sabato 30 gennaio 2016

Il culto mariano: mito cattolico o verità storica?

Un tratto caratteristico della fede cristiana cattolica è certamente la devozione a Maria di Nazareth, la fanciulla ebrea che i vangeli indicano come la madre di Gesù. Questo profondissimo rispetto tributato dai cristiani cattolici ha, quindi, le sue basi nella Scrittura, nelle memorie degli apostoli dove è stata messa per iscritto una tradizione di origini antichissime che risale ai primi momenti della vita della Chiesa. Eppure nonostante ciò la devozione mariana della Chiesa Cattolica è criticata ed attaccata da ogni parte.

Pur avendo sempre avuto il carattere di una venerazione, cioè di una iperdulia, e mai di una adorazione, ossia una latria, che invece è attribuita ed attribuibile solo a Dio, la devozione mariana dei cattolici è stata ed è fortemente criticata da molti cristiani riformati ed da altre congregazioni pseudo cristiane che, nel loro astio verso la Chiesa Cattolica, hanno spesso definito il culto mariano cattolico come una mariolatria, cioè un culto idolatrico che non ha niente a che vedere con l’autentica fede cristiana e con i vangeli.

Ma le critiche non provengono solo dai credenti di altre confessioni religiose, anche la storiografia laicista ha tradizionalmente accusato la Chiesa cattolica di essersi costruita un mito o di averlo importato dal paganesimo. Già nel XVIII secolo autori famosi come Voltaire, Paine ed altri, che incarnarono lo spirito anticattolico illuminista, diedero vita al preconcetto storiografico secondo il quale i vangeli fossero tutta una truffa, cioè racconti inventati che non avevano niente di storico. Sorse, così, la convinzione che i dogmi mariani della Chiesa cattolica non avessero alcun legame con la cristianità delle origini e che tutto ciò che circonda la figura della madre di Gesù sia solamente un appesantimento storicamente immotivato. Secondo l’opinione dei laicisti la figura di Maria non aveva una grande importanza per i primi cristiani, solo col Concilio di Costantinopoli del 381, cioè dopo più di tre secoli dalla morte di Gesù, appare ufficialmente la figura di Maria nel credo, ma non c’è traccia di lei nelle tradizioni più antiche.

Il giornalista Corrado Augias, sempre attento alle questioni riguardanti la fede cristiana, pur non essendo uno storico di professione, censura decisamente la storicità e l’antichità del culto mariano e può ben rappresentare quale sia l’opinione più diffusa dei laicisti. Nel suo ultimo libro sul tema, “Inchiesta su Maria”, Augias scrive: “Così, la fanciulla povera, umile e sottomessa descritta nei vangeli canonici, serva di Dio e a servizio del Figlio, diventa la ricca figlia di Gioacchino ed Anna negli apocrifi, poi ancora una regina (Salve Regina) e, ancora, una Madonna e Nostra signora nel Medioevo feudale latino; si trasforma in una “dama” nel Rinascimento” (“Inchiesta su Maria” Rizzoli, Bergamo 2014, pag. 144). Per Augias, quindi, nei vangeli non ci sarebbe nulla che giustifichi la devozione mariana cattolica e che, in realtà, tale culto sia andato progressivamente a formarsi nel tempo. Egli afferma infatti: “In ogni caso mi sembra di poter dire che il culto va intensificandosi col passare del tempo diventando a un certo punto una costruzione che si autoalimenta, per cui sempre nuove qualità e funzioni si aggiungono alle precedenti” (ss pag. 145). Per Augias, quindi, la figura di Maria è poco più di un mito costruito ad arte dalla Chiesa cattolica. Nel suo libro afferma ancora: “Insomma, se dovessimo fermarci ai 27 testi del cosiddetto Nuovo Testamento su Maria non ci sarebbe quasi nulla da sapere o da dire […] Se all’inizio di lei si sapeva poco, oggi si sa probabilmente troppo. Troppe qualità, troppe prerogative, troppi eventi, e grazie per le quali non esistono fonti autentiche. Tutto ciò che su e intorno a lei è stato costruito lo dobbiamo ad una serie di decisioni prese dai vertici della gerarchia cristiana prima, cattolica poi …” (ss pag 333).

