mercoledì 23 settembre 2026

Sapiens Sapiens e le bugie sulla redenzione di Cristo - Il Messia o il popolo d'Israele?

Nella prima parte della risposta alle falsità che vegono divulgate da questo video del canale YT "Sapiens Sapiens", abbiamo visto che non è affatto vero che il senso della missione di Gesù sia stato solo quello di annunciare un imminente avvento di Dio e che la morte in croce abbia solo generato un'idea di sacrificio e redenzione per superare lo shok del fallimento. In realtà, come già specificato, i primi cristiani hanno reinterpretato la morte di Gesù usando i profili del Servo Sofferente del Libro di Isaia (capitoli 52 e 53) e le liturgie del tempio.

Nel video Fratarcangeli cerca di contrastare questa evidenza sostenendo che, secondo una esegesi che lui reputa largamente condivisa, la figura del servo sofferente che compare nel libro di Isaia, vuole in realtà rappresentare il popolo d'Israele nella sua interezza e non una persona singola. Secondo lui questo fatto smentirebbe il collegamento con la figura di un Messia inventato dai primi cristiani.

Per confutare questa ennesima falsità di Fratarcangeli basta solo far notare che l'idea di un'interpretazione collettiva del Servo Sofferente nasce in epoca medioevale, mentre già dai tempi più antichi la tradizione rabbinica l'associava alla figura del Messia. Questo dimostra che tale associazione non è un'invenzione cristiana, ma un'interpretazione preesistente: infatti si legge nel Targum Jonathan, l'antica parafrasi aramaica ufficiale delle Scritture (I-IV secolo d.C.), il passo di Isaia 52:13 che esordisce così: "Ecco, il mio servo il Messia prospererà". Allo stesso modo, il Talmud babilonese (Sanhedrin 98b) associa esplicitamente Isaia 53:4 alle sofferenze del Messia, definendolo "il malato". A riprova che i rabbini antichi consideravano il Servo Sofferente in Isaia come il Messia atteso, l'antico commentario omiletico Midrash Tanchuma (Yelamdenu) parlando di Isaia 52:13 afferma che il Messia sarà "più esaltato di Abramo, più elevato di Mosè e più alto degli angeli del ministero".
Come detto è solo in età medievale che avviene la transizione verso l'interpretazione del Servo Sofferente come "popolo d'Israele". Guidata dal commentatore Rashi (XI secolo), tale interpretazione nasce principalmente in chiave di risposta apologetica alla diffusione del Cristianesimo. Questo mutamento storico è documentato magistralmente nella raccolta di fonti di S.R. Driver e A. Neubauer, The Fifty-Third Chapter of Isaiah According to the Jewish Interpreters.

Vediamo ora nel dettaglio quali sono le motivazioni che fanno prevalere nettamente l'interpretazione del Servo Sofferente come un Messia singolo. Innanzitutto si nota che nel libro di Isaia è chiara la distinzione grammaticale e logica tra il Servo e il popolo, infatti Isaia 53 separa nettamente la figura del Servo dalla nazione d'Israele al punto che non possono essere la stessa entità. Il Servo soffre per il popolo: "Fu strappato dalla terra dei viventi; per i peccati del mio popolo fu percosso" (Isaia 53, 8). Se il Servo fosse il popolo d'Israele, avremmo un frase ambigua, cioè che Israele è stato percosso per i peccati di Israele. Il testo distingue, invece, chiaramente un individuo innocente ("Lui") e un gruppo colpevole ("Il mio popolo"). Inoltre in tutto il capitolo i testimoni parlano al plurale ("Noi lo vedevamo...", "Egli si è caricato delle nostre sofferenze", v. 4-5). Questo "noi" rappresenta la nazione d'Israele che riconosce il sacrificio del Servo. Il Servo è uno, la nazione è l'insieme dei "noi".
Altro punto importante è il fatto che la descrizione morale del Servo non coincide con la storia biblica del popolo d'Israele. Il Servo è totalmente innocente, infatti Il testo afferma che il Servo "non aveva commesso violenza e non c'era stato inganno nella sua bocca" (v. 9) e questo non si può dire per il popolo d'Israele. I profeti, incluso lo stesso Isaia nei capitoli precedenti e successivi, descrivono costantemente Israele come una nazione ribelle, idolatra e giustamente punita da Dio per i propri peccati (es. Isaia 1, 4 o Isaia 42, 24). Israele non è mai stato un "agnello innocente".

