martedì 28 giugno 2016

Il papa in Armenia e le folli accuse turche.

In questi giorni il papa si è recato in Armenia a far visita all’antichissimo Patriarcato armeno di Costantinopoli, un patriarcato della Chiesa apostolica armena. L’iniziativa del pontefice romano si colloca nel cammino di riconciliazione e di pace che la Chiesa cattolica ha da tempo intrapreso per l’unità di tutti i cristiani. “Il nostro scandalo” è “anzitutto la mancanza di unità tra i discepoli di Cristo”, sono queste le parole di pace che papa Francesco ha detto durante il rito celebrato dal capo della Chiesa apostolica armena, il patriarca Karekin II.

Ma la pace e la concordia sono impossibili se non viene ripristinata la giustizia e, per quanto riguarda il popolo armeno, tale giustizia inizia nel riconoscere pubblicamente l’orrendo genocidio che fu perpetrato contro di esso agli inizi del XX secolo dalla Turchia ottomana. Una delle più grandi tragedie della storia umana moderna che fu ignorata e dimenticata, milioni di armeni cristiani che furono costretti all’esilio e sottoposti a un massacro pianificato con migliaia di monasteri e chiese distrutti ed innumerevoli tesori culturali annientati. Proprio per questo motivo il papa in Armenia ha dichiarato come il genocidio degli Armeni è stato l’inizio del tremendo odio che ha provocato le immani stragi del XX secolo.

Ma, incredibilmente, le dichiarazioni di papa Francesco non sono piaciute alla Turchia che, ancora oggi, si rifiuta di definire “genocidio” il massacro degli armeni avvenuto sotto l'impero ottomano nel 1915. Il vicepremier turco Nurettin Canikli ha perfino definito le parole del papa come ”molto spiacevoli” aggiungendo che: “Le attività del Papa e del papato portano le tracce e i riflessi della mentalità delle Crociate” e che quella del Pontefice “non è una dichiarazione imparziale né conforme alla realtà”. Ma, come dice anche il Vaticano, il papa non sta facendo affatto alcuna crociata e non ha espresso alcuna ostilità verso la Turchia. La sua azione è tutta volta a costruire ponti di pace e riconciliazione tra turchi ed armeni e ciò può essere possibile solo attraverso il riconoscimento delle proprie responsabilità. 

Ciò che lascia stupiti è la pervicacia dei vertici turchi che in spregio all’evidenza storica si ostina ancora a negare quell’immane tragedia e a gettare fango sul papa con accuse gratuite e senza senso. Viene ancora una volta usata in senso dispregiativo, da parte di uno stato a maggioranza musulmana, il ritornello della mentalità crociata violenta e prevaricatrice, una delle più grandi mistificazioni della storia. Senza togliere nulla allo scempio perpetrato dalla falsa storiografia laicista di stampo illuminista, che trasformarono le Crociate nella più grande barbarie della storia, occorre ricordare che furono proprio i predecessori del vicepremier Canikli, gli Ottomani, a diffondere in modo ossessivo la retorica occidentale sulle crociate. Basta pensare al sultano Abdulhamid II che, per favorire il panislamismo e salvare il suo califfato in crisi, iniziò, nella seconda metà del XIX secolo, a diffondere l’odio verso l’Europa cristiana proprio insistendo con le falsità illuministe sulle crociate (J. Riley-Smith “Storia delle crociate”, Mondadori Printing S.p.a., Cles (TN), 2009, pag. 438).

E così, mentre la Turchia odierna sembra non aver fatto alcun passo in avanti dai tempi ottomani in tema di tolleranza e giustizia, la vecchia Europa, che ha disconosciuto le sue origini cristiane, ancora si stupisce della prepotenza musulmana. Non sarebbe ora di valutare meglio la famigerata “mentalità crociata”?

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