Decisamente una posizione molto netta che non concede nulla all’originalità del culto mariano, ma Augias, e con lui una larga parte della storiografia laicista, ha una conoscenza molto approssimativa della primitiva fede cristiana. Innanzitutto non è affatto vero che i vangeli siano poveri o addirittura privi di riferimenti alle qualità soprannaturali della madre di Gesù. I vangeli di Matteo (1, 18-25) e Luca (1, 26-38) affermano chiaramente che Maria concepì Gesù per opera dello Spirito Santo senza che conoscesse uomo. Quando nel 381 i vescovi riuniti nel Concilio di Costantinopoli fondarono il dogma della verginità di Maria non "inventarono” nulla di nuovo, non fecero altro che rifarsi al vangelo e, come vedremo, ad una tradizione antichissima presente da sempre nella Chiesa. Anche il culto che viene tributato oggi a Maria dalla Chiesa cattolica è ben lungi dall’avere chissà quali oscure origini pagane, essendo ben fondato anch’esso nel vangelo. Riportando una tradizione molto più antica il vangelo di Luca chiama la Vergine “piena di grazia” e in un versetto del Magnificat si dice: “D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1, 48). L’essere “piena di grazia”significa appartenere completamente con stabilità, forza e pienezza ad un amore che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna (Gv 3,16). Per questo Maria è beata e celebrata da tutte le generazioni. 

Il culto mariano è, quindi, molto ben giustificato dal vangelo, ma i detrattori non si arrendono. Secondo loro tale culto nacque solo nel IV secolo, prima i cristiani non pensavano a Maria. Tale convinzione è alquanto sorprendente, viste le innumerevoli testimonianze storiche che attestano l’esistenza di tale culto molto prima del Concilio di Costantinopoli.

Un eccezionale documento storico è rappresentato da un papiro copto ritrovato ad Alessandria d'Egitto e risalente al III secolo che venne acquistato dalla John Rylands Library di Manchester nel 1917 e pubblicato per la prima volta nel 1938. Questo papiro riporta un antichissimo inno devozionale a Maria: il Sub tuum praesidium (cioè: sotto la tua protezione). Si tratta di un'invocazione collettiva che testimonia la consuetudine, da parte della comunità cristiana, di rivolgersi direttamente alla Madonna, chiamata Θεοτόκos, Dei Genetrix, Madre di Dio, per invocare il suo aiuto nelle ore difficili. Un testo antichissimo che esprime con efficacia la fede nell'intercessione della Vergine, nella sua maternità divina, nella sua verginità perpetua nonché nella sua immacolata concezione, proclamando la Santa Vergine come la "sola pura" e la "sola casta e benedetta". Ma già nel II secolo, almeno 100 anni prima del Concilio di Costantinopoli, i Padri della Chiesa, nei loro scritti, danno ampia testimonianza di una teologia mariana già ampiamente sviluppata. Il vescovo di Antiochia, Ignazio, morto martire sotto Traiano nel 107, è il primo a testimoniare ciò che si credeva all’alba del II secolo su Maria. Durante il suo viaggio verso Roma per subire il martirio, al fine di contrastare le credenze gnostiche, scrive agli Smirnesi, ai Tralliani, agli Efesini che Gesù è “Nato realmente da una vergine” (Smirnesi 1, 1; Tralliani9, 1; Efesini 7, 2; 18, 2; 19, 1). Attorno al 155 Giustino di Nablus spiega il significato messianico della vergine che partorirà un figlio (Isaia 7, 14) riportando una riflessione teologica su Maria partendo dal parallelismo Eva-Maria: la prima concepì la parola del serpente e partorì disobbedienza e morte, l’altra concepì fede e gioia. (Dial. 43, 66-68; Apol. 1, 33). Ireneo di Lione, sempre nel II secolo, definisce perfettamente il ruolo mariano di “Avvocata” (Adv. haer. 111, 21). Ciò dimostra che la dottrina attuale circa la collaborazione di Maria alla redenzione degli uomini e la mediazione della grazia divina non è affatto una costruzione teologica posteriore, ma trae le sue radici nella tradizione patristica del II secolo.

