giovedì 15 gennaio 2026

Sapiens Sapiens e le religioni che si "copiano". Parte prima.



Il video che stavolta prendo in considerazione, dal titolo "Come le religioni hanno preso le idee l'una dalle altre", è l'esempio perfetto della paccottiglia pseudostorica che gira sul web contro il Cristianesimo e le sue origini storiche. Pensavo che fesserie alla “The Christ Conspiracy” della famigerata pseudo-archeologa D. M. Murdock, meglio conosciuta con lo pseudonimo di Acharya S, fossero solo un brutto ricordo del passato, e invece, con mia grande sorpresa l'imbarazzante canale YT "Sapiens Sapiens" ripropone ancora temi già abbondantemente smentiti e classificati come autentiche bufale da diverso tempo. Il suo curatore, l'hater Fratarcangeli, è implacabile nell'esporre come novità "a lungo nascoste", delle sciocchezze memorabili che non fanno sorridere, ma proprio ridere a crepapelle. Siamo al livello dei complottari alla "non ce lo dicono", con falsità conclamate ed errori storici pazzeschi.

Purtroppo il danno che operano questi canali di disinformazione è grande e molto grave, perchè prendono in giro la gente diffondendo senza una valida ragione un clima di astio totalmente ingiustificato. Così, anche se controvoglia, dedico questo articolo per smontare le bestialità più assurde propinate da questo video.

Il video riprende una serie di argomenti tipici degli ambienti anticristiani anglosassoni del XIX secolo, i circoli laicisti e "Freethinker", che in odio alla Chiesa cattolica produssero una enorme quantità di autentiche bufale storiche. In questa prima parte prenderò in considerazione le prime due affermazioni propinate da Fratarcangeli. Vediamo la prima:

1) "Molte idee religiose, che pensiamo siano uniche e proprie del Cristianesimo, sarebbero in realtà state copiate da miti preesistenti. Ad esempio il mito del Diluvio Universale contenuto nella Genesi ebraica è stato tratto di sana pianta dall’Epopea di Gilgamesh, compilata attorno al 1300 a.C."

Quindi per Fratarcangeli nessuna rivelazione unica ed esclusiva, ma fu un'eredità culturale dalla mezzaluna fertile, che gli scribi ebraici in cattività avrebbero assorbito. Questa affermazione parte da un dato certamente corretto, infatti è ampiamente risaputo che i due racconti presentano notevoli somiglianze narrative. A tal proposito molti studi affermano che le versioni mesopotamiche, più antiche, possono essere state un contesto culturale da cui la narrazione ebraica ha preso spunto, ma non necessariamente una semplice copia. Ciò che Fratarcangeli ignora completamente è che in ambito accademico si parla di tradizioni condivise o adattate nei diversi contesti religiosi e teologici (OUP Academic). Ciò significa che esistono profonde differenze concettuali ed etiche tra i due testi, che riflettono visioni del mondo radicalmente diverse.

Nella Genesi il diluvio è voluto da un Dio unico, onnipotente e morale, che giudica l’umanità corrotta e violenta. La distruzione non è arbitraria, ma nasce da una valutazione etica: l’umanità ha tradito il progetto divino. Dio agisce come giudice, ma anche come legislatore e garante di un ordine morale. 
Nell’Epopea di Gilgamesh, invece, il mondo è governato da una pluralità di dèi, spesso in disaccordo tra loro. Il diluvio viene deciso per motivi poco etici o razionali, come ad esempio il fastidio per il rumore prodotto dagli uomini. Gli dèi appaiono impulsivi e contraddittori: alcuni causano la catastrofe, altri se ne pentono e ne sono terrorizzati. 
Anche la figura dell’uomo salvato dal diluvio mostra differenze significative. Noè è scelto perché giusto e integro, la sua salvezza è direttamente legata al suo comportamento morale. Il racconto biblico stabilisce così un nesso chiaro tra etica e destino: l’obbedienza a Dio è premiata. Utnapištim, invece, viene salvato non per una superiorità morale riconosciuta, ma perché un dio (Ea/Enki) decide di avvertirlo segretamente, aggirando la decisione degli altri dèi. La salvezza appare quindi come il risultato di un favore divino, non di un principio di giustizia universale. L’uomo è più passivo e dipendente dal capriccio degli dèi. 
Nel racconto biblico, il diluvio ha una funzione di purificazione e di nuovo inizio. Dopo la catastrofe, Dio stabilisce un’alleanza con Noè e con tutta l’umanità, promettendo di non distruggere più il mondo con un diluvio e ponendo l’arcobaleno come segno di questo patto. La storia è orientata alla speranza e alla responsabilità futura dell’uomo. Nell’Epopea di Gilgamesh, invece, il diluvio non porta a una vera rigenerazione morale dell’umanità. È un evento traumatico e definitivo, che sottolinea soprattutto la fragilità dell’uomo e la sua impotenza di fronte alle forze divine. L’unico vero “esito” del diluvio è l’immortalità concessa eccezionalmente a Utnapištim, che però resta irraggiungibile per il resto degli uomini. 
Pur partendo da una struttura narrativa simile, il diluvio della Genesi e quello dell’Epopea di Gilgamesh esprimono due concezioni profondamente diverse del rapporto tra uomo, divinità ed etica. Il racconto biblico è orientato alla giustizia, alla responsabilità morale e alla speranza di un ordine stabile, mentre quello mesopotamico riflette un mondo dominato dall’incertezza, dal capriccio divino e dalla consapevolezza tragica dei limiti umani.

