbiano corrispondenza reale nel testo biblico modificato e manipolato ad arte nel corso del tempo
RispondiEliminaOra...nella comunità scientifica si conosce benissimo questo fenomeno. Ma quello che Erhman non dice esplicitamente è che circa il 99% degli errori dei copisti (che ci sono stati beninteso) sono errori banalmente ortografici, articoli sbagliati, ordine delle parole etc. Percentuali con lo 0, riguardano il senso della frase e praticamente nessuno si riferisce a temi fondamentali della fede.
Ora chi si appella ad Erhman (per esempio su questo) o non ha molta preparazione su queste tematiche e quindi meglio si occupi di altro o è in mala fede. Un saluto
Mi sembrano critiche piuttosto imprecise.
EliminaIn effetti Ehrman premette che non abbiamo alcun testo originale (nemmeno delle opere più recenti, come il Vangelo di Giovanni) e che i migliori studiosi si limitano a cercare di risalire alla versione più antica. Le varianti sono talmente tante che nemmeno con gli strumenti informatici più recenti si può avere una certezza del lono numero, che gli esperti stimano tra le 200.000 alle 400.000 (e certamente vi sono molte più variazioni tra i manoscritti ad oggi rinvenuti che parole nel Nuovo Testamento). Inoltre Ehrman, come la maggioranza degli studiosi, distingue tra gli errori fortuiti dei copisti e le manipolazioni intenzionali (ossia le alterazioni che hanno un senso compiuto, tanto che gli studiosi non dibattono più sul fatto che il testo sia stato o meno alterato, bensì su quale sia il testo più antico sul quale sia avvenuta la manipolazione).
Veramente si vorrebbe qui sostenere che "praticamente nessuna delle difformità si riferisce a temi fondamentali della fede?" È un po' arduo da sostenere....
Il primo esempio che Ehrman cita è divertente... Sostiene che la maggior parte degli li studiosi che lavorano sulla tradizione dei manoscritti non hanno dubbi sul fatto che l'intero scenografico episodio dell'adultera, che come si sa è citato solo nell'attuale versione del vangelo di Giovanni, non fosse per nulla presente nei testi antichi (e in alcuni manoscritti viene aggiunto al Vangelo di Luca piuttosto che a quello di Giovanni). Il secondo esempio è notissimo e devastante. Ci sono ben tre finali accreditati del Vangelo di Marco, il più antico dei vangeli. Nei testi più remoti e migliori il racconto si chiude con le donne che trovano il sepolcro vuoto e in preda al terrore non dicono niente a nessuno. Niente apparizioni, niente mandati, niente assunzione in cielo...
Molte delle ulteriori interpolazioni aggiunte e modifiche citate da Ehrman sono peraltro pacificamente ammesse (quantomeno dai cattolici) e non inserite (se non in nota) negli stessi testi licenziati dalla CEI. Come ad esempio quella della piscina di Betzatà, in Giovanni 5, le cui acque taumaturgiche vengono smosse da un angelo mandato ad hoc, anche prima dell'intervento di Gesù.
Altre volte Ehrman lascia correttamente aperte le possibilità interpretative (su quale dei testi in conflitto sia da considerare originario), ma le sue analisi sono interessantissime, come per il caso del Gesù "adirato" in Marco 1,41. O per la possibile aggiunta dell'intervento di un angelo consolatore in ausilio del Gesù terribilmente angustiato in Luca,22. Ebbene, tra gli studiosi si dibatte su questi punti. Perchè si dovrebbe nasconderlo? Seguono analisi di possibili interpolazioni di immediato impatto teologico, proprio perchè dirette a sostenere una tesi dottrinale contro l'altra. Così la questione relativa a Marco 1,11 che alcuni manoscritti e la maggior parte dei più antichi Padri della Chiesa riportano come "Tu sei mi figlio: oggi Ti ho generato"... formula teologicamente troppo "adozionista". Ma gli esempi sono innumerevoli e non possono qui essere tutti citati. Ehrmann stesso rileva che di tutte le centinaia di migliaia di cambiamenti riscontrati la maggior parte è irrilevante, essendo dovuta alla distrazione dei copisti. Ma rimangono questioni testuali dalle quali dipende il significato stesso del messaggio: "Gesù andava in collera? Davanti alla morte era sconvolto? Disse ai suoi discepoli che potevano bere veleno senza subirne le conseguenze? Lasciò che un adultera se la cava se con un blando ammonimento? La dottrina della trinità viene insegnata in modo esplicito nel nuovo testamento? In esso Gesù viene veramente chiamato l'unico Dio? Vi si dice che lo stesso figlio di Dio non sa quando verrà la fine di ogni cosa? Vale la pena ribadire che le decisioni in un senso nell'altro non sono affatto scontate e che studiosi competenti, acuti in buona fede giungono spesso a conclusioni opposte esaminando le stesse prove."