Anche l'archeologia conferma il ruolo particolare di Maria sin dai primi tempi della vita della Chiesa cattolica. Si può ricordare il famoso dipinto della Madonna con bambino nelle catacombe di Priscilla, a Roma, databile secondo la studiosa Margherita Guarducci alla fine del II secolo, oppure i graffiti in lingua greca rinvenuti nel santuario dell'Annunciazione a Nazareth, risalenti al II secolo, nei quali è scritto: "Luogo sacro a Maria" e "Kaire Maria" (Bellarmino Bagatti, "Nazaret nell'archeologia", Rizzoli, volume 1, p.79). Queste scoperte attestano come il particolare culto prestato alla Vergine fosse già vivo nei primi cristiani, ben prima del concilio di Efeso del 431, in cui veniva definitivamente riconosciuta da un dogma la maternità divina di Maria. 

Nonostante queste evidenze l’idea che la figura di Maria, e le prerogative a lei riconosciute, siano comunque una costruzione successiva riportata poi dai vangeli, cioè testi scritti almeno un 40-50 anni dopo la morte di Gesù, e che non faceva parte della fede dei primi cristiani, non è solo convinzione di una dilettantistica storiografia laicista, ma riscuote consensi anche tra alcuni addetti ai lavori. Ad esempio lo storico e biblista ateo Bart Ehrman, professore del Dipartimento di studi religiosi dell’Università del North Carolina, così liquida il culto mariano: “Sono visioni teologiche, motivate da interessi teologici che non hanno nulla a che vedere con le primitive tradizioni su Gesù e la sua famiglia” (B. Ehrman, “Gesù è davvero esistito?” A. Mondatori Ed. Milano 2013, pag. 148). Quindi, secondo B. Ehrman, i vangeli avrebbero raccolto una tradizione tardiva che non aveva niente a che fare con la primitiva comunità cristiana, quella palestinese, quella composta dai primissimi membri della comunità che si raccolse attorno a Gesù. 

In realtà anche spingendosi così indietro nel tempo fino a pochi anni dai fatti raccontati nei vangeli le evidenze documentali a nostra disposizione fanno chiaramente emergere una precisa mariologia che già si intreccia ad un’altrettanta sviluppata cristologia. Ovviamente non abbiamo una testimonianza scritta che risalga ai primi anni, quelli subito dopo la conclusione della vicenda terrena di Gesù. Siamo ancora in una fase caratterizzata da un annuncio orale del vangelo, cioè della buona notizia della morte e resurrezione del Cristo, il Kerigma. Il primo riferimento a Maria negli scritti cristiani compare negli anni cinquanta del primo secolo, è Paolo di Tarso che ricorda alla comunità cristiana della Galatia che Cristo “nacque da donna”. In questa prima fase della vita della Chiesa Maria non viene mai nominata, ma ciò non significa che non esistesse alcuna cognizione e convinzione su di lei. Questo silenzio rientra in quello più vasto circa l’intero arco della vicenda storica di Cristo che, invece, sarà oggetto di considerazione accurata da parte degli evangelisti. Ora il centro d’interesse degli apostoli era l’annuncio del mistero pasquale. 

La testimonianza di Paolo in Gal 4, 4, che risale al 49 o al massimo al 57 dopo Cristo, cioè una ventina d’anni dopo l’Ascensione, rappresenta una importantissima prova di una teologia già molto sviluppata su Maria. In un contesto polemico contro i giudaizzanti galati, Paolo rimarca l’importanza dell’incarnazione del Figlio di Dio, come nato da “donna”: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4,4), (Francesco Bianchini, "Lettera ai Galati", Città Nuova, 2009). Nonostante la sua brevità, tale testo costituisce una mariologia già ben elaborata che Paolo trae dalla precedente tradizione giudeocristiana palestinese, risalente, quindi, ai primi momenti della comunità di Gerusalemme (F. Manzi,”Tratti mariologici” nel "Vangelo" di Paolo, in Theotokos, VIII, 2000).

