martedì 20 marzo 2012

Trinità: astrusità cristiana, politeismo o mistero d’amore?

Il dogma della Trinità è stato per la prima volta implicitamente definito come articolo di fede al primo Concilio di Nicea (325) e sviluppato nel successivo Concilio di Costantinopoli (381). Come ogni altro dogma di fede, non si tratta di un pronunciamento ingiustificato venuto ad aggiungere un elemento di novità alla rivelazione della Scrittura ed alla fede cristiana, ma una specificazione di tale fede per preservare l’originale testimonianza apostolica. La necessità di una tale specificazione si ebbe come risposta alle accuse di “politeismo” avanzate contro la Chiesa dal sacerdote eterodosso Ario.

La fede trinitaria è propria di tutte le confessioni cristiane che si collegano alla tradizione ecumenica dei primi secoli. Fanno eccezione le neoreligioni pseudo cristiane come, ad esempio, i Mormoni o i Testimoni di Geova che, per attaccare questo articolo di fede, non fanno altro che riproporre le vecchie accuse di politeismo dell’arianesimo. Questo atteggiamento pone queste confessioni al di fuori del Cristianesimo perché segna una netta divisione con la fede dei primi cristiani. Nei primi secoli prima dei Concili ecumenici, infatti, sebbene nel Nuovo Testamento non esista la parola “Trinità”, la fede in un Dio unico che manifestava tre “persone” era già presente nella comunità cristiana primitiva. Nel I secolo troviamo espliciti riferimenti a Dio distinto in tre persone in Clemente Romano (Prima lettera di Clemente capp. 58 e 46), agli inizi del II secolo in Ignazio di Antiochia (Lettera agli Efesini, cap. 9) e sempre nel II secolo abbiamo la precisa indicazione del termine “Trinità” in Teofilo di Antiochia (Apologia ad Autolycum, II,15) e Tertulliano (De pudicitia, cap. XXI).

L’accusa di politeismo è del tutto fuori luogo, infatti i cristiani hanno sempre creduto in un solo Dio, quindi è certa la natura monoteistica del loro credo. Il più antico simbolo della fede cristiana, quello apostolico, diceva: “Credo nel Padre Onnipotente e in Gesù Cristo, nostro salvatore e nello Spirito Paraclito” (Denzinger-Schonmetzer, n.1, II secolo d.C.). Per i cristiani Dio è “uno” e “trino”: L’”Uno” si riferisce alla natura o sostanza divina, mentre il “Tre” è relativo alle Persone di Dio, cioè alla sua azione. Non è questione di tre dèi, Dio rimane unico, ma si rivela straordinariamente ricco.
Un dogma ha sempre la sua base scritturale e, partendo dalla formula battesimale della finale di Matteo: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (28, 19) , in cui la forma grammaticale greca indica una personificazione delle tre figure (Joseph Doré. Trinità in: Dizionario delle religioni. Milano, Mondadori, 2007) vediamo che nella Bibbia ci sono almeno una cinquantina di testi trinitari. Uno di questi, ad esempio, dice: “Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti” (1 Cor 12, 4-5). Questo passo indica che l’azione di Dio si esplica in tre modalità: i carismi (i doni) di cui godono i cristiani sono distribuiti dallo Spirito; l’esercizio di tali doni (ministeri) è affidato al Signore (Gesù); la fonte di questi doni-ministeri (le operazioni) è Dio (il Padre).
Il disegno di salvezza concepito dal Padre si realizza mediante lo Spirito e il Figlio. Per questo si può dire che Dio (Padre) “opera tutto in tutti”.

La Trinità è attaccata anche dagli atei che ritengono la fede in un Dio “uno e trino” un’autentica astrusità architettata per abbindolare i creduloni. A rappresentare la posizione laica più critica cito un certo Gianfranco Tranfo, novello autodidatta studioso del cristianesimo, che in un blog laico aveva lanciato una “sfida” sollevando un quesito con la malcelata intenzione di mettere in ridicolo gli assunti della teologia cristiana:
Se Gesù, perfettamente umano e divino (concilio di Calcedonia, 451) è uno con il Padre (concilio di Costantinopoli, 381) e Maria è madre di Dio (concilio di Efeso, 431) e cioè di Gesù, allora è anche madre del Padre (uno con il figlio) e figlia di suo figlio (uno con il Padre) che dunque è figlio di se stesso ed è anche suo padre e che, essendo nato prima dell’inizio dei tempi è nato prima di sua madre. In questo incesto alla rovescia con andata e ritorno nel tempo, siete in grado di fornire un’accettabile spiegazione sul ruolo del povero Giuseppe e su come lo stesso abbia potuto trasmettere la propria discendenza davidica al ‘Re dei Giudei’?”
  