Una volta una pubblicità recitava così: "Per una grande parete ci vuole un grande pennello". Diciamo che per una risposta così lunga ci vorrebbe una replica molto lunga. Invece farò una cosa diversa. Per semplificare risponderò punto per punto (in modo più breve e snello e dunque più comprensibile).
Elimina"In effetti Ehrman premette che non abbiamo alcun testo originale (nemmeno delle opere più recenti, come il Vangelo di Giovanni) e che i migliori studiosi si limitano a cercare di risalire alla versione più antica"
Questa è la prima affermazione.
Chiedo gentilmente a lei (e di conseguenza anche al prof. Erhman) una semplice cosa:
Di quali grandi opere letterarie, religiose, storiche e filosofiche dello stesso periodo degli scritti del Nuovo Testamento possediamo il testo originale?
Quando risponderà, se vorrà, le chiederò un'altra cosa. Grazie
Rispondo volentieri e attendo il grande pennello: io direi che nei testi classici dipendiamo da pochissimi manoscritti, nessuno originale, con errori e varianti che quando presenti rendono molto spesso impossibile ricostruire il testo originale.
EliminaNei testi neotestamentari, invece, dipendiamo da moltissimi manoscritti, nessuno originale, zeppi di innumerevoli imprecisioni ed aggiustature che però, proprio a cagione dell'ampio numero di copie esaminabili e dei richiami operati da altri autori, consentono ai filologi ed agli altri studiosi di svolgere analisi e confronti incrociati spesso utili ad identificare la lezione originale.
Io però sono Bartino e non Bart.
Quindi di nessuna grande opera di quel periodo abbiamo il manoscritto originale. Quindi, mi dica, la premessa di Erhman serve a cosa? Forse andava premesso che di TUTTE le grandi opere di quel tempo NON possediamo il manoscritto originale. Cmq, assodato questo Le chiedo ancora su questo punto e se Erhman lo abbia specificato nel libro: Lei sa di per certo che tra il manoscritto originale di un'opera e la prima copia che ci è pervenuta c'è una forbice temporale. Ovviamente più è larga questa forbice più la copia che è arrivata fino a noi ha avuto più tempo per essere manipolata, manomessa, integrata e quant' altro. Detto questo Le chiedo gentilmente se conosce la distanza temporale tra l'originale e le varie copie di opere come i poemi omerici, le opere filosofiche di Platone e Aristotele, di Giulio Cesare, di Tacito etc (giusto per fare qualche esempio) e se conosce la forbice temporale tra l'originale dei testi del NT e le prime copie a noi pervenute. Grazie. Poi continuerò, se vuole, a rispondere sulle cose che ha scritto nel primo messaggio. Un saluto
EliminaNo one, of course. I wrote: "Anyone reading a book in antiquity could never be completely sure that he or she was reading what the author had written. The words could have been altered. In fact, they probably had been, if only just a little." ... " Usually an author would write a book, and possibly have a group of friends read it or listen to it being read aloud. This would provide a chance for editing some of the book's contents. Then when the author was finished with the book, he or she would have copies made for a few friends and acquaintances. This, then, was the act of publication, when the book was no longer solely in the author's control but in the hands of others. If these others wanted extra copies—possibly to give to other family members or friends—they would have to arrange to have copies made, say, by a local scribe who made copies for a living, or by a literate slave who copied texts as part of his household duties." ... " Copying texts allowed for the possibilities of manual error; and the problem was widely recognized throughout antiquity." M.J. pag..46-47 Words of Bart, not Bartino.