Tale precedente tradizione affiora potentemente in tutti gli scritti giudeocristiani che da essa si sono originati, i quali, pur non essendo entrati nel canone delle Scritture cristiane, restano una importante testimonianza dell’antichità del culto mariano. Ad esempio un apocrifo cristiano del I secolo, l’Ascensione di Isaia, riporta antiche tradizioni sulla concezione e nascita verginale di Gesù che non dipenderebbero dal vangelo di Matteo, ma da un racconto più antico che è servito come fonte comune ai due testi. Le stesse dottrine si ricavano da altri testi apocrifi, come gli atti di Pietro e Simone, in cui viene usata tutta una serie di citazioni della letteratura giudaica. Nel caso del racconto della nascita verginale di Gesù, Matteo fa uso di una sola citazione (Is 7, 14 ), l' Ascensione d'lsaia ne utilizza tre, gli Atti di Pietro e Simone ricorrono a ben undici citazioni, di cui sette dai libri canonici dell' AT e quattro da testi apocrifi sconosciuti. Di qui la conclusione che già nel I sec. esisteva una raccolta di profezie sia canoniche sia apocrife relative alla nascita di Gesù da una vergine (E. Norelli "Avant le canonique et l'apocryphe: auxoriginesdesrè'cits de la naissance de Jèsus", in «Revue de Theol. et de Phil.» 126 - 1994). 

Molto interessante è l’apocrifo della Dormizione di Maria, un testo del II secolo, in cui il racconto dell'assunzione di Maria al cielo è molto simile a quello tipico degli altri apocrifi dell' AT come la Vita di Adamo e di Eva, il Testamento di Abramo e il Testamento di Giobbe. Secondo lo studioso F. Manns, biblista francese, uno dei massimi esperti mondiali di giudeocristianesimo, tutto ciò farebbe pensare all'apocrifo della Dormizione di Maria come a un testo ispirato alla testimonianza di Giovanni (Gv 19,27). Per Manns l'ambiente delle “comunità giovannee in Palestina, ha conservato un vivo interesse per la sorte finale di Maria, fino a metterne per iscritto il racconto, approfondendo le Scritture alla maniera dei midrashim e ricorrendo a motivi apocalittici propri della letteratura giudaica” (F. Manns "Le recit de la Dormition de Marie" (Vatican grec 1982) (= SBP, CollectioMaior 33), Jerusalem 1989.

Il culto mariano, la devozione a Maria, hanno una profonda radice nel giudaismo, l’esaltazione della figura di Maria rientra nella tradizione giudaica, come, ad esempio la sua Verginità che richiama l’intervento straordinario di Dio tracciato nel Vecchio Testamento dove il piano di salvezza di Dio si sviluppa attraverso una serie di nascite miracolose, come quella di Isacco da Sara vecchia e sterile, la nascita dei dodici capostipiti delle tribù d’Israele dalle sterili Lia e Rachele, ed ancora la nascita di Samuele dalla sterile Anna, ecc. 

Tutti i racconti della nascita e infanzia di Gesù e Maria, della vita e morte di Giuseppe, sia apocrifi che canonici, evidenziano caratteristiche giudaiche. Tutto ciò ci autorizza a pensare che tali racconti riflettono la tradizione conservatasi nell'ambiente della famiglia di Gesù. Molti di essi sono misti a materiale fiabesco e gnostico, ma il fatto che la Chiesa, pur non accogliendoli nel canone, ne abbia conservato vari elementi nella liturgia e nella pietà popolare indica indubbiamente che essi avevano in se la garanzia di autenticità tramandata da coloro che li avevano ereditati sin dall'inizio, cioè dai cristiani di ceppo giudaico. La devozione mariana non è un mito cattolico, ma si origina dalla testimonianza degli apostoli, cioè di coloro che l’hanno conosciuta ed hanno assistito alla sua vicenda.


Bibliografia

C. Augias, M. Vannini, "Inchiesta su Maria” Rizzoli, Bergamo 2014
B. Ehrman, “Gesù è davvero esistito?” A. Mondatori Ed. Milano 2013
B. Bagatti “Alle origini della chiesa – Le comunità giudeo-cristiane” LEV, Città del Vaticano 1981.
Francesco Bianchini, "Lettera ai Galati", Città Nuova, 2009
F. Manzi”Tratti mariologici” nel "Vangelo" di Paolo, in Theotokos, VIII, 2000
L. Cerfaux “Il Cristo nella teologia di san Paolo” AVE, Roma 1969.
R. Penna “I ritratti originali di Gesù il Cristo. Inizi e viluppi della cristologia neotestamentaria – 2. Gli sviluppi, San Paolo” Cinisello Balsamo 2011.
F. Manns ”Le recit de la Dormition de Marie” (Vatican grec 1982) (= SBP, CollectioMaior 33), Jerusalem 1989
E. Norelli, “Avant le canonique et l'apocryphe: auxoriginesdesrè'cits de la naissance de Jèsus” in «Revue de Theol. et de Phil.» 126 – 1994.