Il simpatico sig. Tranfo, però non conosce bene il dogma cristiano della Trinità che, assieme a quello sull’unicità di Dio, definisce anche la relazione esistente tra la persona e la natura divina. Infatti viene affermato che Dio è uno solo, unica e assolutamente semplice è la sua Sostanza, ma comune a tre Persone (o Ipostàsi) uguali (consustanziali) e distinte.
Quindi Maria è madre della persona di Gesù e siccome la persona di Gesù ha anche la natura divina, Maria è anche madre di Dio. La persona del Padre, anche essendo di natura divina, in quanto persona è distinta dal Figlio, quindi Maria non può essere madre della persona del Padre.
Ed ecco così risolto il problema del sig. Tranfo.

Molti atei deridono i cristiani in quanto li considerano dei creduloni, degli stolti disposti a dar credito alle più astruse fantasie, per loro la teologia è solo un esercizio di pura immaginazione. Imbevuti di scientismo, per loro la Trinità resta una concetto senza senso, ma non sanno che secondo la fede cristiana la natura divina è al di là della conoscenza scientifica, ed è incomprensibile e non conoscibile se non fosse per quanto è dato sapere attraverso la rivelazione divina. La loro è solo ignoranza e superbia, quella stessa che permette di ritenere stupido ed illogico ciò che non si conosce e non si capisce.

14 commenti:

  1. Considerazione sui TdG e il loro attacco alla trinità: attaccare una dottrina precedente al canone mediante la dottrina del canone stesso, successivo nella costruzione alla prima, è per logica umana un assurdo.

    Considerazione sugli atei: tu dici "La Trinità è attaccata anche dagli atei che ritengono la fede in un Dio “uno e trino” un’autentica astrusità architettata per abbindolare i creduloni."
    La domanda nasce quindi spontanea: perché la dottrina trinitaria dovrebbe, nella coglioneria tipica di chi non sa nemmeno di aver una fede atea irrazionale, essere architettata per ingannare DI PIU' chi crede, più di una fede in un Dio UNICO che comunque non si può conoscere in toto?
    Cosa aggiunge in un inganno basato sul mistero se il mistero è doppio? E ancora, è davvero un "mistero doppio" (anzi triplo) la trinità? Un mistero è più misterioso di un mistero diverso?
    Baaaaaah!

    :)

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  2. Ciao Minstrel,
    i TdG sono i maestri dell'assurdo, basta solo pensare al fatto che la loro "teologia" non è altro che un collage di tutte le eresie dei primi secoli. Queste hanno avuto una loro motivazione storica e culturale, che i TdG annullano completamente in un unico confusionario minestrone.

    L'atteggiamento degli atei è contraddittorio, da una parte accusano i credenti di essersi inventati un dio e poi li deridono perché questo dio è troppo complicato da capire. Ma un dio inventato dall'uomo non dovrebbe essere pienamente conoscibile da questo? Un mistero che neanche i credenti riescono a spiegare appieno non dovrebbe lasciare da pensare?

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  3. se fosse inventato dall'uomo, ma non lo è!
    la Trinità è un mistero d'amore...in nessuna religione o pseudo tale c'è un dio che si avvicini tanto alle sue "creature", tanto da voler essere come loro, per dimostrargli il suo affetto, quello vero, quello che chiede poco o nulla in cambio...infatti possiamo decidere di accettarlo o rifiutarlo!
    Dopo le prime battute, non perdo più tempo nè con gli atei, nè con i TdG
    seguiterebbero a dire che sono solo parole, illusioni, plagio ecc
    gli esorcisti dicono che non è cosa buona dialogare con il demonio...e siccome il blog è un libro aperto---
    . chi legge potrà avere cattivi pensieri...confusione....dubbi...!

    ..............

    gli articoli che metti sono interessanti,ma poco pratici, specialmente per chi è un cristiano semplice e buono....!
    come catechista ti dico sono ottimi e interessanti, come persona comune, di tutti i giorni ti direi " d'accordo tutto bello, ma nella mia vita spicciola come vivo questa SS.ma Trinità?
    Dovresti dargli un aggancio o una domanda pratica da permettere ad altri che passano di trovare un argomento di conversazione----tanto quelli come gli "amici" dell'altro blog avrebbero sempre di che lamentarsi!
    Sono una catechista molto pratica, Cristo e la sua sequela, e la sua Chiesa devono essere parte integrante derl vivere comune, devono essere nell'aria che respiro.....
    mi rendo conto che mi sono dilungata e che forse non è la risposta che aspettavi...ma tu hai scritto tutto,...non c'è nulla da commentare se non dirti bravo, hai ragione.
    un saluto e buona notte! Ritaroma

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    1. Bella lì Rita! Io gli consiglio di consigliare i libri teologici su questo blog per apologia e tu di immettere consigli pratici.
      E credo che nessuno di noi abbia torto ergo: in bocca al lupo luis! :-P

      Ciao rita!