C'è, poi, da considerare che il modo in cui il Servo soffre esclude la personificazione di una nazione. Il Servo "maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca; come un agnello condotto al macello" (v. 7). Israele, nella sua storia di fronte alle persecuzioni delle nazioni pagane, ha spesso protestato, combattuto o gridato a Dio il proprio lamento (come nei Salmi o in Lamentazioni), non ha sofferto in silenzio volontario. Il Servo, invece, offre la sua vita come "sacrificio di riparazione" (v. 10). Nella teologia biblica, una nazione non può espiare i peccati del mondo, solo un individuo perfetto e designato da Dio può agire come sostituto (concetto che si compie nel Messia).

Infine Il destino finale del Servo supera la metafora della restaurazione nazionale, infatti il testo dice che "gli era stata data la sepoltura con i malvagi... sebbene non avesse commesso violenza" (v. 9) e che dopo essere stato eliminato dalla terra dei viventi, il Servo "vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni" (v. 10). Questo descrive una risurrezione fisica individuale, non semplicemente il ritorno dall'esilio di un popolo, che non è mai morto fisicamente nella sua interezza.

Contrariamente alle falsità proprinate da Fratarcangeli le vicende e le raffigurazioni del Servo sofferente del libro di Isaia convergono perfettamente e unicamente nella figura di Gesù di Nazareth, cioè di un Messia così come gli antichi commentari ebraici, come il Targum Jonathan o alcuni passaggi del Talmud, leggevano originariamente, prima che la polemica anticristiana spingesse per la reinterpretazione collettiva.


Bibliografia

S. R. Driver e A. Neubauer "The Fifty-Third Chapter of Isaiah According to the Jewish Interpreters2 (Il cinquantatreesimo capitolo di Isaia secondo gli interpreti ebrei). È la raccolta fondamentale che documenta come l'interpretazione collettiva (Israele) sia diventata maggioritaria solo dal Medioevo in poi (soprattutto con il commentatore Rashi), proprio per contrastare l'apologetica cristiana.
Edward J. Young The Book of Isaiah (3 volumi). Smonta l'interpretazione collettiva analizzando la grammatica ebraica dei "Canti del Servo", dimostrando l'impossibilità logica che il "Servo" e il "Popolo" siano la stessa entità in Isaia 53.
Michael L. Brown Answering Jewish Objections to Jesus, Volume 3. È una delle fonti contemporanee più complete per confutare l'interpretazione collettiva attraverso l'analisi del testo ebraico antico (il Tanakh).
Mitch Glaser e Darrell L. Bock "The Isaiah 53 Scholarly Debate" e 2The Gospel According to Isaiah 53". Analizzano il capitolo dal punto di vista storico, teologico ed esegetico, fornendo tutti gli argomenti sull'innocenza del Servo in contrasto con la colpevolezza della nazione.

martedì 15 settembre 2026

Funerali di Stato per Emma Bonino: il rispetto non può diventare una canonizzazione civile.

La morte di Emma Bonino merita il rispetto, quello che si deve a ogni persona, ma il rispetto umano non impone allo Stato di trasformare una figura politica controversa in un modello da celebrare. Oggi ci sono state le esequie di Stato e questo fatto solleva indubbiamente una questione politica e morale che non può essere liquidata con il rituale del cordoglio unanime.