12 commenti:

  1. "Pur avendo sempre avuto il carattere di una venerazione, cioè di una iperdulia, e mai di una adorazione, ossia una latria, che invece è attribuita ed attribuibile solo a Dio, [...]"
    E secondo te, Luis, il cattolico medio è a conoscenza di questa differenza? Forse mi sbaglio, ma mi pare di aver letto da qualche parte che, essendo l'adorazione attribuibile solo a Dio, non ci si dovrebbe inginocchiare davanti a una statua o a un'icona della Madonna. Se è così - e, ripeto, non sono sicuro - è allora evidente che tanto i fedeli quanto gli stessi sacerdoti hanno al riguardo le idee un po' confuse: ho visto coi miei occhi, nelle chiese del mio paese (Acri, Calabria), gli uni e gli altri genuflettersi davanti alla statua della Vergine; non solo, ma ho visto l'identica scena ripetersi in occasione di diverse messe trasmesse dalla tv.
    Ad ogni modo, l'impressione che ho tratto, ad esempio, dalle processioni, è che la Madonna sembra essere più importante dello stesso Cristo. Di sicuro, è più invocata, quasi sia lei la redentrice.
    Ora, ha ragione Messori quando dice che laddove è decaduto il culto mariano, anche quello di Cristo ha finito per seguire lo stesso destino (Messori si riferisce ai Paesi europei di tradizione protestante, che oggi - vedi la Scandinavia o l'Olanda - sono quelli dove si registra il più alto tasso di ateismo), ma è altrettanto vero, a mio avviso, che in alcune aree del Cattolicesimo - è il caso dell'Italia centro-meridionale - il culto mariano ha assunto le forme di un vero e proprio culto pagano, una sorta di adorazione della Dea Madre. Credo che ciò si spieghi con il fatto che nel Mezzogiorno c'è un sostrato pagano molto più forte che altrove: insomma, noi centromeridionali siamo sì cattolici, ma in fondo all'anima siamo rimasti pagani.

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    1. Mio caro Max, per il cristianesimo, specialmente quello cattolico, i gesti esteriori lasciano il tempo che trovano. Ciò che è importante è la predisposizione interiore, quella dell'animo. Le preghiere a Maria sono espressione di fiducia e amore nella e per la Famiglia di Dio, è un comunicare e sentirsi parte del Corpo Mistico di Dio, che, poi, è la Chiesa.

      Certamente qualcuno esagera, ma la Chiesa è sempre intervenuta ad educare laddove si travisa. il Concilio Vaticano secondo, nel documento Lumen gentium invita fedeli e sacerdoti ad "astenersi con ogni cura da qualunque falsa esagerazione [...] nel considerare la singolare dignità della Madre di Dio". successivamente, nel 1974, Paolo VI con l'esortazione apostolica Marialis cultus ammonisce di tenere nel giusto rapporto Maria e Gesù. Si può ricordare anche la riforma liturgica del Concilio che ha soppresso ben tre feste mariane. Insomma, la Chiesa fa di tutto per educare ed indicare la strada giusta.

      Quanto ai tuoi riferimenti "sincretici" penso che duemila anni di cristianesimo abbiano avuto il loro effetto anche al centro-sud d'Italia. Oggi le feste e le processioni sono più che altro devozioni e ringraziamenti, nessun legame ormai con tradizioni remote di cui nessuno ne conosce il significato pagano, semmai ci fosse stato.

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  2. "Si può ricordare anche la riforma liturgica del Concilio che ha soppresso ben tre feste mariane."
    Non lo sapevo. Potresti dirmi di quali feste si trattava? Grazie.
    Un'altra cosa: mi confermi quanto ho scritto sopra riguardo al fatto che, di norma, non ci si dovrebbe inginocchiare davanti alle statue della Vergine, e dei santi in genere, perché l'una e gli altri devono essere oggetto di venerazione (una venerazione speciale per quanto concerne la Madonna) e non di adorazione, che spetta solo a Dio?