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    2. Grazie Rita del tuo contributo.
      Quello che dici è giusto e condivisibile, il mistero della Trinità, come tutti i misteri cristiani, hanno sempre un risvolto pratico, accessibile a tutti, così insegna Gesù nel Vangelo:

      "In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli" (Mt 11, 25).

      Io ho trattato il mistero esclusivamente dal punto di vista teologico per ribattere a chi ci critica e ci accusa di credere a cose assurde, ma la Trinità è soprattutto la dimensione dell'Amore perfetto (in teologia si parla di Trinità economica) che pervade la vita dell'uomo e lo porta alla Salvezza: è l'Amore infinito di un Padre, l'obbedienza di un Figlio e l'aiuto dello Spirito.

      Comunque, cara Rita, sono anch'io catechista, per la preparazione alla Cresima, e mi hai dato una bella idea: potrei mettere in comune le mie esperienze pubblicando i temi e la metodologia delle mie riunioni.

      Ho iniziato da poco e ho tante idee, anche quella di Minstrel della "biblioteca". Non mi resta che darmi da fare.

      Un saluto, in Cristo.

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  4. carissimo,non volevo crearti dei problemi, però sono certa che possiamo aiutarci...
    ho iniziato con i bambini della prima comunione....ho fatto tutti i passaggi d'età...ora porto avanti sia i catecumeni che la cresima degli adulti in preparazione al matrimonio...
    capisci perciò quanto è importante fsr conoscere "praticamente" la fede, il mistero in cui crediamo e che dà speranza in una realtà negativa, di dubbi, di sacrificio, di paura!
    un saluto

    Minstrel.,
    è tutto ok,Cristo parlava apertamente con gli
    Apostoli anche se spesso non lo capivano, e in parabole per gli altri che condondevano "lucciole x lanterne" xchè il loro "amore" x Cristo era più emozionale che spirituale....
    la fatica più grande è riuscire a fare e a far fare questo passaggio!
    un saluto

    PS.
    ho letto "di là" delle cose assurdo. volevo entrare x dare una "strigliatina" ma ho capito che sarebbe stato inutile!

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    1. Riguardo al PS io la metto così: spesso la "strigliatina" serve a me per fare mente locale e ad eventuali altri che potrebbero anche restare disorientati dalle baggianate. E allora non è inutile, anche se è chiaro che chi critichiamo avrà sempre da ridire :)

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  5. Acc. ho dimenticato di firmare... ciao a tutt'e due, RITAROMA

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  6. Padre Luis carissimo, è il tuo figliuolo Felsineus che ti scrive.
    Ti ho letto sul sito dell'uaar e ti ho seguito sul tuo novello blog.
    Inutile dire che son lieto di ritrovarti quantomai vispo e combattivo.
    Anche noi due siamo stati, per breve periodo, una sorta di Trinitá, grazie al piacevole procedere di un un certo spirito e per questo mi permetto di sottoporre alla Tua attenzione alcune questioni.
    1) Pur non potendo parlare a nome dell'intera varia torma dei senzadio, dubito che i più pensino che l'invenzione della Trinitá sia "un'astrusitá per ingannare i creduloni" poichè un'esca deve essere credibile e non astrusa. Sembra invece logico pensare ad una inevitabile conseguenza della divinizzazione del Figlio. In altre parole: non c'è due senza tre. O, meglio: fatto trenta, facciamo pur quaranta.
    2) La complessitá di certi rapporti di parentela mi fa girar la testa. Ma, senza intromettermi nella Tua divertente disputa col Sig. Tranfo, devo rilevare che la genitrice del Tuo assistito sostiene di non averlo concepito col Sig. Giuseppe, bensì con modalitá eterologa. Ne consegue che la discendenza davidica su cui si discute non può essere affermata iure sanguinis, bensì solo in forma adottiva o con un riconoscimento di paternitá da parte del predetto Giuseppe, che apparirebbe però simulato e fittizio.
    3) Perchè mai un non credente dovrebbe ritenere la Trinitá un concetto esprimibile in termini razionali e sensati? Tu non lo fai. E io son d'accordo con te. Dunque... la Natura Divina consiste in un'unica semplice Sostanza, anche se accade che, in action, manifesti generosamente tre enti, che son distinti in quanto ciascuno è una Persona, ma uguali in quanto consustanziali: e tutto questo lo si comprende attraverso la Rivelazione.
    Cordiali e filiali saluti

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  7. Non ci posso credere!!!
    Il caro Felsineus di RL, sono contento di risentirti!