RispondiEliminaNon rinvengo passi in "Misquoting Jesus" in cui Ehrman enfatizza il fatto (ovvio per gli studiosi, ma non credo così risaputo per la maggior parte dei credenti) che non ci siano gli originali dei testi neotestamentari. Quando ne parla il discorso è certamente più ampio: "Not only do we not have the originals, we don't have the first copies of the originals. We don't even have copies of the copies of the originals, or copies of the copies of the copies of the originals." Lei dice che "forse andava premesso che di tutte le grandi opere di quel tempo non possediamo il manoscritto originale." Così è. Ehrman, infatti, afferma con estrema chiarezza e si dilunga, anche un po' pedantemente, sul fatto che la mancanza di originali e l'inaffidabilità delle copie è un problema strutturale e piuttosto risaputo che riguarda tutti i testi antichi. Veda sul punto, ad esempio, le testuali citazioni dello Pseudo-Bart di cui sopra.
RispondiEliminaA cosa servono queste premesse di Ehrman? Penso che le considerazioni dello studioso sul punto vadano eminentemente lette nel contesto d'Oltreoceano. Ehrman ha a che fare, per lo più, con evangelici nordamericani che sostengono l'ispirazione "verbale e plenaria" dei testi sacri (ogni singola parola e virgola è scelta direttamente da Dio) a cui risponde che queste parole non le abbiamo. Il pensiero (attuale) dei teologi cattolici è molto più sofisticato? Sì, certo. Ma in molte lande ci sono cristianesimi più ruspanti e combattivi.
Per rendere più piacevole il nostro colloquio sarebbe, credo, opportuno che ognuno esponesse le proprie argomentazioni senza richiedere all'altro di provvedere. Ciò premesso, è abbastanza noto il fatto che la forbice temporale tra l'opera originale e la copia manoscritta più antica giunta fino a noi sia ridotta per i testi neotestamentari (decenni e pochi secoli) e piuttosto ampia per i testi della letteratura classica (secoli e millenni). Lei dice che "ovviamente più è larga questa forbice più la copia che è arrivata fino a noi ha avuto più tempo per essere manipolata, manomessa, ecc." In astratto sì, ma in concreto, no, perchè i testi neotestamentari vantano una disponibilità di copie immensamente superiore (e quindi più possibilità di errori e manomissioni). Entrano in gioco anche altre questioni, come la professionalità degli scribi. Resta però il fatto che i dati citati da Ehrman sono inesorabilmente esatti. E che il cuore del suo libro non è focalizzato sulle sviste ortografiche, ma su quelle varianti che invece cambiano il significato di un versetto e su quelle interpolazioni teologiche introdotte volontariamente dai copisti nei secoli successivi per difendere l'ortodossia contro le eresie.
Prendo atto che Bart Erhman afferma nel suo libro che di tutte le grandi opere antiche NON esistono manoscritti originali. Ma, mi perdoni, io ho tenuto conto di ciò che lei ha scritto nel primo messaggio dove faceva riferimento SOLTANTO agli scritti del Nuovo Testamento. Giusto per chiarezza.
EliminaQuindi già abbiamo appurato un paio di cose:
1- Che del Nuovo Testamento NON abbiamo manoscritti originali COME per tutte le grandi opere piú o meno dello stesso periodo
2- Che la distanza temporale tra il momento in cui il testo è stato composto e le prime copie che abbiamo a disposizione per gli scritti del NUOVO TESTAMENTO è MINORE rispetto a qualsiasi altro esempio di altre opere di cui oggi possiamo disporre.
Non è, come diceva giustamente lei, un argomento decisivo ma credo sia ritenuto da tutti gli studiosi seri un punto a favore e non a sfavore. Ripeto: non sufficiente ma meglio ci sia che non ci sia
Aggiungo poi una considerazione. Se di uno scritto si hanno innumerevoli copie non mi sembra un limite ma piuttosto una ricchezza.Lo dice lo stesso Erhman nel suo blog:
"The good news: We have more manuscripts for the New Testament than for any other book from the ancient world—many, many more manuscripts than we have for the writings of Homer, Plato, Cicero, or any other important author. We have something like 5,700 manuscripts of the New Testament—from small fragments of tiny parts of a single book to complete copies of the entire New Testament – in the Greek language in which they were originally written, along with manuscripts in many other ancient languages (for example, Latin, Syriac, and Coptic). That is good news indeed—the more manuscripts you have, the more likely it is that you can figure out what the authors originally said".
Andiamo poi al sodo.
Il nostro Erhman ha sottolineato nel libro (lo dico per onestà: non l'ho letto ma tutto non si può. Ecco perché chiedo a lei) che circa il 99% degli errori sono di ordine grammaticale, di parole in ordine inverso e simili?