    "Oggi le feste e le processioni sono più che altro devozioni e ringraziamenti, nessun legame ormai con tradizioni remote di cui nessuno ne conosce il significato pagano, semmai ci fosse stato."
    Ma non si tratta di un sincretismo consapevole, bensì di un atteggiamento pagano diffuso nella popolazione. Parlo per cognizione di causa, non per sentito dire. Pensa, ad esempio, a quanto è diffusa la superstizione dalle nostre parti: emblematico il caso dei napoletani, che, per loro stessa ammissione, sono assai superstiziosi, il che dà anche luogo a episodi molto divertenti, che sono stati sfruttati dal cinema.
    Ebbene, la superstizione non è l'esatto opposto della fede? Il fatto che a Napoli e in tutto il centrosud siano così diffusi comportamenti come, ad esempio, il toccare ferro, fare le corna, toccarsi i gioielli di famiglia quando per strada passa un carro funebre, un gatto nero ecc., ci dà la misura di quanto paganesimo ci sia ancora dalle nostre parti. Questo paganesimo emerge pure nelle processioni e nel modo di rapportarsi con la Madonna e con i santi, i quali sono molto più invocati dello stesso Gesù.

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    1. Ciao Max,
      allora, le tre feste mariane sopresse sono state: La Madonna della Transfissione del venerdì della Passione, Nostra Signora della Mercede (24 settembre) e il Santo Nome di Maria (12 settembre).

      Per quanto riguarda la genuflessione, questa, nei riti liturgici, cioè relativamente alle norme del culto ufficiale comunitario, è dovuta esclusivamente al Santissimo (quindi davanti al Tabernacolo e durante la consacrazione). Al di fuori di tali circostanze ufficiali, nella preghiera personale, subentra la propria sensibilità e spiritualità. Davanti ad un'immagine o ad una statua della Madonna sarebbe più corretto limitarsi ad un inchino effettuato solo con la testa, ma essendo una preghiera personale ognuno è libero di comportarsi come vuole. L'importante è che non vengano travisati i significati.

      In effetti la supertizione è molto diffusa nel sud Italia e, a volte, si confonde con alcuni riti religiosi tradizionali. Io credo, però, che si tratti di comportamenti limitati e che la maggioranza delle persone che partecipa a processioni e preghiere pubbliche lo faccia per fede e non per superstizione.

      un saluto.

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  3. "Per quanto riguarda la genuflessione, questa, nei riti liturgici, cioè relativamente alle norme del culto ufficiale comunitario, è dovuta esclusivamente al Santissimo (quindi davanti al Tabernacolo e durante la consacrazione)".
    Il che significa che, negli eventi ufficiali, un sacerdote non deve inginocchiarsi nemmeno davanti a una statua di di Gesù, giusto?

    "Io credo [...] che la maggioranza delle persone che partecipa a processioni e preghiere pubbliche lo faccia per fede e non per superstizione".
    In certi casi, poi, c'è anche qualcosa di peggio della superstizione. Come saprai, in alcune località della Sicilia e della Calabria, è uso fare, durante le processioni, il cosiddetto "inchino al boss". Si tratta di un comportamento davvero blasfemo (cosa c'è infatti di più blasfemo nel far fermare una processione, in segno di omaggio, di fronte all'abitazione di un malavitoso?), che purtroppo, in molti casi, viene ancora tollerato dalle autorità religiose del posto, non si sa se per paura o semplicemente perché non ci vedono nulla di male. Succede spesso, infatti, che i suddetti boss versino nelle casse della Chiesa locale un bel po' di soldi ("pecunia non olet", dice il proverbio) e non è quindi da escludere che le autorità religiose in questione considerino l' "inchino" un atto doveroso.
    Lo dico da meridionale: fatte salve alcune eccezioni, il cattolicesimo del sud Italia è un impasto di superstizione, ignoranza, paganesimo mascherato e mafiosità. Una cosa brutta, insomma.