    Paragonare quel nostro rapporto epistolare alla Trinità mi sembra un pò azzardato, ma è con piacere che ricordo quella circostanza.
    Che dirti? La tua spiegazione della Trinità non fa una piega, non è che ti sei messo a studiare teologia?

    Sono felice di sapere che per te la definizione di fede riguardante la Trinità non sia una astrusità. Eppure ho sentito molti atei rimproverarci proprio questo: inventare complessi sistemi per confondere ed abbindolare i sempliciotti. Evidentemente questo non è il tuo caso, ma allora perché ti meravigli dell'attribuzione a Gesù della discendenza davidica? E' chiaro che formalmente è stata la paternità legale di Giuseppe a conferire a Gesù tale discendenza, ma tutto ciò non deve suonare come una simulazione o un qualcosa di fittizio, in quanto Gesù non è stato concepito da un uomo, ma dallo Spirito Santo che ha la potenza di poter trasmettere tale discendenza.

    Carissimo, ti auguro ogni bene e vieni a trovarmi spesso!

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  8. Wow! Per quanto mi riguarda ecco un critico davvero interessante perché soprattutto interessato! Grazie Felsineus e - spero mi sia consentito dal padrone di casa - benvenuto anche da parte mia!

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  9. Grazie, a tutti, per la gentilissima accoglienza. Anche a RL ero un semplice ospite: a quanto pare era laica, ma poco resistente e ha fatto la giusta fine di Sodoma e Gomorra. Il lato oscuro della forza non ne vince mai una. Sì, il riferimento trinitario ai nostri trascorsi epistolari era sicuramente un azzardo ed un frutto consueto della mia senile intemperanza, ma oso sperare che, nel contesto, non sia apparso astruso. Ebbene, caro Pater, la modestia ti rende merito, ma non esagerare: il mio maestro di Scienze Teologiche sei ovviamente Tu. Perciò scusa la mia sottigliezza, sempre eccessiva, ma ti chiedo: se, come dici, è lo Spirito ad attribuire la discendenza davidica (nulla quaestio: il Paraclito gode di vaste potenzialitá, volendo potrebbe inserire Margherita Hack nella casata dei Plantageneti) che bisogno c'era di scomodare il Sig. Giuseppe, che i sacri testi vogliono effettivo discendente dell'antico Re? Il richiamo alla sua paternità legale-formale appare un espediente veramente tristissimo, col messia che sorgerebbe dalla casa di David con un padre "di facciata". Come si può ben immaginare, noi che abbiamo giá prenotato una lunga villeggiatura nei luoghi del pianto e dello stridor di denti, tendiamo a privilegiare una soluzione semplice e di elementare impatto: mai far scrivere un' opera complessa a troppi autori, c'è sempre qualcuno che fa del caos irrimediabile.... è capitato così anche per, scusa l'ardire, Battlestar Galactica. Tuttavia, solo per questa volta, in spirito di amicizia e nella per me inconsueta veste di laico collaborazionista, mi permetto addirittura di offrirti una via d'uscita d'indirizzo, ohibò, teologico, che mi pare scorrere su un terreno fecondo. Non è un esangue rapporto giuridico di paternitá a concorrere nell'attribuzione della discendenza davidica, bensì l'umanissimo amore di un padre per un figlio geneticamente non suo. Questo amore rende un padre vero padre ed un dio vero figlio di un uomo e suo discendente. Ma poichè non amo i finali troppo seriosi, concludo che, sul piano teleologico, l'intero intervento dello Spirito Santo appare diretto a contrastare il crudele divieto della fecondazione eterologa previsto dalla legge italica.
    Saluti a tutti.

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  10. Ciao Felsineus,
    le tue considerazioni sono senza dubbio di valore e condivisibili, i rapporti d'amore sono sempre più veri di quelli semplicemente genetici. Però questo è un ragionamento troppo moderno per l'Israele del I secolo che, come certo saprai, non considerava la donna depositaria di una personalità giuridica propria. Affinchè Gesù potesse avere un suo posto legittimo in quella comunità necessitava di un padre che potesse trasmettergli la discendenza.

    Capisco che vuoi spezzare una lancia a favore della fecondazione eterologa, ma il paragone con lo Spirito Santo mi sembra decisamente azzardato. Si tratta di un intervento divino per la salvezza del mondo, niente a che vedere con l'ottica umana.

    Carissimo, ti saluto.

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