venerdì 18 marzo 2016

Il processo ai templari e le fantasie massonico-illuministe

L’Ordine dei Cavalieri del Tempio, meglio conosciuti come Templari, furono un ordine religioso cavalleresco monastico cristiano medioevale che nacque in Terra Santa in seguito alle circostanze  determinate dalla prima crociata indetta nel 1096. Il moltiplicarsi dei pellegrinaggi da tutta Europa verso i luoghi santi appena liberati determinò la necessità di proteggere i pellegrini e rendere sicure le vie d’accesso alla Terra Santa. Per raggiungere questo scopo alcuni cavalieri decisero di associarsi e di prolungare il loro voto di crociati in una struttura di vita religiosa. Nel 1128 al sinodo di Troyes, in Francia, viene riconosciuto ufficialmente l’ordine cavalleresco del Tempio, con una regola ispirata da san Bernardo di Chiaravalle.    

Nel 1291 cade in mano dei musulmani la piazzaforte di San Giovanni d’Acri, l’ultimo baluardo cristiano in Terra Santa e scompaiono definitivamente gli Stati latini d’Oriente. Il compito dei Templari in Oriente si esaurì, ma rimase intatta la loro potenza finanziaria e fondiaria che era stata fino ad allora accumulata. Contro un Ordine così cospicuo mosse all’attacco il re di Francia Filippo IV, detto il Bello e così, nel 1307, in pochissimo tempo tutti i templari francesi vengono catturati. Anche il papa di allora, il francese Clemente V, organizzò un processo canonico all’Ordine ed arrivò, infine, ad emettere la bolla “Vox clamantis” che nel 1312 soppresse l’Ordine cavalleresco del Tempio. Si chiudeva tragicamente la vita di uno dei più importanti Ordini cavallereschi nati durante le crociate.

Fin qui la storia, quella provata dai documenti letterari e dai riscontri archeologici, eppure la vicenda dei Templari, ormai dimenticata da vari secoli, improvvisamente riprende vita ed interesse e lo fa in modo del tutto anomalo, cioè senza che abbia alcunché di scientifico. Grazie ad una cinematografia ad effetto e ad una letteratura-paccottiglia fantaculturale , i Templari divengono protagonisti delle più disparate leggende, custodi di innominabili segreti che si vogliono tramandati fin dai tempi antichi, come, ad esempio, quelli riguardanti il tema del Santo Graal o dell'Arca dell'Alleanza. Ovviamente il tema comune è sempre lo stesso, ossia la colpevolezza della Chiesa che ha liquidato i nobili Templari per paura delle loro antiche e destabilizzanti conoscenze. Se la Chiesa ha distrutto l’Ordine dei Templari e ha mandato i suoi gran maestri al rogo è certamente perché doveva impedire la diffusione di chissà quali innominabili segreti. Sembra incredibile, ma qualsiasi leggenda, persino la più astrusa ed improbabile, acquista subito credibilità e popolarità se è contro la Chiesa. L’origine di questo modo di pensare risale al 700 quando la Massoneria, dichiaratamente anticristiana, rivendicò addirittura una eredità spirituale e rituale con i Templari. Queste idee massonico-illuministe circolarono nell'Europa otto-novecentesca creando un vero e proprio filone fantastico che molti, politici e letterati, scambiarono per realtà.

Ovviamente nulla è vero di tutto questo, l’arresto dei Templari fu deciso da Filippo il Bello senza consultarsi con nessun altro sovrano e tantomeno con papa Clemente V, che era l’unico in diritto di giudicare l’intera questione. Per giustificare il proprio comportamento il re operò una vera e propria campagna di diffamazione: sulla base di denunce mosse da vecchi templari cacciati dall’Ordine per cattiva condotta, il Tempio veniva accusato di eresia, di pratiche oscene e sacrileghe, di profanazioni e bestemmie contro l’Eucarestia e la Croce. Tutte accuse chiaramente inventate. Filippo il Bello si trincerò dietro l’Inquisizione, presentandosi come un semplice potere laico al servizio della Chiesa per la difesa della fede. In realtà, ed è facile da capire, facevano molto gola al re le enormi ricchezze finanziarie e fondiarie possedute dall’Ordine che, inevitabilmente, passarono al tesoro reale. Il processo non fu tanto all’Ordine, ma a ciascun templare, costoro dovettero passare attraverso una Commissione laica che ricorse ampiamente alla tortura e tutti confessarono. Quando venne a sapere che era stata praticata la tortura il papa invalidò i poteri degli inquisitori. Molti templari furono del tutto scagionati e vennero reintegrati in ordini religiosi diversi. Persino l'ultimo Gran Maestro dei Templari Jacques de Molay e altri membri dello Stato Maggiore dell'ordine rinchiusi dal re Filippo il Bello nel Castello di Chinon, avendo chiesto il perdono della Chiesa, furono assolti da tre cardinali plenipotenziari di papa Clemente V, così come testimonia una pergamena conservata nell'Archivio Segreto Vaticano a lungo trascurata dagli storici (B. Frale “Il Papato e il processo ai Templari” Ed Viella, 2003). Solo i tribunali francesi, direttamente controllati da Filippo, riconobbero le responsabilità individuali di tutti i templari, altrove essi furono assolti e i beni dell’Ordine affidati agli Ospedalieri di San Giovanni, un altro ordine cavalleresco, e ad altre istituzioni simili, nonostante l’opposizione del re di Francia, che si diede da fare per trarre quanto più profitto possibile dall’operazione. Filippo il Bello pretese inoltre da papa Clemente V la soppressione dell'Ordine. Il pontefice fu costretto ad accettare, anche se il testo della bolla di soppressione, del 1312, non condannò l'Ordine.       