Lungi dalle fesserie di Fratarcangeli, l'esegesi seria e moderna ha da tempo capito e spiegato che nell’Antico Testamento si ritrovano sicuramente strutture narrative che ricalcano elementi della letteratura Sumerico-Accadica, ma rappresentano solo una modalità di espressione per veicolare una sostanza che è invece unica. Anzi queste analogie ci aiutano a discernere quello che era comune agli ebrei e agli altri popoli e quello che invece era loro specifico. La sostanza unica, che non ritroviamo altrove, è la concezione che Dio è unico e ha fatto tutto, che c’è stato un intervento particolare per l’uomo, una felicità ed un ordine originari che l’uomo ha rovinato con il suo peccato, e la promessa del Redentore.


Vediamo, ora, la seconda affermazione:

2)"Il dualismo netto dello zoroastrismo ha plasmato i concetti di Dio e Satana nella fede cristiana e il cristianesimo antico ha abilmente incorporato le tradizioni pagane nel proprio tessuto".

Anche in questo caso siamo di fronte ad un'analisi rozza e superficiale che non tiene conto delle profonde differenze tra la cultura iranica e quella ebraica, che ha dato origine al cristianesimo. Sebbene lo zoroastrismo ed il cristianesimo presentino alcune somiglianze apparenti, come l’idea del bene e del male, del giudizio finale e della vita dopo la morte, ecc., esse si fondano su concezioni teologiche e filosofiche profondamente diverse.

La prima grande differenza è che il cristianesimo è una religione monoteista: esiste un solo Dio, onnipotente, creatore di tutto ciò che esiste. Dio è assoluto, eterno e non ha eguali. Invece lo zoroastrismo presenta una visione dualistica. Ahura Mazda è il dio supremo del bene e della luce, ma si contrappone ad Angra Mainyu (Ahriman), principio del male e dell’oscurità. Bene e male sono dunque due forze reali e in conflitto.
Tutto ciò porta alla considerazione, che smentisce le affermazioni di Fratarcangeli, che non è affatto vero che nel cristianesimo esista un'idea di due potenze contrapposte, Dio e Satana, mutuata dallo zoroastrismo. Nel pensiero cristiano, il male non è un principio autonomo, ma è la privazione del bene e nasce dalla libertà mal utilizzata delle creature (angeli e uomini). Dio rimane sempre superiore e non ha un “opposto” alla pari. 
Nello zoroastrismo, invece, il bene e il male sono principi contrapposti che agiscono nel mondo. La storia dell’universo è vista come una grande battaglia cosmica tra queste due forze.

Una versione "occidentale" dello zoroastrismo è stato il manicheismo, una sorta di sincretismo gnostico-iranico. Questo pensiero, sulla falsariga dello zoroastrismo, per spiegare la presenza del male nel mondo ipotizza un dio buono “padre delle luci”, signore del bene e un dio cattivo “principe delle tenebre”, signore del male. Il pensiero cristiano si è sempre opposto a tale visione, fu Agostino di Ippona, manicheo in gioventù, a demolire definitivamente la filosofia dualista manichea. Egli obiettò al vescovo manicheo Fausto, nel “Contra Faustum”, che il male non è qualcosa che riguarda l’essere, infatti tutto ciò che Dio ha fatto è buono perché deriva da Lui (Genesi 1, 31). Non esiste, perciò il male metafisico, cioè il male che riguarda l’essere in quanto tale. Quello che si intende per male fisico, perciò, non è male, ma solamente una privazione di bene, una carenza di essere, di perfezione, perché solo Dio è infinito. San Paolo scrive a Timoteo circa l’assurdità del falso rigorismo morale, come quello dualista manicheo, che proibirà ciò che Dio ha creato e che, quindi, è buono perché fatto da Lui (1 Tm 4, 1-5).

Non esiste, quindi, alcuna influenza dello zoroastrismo sul concetto di Dio e Satana del cristianesimo. Satana non è un altro Dio uguale in potenza al Dio buono, ma è un angelo ribelle che tenta di diventare uguale a Dio stesso, però resta una creatura di Dio e per questo inferiore a lui.

Nella seconda parte analizzeremo le altre due affermazioni del video di Fratarcangeli. Vedremo come il sentimento apertamente anticristiano di certi canali YT, spinga ad affermazioni al limite del grottesco 

Bibliografia

Alexander Heidel "The Gilgamesh Epic and Old Testament Parallels" - University of Chicago Press - 1946;
Articolo PDF: "The Biblical Flood Story in the Light of the Gilgameš Flood Account" (pubblicato da esperti di studi biblici) jewishstudies.rutgers.edu - 2007;
Cassuto, U. – "A Commentary on the Book of Genesis" (analisi comparativa delle somiglianze e differenze tra Genesi e miti mesopotamici). biblearchaeology.org - 2007;
Pete Enns "Gilgamesh, Atrahasis and the Flood" (BioLogos article – contesto accademico divulgativo) BioLogos - 2010;
John Day "The Genesis Flood Narrative in Relation to Ancient Near Eastern Flood Accounts" in "Interpretazione biblica e metodo: saggi in onore di John Barton" - Prima edizione di Dell, Katharine J., Joyce, Paul M. - 2013;
G. Gnoli “Il Manicheismo”, vol. I e II , Fondazione L. Valla - Mondadori, Milano 2003