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    1. Si, negli eventi ufficiali la genuflessione si rende solo al Santissimo. Ma per eventi ufficiali parlo della liturgia, cioé della preghiera comunitaria codificata dall'unica Chiesa, ad esempio la liturgia delle ore, la Messa, ecc.

      Fuori da tale contesto ognuno fa un po' quello che vuole e taluni comportamenti possono sembrare e significare quello che non sono. Nelle feste di piazza o nelle processioni, feste di santi, ecc., che non hanno nulla di liturgico, si può assistere a comportamenti tra i più disparati, ma appartengono alla tradizione popolare, non a quella della Chiesa.

      Il cosiddetto "inchino al boss" è una vergogna insopportabile che i vari vescovi devono maggiormente condannare ed impedire ad ogni costo. Papa Francesco, così come i suoi predecessori, ha condannato ufficialmente la mafia e tale atteggiamento deve riflettersi in ogni ambito della vita cristiana.

      Comunque non sono affatto d'accordo con la tua ultima frase. Forse qualcosa di superstizioso può essere rimasto nelle celebrazioni popolari, ma non nella liturgia della Chiesa. Una Chiesa che è contro la mafia e che per questa sua posizione, con i suoi sacerdoti e fedeli, ha spesso sparso il suo proprio sangue.

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  4. Ho parlato precisamente della Chiesa del sud Italia (il sud in cui sono nato e in cui vivo e che perciò conosco), non della Chiesa tout court.
    La Chiesa del sud Italia, ripeto, è una Chiesa molto paganeggiante, spesso tiepida nei confronti delle mafie, se non addirittura complice (eccettuati alcuni casi eroici come il beato don Pino Puglisi) e impregnata - soprattutto per ciò che riguarda i fedeli - di superstizione e ignoranza.

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    1. Mi sembra una visione troppo pessimistica. Conosco tantissime persone del sud che mi hanno sempre parlano del loro bellissimo rapporto con la Chiesa.

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  5. Avrai parlato proprio con le eccezioni a cui ho fatto riferimento. :-)
    Ad ogni modo, io non ho detto che noi meridionali non abbiamo un buon rapporto con la Chiesa, bensì che siamo rimasti pagani nel fondo dell'anima, il che spiega la superstizione diffusa (che non dovrebbe esserci in una terra veramente cattolica, o sbaglio?) e un certo modo di rapportarsi con il divino (la Madonna intesa quasi come una dea, i santi come divinità alla stregua di un Apollo o di un Bacco) e un'ignoranza teologica impressionante. Mi è capitato, per esempio, di accennare a concetti come la transustanziazione davanti a persone che vanno a Messa ogni domenica (io, invece, a Messa non vado mai, pensa un po') e di essere guardato dalle medesime come se fossi un alieno. Per costoro, uno che accenna a tali argomenti, o è un credente particolarmente fanatico o un vanitoso che vuol far vedere quanto ne sa. Non sono da meno certi preti. Roba da matti! :-)
    Passando a un argomento a mio avviso più serio della religiosità meridionale, sai, caro Luis, cosa mi è successo giusto ieri in un forum sui fumetti bonelliani che frequento da oltre dieci anni?
    Ebbene, ho osato difendere la Chiesa da alcuni utenti (i felsineus di turno, che l'accusavano di essere retrograda, oscurantista, pedofila, misogina e naturalmente omofoba), dichiarando, al tempo stesso, di essere contrario ai matrimoni delle coppie gay e alla stepchild adoption, e perciò di simpatizzare per il Family Day. Apriti cielo!!!
    Uno di essi, un ragazzo di Roma di fede comunista che conosco personalmente da diversi anni e che considero un amico, mi ha dato del razzista e omofobo e ha detto che quelli che la pensano come me "stanno dalla parte sbagliata della storia" (aggiungendo, testuali parole: "Perchè quelli del Family Day, invece di manifestare per negare i diritti agli omosessuali, non manifestano a favore dei tanti bambini violentati dalla Chiesa? Se lo facessero, altro che Circo Massimo! Non basterebbe tutto il Sudamerica!") e che era meglio troncare la discussione, altrimenti addio amicizia; un altro, sempre di sinistra, dopo aver scritto che "la famiglia "naturale" è solo fuffa" e che siamo in uno Stato laico e non confessionale (come, secondo lui, desidererebbero invece i cattolici), mi ha dato dell'integralista, aggiungendo che "non siamo più al tempo dell'Antico Testamento" e che "presso molti popoli tribali del mondo e anche presso le scimmie da cui discendiamo, i figli non sono allevati dai loro genitori ma da tutta la comunità, il che significa appunto che la famiglia cosiddetta naturale, proprio naturale non è, anzi: è solo un istituto giuridico e basta"; un altro ancora, anche lui di sinistra, ha scritto che il cosiddetto diritto dei bambini di avere un padre e una madre è in realtà solo un pretesto, volto a mascherare l'intolleranza dei cattolici nei confronti dei gay.
    Insomma, basta toccare i gay e diventi una sorta di appestato.
    E pensare che una volta, sul sito "Libertà e persona", a causa di alcuni miei interventi in risposta a un articolo del teologo domenicano padre Antonio Cavalcoli (teologo che tu sicuramente conosci), ci fu un utente - tale Piero - che mi accusò di essere "un troll anticattolico".
    Chissà cosa direbbe costui se sapesse che oggi vengo invece considerato un "cattofascio omofobo razzista e integralista"? :-))
    Strani tempi davvero!