Quindi non ci fu nessun complotto della Chiesa, ma l’iniziativa unilaterale del re di Francia, in meno di cinque anni scomparve un Ordine che esisteva da quasi due secoli. Ciò che è veramente importante da chiedersi è come sia stato possibile un fenomeno del genere. Per trovare una spiegazione non possiamo richiamarci solamente alla debolezza del potere pontificio davanti all’avidità ed alla potenza del re di Francia. La scomparsa dell’Ordine avvenne rapidamente, senza opposizione e senza lotta e questo lascia pensare, piuttosto, al fatto che esso fosse ormai inadeguato alle realtà del XIV secolo. L’Ordine del Tempio era ormai inadeguato per la sua vocazione puramente militare. Inadeguato anche nell’ambito di questi specifici motivi vocazionali, infatti i cadetti poveri delle famiglie nobili venivano a farvi carriera più per spirito feudale che per ideale cavalleresco. L’Ordine, inoltre, aveva conservato e accresciuto tutta la propria enorme ricchezza al punto che alla fine del XIII era addirittura depositario del tesoro reale francese. Ciò non poteva non attirare cupidigie e invidie. Degenerato dalle motivazioni originarie, il Tempio uscì completamente di strada.

Solo nella penisola iberica, dove il Tempio aveva partecipato attivamente alla riconquista contro i mussulmani, tenendo fede così alla propria vocazione, l’Ordine poté essere ricostituito in altra forma e continuare la propria missione.


Bibliografia    

G. Le Bras, P. Ciprotti “Istituzioni ecclesiastiche della cristianità medioevale” Ed. Paoline, 1973-74;
F. Cardini "La nascita dei Templari. San Bernardo di Chiaravalle e la Cavalleria mistica" Il Cerchio, Rimini 1999;
R. Pernoud “I Templari” Effedieffe, 2000;
B. Frale “Il Papato e il processo ai Templari” Ed Viella, 2003;
F. Cardini "Templari e templarismo. Storia, mito, menzogne" Il Cerchio, Rimini 2005;
F. Cardini “I Templari” Giunti Editore, 2011;
B. Frale “I Templari” Il Mulino 2007;

7 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  2. Riguardo alla massa di stupidate che circolano sui Templari, è bene citare la seguente frase di Umberto Eco, tratta da "Il pendolo di Foucalt" (per inciso, Eco mi stava poco simpatico, ma in questo caso aveva senz'altro visto giusto): "Ci sono anche i matti senza Templari, ma quelli coi Templari sono i più insidiosi". :-)

    "Persino l'ultimo Gran Maestro dei Templari Jacques de Molay e altri membri dello Stato Maggiore dell'ordine rinchiusi dal re Filippo il Bello nel Castello di Chinon, avendo chiesto il perdono della Chiesa, furono assolti da tre cardinali plenipotenziari di papa Clemente V [...]"
    Questo però non bastò a salvare la vita a Molay, che venne arso sul rogo (e credo che anche gli altri membri dello Stato Maggiore abbiano fatto la stessa fine).
    Mi chiedo - e ti chiedo, Luis - se, all'epoca, era tutto il Papato a essere subalterno al re di Francia o se, invece, tale subalternità era dovuta principalmente alla debolezza personale di Clemente V.
    In altre parole: con un altro papa, i Templari si sarebbero salvati o no?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In quel periodo, inizi del XIV secolo, Papa Clemente V e tutta la Curia erano sotto l'influenza strettissima del re di Francia. Con ogni probabilità l'arcivescovo di Bordeaux, Bertrand de Got, il futuro papa Clemente V, ebbe paura di stabilirsi a Roma, sconvolta dalla lotta tra le diverse fazioni, e trovò più sicuro restare in Francia e mettersi sotto tutela reale. Solo che fece male i suoi calcoli ed il papato finì per essere totalmente succube di Filippo.
      Con un altro papa le cose sarebbero andate differentemente? E' difficile dirlo, dipende dal momento storico e dalla statura carismatica del papa. Ad esempio con il predecessore di Clemente, Bonifacio VIII (Benedetto XI regnò per solo un anno), papa forte e coraggioso, che non ebbe paura di sfidare pubblicamente Filippo, probabilmente le cose sarebbero andate differentemente.

      Elimina
  3. Se non sbaglio, Bonifacio VIII fu schiaffeggiato dall'arrogante Filippo, giusto?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Penso che ti riferisci al famoso schiaffo di Anagni, avvenuto nella cittadina laziale che diede i natali a Bonifacio VIII. In realtà gli storici parlano di un'offesa, non proprio di uno schiaffo, determinata dalla cattura e reclusione del papa. E tale azione non fu perpetrata da Filippo in persona, ma da un suo emissario, il giurista Guglielmo di Nogaret assieme agli sgherri dei Colonna, famiglia nobile romana acerrima nemica di Bonifacio. Eppure, nonostante sia stato umiliato ed imprigionato, il papa non cedette e non la diede vinta al re di Francia. I suoi concittadini restarono talmente inorriditi da tali fatti che presero le sue difese, lo liberarono e cacciarono i congiurati via dalla città.
      Di Bonifacio si può dire di tutto, per carità, ma di certo non che sia stato un personaggio debole e pavido, come, invece, fu Clemente V.

      Elimina
  4. Grazie per la spiegazione, Luis e buona Pasqua a te e ai tuoi cari.

    RispondiElimina