Che soltanto percentuali 0, riguardano il senso della frase e praticamente nessuno caso riguarda verità di fede?
Se sbaglio mi faccia lei 1,2, 5, 10 esempi in tal senso. In pratica, se ho capito, mi deve fare esempi di passi del Nuovo Testamento a tutt' oggi adottati nelle Bibbie Cattoliche o Cristiane che abbiano tradito il testo originale e anzi abbiano creato, di fatto, verità di fede che non troverebbero riscontro nel testo originale. Mi dica se ho compreso bene. Credo di sì altrimenti non troverebbe ragione il titolo in italiano che è molto chiaro e che io sappia non contestato da Erhman. Ma lascio a lei dirci quali siano le cose che Gesù non ha mai detto. Grazie
Abbiamo, in effetti appurato alcune cose.
Elimina1) che il prof. Ehrman "afferma nel suo libro che di tutte le grandi opere antiche non esistono manoscritti originali", e che i testi neotestamentari non fanno eccezione - il che è una considerazione esatta, invero pleonastica in un dibattito tra studiosi, ma inevitabile in un opera divulgativa come "Misquoting Jesus".
2) che Ehrman è un accademico piuttosto mainstream, che si muove all'interno del quadro teorico tradizionale. Ne consegue che tiene conto, e ribadisce costantemente tutte le posizioni attuali e dominanti. Forbici temporali, numero di copie esaminabili, analisi storiche sul lavoro dei copisti... sono il suo pane quotidiano e non risulta che abbia mai assunto posizioni eterodosse. - Certo che è un "bene" che di un testo antico ci siano molte copie. Proprio perchè ci sono molte copie disponibili (e difformi) gli studiosi possono fare un lavoro più accurato.
) che Ehrman ritiene e afferma, come del resto tutti gli altri specialisti, che circa il 99% delle varianti contenute nelle copie dei testi neotestamentari siano semplici errori, facilmente rilevabili, o comunque interpolazioni facilmente riconoscibili ed emendabili - Lei dice che l'1%. è una percentuale del tutto trascurabile e prossima allo zero. Purtroppo la matematica non è dalla Sua parte perchè, indicate - prudentemente - le varianti in 350.000, ne rimangono circa 3.500 di significative e rilevanti. Se mi è consentito questo appunto, Tremilacinquecento è diverso da Zero.
4) Che Lei non ha letto il testo di cui discutiamo. Che Lei ha una bassa opinione del Prof Ehrman proprio perche ha scritto quel testo che Lei non ha letto. Che Lei comunque ritiene di poter svolgere critiche fondate ad un testo che non conosce. E chiede anche il mio ausilio. Chapeau. Ora capisco. Davvero molto divertente. Povero Bartino! Mi ritiro in penitenza a meditare su come impiego il mio tempo.
Caro anonimo, se lei conoscesse molto bene un argomento sarebbe forse obbligato per poter esprimere un parere su quello stesso argomento a leggere tutti i libri che vengono pubblicati nel mondo? Le confermo che non ho letto il libro (che dunque non posso e non ho criticato) ma conosco molto bene l'argomento e su questo mi sento di esprimere delle valutazioni. Sulle affermazioni di Erhman ho chiesto ripetutamente lumi e conferme. Da un libro che ha il seguente titolo: Gesù non lo ha mai detto cosa bisogna aspettarsi? Esempi pratici, riferimenti precisi, individuazioni puntuali di manipolazioni fatte ad arte per creare inesistenti verità di fede e via dicendo. Lei li ha calcolati in 3500. Non avrà problemi a trovarne. Ecco, un buon modo su come impiegare il suo tempo: dopo tante parole, qualcosa di concreto. Sono paziente. Un saluto
EliminaVedo che si tace. Bene. Basta non si accampino scuse ridicole. Se io penso di conoscere un argomento non sono tenuto a leggere tutti i libri pubblicati nel mondo su quell'argomento. Ognuno fa delle scelte. Anzi si è obbligati a farle: il tempo non è infinito. Ho solo chiesto che si facciano degli esempi pratici. Se sono esempi che reggono Erhman ha ragione, se non reggono ha torto. Ma questo si stabilisce nel confronto aperto, leale e rispettoso e sui dati e su ciò che corrisponde alla realtà dei fatti. Non sui titoletti furbetti.
Elimina