A mio giudizio le esequie di Stato, con tanto di diretta TV, sono state una scelta che deve essere contestata con forza. Intendiamoci non è una questione di odio, ma di memoria: Emma Bonino è stata certamente una protagonista della storia politica italiana, ha ricoperto incarichi istituzionali importanti ed è stata una figura combattiva, coerente e capace di incidere profondamente nel dibattito pubblico, ma proprio perché si parla di memoria pubblica non è sufficiente ricordare soltanto le battaglie che oggi risultano più facilmente celebrabili. Una delle battaglie che hanno definito la sua intera vicenda politica è stata quella per la legalizzazione dell'aborto. Negli anni '70 la Bonino fu tra le figure di primo piano del CISA, il Centro d'informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto, e nel 1975 si autodenunciò nell'ambito della campagna di disobbedienza civile per la legalizzazione dell'aborto. In seguito raccontò di aver personalmente praticato alcuni aborti, sono tristemente note le foto della Bonino che praticava lei stessa degli aborti utilizzando una pompa di bicicletta. Il CISA fu coinvolto nell'organizzazione di migliaia di interventi clandestini: una ricostruzione storica riporta 10.141 interventi nel solo 1975. Questi fatti non sono dettagli marginali della biografia della Bonino, sono una parte centrale della sua identità politica, al punto che l'assurda legalizzazione di un omicidio, com'è l'aborto, fu una delle principali battaglie della sua vita pubblica.

Ed è proprio qui che nasce il problema dei funerali di Stato, non si sta soltanto porgendo condoglianze, le esequie di Stato non sono un semplice funerale pagato dallo Stato. La legge prevede questa forma di cerimonia per personalità che abbiano reso particolari servizi alla Patria o che abbiano dato lustro alla Nazione. La cerimonia comprende onori militari, presenza di un rappresentante del Governo e un'orazione commemorativa ufficiale. In altre parole, è un atto simbolico della Repubblica e questo simbolismo che non può essere ignorato. Questa donna ha avuto in spregio la dignità e il diritto alla vita di decine di migliaia di esseri umani, innocenti bambini concepiti. Ha concorso a rendere "normale" l'idea della soppressione deliberata di una vita innocente.

Ma una Repubblica dovrebbe essere capace di riconoscere che esiste una frattura morale profondissima su questo tema. E' davvero opportuno utilizzare i simboli solenni dello Stato per celebrare una personalità la cui principale battaglia nazionale ha contribuito a rendere legalmente possibile ciò che milioni di cittadini considerano la soppressione di una vita umana?
Il problema non è stato ricordare la Bonino, ma come è stata ricordata. Si poteva semplicemente riconoscere il ruolo storico di Emma Bonino senza trasformarlo in un giudizio morale positivo sulle sue battaglie, si poteva dire che è stata una persona determinata, senza dire che aveva ragione. Si poteva esprimere cordoglio alla famiglia senza pretendere che tutti i cittadini partecipassero ad una sorta di consenso postumo. Questo dovrebbe essere il punto di equilibrio di uno Stato serio.

Invece, organizzando le esequie ufficiali, con onori e rappresentanza istituzionale, lo Stato ha mandato inevitabilmente il messaggio che questa persona, nel complesso della sua opera pubblica, sia degna di una speciale celebrazione nazionale. Ma il punto non è stabilire se Emma Bonino sia stata una persona "buona" o "cattiva", la questione è molto più seria: quali valori vuole celebrare lo Stato italiano quando decide chi onorare con i suoi simboli più solenni? Io credo che davanti all'aborto non si possa rispondere con la retorica dei "diritti conquistati" e poi pretendere che il dissenso morale venga messo a tacere.

Per questo, mentre si può e si deve rispettare il dolore dei familiari e riconoscere il peso storico di Emma Bonino, è del tutto legittimo contestare la scelta di trasformare il suo funerale in una celebrazione dello Stato.
Il cordoglio è un dovere di civiltà, la canonizzazione politica, invece, non è un dovere di nessuno.