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    1. Caro Max, io non nego che molto spesso, e non solo nel sud Italia, la religiosità, il rapporto con Dio, venga vissuto come una sorta di superstizione. Ma si tratta di persone semplici con una spiritualità poco strutturata. Parlare di paganesimo mi sembra esagerato, forse queste persone si affidano a Dio, Maria e ai santi in modo non propriamente ortodosso, ma lo fanno comunque perché ci credono e si fidano. Io non disprezzerei anche queste forme ingenue della fede. Ovviamente sta ai sacerdoti e ai catechisti ed educatori formare le nuove generazioni verso una fede più matura e responsabile.

      Io sono un catechista battesimale e mi trovo spesso di fronte a tante persone che considerano la Chiesa solo come un ente come un altro da cui pretendere l'ennesimo certificato. Il mio sforzo è fargli capire che la Chiesa è innanzitutto una famiglia dove ci si ama. Sono convinto che una volta assimilato questo concetto, la voglia di scoprire la bellezza della nostra fede e la necessità di conoscere meglio Dio, il Padre di tale famiglia, vengano da sé.

      Quanto alle tue disavventure sulla rete con me sfondi una porta aperta. Io ho capito da tempo che non è possibile avere alcun tipo di confronto con i laicisti. Per loro sono solo un rigurgito medioevale da respingere. Ma, in fondo, non potrebbe essere altrimenti: è tipico del laicismo voler imporre le loro follie zittendo ogni voce contraria. Lo hanno storicamente sempre fatto da quando esistono.

      Io non la penso così e mi dispiace pure che ti abbiano dato del "troll" su un sito cattolico. Sul mio tutti possono parlare e non insulterò o censurerò mai nessuno per le sue idee.

      Un saluto.

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  6. Infatti, il tuo blog, oltre a essere una fonte di utilissime informazioni sulla storia della Chiesa, è un luogo dove mi trovo bene proprio grazie al tuo atteggiamento sereno e tollerante. Non te lo dico per piaggeria, sia chiaro.
    Tornando all'argomento laicismo, purtroppo hai ragione: è impossibile dialogare con coloro che, pur dichiarandosi aperti e tolleranti, t'insultano non appena esprimi un'opinione contraria alla loro, si tratti di Cattolicesimo o di omosessualità o di Islam e così via.
    Quando senti un Odifreddi affermare con sarcasmo, nella trasmissione "Alle falde del Kilimangiaro" domenica scorsa, che quelli del Family Day credono ancora che la Terra sia piatta (credenza che la Chiesa non ha in realtà mai avuto), ti convinci ancora di piu' che la lotta tra la Chiesa e il laicismo è essenzialmente uno scontro tra razionalità e irrazionalità, tra realtà e negazione della stessa, tra verità e menzogna.
    Peccato che, oltre ai soliti cattoprogressisti, vi siano tanti cattolici tiepidi che fanno il gioco del nemico.

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    1. Sono d'accordo.
      Odifreddi, poi, è il paradigma perfetto del laicista: incivile, intollerante ed ignorante.

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